Involtini primavera vietnamiti e i truffatori cinesi a Sihanoukville

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Nguyen Van Lam, un comune lavoratore che si guadagna da vivere vendendo involtini primavera vietnamiti, ha sudato moltissimo quando il fratello Nguyen Van Bao gli ha detto di aver bisogno di 6000 dollari per fuggire da una rete di truffatori cinesi a Sihanoukville.

“Mi ha mandato solo un messaggio questo pomeriggio in cui gli chiedono un riscatto. Se non riusciamo a raccogliere i soldi quanto prima, lo venderanno a qualcuno in Thailandia” ha detto Lam.

kaibo truffatori cinesi a Sihanoukville

Da cinque mesi Bao mandava notizie alla famiglia ad intermittenza dopo essere partito per la Cambogia con la promessa di un lavoro pagato bene. Ma questo messaggio di fine luglio ha fatto capire alla famiglia quanto disperata fosse la sua situazione e improvvisamente il fratello Lam si è messo in moto per organizzare un tentativo per andarlo a salvare.

Quel momento fu il punto di rottura nella storia del giovane Bao dopo essere rimasto invischiato in un circolo vizioso: vittime del traffico di schiavi sotto la mano di operazioni criminali gestite da cinesi che si approfittano delle vittime in tutto il mondo. Bao era una delle vittime costretto a lavorare come truffatore in truffe da “macellazione di maiali”, in cui le persone incontrate online si “ingrassano” piano piano per spingerli ad investire in piattaforme false fregando poi loro somme crescenti di denaro, stando al racconto della famiglia.

La famiglia racconta che le traversie di Bao iniziarono quando un suo amico da militare lo invitò attraverso Facebook ad andare in Cambogia in un lavoro di informatica per 700 dollari al mese.

Questa somma è il doppio di un salario di Ho Chi Minh City dove Bao vive e molto più di quanto lui guadagnava con le consegne a domicilio Shopee.

Dal momento in cui accettò l’offerta e fu portato in Cambogia, il suo destino era segnato.

Da mesi ormai cittadini vietnamiti, cinesi, thai ed altri sono stati attratti in modo simile in Cambogia. Il luogo più comune è la città costiera di Sihanoukville che è uno dei buchi neri della rete criminale in Cambogia.

Altri governi della regione hanno emesso avvisi contro questo tipo di schiavitù che però continua ad agire in queste strutture chiuse come se non fosse nulla.

Il salvataggio dai truffatori cinesi a Sihanoukville

Quando nessuno li controlla, alcune vittime come Bao riescono a contattare le famiglie per trovare un modo di scappare, ma la situazione spesso si blocca per entrambe le parti per l’incertezza e le comunicazioni difficili.

“Lo consigliai di comportarsi bene e lavorare perché mi disse l’ultima volta di voler tornare a casa e si era rifiutato di lavorare ed era stato rinchiuso in una cella senza mangiare per una settimana” dice Lam con la voce scossa. “Dopo di allora quando riuscì a chiamarmi gli dissi di lavorare mentre noi prova, a salvarlo”

Quando VOD contattò Lam, lui era pronto a raccogliere i soldi di famiglia per liberare Bao con una ipoteca sulla casa di famiglia in una cittadina del nord Vietnam vicino Hanoi.

Non appena Lam seppe della prigionia del fratello inviò una richiesta di indagine e salvataggio alla unità di polizia informatica di Ho Chi Minh City, dove vive, per salvare il fratello mostrando loro i messaggi e la sua locazione, come visto da VOD. Ma la polizia non rispose immediatamente. Né Bao o la famiglia avevano un passaporto per andarsi a prendere Bao in Cambogia ed avere un passaporto richiede alcune settimane di tempo.

Lo costrinse a indagare più a fondo con qualche trucco dei suoi, tra cui venire a chiedere aiuto alla scrivente del VOD.

“Devo chiederti qualcosa. Se puoi aiutare me e la famiglia, ne saremo felici.” disse Lam.

“Ho paura che quando rilasciano mio fratello dal posto dove lo tengono, non ci sarà nessuno a garantire la sua sicurezza per andare alla frontiera.” disse Lam il quale aggiunse di essere preoccupato che Bao potesse essere catturato di nuovo dalla stessa rete che lo rilasciava, o da altre reti criminali nella stessa zona.

Era una giusta preoccupazione. Una vittima cinese raccontò a VOD di essere stato sequestrato con un coltello puntatogli alla pancia appena dopo aver lasciato il lavoro a Sihanoukville. Andava verso un hotel per passare la notte quando quattro persone lo fermarono. “Ora non hai più un lavoro comunque” gli dissero i sequestratori mentre lo portavano via su una macchina bianca.

VOD poi mise in collegamento Lam con una organizzazione di carità che ha pratica nel salvataggio di vittime di schiavitù nel Sud Est asiatico e che non vuole farsi conoscere per la sensibilità delle loro operazioni.

VOD inoltre inviò un giornalista alla struttura che Bao diceva di trovarsi come piano secondario per riportarlo a casa.

Alcuni militanti dei diritti in Cambogia e ONG contro il traffico di schiavi non hanno voluto aiutare perché non intervengono in casi dove si paga un riscatto.

Lam tratteneva il respiro. Aveva mandato al conto bancario di Bao i soldi che quindi potevano essere trasferiti ai suoi carcerieri. La palla era del tutto nella loro base. Nei due giorni successivi all’invio del denaro, le comunicazioni con Bao erano instabili. Era da loro dentro a negoziare per la sua libertà che non era affatto garantita.

“Sta tornando a casa” disse Lam in un messaggio a VOD ed aggiunse che l’organizzazione della carità aveva mandato un auto a prelevarlo non appena fu rilasciato da quella costruzione.

