Indonesiani della diaspora e la speranza di tornare

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Per gli indonesiani della diaspora che vivono e lavorano all’estero, la prospettiva di avere una doppia cittadinanza significherebbe poter mettere insieme l’amore per il proprio paese di nascita e la necessità di lavorare all’estero per avere salari, condizioni di vita e prospettive lavorative migliori.

Sarebbe una grande cosa anche per il paese che potrebbe vedere rientrare i suoi cervelli in fuga e realizzare l’obiettivo di una visione d’oro per l’Indonesia entro il 2045, come prospettato dal suo presidente Joko Widodo.

L’associazione PerCa, società indonesiana per i matrimoni misti, sostiene questa necessità da tempo per poter dare anche ai bambini nati da matrimoni misti questa possibilità in più:

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“La nostra legge severa sulla cittadinanza tende ad alienare i giovani, come se li stessimo cacciando noi stessi” dice la presidente Analia Trisna a JP. “Se il Presidente Jokowi sostiene che abbiamo bisogno di massimizzare le nostre risorse umane entro il 2045, allora questi bambini e la giovane generazione del paese sono la scommessa migliore per l’Indonesia.

Per chi è contrario alla doppia cittadinanza per gli indonesiani della diaspora, ci sono alcune questioni come la tendenza “opportunistica” di lavorare all’estero senza pagare tasse in Indonesia, e come la fedeltà divisa tra due paesi.

Ogni anno la discussione sulla doppia cittadinanza per la diaspora si apre e si chiude con un nulla di fatto.

Indonesiani della diaspora, tra fuga dei cervelli e fedeltà duale

Un ministro importante del governo indonesiano, Luhut Pandjaitan, ha prospettato di fronte ad un auditorio particolare nella giornata del Microsoft Build:AI Day una carota molto allettante poco prima dell’incontro del politico con il CEO del gigante del software, Satya Nadella, il quale si trova a Giacarta con il piano di investire nel paese.

Il ministro degli affari marittimi e degli investimenti ha detto nel suo intervento che il governo pensa di dare la doppia cittadinanza agli indonesiani della diaspora disposti a tornare nel paese per lavorare.

Coloro che si battono da sempre per la cittadinanza duale in Indonesia forse non ha neanche battuto ciglio per il sorprendente annuncio del governo uscente. D’altronde è una promessa che di volta in volta viene presentata da vari politici ma che poi non viene poi portata avanti.

Luhut però parlava ad una platea di professionisti di rango nell’industria del software e forse al settore dell’IT in generale, che il governa spera di usare come una pietra angolare a cui ancorare le speranze della sua “Visione d’Oro dell’Indonesia del 2045”.

Il ministro Luhut ha previsto che per il 2029, insieme al possibile aiuto di iniziative come quelle discusse nella giornata di Microsoft, l’Indonesia avrà quasi 3000 giovani professionisti preparati a lavorare come sviluppatori di Software nel paese.

E’ stato a questo punto che Luhut ha spostato l’attenzione sugli indonesiani della diaspora con la promessa di lavorare e di maggiori diritti di cittadinanza purché “soddisfino tutti gli adempimento necessari alla cittadinanza indonesiana”.

Non sono stati forniti ulteriori dettagli, e dopo aver cercato altre informazioni da altre agenzie governative che hanno la parola su questa questione, si è andato via via chiarendo che si è trattato probabilmente di un’altra velleità.

L’Indonesia non riconosce la cittadinanza duale per adulti, e i minorenni che hanno un genitore non-indonesiano devono scegliere all’età di 18 anni quale cittadinanza scegliere rinunciando all’altro passaporto.

Come hanno detto vari legislatori e studiosi di legge, ci vorrà tantissima volontà politica per applicare la cittadinanza duale. Richiederebbe infatti rivedere anche le leggi e regolamenti in essere che vanno dalla legge di cittadinanza del 2006 agli articoli sulla proprietà, sui diritti del lavoro, le tasse, amministrazione ed immigrazione.

Questa è la ragione per cui, anche in un’era di leggi approvate velocemente, è una rara gioia trovare rappresentanti di stato e legislatori in accordo nell’esercitare ma più forte cura e cautela nella deliberazione degli emendamenti della legge di cittadinanza.

E’ chiaro che Luhut provava a fare un commento pragmatico nel considerare la doppia cittadinanza per gli indonesiani della diaspora. Se lo si fa, ha detto il ministro, “riporteremmo indonesiani molto bravi” nel paese, in un tentativo presumibile di fermare o invertire l’emorragia di cervelli.

Per molti anni il numero di indonesiani che hanno scelto di abbandonare la cittadinanza è oscillato dal momento che tanti provetti professionisti sono stati costretti a trovare pascoli migliori all’estero a causa di mancanza di opportunità o a causa di una forte differenza di paga.

Lo scorso anno il capo dell’ufficio di immigrazione Silmi Karim ha detto che a quasi 4000 indonesiani, in gran parte studenti tra 25 e 35 anni, è stato dato il passaporto di Singapore tra il 2019 e 2022.

E tuttavia il governo ha fatto molto per attirare stranieri nel paese sia attraverso la sua politica di visti d’oro a tasso ridotto, sia nel reclutamento di giocatori di calcio stranieri di origine indonesiana per aumentare le sue possibilità internazionali.

Sotto la presidenza di Joko Widodo non ci sono prove conclusive che dicono che permettere la cittadinanza duale accrescerebbe la minaccia verso la sicurezza nazionale o anche comportare una frode fiscale. Queste sono cose che accadono già con o senza di essa.

L’Indonesia ha uno dei rapporti tasse su PIL al 10,21% più bassi del Sudest Asiatico, ben al di sotto del Vietnam e delle Filippine, il cui rapporto è attorno al 18% e che sono alcune dei pochi paesi della regione che permettono la cittadinanza duale.

E’ giunto davvero il momento di chiedere al governo cosa può fare per tutti noi e non solo cosa possiamo fare noi per il governo.

JakartaPost

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