Filippine: inversione di marcia sul patto VFA con USA

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A febbraio 2020 il presidente Duterte annunciò all’improvviso l’intenzione di cancellare un patto di difesa chiamato VFA, Accordo di forze in visita tra Filippine ed USA, che per due decenni ha facilitato la cooperazione umanitaria e di sicurezza tra i due paesi.

Layang Layang

“Niente più basi americane” nelle Filippine domandò il presidente. “Devono cominciare a parlarci perché se ne devono andare”

Chiese anche agli USA il presidente di “modificare” i divieti di viaggio e le sanzioni imposti sul gruppo di amici politici più stretti, che pare abbiano in parte dato motivo alla sua rabbia. Fu una azione che fece irretire il potere della difesa filippina.

Ma poi la settimana scorsa, Duterte ha fatto una drammatica inversione di marcia: nel riconoscere la relazione centenaria trai due paesi, il governo filippino ha sospeso la decisione di cancellare il VFA.

Il ministero degli esteri filippino in modo vago citava degli “sviluppi politici ed altri nella regione” a base della nuova decisione.

Questi sviluppi geo-strategici che ruotano intorno alla Cina e al COVID-19 sono di gran lunga più importanti di quanto il governo di Duterte abbia ammesso, ma la decisione di inversione di marcia ci dice anche molto di quanto il fiero presidente sia maturato strategicamente durante la sua presidenza.

Quando gli USA non furono d’accordo sulla “modifica” suggerita dal presidente, Duterte citò le lamentele personali che covava, vale a dire la propria irritazione sulle critiche occidentali sulla sua storia dei diritti umani, come pretesto primario per la controversa decisione.

Nonostante tanti stagionati politici avessero condannato pubblicamente la lampante personalizzazione di una questione vitale di sicurezza nazionale, il governo riformulò la questione esaltando l’importanza di una politica estera “indipendente”.

Il potere politico filippino, comunque, rimase poco convinto. Il senato filippino, guidato dagli alleati del presidente come Vicente Sotto III, sfidarono legalmente la decisione del presidente Duterte davanti alla Corte Suprema. Poiché il VFA era stato ratificato dalla camera superiore del potere legislativo, i senatori sostenevano che la sua cancellazione richiedesse il loro accordo.

C’erano i segni di una resistenza interna da parte delle autorità anziane. In una manifestazione pubblica, moderata dall’autore di questo articolo, l’ambasciatore filippino negli USA, Jose Manuel Romualdez, rivelò vari sforzi per sostituire prontamente il VFA con qualcosa di simile.

Seguendo la decisione del presidente l’accordo sarebbe stato ufficialmente cancellato ad agosto, ma ora la sua amministrazione ha deciso di sospendere il processo per il momento. Nella lettera all’ambasciata USA a Manila, il governo filippino rese chiaro che la sospensione sarebbe potuta essere estesa bel nel 2021. Se si considera che Duterte finisce il suo mandato per il 2022, questo vuol dire che il VFA resterà quasi certamente intatto.

La prima cosa che questo cambiamento di idea mette in luce, sebbene Duterte lo debba ancora spiegare del tutto, è l’ansia crescente delle Filippine sull’opportunismo crescente strategico cinese nel Mare Cinese Meridionale durante la pandemia del COVID-19, che ha creato un pericoloso vuoto della sicurezza in Asia.

L’espansionismo della Cina cresce mentre i propri rivali si dibattono per contenere l’epidemia del Coronavirus.

Nei tre mesi scorsi, le forze marittime cinesi hanno affondato un peschereccio vietnamita, hanno fatto pressioni una nave di esplorazione petrolifera malese e hanno puntato un’arma al laser contro una nave militare filippina.

In risposta, il governo filippino ha condannato le azioni “offensive” cinesi e si è schierato in solidarietà con il Vietnam.

Forse la Cina ha messo ulteriormente paura ad i suoi vicini quando una fonte interna all’Esercito Popolare Cinese ha fatto trapelare che potrebbe imporre presto una Zona di Identificazione di Difesa Aerea sui mari contesi per monitorare e persino restringere la navigazione ed il sorvolo internazionali.

La seconda cosa fondamentale che questa Inversione di marcia riflette è la maturità crescente strategica di Duterte, vale a dire il suo riluttante riconoscimento dell’importanza dell’assistenza di sicurezza da parte USA.

La Inversione di marcia di Duterte rivela l’influenza continua americana in una regione dove la crescente presenza cinese si è alienata le potenze più piccole.

Mostra che le Filippine riconoscono l’importanza dell’assistenza umanitaria del Pentagono.

Dopo tutto, il VFA che dà un quadro legale che governa la rotazione in larga scala e sostenuta delle truppe americane sul proprio suolo, ha facilitato la tanto agognata assistenza umanitaria americana durante le crisi umanitarie.

Questo fu evidente durante il supertifone Haiyan nel 2013 quando migliaia di soldati americani, insieme ad una loro portaerei ed ad una dozzina di navi da guerra, furono impiegati per assistere comunità sperdute nelle Filippine centrali.

Ora che la pandemia devasta l’economia del paese e minaccia sia la salute pubblica e la crisi umanitaria, Duterte ha optato di affidarsi agli alleati di sempre come gli USA.

Il VFA facilitò anche il rapido impiego delle Forze Speciali USA e di droni per assistere le operazioni antiterroristiche e di sicurezza interna delle Filippine. Mentre le forze armate filippine sono oltremodo impiegate a gestire posti di blocco e a gestire le misure di distanziamento sociale nel paese, gruppi ribelli e gruppi terroristici hanno potuto riprendere terreno nelle periferie inquiete dell’arcipelago.

L’episodio smentisce le accuse di tanto tempo secondo cui il capo filippino non è altro che una marionetta cinese. Duterte può anche dire che “ama” la Cina, ma persino il prode populista ha dovuto riconoscere quanto abbia davvero più di prima bisogno dell’assistenza militare americana.

In un periodo di estrema incertezza ha giustamente rescisso un divorzio brutto con l’alleato più vecchio e potente delle Filippine.

Richard Heydarian, NAR

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