ISEAP, storia e evoluzione del Califfato Islamico nel Sudest-asiatico

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Il Califfato Islamico della Provincia dell’Asia Orientale, ISEAP, considerato defunto fino a vari anni fa, è solo una ripetizione di una tradizione antica di movimenti che continuano a rappresentare una minaccia nel Sud Est Asiatico.

Con formazioni molto differenti dai precursori del Medio Oriente, ISEAP è diventata una rete alquanto lasca che si è sviluppato con un processo fatto di faziosità, fusione e opportunismo. Questa struttura decentrata ha reso possibili minacce poste dal ISEAP differenti da quelle poste da altri movimenti del Califfato Islamico, ma è stato suscettibile alla fine agli sforzi concertati di riduzione di minacce da parte dei governi della regione dopo l’assedio spettacolare del 2017 posto dal gruppo alla città filippina di Marawi a Mindanao.

(AAP Image/NEWZULU/AGOES RUDIANTO).

La natura fluida di tali organizzazioni nel Sud Est Asiatico, incluse quelle che compongono il cuore del ISEAP, oltre anche a varie sfide politiche continue che portano sostegno a tali gruppi, implicano che il Sudest Asiatico resta sotto la minaccia dell’estremismo violento nonostante la relativa inattività del ISEAP.

Le origini del terrorismo contemporaneo nel Sud Est Asiatico

Esistono da secoli gruppi di insorgenza islamica nel Sud Est Asiatico e sono diventati sempre più attivi dalla fine dell’era coloniale ed il primo grande evento jihadista accadde quando un gruppo indonesiano “Komando Jihad” si impadronì di un aereo della Garuda nel 1981, chiedendo denaro, il rilascio di loro compagni in carcere e l’espulsione di Israele dall’Indonesia.

Questo evento era in linea con le tattiche e le richieste di altri gruppi terroristici del tempo. Secondo dati della CIA sarebbero 108 i sequestri di aerei accaduti tra il 1968 e il 1982.

L’incidente di Komando Jihad fu forse ispirato dal sequestro di un volo di linea pakistano nel 1981, una dimostrazione della tendenza nei gruppi della regione ad essere influenzati dalle tendenze globali. Komando Jihad si formò inoltre da Darul Islam che dopo l’indipendenza indonesiana aveva lanciato l’insorgenza per creare un califfato islamico in Indonesia a dimostrazione di una tendenza regionale di pericolosi gruppi faziosi a formare gruppi maggiori.

Una tendenza analoga è stata osservata in seguito nelle Filippine quando la ribellione Moro nel meridione a Mindanao formò il Fronte di Liberazione Nazionale Moro MNLF, esso stesso gruppo scissionista, da cui si formò il Fronte di Liberazione Islamico Moro MILF insieme ad altri gruppi. MNLF fece anche un sequestro di un aereo nel 1976 che fece dieci morti.

La resistenza tra la popolazione Moro che raccoglie 13 gruppi etnici musulmani tra Mindanao, Sulu e Palawan, risale ai periodi coloniali spagnolo e americano in un conflitto che ha sempre avuto implicazioni etniche e religiose, poiché i Moro e i loro primi sultanati combattevano contro il controllo straniero. Gli aspetti etno-religiosi emersero nel XX secolo quando l’amministrazione coloniale americana e poi quella filippina inviarono a Mindanao tantissimi filippini cristiani.

Il MILF dal 2014 ha un accordo di pace con Manila, ma suoi membri delusi furono coinvolti nell’assedio di Marawi del Califfato Islamico della Provincia dell’Asia Orientale, ISEAP, a sottolineare ulteriormente la fluidità delle organizzazioni militanti della regione.

C’è una tendenza a collaborare logisticamente e operativamente con vari individui che passano da un gruppo all’altro o per sostenere il gruppo più attivo o per cercare rifugio. Infine questi gruppi tendono a definirsi secondo linee familiari e sociali come Filippine e Indonesia, dove i clan, le relazioni sociali e dinamiche familiari tendono a portare membri nei gruppi di insorti e del terrore.

In questo modo diventa particolarmente difficile combattere i movimenti terroristici nella regione data la vicinanza e il radicamento di ideologie e individui nel tessuto sociale delle loro regioni.

