Insorgenza maoista filippina: la fine prevista già troppe volte

La insorgenza maoista filippina abbraccia cinque decenni ed è uno dei conflitti armati più lunghi al mondo.

Le radici della insorgenza maoista filippina possono essere ricondotte fino alla II guerra mondiale, quando la guerriglia condotta dal Partido Komunista ng Pilipinas-1930 (PKP-1930) combatteva nella campagna di resistenza contro l’occupazione giapponese.

Dopo la guerra continuarono a combattere contro il governo della nuova repubblica indipendente delle Filippine divenendo quella che si chiamò la Ribellione Hukbalahap.

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L’inizio del conflitto attuale comunque risale al 1969 e alla nascita del NPA, Nuovo Esercito Popolare. Con la fine della ribellione Hukbalahap nel 1954 e la dissoluzione virtuale del PKP-1930 la rivoluzione comunista nelle Filippine sembrava una cosa del passato. Gli anni 60 comunque videro il risorgere in popolarità della politica della sinistra radicale, del Pensiero di Mao in particolare, che era considerato come una revisione necessaria del Marxismo-Leninismo.

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Nel 1964 Jose Maria Sison, che allora era ancora coinvolto col PKP-1930, fondò Kabataang Makabayan, organizzazione giovanile socialista che ebbe tra i suoi membri Rodrigo Duterte, l’attuale presidente.

Dopo aver portato avanti una campagna di rettifica per affrontare i problemi del PKP-1930, nel 1968 continuò fondando il CPP, partito comunista delle Filippine. L’anno dopo si formò NPA come braccio armato del CPP con l’aiuto di un ex-membro della guerriglia HukBalahap.

Da allora NPA conduce un’insorgenza indomita contro il governo filippino, con unità che sono presenti in tutto il paese, da Luzon a Mindanao a Palawan e Samar. Nonostante i migliori tentativi delle Forze Armate Filippine AFP per soggiogare NPA, oltre ai 40 incontri di pace tenuti dal governo, restano attivi sia NPA che l’ala politica del CPP, NDF, Fronte Democratico Nazionale.

Insorgenza maoista filippina è al limite del collasso?

Negli ultimi mesi comunque sia AFP che il governo affermano che NPA sta sul punto di crollare ed hanno espresso fiducia che si possa ottenere la pace per il 2022, quando Duterte termina il proprio mandato. Queste dichiarazioni sono giunte insieme ad un flusso costante di rapporti spettacolari sul numero di soldati del NPA uccisi, catturati o arresi.

Per esempio, un gruppo di 50 membri del NPA si arresero in massa a Sarangani il 28 marzo; tra il 6 e il 12 giugno, un numero impressionante di 480 guerriglieri NPA gettarono a terra le armi, la maggioranza dei quali proveniva da Luzon; e poi il 16 novembre 63 ribelli NPA di Sultan Kudarat indicarono il desiderio di tornare alla legalità.

A Mindanao in particolare NPA ha sofferto perdine significative dal gennaio a 16 novembre 2020 quando i militari filippini affermano di aver neutralizzato o catturato, ucciso o averne accettato la resa di 3832 membri NPA e sostenitori nella sola regione di Mindanao Orientale.

Ad uno sguardo più attento, queste cifre sono problematiche. Secondo AFP dal 18 dicembre il numero di membri del NPA neutralizzati a Mindanao Orientale era salito a 5985, 2153 in più in un solo mese. In aggiunta dei 5985, 4300 erano i membri delle organizzazioni di massa clandestine, UGMO, ed altre organizzazioni procomuniste e non erano perciò combattenti armati. Dato che le stime attuali della grandezza NPA danno nella regione da 4000 a 5000 combattenti, è difficile accettare che in un solo anno siano stati neutralizzati 1685 combattenti in una sola regione.

Il fondatore del CPP, Jose Sison, sostiene invece che NPA è riuscito ad espandere le proprie file ed ha “migliaia di combattenti ben addestrati e testati nei combattimenti in oltre 100 fronti di guerriglia in 73 delle 81 province filippine”.

Sison afferma anche che NPA riesce ad operare liberamente in oltre 80% delle aree nelle Filippine e che i suoi 14 comandi regionali restano capaci di “combattere battaglie che … possono vincere”.

Questo va contro le valutazioni del AFP che considera solo 54 fronti di guerriglia restanti, con nove altri gruppi armati regionali sul punto di collassare.

In modo simile la polizia filippina sosteneva un aumento di combattenti arresi nel 2020: afferma che si sono consegnati un totale di 3155 combattenti NPA, contro 405 del 2019 (che non includono quelli del AFP).

Un conflitto di interessi

Dire qual’è la verità di queste affermazioni è complicato dal fatto che tutte le parti coinvolte sono soggette ai loro propri interessi spesso in conflitto, che dettano come l’insorgenza è inquadrata.

