Festeggiare Natale in Indonesia, nonostante la fatwa

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Per tanti indonesiani, il Natale in Indonesia e l’Idul Fitri sono feste diventate celebrazioni nazionali che attraversano i confini religiosi tanto che si usa scambiarsi gli auguri e frequentare gli incontri del Idul Futri e le celebrazioni del Natale.

Quando il Consiglio degli Ulema Indonesiani (MUI) ha riemesso la fatwa, vecchia di decenni, agli inizi di questo mese con cui proibiscono ai musulmani di fare gli auguri ai loro amici e di frequentare feste di Natale, si è avuto un grido di protesta. Mentre il MUI porta la colpa della rabbia, tanti capi musulmani apertamente hanno sconfessato la fatwa salutando i loro amici cristiani ed persino unendosi alle celebrazioni.

Per i Musulmani Gesù è il figlio di Maria ed un profeta riverito dell’Islam, mentre i cristiani ne hanno una differente idea. Perché la più alta autorità Islamica nel paese ha scelto di far rivivere la fatwa considerata la possibilità che sarebbe stato un fiasco?

Per prima cosa la fatwa è un obbligo religioso per il Consiglio per ricordare ai Musulmani di restare fedeli alla proibizione contro la partecipazione alle feste, ed il consiglio agisce da corpo indipendente sebbene sia stato fondato da Suharto nel 1975 per conquistarsi il sostegno per le politiche nazionali da una popolazione che si faceva più religiosa. Nel suo interno ci sono rappresentanti delle organizzazioni Nahdlatul Ulama (NU) e Muhammadiyah.

Poi nel consiglio ha una maggiore influenza la fazione conservatrice che ha spinto per far rivivere la fatwa e dar voce al crescente conservatorismo e alla religiosità nella società ed il bisogno di proteggere i giovani musulmani dalle influenze islamiche.
La fatwa è stata letta dal capo della commissione della fatwa Kiai Ma’ruf Amin, un religioso del NU, il più conservatore che ha lavorato anche in molte altre fatwa controverse quali quella che dichiarava illegali lo yoga, che il liberalismo e il secolarismo erano contro gli insegnamenti islamici e che dichiarò la setta Ahmadiyah eretica.

Ma lo stesso vicepresidente del MUI, Din Syamsuddin è parso prendere le distanze dalla fatwa nel momento in cui ha detto che di norma augurava ai suoi amici cristiani un Buon Natale. “Se è soltanto una questione di auguri, non c’è proibizione” ha sostenuto Din, una voce moderata del consiglio e rappresentante del Muhammadiya, la seconda maggiore organizzazione musulmana.

La fatwa fu emessa la prima volta nel marzo 1981 dal teologo Hamka che presiedeva il MUI e da allora è sempre stato controverso. Stabiliva che le celebrazioni cristiane erano parte del “rituale” e quindi non potevano essere seguite dai musulmani producendo tantissimi brani e citazioni dal Corano e dalla tradizione profetica che sottolineava l’importanza di stare lontano dalle attività di culto delle altre religioni. L’editto affondava le proprie radici nello studioso della riforma Ibn Taimiya che denunciava come haram la pratica dei musulmani di augurare un buon natale poiché era considerata una tacita forma di sostegno della fede cristiana.

La Fatwa giunse durante il governo di Suharto quando si promuoveva la cooperazione intereligiosa dopo decenni di conflitti sporadici tra musulmani e cristiani per la costruzione di chiese in aree musulmane e l’uso di fondi esteri per convertire i musulmani alla cristianità.

Il governo al tempo dichiarò che le celebrazioni natalizie, che a Giacarta si tenevano nelle scuole e negli uffici, non erano rituali e quindi potevano essere frequentate dai musulmani. Il ministro degli affari religiosi riafferò quella posizione subito dopo l’emissione della fatwa. Hamka rifiutò di revocare la fatwa e e si infuriò quando gli si chiese di firmare una lettera che limitava la circolazione dell’editto con cui dava le dimissioni.

Altri studiosi contemporanei come l’egiziano Ali Gomaa e Yusuf alQaradawi di Doha hanno offerto un altro punto di vista con cui affermano che non c’è nulla di sbagliato nell’augurare un buon natale agli amici e parenti.

Ali Gomaa nel suo sito web diceva: “ Non esiste un impedimento legale a partecipare alle celebrazioni della nascita di Gesù (la pace sia su di lui) L’Islam è un sistema aperto e i suoi seguaci credono, rispettano e onorano tutti i profeti e messaggeri, e trattano i seguaci di altre religioni con gentilezza secondo le parole di Dio il Potente”.

Il religioso del NU Salahuddin Wahid diceva: “Augurare ai cristiani buon natale è una forma di tolleranza tra persone di fedi diverse”, cosa molto simile al dire “buon compleanno” o “Buon anno nuovo” che non sono proibiti con l’Islam.

Altri dicono che estendere gli auguri di Natale non mina a propria fede islamica visto che è una comune cortesia da restituitre gli auguri degli amici che sono di fede differente. Di certo non è un tacito sostegno di una fede differente, ma parte di legami di amicizia o silaturrahim.
Yusuf al-Qaradawi cita un passo del Corano a sostegno di quest’ultima tesi. “Quando vi si offre un augurio cortese, accettatelo con uno ancor più cortese, o almeno di eguale cortesia. Allah tiene conto bene di tutte le cose”
I musulmani possono partecipare alle feste di natale per la loro natura sociale senza attività di culto. Ma tutti ammettono che i musulmani non possono prendere parte ai rituali di altre religioni.

Ma perché i religiosi indonesiani scelgono l’opinione più intollerante e conservatrice sugli auguri di Natale. Forse MUI dovrebbe rivedere la fatwa alla luce del nuovo pensiero, delle condizioni differenti e dei cambiamenti sociali e della comunità oggi.

Renderebbe più importante la fatwa nel tempo ed una guida più utile per la sua comunità in relazione con l’altro nella società.
Salim Osman The Straits Times

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