Era di Al-Qaeda tra 1990 e 2000

Il movimento di al-Qaeda e i resti dei mujahidin afgani lasciò un’eredità sostanziale negli anni 90 nel SEA, quando cominciavano a formarsi i gruppi riconosciuti come le principali organizzazioni del terrore. Fu in questo periodo che estremisti indonesiani, filippini e malesi che avevano partecipato al Jihad contro l’URSS in Afghanistan entrarono in contatto con al-Qaeda e i talebani.

Al-Qaeda fu di aiuto a facilitare la creazione di Jemaah Islamiyah (JI), il gruppo terrorista più mortale nel SEA negli anni 2000, che aveva legami con gruppi nelle Filippine come Abu Sayaff a sua volta formato da membri estremisti del MNLF e sostenuto da Al-Qaeda, e il MILF. JI era anche strettamente legato al malese KMM, Kumpulan Mujahidin Malaysia. In questo modo le tendenze globali nel jihadismo ebbero un grosso impatto sulla rete jihadista regionale in questo periodo.

Le bombe di Bali del 2002 furono l’attacco terroristico più importante de Sud Est Asiatico di quel periodo. Commesso da JI l’attacco uccise 202 persone ferendone almeno altre tante. Secondo uno dei colpevoli, Umar Patek, le bombe furono motivate dalle azioni di Israele in quell’anno contro i palestinesi a Jenin, mentre per Ali Imron, un altro dei condannati per le bombe, furono motivate dall’invasione USA del 2001 dell’Afghanistan.

Questa inconsistenza indica ancora l’alta sensibilità dei gruppi della regione verso le tendenze globali che spesso usano come pretesto delle loro azioni. Indica anche come esistano individui importanti con differenti punti di vista che portarono a rotture e differenze di comando. JI fece altri attacchi con bombe tra il 2002 e il 2008 prendendo di mira interessi occidentali, minoranze religiose e forze di sicurezza in Indonesia. Nelle Filippine operarono con Abu Sayaff ed aspirava ad attaccare Thailandia, Malesia e Singapore.

In questo periodo divenne famoso anche il gruppo Abu Sayaff con rapimenti estorsivi, bombe, scontri a fuoco, assassini e decollazioni. Nel 2004 il gruppo mise una bomba su un traghetto a Manila che uccise 116 persone nell’attacco più mortale delle Filippine prima del 2017. Fu Umar Patek ad addestrare ASG nel fare gli oggetti esplodenti improvvisati a dimostrazione di alti livelli di fluidità nella regione.

Oltre alla fluidità di queste organizzazioni per i legami sociali e familiari sottostanti, iniziarono ad arrivare i combattenti terroristi stranieri FTF negli anni 2000 specialmente presenti nelle Filippine, dove arrivarono insieme a combattenti della regione, del Medio Oriente e un australiano.

JI sopravvive nonostante sia stato fortemente indebolito alla fine degli anni 2000 dalla controinsorgenza e dalle lotte intestine.

Le Filippine meridionali sono rimaste violente anche senza un qualche sostegno di al-Qaeda che allora soffrì perdite significative durante la Guerra Globale al Terrore.

Le storiche lamentele e le continue tensioni etno-religiose hanno motivato il sostegno a questi gruppi che si finanziavano con donazioni, guadagni di imprese e criminalità.

Gli anni dopo il 2010: i nuovi gruppi nascono dai vecchi, il Califfato Islamico entra in gioco

L’ascesa del Califfato Islamico in Medio Oriente ha ispirato l’ascesa di un altro movimento simile tra le comunità musulmane nel Sud Est Asiatiche.

Dopo il 2010 si formarono in Indonesia e Filippine nuovi gruppi terroristici e, come nel passato, si erano formati principalmente a partire da membri più estremistici dei gruppi esistenti.

Nelle Filippine attorno al 2010 si formò il BIFF dal MILF, dopo che un comandante fu in disaccordo con la decisione del gruppo di negoziare l’autonomia con Manila. Nel 2014 il MILF e Manila firmarono un Accordo Comprensivo sulla Bangsamoro, una conquista epocale che giungeva dopo decenni di negoziati tra Filippine e gruppi Moro.