A capo del governo Filippino sta Duterte, la cui elezione fu dovuta anche in parte alla promessa fatta durante la campagna elettorale di porre fine al conflitto decennale con NPA.

Duterte fu visto come posto nella posizione unica per assicurare una risoluzione della insorgenza maoista filippina per il suo coinvolgimento con le organizzazioni socialiste radicali e la sua conoscenza di Sison, già professore universitario di Duterte.

I primi tentativi portarono ad un cessate il fuoco storico che però crollò presto per il disaccordo sul rilascio dei prigionieri politici. La misura in cui Duterte fu, ed ancora è, investito politicamente nel processo di pace fu chiarito dai tentativi tortuosi che fece per riprendere i negoziati con il CPP.

Per un anno Duterte oscillò tra le minacce e l’offerta di concessioni prima di annunciare a novembre 2016 che i colloqui di pace erano stati chiusi ed un mese dopo dichiarò CPP-NDF-NPA organizzazione terrorista. Da allora, ad eccezione di un breve cessate il fuoco in risposta alla pandemia, Duterte ha rifiutato di coinvolgere CPP-NDF-NPA.

Nonostante sia una fonte di pressioni per Duterte, la minaccia comunista dà uno strumento politico utile per controllare l’opposizione e legittimare alcune delle sue politiche più controverse.

La pratica dell’indicare qualcuno come affiliato al CPP-NDF-NPA è cresciuta in modo incontrollato sin dall’inizio dell’amministrazione Duterte che è stato accusato di usare questa pratica per attaccare il blocco Makabayan, che è una coalizione di partiti della sinistra per rimuoverli dal governo.

Duterte è stato anche accusato di usare il conflitto con la guerriglia per giustificare l’introduzione della legge antiterrorismo del 2020 che è stata criticata molto per non riuscire a sostenere i diritti umani e per il potenziale uso contro l’opposizione.

Attualmente la legge è esaminata alla Corte Suprema dopo le tante petizioni contro di essa tra le quali quelle di due cittadini indigeni Aetas di Luzon che erano stati accusati di appartenere al NPA. I due aetas che furono prima accusati secondo questa legge denunciarono di essere stati accusati ingiustamente e torturati.

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Per AFP l’ insorgenza maoista filippina rappresenta una ragione fondamentale della sua ragion d’essere e, ancora più importante, una delle principali giustificazioni per le sue richieste inflazionate di soldi. La ragione è che una parte significativa delle risorse militari sono divorate dalla controinsorgenza, e si riflette questo nella allocazione del suo finanziamento da parte del governo.

Una fonte di questi fondi è NTF-ELCAC, Task Force Nazionale per Porre fine al conflitto locale armato comunista, che fu creato da Duterte come parte del suo approccio “Nazione intera” per mobilitare l’intera burocrazia piuttosto che solo l’apparato di sicurezza dello stato per risolvere il conflitto decennale.

Tra le responsabilità del NTF-ELCAC, AFP partecipa a varie iniziative di costruzione della pace. Lavorando insieme alle unità di goveno locale, AFP fa lavoro di assistenza e programmo di costruzione di capacità nelle comunità locali nelle aree del conflitto.

Membri del AFP sono presenti nelle cerimonie di giuramento in cui le comunità giurano fedeltà al governo oltre a quelle in cui ex ribelli ricevono assistenza finanziaria attraverso il programma E-CLIP. L’importanza di queste attività nel portare via il sostegno locale al CPP a favore del governo significa che AFP riesce affettivamente a chiedere al governo grosse cifre quando si fanno richieste di finanziamento.

Non sorprende che il Blocco Makabayan abbia descritto NTF-ELCAC come un fondo di finanziamento elettorale. Se sia vero o no, ci sono chiari incentivi finanziari perché AFP prolunghi il conflitto con i ribelli maoisti per evitare la riduzione nel proprio finanziamento che un accordo di pace comporterebbe. Questo potrebbe spiegare perché quando si presentò la domanda solita del cessate il fuoco a Natale, AFP si espresse contro l’idea e si assicurò di ringraziare Duterte per aver seguito il consiglio.

I governi locali si trovano anche in una simile posizione conflittuale. Essi sono infatti i maggiori ricettori dei fondi NTF ELCAC perché amministrano i progetti di sviluppo del villaggio. Infatti nel budget 2021 di questi fondi, la maggioranza dei fondi sono stati dati allo sviluppo del villaggio cioè i governi locali riceveranno più dal NTF-ELCAC che dal ministero del lavoro o del turismo.

Per qualificarsi per questi fondi, i governi locali devono provare che i villaggi sono stati ripuliti dei comunisti. La senatrice Risa Hontiveros ha spiegato gli abusi potenziali qui laddove il rilascio dei fondi potrebbe essere legato all’assicurazione di favori politici.