Un membro dell’organizzazione di carità ha messo su un gruppo di volontari cambogiani e vietnamiti per identificare il luogo dove Bao era rinchiuso e portarlo da Sihanoukville a Phnom Penh prima di aiutarlo a ritornare in Vietnam usando precedenti connessioni fidate.

Il personale dell’organizzazione si è rifiutato di rivelare i dettagli del viaggio della vittima e le persone coinvolte per paura di mettere in pericolo il salvataggio in corso e quelli futuri.

“Non ti posso dire questi dettagli fini a quando la gente non torna a casa”

Questa organizzazione ha salvato 20 vietnamiti come Bao dalla Cambogia negli ultimi tre mesi, la maggior parte dei quali sono stati rilasciati da strutture a Sihanoukville mentre pochi sono le donne salvate dai bordelli a Phnom Penh.

La fuga delle vittime del traffico dalle operazioni truffa rassomiglia al gioco della roulette russa per i numerosi rischi incorsi. Il personale dell’organizzazione della carità ha detto che anche se loro escano, potrebbero essere catturati e venduti ad un’altra struttura, o detenuti per 30 giorni dalla polizia locale perché sono arrivati illegalmente in Cambogia.

“Ci sono tanti casi in cui ricevono il denaro e domandano ancora di più e non rilasciano la vittima finché non è pagato l’intero riscatto”.

E questo è stato il caso di Bao perché la famiglia ha finito per pagare altri 2000 dollari in più della somma originale.

“Non direi che è stato fortunato. E’ stato sfortunato per essere stato venduto” ha detto il membro della organizzazione di carità. “E’ solo che il fratello gli vuole molto bene e ne ha avuto cura”

Dopo che gli USA il mese scorso hanno denunciato la crescita della schiavitù umana di lavoratori in Cambogia, il governo cambogiano ha riconosciuto la “schiavitù moderna” nelle mani del crimine organizzato ed ha detto di avere un piano per combatterlo.

La costruzione dove era tenuto Bao, secondo le coordinate GPS, si trova in un noto progetto conosciuto dalle vittime del traffico come Kaibo, sullo stesso blocco dell’Hotel KB del miliardario appena morto Rithy Samnang.

La schiavitù a Sihanoukville

Tornato ad Ho Chi Minh City, Bao ha ricominciato a lavorare insieme al fratello. Mentre i fratelli preparano altri involtini primavera per la vendita del giorno dopo, lui ricorda i cinque mesi di inferno. L’ambiente di casa sicuro e accogliente fanno un forte contrasto con quella costruzione controllata da guardie armate e la stanza dei computer in cui Bao si trovava solo alcuni giorni prima.

“Ad ognuno erano dati da quattro a cinque profili di Facebook. Poi facevamo amicizia e parlavamo. Ci davano l’obiettivo di tre clienti a settimana, e l’obiettivo di entrate mensili era di 10mila yuan cinesi.” dice Bao, circa 1500 dollari. Lui aggiunge che gli era stato detto di farsi amici altri vietnamiti emigrati in Giappone, Corea del Sud ed Europa per lavoro ed invogliarli ad investire su piattaforme false.

Lavoravano fino a 12 ore al giorno, ma poiché erano in pochi a raggiungere l’obiettivo posto, lavoravano fino a 18 ore al giorno, dalle otto del mattino fino alle due del giorno dopo.

“Di solito, a chi non riusciva a fare il lavoro, lo facevano lavorare in piedi o gli facevano fare flessioni o addominali per punizione. A chi si ribellava, lo portavano in una stanza per dargli delle scosse elettriche”.

Bao stesso fu rinchiuso e tenuto senza mangiare per quattro giorni per non aver raggiunto gli obiettivi. La tortura fu il momento di rottura per lui, quando decise di contattare il fratello. Prima di allora aveva provato inutilmente per settimane ad avere aiuto e spiegazioni dal suo amico che lo aveva portato in quella costruzione.

In una conversazione registrata tra Bao e l’amico avvenuta a giugno, Bao gli rinfacciò il fatto di essere stato venduto ad una rete criminale per cui lui lavorava. Al momento della registrazione i due lavoravano allo stesso piano. Bao registrò la conversazione piena di imprecazioni e rabbia mentre mangiavano insieme. Si è sentito anche l’amico ammettere di aver venduto Bao ed altre due persone. Qualche settimana dopo, l’amico fu trasferito in un’altra parte e bloccò Bao sui media sociali.

Bao iniziò a negoziare il suo rilascio con il suo supervisore, un uomo vietnamita, e mediante un traduttore, gli fu detto da un direttore di più alto grado che avrebbe dovuto pagare la tassa di intermediazione che avevano pagato all’amico, circa 4000 dollari, oltre a cinque mesi per le spese di vitto e alloggio, in cambio della libertà.

“Nessun documento, nessun contratto” dice Bao.

Prima di andarsene Bao riuscì a mantenere i contatti di sette altri connazionali con cui aveva condiviso la stanza per dormire. Due giorni dopo il suo rilascio furono inviati in Thailandia.

“Molti vogliono andare a casa ma non possono. Sia perché non riescono a raccogliere i soldi. Molti vogliono scappare ma non ci riescono.” dice Bao.

Lam che siede di fianco a Bao vuole avere un futuro migliore.

“Ora cerco di sollevarlo dicendogli che se non va a lavorare all’estero allora piò stare in Vietnam e lavorare sodo. Va bene se il salario è poco” dice Lam che aggiunge come la priorità attuale è di ripagare il debito dei genitori.

“Vorrei che nessuno cada più in simili situazioni come quella accaduta alla nostra famiglia. Voglio che questa gente disumana vada in carcere così nessuno potrà vivere questa situazione”

Sen Nguyen, VOD

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