Questo accordo aprì la strada alla creazione della regione autonoma Bangsamoro, BARMM, la cui formazione è lenta e ricca di preoccupazioni. Inoltre l’accordo accese ulteriore dissenso nel MILF portando all’uscita e formazione di nuovi gruppi, tra cui Gruppo Maute e Ansar Khilafah Philippines (AKP).

Questi gruppi hanno continuato a legarsi con altri gruppi e individui jihadisti in Malesia e Indonesia divenendo i nuovi portabandiera del jihadismo nella regione dopo la legittimazione del MILF e la fine di JI.

Nel frattempo le divisioni in JI contribuirono alla formazione di almeno 18 gruppi jihadisti a meta degli anni 2010, tra cui il JAD, Jamaah Ansharut Daulah, organizzazione ombrello di vari gruppi proIS legati allo studioso islamico Aman Abdurahman. Costui era uno dei tanti predicatori che iniziarono ad adattare gli insegnamenti ideologici del Califfato Islamico al contesto regionale quando si cominciò ad affermare il gruppo a metà degli anni 2010.

Questi sforzi insieme alla dichiarazione del califfato islamico di Abu Bakr al-Baghdadi aiutarono a motivare un migliaio di combattenti dalle Filippine, Indonesia, Malesia, Singapore e Thailandia ad andare in Medio Oriente ad unirsi all’ISIS e al Nusra Front legato ad al-Qaeda.

Questi combattenti formarono in Medio Oriente Katibah Nusantara, un battaglione dell’ISIS del Sud Est Asiatico, che fu coinvolto nell’addestramento di altre reclute della regione a sostegno dell’ISIS e che combatterono contro le forze curde. Un indonesiano sarebbe stato anche uno degli esecutori di decollazioni dell’ISIS.

Sebbene siano state riferite alcune tensioni tra i combattenti indonesiani per quanto riguarda l’ideologia, queste non sono sfociate in violenza tra fazioni come invece è accaduto tra i combattenti mediorientali e altri combattenti dell’epoca. Questo forse evidenzia le differenze culturali tra i combattenti del Sud-Est asiatico e gli altri.

I gruppi del terrore della regione ed i loro capi nel 2014 iniziarono a promettere fedeltà al IS tra cui Isnilon Hapilon del ASG, Santoso del MIT, Aman Abdulrahman del JAD, Esmail Abubakar del BIFF e i fratelli del gruppo Maute. Il Califfato Islamico riconobbe comunque solo nel 2016 la promessa di fedeltà di Abu Sayaff e di altri gruppi definendo il filippino Isnilon Hapilon come emiro. In seguito il Califfato Islamico avrebbe riconosciuto la Provincia dell’Asia Orientale Wilayat Sharq Asiyya come la provincia ufficiale del Sud Est Asiatico del califfato a metà 2018, formando così ISEAP, Califfato Islamico della Provincia dell’Asia Orientale.

Nel 2015 i gruppi operanti sotto ISEAP si fecero più attivi accrescendo i loro attacchi. Uno dei capi del Katibah Nusantara, Bahrun Naim, diresse gli attacchi in Indonesia tra cui quelli di Giacarta, dove morirono otto persone tra cui quattro terroristi. Poi il 13 maggio 2018 il JAD fece il maggior attacco dalle bombe di Bali quando cellule suicide portarono avanti attacchi suicidi in varie chiese a Surabaia facendo 28 morti e 57 feriti. Ad ottobre 2019 un membro del JAD accoltellò il ministro Wiranto che poi sopravvisse.

Tra il 2015 e 2022 le cellule del JAD condussero vari attacchi in Indonesia in cui miravano alle forze di sicurezza e minoranze religiose, facilitati da manuali di costruzione di bombe disseminate da Bahrum Naim che ebbe un ruolo anche nel reclutamento di indonesiani per combattere in Siria e Iraq.

Le cellule JAD sperimentarono anche agenti chimici e veleni che era facile reperire sul mercato. Una cellula del JAD a Bekasi avrebbe sviluppato un metodo per bypassare i jammer dei segnali della polizia.

