Inversione di rotta sulla cannabis in Thailandia o no?

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Secondo molti osservatori, il bisogno di regolamentare il settore della cannabis contro l’influsso di investitori stranieri e il desiderio di raccogliere voti dei conservatori sono le ragioni che sottendono ai piani del governo thai di fare una inversione di rotta sulla cannabis e depenalizzare la marijuana.

Però ci sono anche rischi per il premier Srettha Thavisin a causa di varie fazioni del governo che hanno posizioni diverse sulla questione e a causa di vari gruppi che minacciano proteste contro le promesse di rimettere la cannabis nella lista dei narcotici.

vuoto normativo sullo spinello

Per quasi due anni, il paese ha vissuto un’espansione forte dell’industria della cannabis dopo essere diventato il primo paese del Sud Est Asiatico a depenalizzare la cannabis nel 2022 mettendo la Thailandia sulla via di diventare il centro dell’uso ricreativo della cannabis.

Ma dopo aver fatto campagna elettorale chiedendo restrizioni maggiori all’uso della droga, Srettha il 7 maggio ha riaffermato l’intenzione di vietare l’uso ricreativo per la fine di questo anno.

“Voglio che il ministro della sanità cambi le regole e rimetta la cannabis nella lista dei narcotici” ha scritto il premier thai su X. “Il ministro. Deve emettere in fretta una regola in per permettere il suo uso a scopi sanitari soltanto”.

Nei giorni scorsi Srettha ha dato alle forze dell’ordine e alle autorità 90 giorni per reprimere la droga in 25 province considerate delle zone rosse.

L’azione potrebbe avere un forte impatto economico sull’industria che ci si attendeva dover avere un valore da 1,2 miliardi di dollari nel 2025, ma che ora si trova di fronte ad un periodo di lunga incertezza.

I crescenti sentimenti di rabbia nella comunità imprenditoriale derivano dal tentativo del governo di fare una inversione di rotta sulla cannabis, nonostante molti imprenditori abbiano seguito la legge e fatto importanti investimenti di conseguenza negli ultimi due anni.

Se la cannabis sarà classificata tra i narcotici di classe cinque, sarà illegale il possesso e il consumo sebbene la cannabis per scopi medici sarà ancora permessa.

E’ un’azione che potrebbe distruggere tantissime aziende locali secondo Rattapon Sanrak, che ha fondato il dispensario della cannabis e Higland Café e che sostiene da tempo l’industria locale della cannabis.

“L’impatto e le conseguenze di ciò che vuole fare saranno enormi e disastrose. Abbiamo alcuni piani in questo momento. Sicuramente andremo a protestare. E ora il governo li metterà in prigione? E ora, si punta il dito in faccia a queste persone e si dice loro che sono dei criminali? La gente è davvero sconvolta. Devono proteggere i loro diritti, perché non hanno fatto nulla di male”, ha detto.

Il gruppo Writing Thailand’s Cannabis Future ha detto che protesterà contro questa prospettiva il 16 maggio a Bangkok.

Da mesi circolano bozze di legge sulla cannabis ma manca ancora chiarezza e i dettagli su come il governo farà i cambiamenti della legge.

Il ministro della sanità ha detto che sono necessarie più consultazioni prima di decidere la legge finale da approvare e proporre in parlamento, mentre Srettha ha detto che i dettagli saranno determinati dalla commissione di controllo dei narcotici presieduta da Srettha.

La cannabis però è un argomento che divide anche la stessa coalizione di governo dato che uno dei partner del Pheu Thai, Bhumjaithai, è stato in gran parte responsabile dell’introduzione dell’era della cannabis legalizzata.

L’ex ministro della Sanità, leader del Bhumjaithai e vice primo ministro Anutin Charnvirakul ha rimosso la cannabis dalla lista delle droghe controllate del suo ministero nel 2022 e nell’ultima settimana ha chiesto a gran voce che venga fatta una revisione adeguata e formale prima di ripristinare qualsiasi restrizione.

Secondo il dottor Yuttaporn Issarachai, politologo dell’Università aperta di Sukhothai Thammathirat, all’interno della coalizione di governo sarebbero in corso delicate trattative su quali dovrebbero essere le restrizioni e per garantire che il governo non si spacchi sulla questione.

“Credo che la relazione con Bhumjaithai è fondamentale e che a certi livelli la discussione deve essere già iniziata prima. Nonostante questa tendenza a voler ripenalizzare la cannabis, il Bhumjaithai non sarà così colpito da voler abbandonare la coalizione. Si deve ricordare che sebbene la politica della cannabis provenga dal Bhumjaithai e in particolare quando Anutin era ministro della sanità, il ritorno della cannabis nella lista dei narcotici è voluta da molta gente”

Srettha ha recentemente rimpastato il suo gabinetto per posizionare nomi più strategici in posizioni di portafoglio cruciali, mosse che potrebbero aiutarlo a portare avanti l’agenda politica del suo partito.

Negli ultimi mesi il governo si è trovato di fronte a grossi ostacoli politici, non riuscendo a mantenere le principali promesse elettorali, tra cui il portafoglio digitale, un piano per stimolare l’economia attraverso un sistema di elargizione di contanti.