I capi villaggio sono fondamentali nella mobilitazione di voti e con l’avvicinarsi delle elezioni del 2022 questo potrebbe dare al governo un modo per allontanare il sostegno ai candidati progressisti.

Ancora se dovesse finire l’insorgenza, i governi locali perderebbero una porzione importante dei loro fondi ma anche la fonte della loro forza politica.

Ci sono persino amministrazioni che sono vicine alla causa comunista, come dimostrato dalla notizia che il ministero degli interni ha accusato un membro del consiglio provinciale di Quezon di dare rifugio a membri del NPA.

Se si considera che gli obiettivi del NPA si adattano a questo gioco insensato quando si parla di negoziati col governo, è improbabile che abbandoni la resistenza armata per il momento.

Detto questo tra i membri individuali del gruppo ci sono incentivi ad entrare in rapporto col governo. Membri del NPA che si arrendono citano la durezza dello stile di vita della guerriglia, come la scarsità di cose da mangiare e altre necessità fondamentali, come fattore principale della loro decisione.

Altri fattori includono: impossibilità di dare sostegno finanziario adeguato, divisioni ideologiche sulla tassazione dei poveri e isolamento dalle famiglie. Di recente alcune donne hanno lasciato NPA dopo aver sofferto di abusi sessuali. Ex Ribelli hanno anche detto che la pandemia ha accresciuto le difficoltà che incontrano.

A parte da questi fattori i progetti E-CLIP ed altri progetti governativi danno significativi incentivi ai combattenti per reintegrarsi nella società. Chi lo fa, riceve immediata assistenza sotto forma di contanti, da 100 a 400 euro; assistenza alimentare da 200 a 800 euro; una casa del valore di 10 mila euro; remunerazione della armi da fuoco. Ex ribelli ricevono formazione ed addestramento professionali attraverso il TESDA.

Questo non implica che il numero di chi si è arreso sia una buona metrica per capire l’insoddisfazione tra i militanti del NPA. Per esempio, accade che combattenti che si arrendono per l’assistenza finanziaria ritornino presto tra le file della loro unità. Questo è vero per combattenti che devono risolvere richieste urgenti e immediate di denaro da parte di membri delle famiglie per ripagare un prestito o per malattia. Il governo è accusato di presentare anche ordinari cittadini come ex ribelli NPA per operazione di facciata.

Un’altra caratteristica di rapporti governativi del 2020 è stato il gran numero di civili che tagliavano il loro sostegno all’ insorgenza maoista filippina

CPP NPA

Non sono insoliti gli annunci di centinaia di persone o di interi villaggi che denunciano l’insorgenza durante le rese di massa e i giuramenti di alleanza. In aggiunta all’assistenza finanziaria data agli ex-combattenti dai vari progetti, NTF-ELCAC dà fondi ai governi locali per lo sviluppo del villaggio. Nel dicembre 2020 il ministero degli interni dichiarò che 1546 governi locali, almeno il 90% del totale del paese, hanno designato i simpatizzanti comunisti come persona non grata nelle loro località.

Si deve notare che le affermazioni del ministero furono presto indagate dopo che il sindaco di Quezon City, incluso nella lista dei governi locali, negò di aver mai fatto questa dichiarazione.

In modo simile i commenti fatti da AFP in più occasioni che indicano che solo Mindanao può essere considerata roccaforte NPA non reggono alle indagini. Scontri frequenti continuano ad accadere nelle roccaforti tradizionali di Samar, Leyte, Mindoro e persino Luzon centrale e settentrionale, dove AFP ha affermato che NPA sia vicino all’estinzione.

Queste aree non sarebbero roccaforti del NPA senza il sostegno della popolazione locale.

Di recente fu necessario che il sindaco di una cittadina di Samar avvisasse i capi locali che saranno arrestati se continuano a dare assistenza al NPA. La realtà di molte aree è che la gente è costretta a cooperare con qualunque forza armata si trovano davanti in un certo momento, che sia NPA oppure AFP.

Conclusione

Come ha detto Marco Valbuena, del comitato centrale del CPP: “dobbiamo ricordare che nei decenni scorsi, tutte le dichiarazioni scorse del AFP di distruggere NPA si sono dimostrate errate”

L’abilità del NPA di sopravvivere non dipende solo dai fattori che rendono attivo il fascino del comunismo per le comunità rurali e le popolazioni indigene filippine, ma anche perché ci sono chiari incentivi perché governo e AFP impediscano il suo crollo.

Finché il conflitto sostenuto sarà di mutuo beneficio per tutte le parti coinvolte, è difficile vedere una fine all’ insorgenza maoista filippina per il 2022.

Jack Broome THE DIPLOMAT