Anche le Filippine videro una crescita di attività legate all’ISEAP dai Maute, BIFF e ASG, quest’ultimo noto per le continue campagne di sequestri estorsivi contro gente del posto e stranieri nell’arcipelago di Sulu. Kuala Lumpur creò una zona di sicurezza speciale a Sabah orientale nel 2013 per i continui rapimenti e contrabbando di agenti ed estremisti nelle Filippine.

A differenza che in Indonesia e Filippine, le fazioni allineate con ISEAP non ebbero molto successo in Malesia con un solo attacco nel 2016 costituito da un lancio di una granata in un bar in Movida, Puchong, che ferì otto persone.

Munira Mustaffa, esperto di sicurezza del Sud Est Asiatico e presidente di Chasseur Group, lo ha descritto come “un attacco privo di preparazione e pianificazione. L’attacco dovrebbe essere interpretato come un segno di debolezza, inesperienza e immaturità del gruppo locale, simile a quanto osservato tra chi pose le bombe a Madrid nel 2004”.

In modo simile i gruppi legati all’ISEAP fecero vari tentativi di includere il meridione thai nella narrativa del jihad globale con promesse false di fedeltà e di responsabilità degli attacchi, inquadrando i conflitti locali negli obiettivi ISEAP. Questi sforzi non hanno avuto successo.

Come funzionava ISEAP e i gruppi costitutivi

ISEAP era più un’idea di una organizzazione coesa che non ha mai funzionato come entità omogenea e unita, ma servendo piuttosto come ombrello per tanti gruppi che, sebbene accettassero la stessa ideologia globale, avevano le loro aspirazioni, lamentele e distinzioni localizzate.

C’è stata anche divisione all’interno di questi gruppi costituenti. Le cellule del JAD agivano indipendentemente l’un dall’altra e l’emiro ISEAP nelle Filippine non aveva controllo diretto sui combattenti. Le cellule localizzate del JAD avevano il proprio emiro regionale in Indonesia che non era riconosciuto formalmente dall’IS ma avevano più influenza sui militanti degli emiri nominati dall’IS, come Isnilon Hapilon.

Inoltre non si sa se l’ex emiro ISEAP di Mindanao Abu Zacharia abbia avuto una influenza sui gruppi jihadisti nelle Filippine meridionali. Un altro ex emiro filippino Hatib Hajan Sawadjaan era un comandante del gruppo Abu Sayaff che non aveva controllo significativo sul BIFF o sul gruppo Maute.

In termini generali ISEAP ha funzionato più come una agglomerazione lasca di gruppi legati da una ideologia complessiva più che un’unità coesa. Inoltre i capi titolari del gruppo furono tutti uccisi, Sawadjaan nel 2020 and Zacharia a giugno 2023.

In Indonesia sono emerse branche e capi regionali del JAD che operavano in modo clandestino con una guida politica per lo più sconosciuta e con cellule che operavano in modo indipendente nonostante dei legami interregionali.

Benché si diffondessero online le ideologie del Califfato Islamico, le cellule del JAD erano fatte di reti familiari e contatti sociali: erano queste le modalità con cui erano indottrinati i suoi membri. L’Indonesia ha visto la radicalizzazione in quattro modi distinti: con gruppi di studio radicali, conflitti locali, connessioni familiari come i matrimoni e i pensantren, collegi islamici, alcuni dei quali erano sponsorizzati o gestiti da elementi estremi o gruppi terroristici.

Alif Satria, uno degli esperti di terrorismo più famosi, nota che il 73% dei sostenitori dell’IS arrestati nel 2018 erano legati personalmente a persone che facilitarono la loro radicalizzazione e che solo il 13% dei terroristi islamici si sono radicalizzati attraverso la propaganda online nel 2021.