Anche altre politiche populiste come la riduzione dei prezzi dell’elettricità, la sospensione dei debiti per gli agricoltori e l’aumento del salario minimo hanno incontrato ostacoli.

La cannabis si profila come un’area in cui Srettha può guadagnare slancio e conquistare il favore delle ali conservatrici dell’elettorato.

“Si tratta dell’etica degli elettori thailandesi medi” dice il politologo Paul Chambers del Center of ASEAN Community Studies della Naresuan University, il quale aggiunge che la comunità teme degli impatti sociali e dei danni derivanti dall’uso della marijuana il cui consumo è cresciuto moltissimo.

Le statistiche indicano che il consumo di cannabis è aumentato negli ultimi due anni – tra i giovani è 10 volte più alto rispetto a prima della legalizzazione, secondo il Centro di Studi sulle Dipendenze dell’Università Chulalongkorn. I consumatori di cannabis nel 2022 raggiungeranno gli 11,1 milioni, secondo il centro.

Il professor Paisan Limstit, un critico della depenalizzazione della cannabis, del Centro per le Leggi e l’Etica della Salute dell’Università Thammasat, ha accolto con favore la ferma posizione del primo ministro.

In precedenza aveva lamentato l’impatto sociale della depenalizzazione della cannabis, affermando che il numero di consumatori di droga è salito alle stelle insieme ai crimini associati e ai danni alla reputazione del settore turistico del Paese.

“E’ una cosa buona che il governo deve fare anche se c’è dell’incertezza sui dettagli della questione” ha detto il professor Paisan.

È possibile che il governo debba considerare anche gli influenti fattori economici visto che una tassazione della cannabis fornirebbe enormi guadagni alle casse del governo.

Per Paul Chambers, questi benefici economici per l’economia nazionale che si sta ancora riprendendo dal COVID-19 potrebbero essere difficili da contrastare, rendendo così improbabile l’eradicazione completa della cannabis.

“Il signor Srettha sta cercando di dare seguito alle promesse fatte dal Pheu Thai in campagna elettorale di rendere più severa la vendita e il consumo di marijuana. Allo stesso tempo, capisce che la marijuana è un bene che potrebbe essere positivo per l’economia thailandese”, ha detto.

“I profitti avranno la meglio. In un modo o nell’altro, la marijuana come merce rimarrà accessibile alla gente in Thailandia, forse solo un po’ più costosa. Tutto qui”.

Nonostante il clamore suscitato dai gruppi economici, gli operatori della cannabis terapeutica sono più circospetti sulla necessità di avere dei paletti adeguati in quella che è un’industria per lo più non regolamentata.

Secondo Suphamet Hetrakul, cofondatore di Teera Group, un’azienda che si occupa di ricerca e coltivazione di erbe per scopi medici, gli investimenti stranieri nel settore, che è destinato a essere illegale, sono diventati molto diffusi e problematici.

“Molti (dispensari) sono in realtà di proprietà di non thailandesi che discriminano i coltivatori di cannabis thailandesi, per non parlare del contrabbando illegale di cannabis in Thailandia, un’altra regola molto semplice e molto chiara che viene violata. Sebbene non sia ideale che la cannabis torni nella lista dei narcotici, accogliamo con favore qualsiasi tentativo di controllare e regolare il caos primordiale che è l’attuale mercato della cannabis ‘le leggi sono più simili a linee guida’”.

Gli operatori locali lamentano regolarmente della fornitura enorme sul mercato di cannabis condotta da agenti stranieri che portano ad una caduta dei prezzi e che hanno effetto sui coltivatori.

Il ministro Anutin che ora è ministro degli interni ha minacciato la scorsa settimana di arrestare quegli stranieri che gestiscono i dispensari della cannabis.

Acquisire una licenza per operare un dispensario è ora molto semplice e richiede solo di riempire una richiesta online con la conseguenza che nel paese si vendono prodotti di cannabis insalubri, insicuri e prive di regole per i consumatori.

“Questa è la ricetta per un disastro sanitario pubblico” dice Suphamet Hetrakul che vuole degli obblighi di tracciamento e di controllo per questi prodotti.

Noah Levit Ades, direttore delle operazioni sulla cannabis del Thonburi Healthcare Group, il primo impianto di cannabis del Paese costruito da un ospedale per uso e ricerca propri, ha concordato sul fatto che la Thailandia potrebbe trarre grandi benefici dalla creazione di un’industria più seria con regole e restrizioni.

Al momento, il Paese è “inondato” di persone provenienti da tutto il mondo che “fanno quello che vogliono” e forniscono pochi benefici, ha detto.

Pur lamentando il fatto che alcuni piccoli operatori probabilmente ci rimetteranno, l’opportunità per il Paese di essere all’avanguardia nella ricerca e nei prodotti a base di cannabis medica dovrebbe essere considerata prioritaria.

“Penso che potrà dare lavoro a molti thailandesi e fare grandi cose per l’economia, una volta che si riuscirà a capire come tassarla. E non solo, sarà anche fantastico per la Thailandia essere sulla scena mondiale come leader all’avanguardia nella coltivazione della cannabis e della cannabis terapeutica”, ha detto.

“Sembra una specie di effetto elastico. Si è spinto troppo da una parte. Ora si sta tornando indietro e penso che finiremo in una via di mezzo abbastanza decente”.

Jack Board, CNA

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