Il JAD e altri gruppi indonesiani hanno finanziato le operazioni e i pagamenti alle famiglie dei membri deceduti o catturati attraverso una varietà di meccanismi, tra cui associazioni di beneficenza, donazioni e sostegno diretto da parte dello Stato Islamico. Il JAD ha inoltre acquisito notorietà internazionale come uno dei primi gruppi terroristici a utilizzare la famiglia nucleare negli attacchi terroristici. Ad esempio, gli attacchi avvenuti nel 2018 nella città di Surabaya, nella Giava orientale, hanno incluso una serie di attentati suicidi perpetrati da uomini, donne e bambini di nove anni. Una famiglia di membri del JAD è stata coinvolta anche in attacchi suicidi nell’arcipelago di Sulu, nelle Filippine. Il JAD ha anche usato il matrimonio per collegare le sue cellule, una pratica simile a quella osservata nelle Filippine, dove le vedove si risposavano all’interno dei gruppi jihadisti. Sebbene il JAD possedesse capacità di costruire bombe, queste abilità non erano diffuse in modo uniforme in tutte le cellule. Pertanto, in diverse aree dell’Indonesia si sono verificati diversi tipi di attacchi, che vanno dagli attentati suicidi agli scontri a fuoco, agli accoltellamenti e ai tentativi di evasione dalle carceri.

Nelle Filippini i gruppi legati all’IS usavano mezzi tradizionali di finanziamento, di reclutamento e modo di operare. Legami di clan e familiari erano fondamentali nel reclutamento. Abu Sayaff aveva anche una fazione, ajang ajang, costituita da combattenti i cui parenti erano stati uccisi dalle forze di sicurezza. ASG usava il contrabbando, commercio di droga, rapimenti estorsivi e altri crimini per finanziarsi.

Il gruppo Maute è unico in questo ambito perché il finanziamento proveniva dalla ricchezza dei fratelli Omar e Abdullah Maute che ricavavano soldi e sostegno dalla ricchezza fondiaria della madre, dalle connessioni politiche e dall’esercito privato. C’è sempre stata una connessione tra crimine e terrorismo nelle Filippine meridionali e nel Sud Est Asiatico con gruppi coinvolti in furti, crimine informatico, rapimenti estorsivi, traffico umano ed estorsione nella vasta corruzione ne governo e nelle forze di sicurezza.

Assedio di Marawi e declino del ISEAP

Per sei mesi nel 2017, ISEAP sembrava essere uno dei gruppi jihadisti più in ascesa al mondo, ma proprio la sua rapida ascesa segnò l’inizio del suo declino.

Il 23 maggio 2017, ISEAP tentò di creare un califfato nel Sud Est Asiatico allorché un migliaio di combattenti locali, regionali e stranieri occuparono la città di Marawi nel Meridione filippino. Guidati dai fratelli Maute nella loro città natale, l’operazione fu premeditata e in parte finanziata dall’IS che invitò i combattenti stranieri a dirigersi nelle Filippine se non avessero potuto raggiungere il Medio Oriente nel sostanziale declino delle fortune in Siria e Iraq.

Forse ISIS ha dato assistenza ai gruppi ISEAP in modo operativo, come indicato dall’impiego di cecchini nei palazzi alti, riempendo le strutture di oggetti esplodenti improvvisati e l’uso degli scudi umani, tutte tattiche usate nella guerriglia urbana in Medio Oriente come a Mosul di quel tempo ma sconosciuti nel Sud Est Asiatico.

L’assedio durò sei mesi mentre le forze armate filippine facevano progressi lenti contro le forze dell’insorgenza. IS con i suoi canali di propaganda celebravano il successo di un’operazione di cinque mesi contro l’AFP che aveva pochissima esperienza di guerriglia urbana in vasta scala.

Il successo finale dell’AFP nel riconquistare la città il 23 ottobre 2017 ha provocato la morte di circa 1.000 persone (per lo più terroristi) e lo sfollamento di altre centinaia di migliaia, secondo stime prudenti. Marawi rimane ancora oggi in gran parte in rovina e la mancanza di progressi nel reinsediamento dei rifugiati dall’area è uno dei principali fattori di tensione a Mindanao. Dopo il fallimento dell’ISEAP a Marawi, i gruppi terroristici filippini sono tornati in gran parte alle loro tradizionali aree operative nelle zone rurali di Mindanao. Questi gruppi rimangono fluidi, con membri che spesso lasciano un gruppo per unirsi a un altro. E sebbene vi sia stata una certa collaborazione tra organizzazioni come il JAD e l’ASG, esse non sono dirette centralmente.

La mancanza di coesione interna dell’ISEAP l’ha resa particolarmente vulnerabile agli sforzi coordinati di soppressione da parte dei governi della regione e l’assedio di Marawi ha fornito l’impulso per un’ampia cooperazione regionale a questo proposito. Il 25 gennaio 2018 – appena tre mesi dopo la conclusione dell’assedio di Marawi – i rappresentanti governativi dell’Indonesia si sono incontrati a Giacarta con le loro controparti di Brunei, Malesia, Singapore, Thailandia e Filippine per formare il patto di condivisione delle informazioni “Our Eyes” per contrastare le minacce terroristiche nella regione. Il patto è stato poi ampliato per includere tutti e dieci gli Stati membri dell’ASEAN durante il secondo incontro di lavoro del 23 gennaio 2019. Nel primo anno della sua formazione, “Our Eyes” ha incluso un’ampia cooperazione tra Indonesia, Malesia e Filippine per quanto riguarda non solo la raccolta di informazioni, ma anche il pattugliamento marittimo e aereo tra i tre Paesi.

Oltre a una maggiore condivisione delle informazioni, sia l’Indonesia che le Filippine hanno rivisto le loro leggi antiterrorismo rispettivamente nel 2018 e nel 2020 con cui hanno esteso le disposizioni sulla detenzione preventiva, permettendo l’arresto e la detenzione di persone ritenute indirettamente collegate ad attacchi terroristici. Le autorità indonesiane hanno arrestato 396 sospetti terroristi nel 2018, con un aumento del 117% rispetto all’anno precedente. Inoltre, la perdita di Marawi, unita alle perdite dello Stato Islamico in Medio Oriente, ha provocato disillusione e fratture tra i membri dell’ISEAP. Inoltre, le autorità hanno utilizzato approcci più “morbidi” per la deradicalizzazione e per affrontare le rimostranze, anche se con diversi gradi di successo. In Indonesia, le autorità hanno utilizzato terroristi riabilitati per promuovere narrazioni di deradicalizzazione.

Negli anni seguenti sono continuati grossi attacchi in Indonesia e Filippine tra cui l’attacco alla chiesa di Jolo, capitale dell’isola di Sulu, condotto da Abu Sayaff con due oggetti esplodenti e una donna suicida che hanno fatto 15 morti e ferito 50 persone ad agosto 2020. In Indonesia due attentatori suicidi del JAD ferirono oltre 20 persone in un attacco alla chiesa di Makassar nella festa delle Palme nel 2021.

L’uccisione di importanti leader terroristici come i fratelli Maute, Hatib Sawadjaan e Isnilon Hapilon nelle Filippine e Bahrumsyah e Bahrum Naim in Indonesia ha dimostrato l’efficacia della decapitazione della leadership come strategia antiterrorismo. La perdita di leader affiliati all’IS tra i jihadisti del Sud-Est asiatico ha portato a fazionalismi e divisioni tra i gruppi costituenti l’ISEAP. Altre uccisioni importanti includono la morte nel 2016 di Abu Wardah (alias Santoso) per mano dell’esercito indonesiano. Ex leader dei Mujahedeen dell’Indonesia orientale (MIT) e uno dei jihadisti indonesiani di più alto profilo del blocco ISEAP, il suo funerale ha visto la partecipazione di migliaia di persone a Poso, città e base di supporto del MIT nel Sulawesi centrale. Il MIT sarebbe stato poi guidato da Ali Kalora fino alla sua morte per mano dell’esercito indonesiano nel 2021.

Come ha detto agli autori la giornalista Aisyah Llewellyn sulla decapitazione della guida politica: “Una delle principali questioni per i gruppi terroristici sono le differenze attuali di opinione e le divisioni ideologiche che rendono questi gruppi instabili e alla fine più deboli. I gruppi terroristici come tutte le organizzazioni hanno sempre il problema che tutti siano sulla stessa pagina e di tenerli lì. Ecco perché ci sono sempre gruppi che si allontanano perché è difficile trovare un punto su cui essere d’accordo”.

In questo modo, eliminando ideologi e capi di pensiero chiave, la decapitazione della leadership ha facilitato la disgregazione frazionata delle organizzazioni terroristiche nel contesto del Sud-Est asiatico.

Anche la creazione della Regione autonoma del Bangsamoro nel Mindanao musulmano (BARMM) nelle Filippine, dopo anni di negoziati tra Manila e il MILF, ha contribuito a delegittimare le prospettive dell’IS. Ha segnato un importante momento di riconciliazione tra la popolazione Moro e Manila dopo decenni di insurrezioni. Questo ha dimostrato che un certo grado di indipendenza o di autonomia può essere raggiunto attraverso i negoziati invece che con il conflitto armato. Per questo motivo, nelle Filippine si è assistito a una serie sostenuta di arresti di singoli terroristi, che hanno permesso loro di rientrare nella società tradizionale. Tra il 2018 e il 2023, oltre 1.600 ex terroristi si sono arresi. Gli ex combattenti devono sottoporsi a programmi di deradicalizzazione, di condizionamento sociale e di impegno nella comunità, oltre a ricevere assistenza finanziaria. Tuttavia, l’efficacia di questi programmi è stata limitata. Un ruolo probabilmente più sostanziale nell’attuale riduzione della minaccia è stato svolto dalla forte repressione da parte delle forze di sicurezza, che ora hanno una maggiore esperienza nella lotta ai gruppi affiliati all’IS.

Valutazione delle minacce attuali dell’ISEAP e conclusioni

Benché a livello regionale ISEAP sia essenzialmente morto, restano attivi alcuni gruppi che erano sotto il suo ombrello per quanto indeboliti di molto. Per questa ragione, la storia di cooperazione tra questi gruppi potrebbe portare all’emergere di un nuovo, ampio movimento regionale in futuro. Inoltre, la natura fluida di queste organizzazioni e degli individui che le compongono garantisce il permanere di una qualche minaccia terroristica nella regione, soprattutto dopo il periodo di cooperazione intraregionale tra questi gruppi che si è appena verificato. Anche le fazioni pro-ISEAP rimangono attive nelle Filippine, con la maggior parte delle attività concentrate nelle zone del sud, dove continuano a operare i Bangsamoro Independence Freedom Fighters, i resti del Gruppo Maute (indicato anche come Dawlah Islamiyah o Stato Islamico) e le cellule affiliate ad Abu Sayyaf.

Tuttavia, il livello di attività in queste regioni è significativamente inferiore rispetto al passato. L’attacco più recente si è verificato il 3 dicembre 2023, quando lo Stato Islamico ha rivendicato la responsabilità di un attentato dinamitardo che ha preso di mira una messa cattolica in un’università di Marawi, uccidendo quattro persone e ferendone almeno altre 50. Data la recente tendenza alla violenza, questo attacco dovrebbe essere considerato un’aberrazione, se non addirittura un possibile motivo di preoccupazione data la sua portata e la posizione simbolica di Marawi.

Georgi Engelbrecht, analista senior dell’International Crisis Group ed ex membro dell’International Monitoring Team in Mindanao (una squadra di supervisione congiunta lanciata da Brunei, Libia e Malesia nel 2004), ha recentemente esaminato lo stato della minaccia post-ISEAP. Ha dichiarato:

“Nell’arcipelago di Sulu, Abu Sayyaf è in gran parte uno spettro del passato – quasi certamente a Sulu, forse meno a Basilan. A Lanao, i resti del Gruppo Maute pensano di sopravvivere come osservatori silenziosi o scagnozzi a pagamento piuttosto che come jihadisti. Il BIFF e le sue cellule scissioniste influenzate dal Dawlah Islamiyah (Stato Islamico) si trovano probabilmente nell’area più favorevole alla militanza (Maguindanao), ma la loro mancanza di capacità di leadership sul campo ne limita l’attività. Tuttavia, nelle giuste condizioni, questi gruppi potrebbero nuovamente riprendere slancio.”

Le elezioni locali tenutesi nelle Filippine nel 2023 sarebbero state le più violente dal 2010. Dei 96 incidenti violenti legati alle elezioni registrati, 55 si sono verificati nell’area di BARMM, abitata dai marocchini, dove opera la maggior parte dei gruppi terroristici filippini. Questi incidenti sono stati variamente motivati da rivalità politiche e di clan locali, dall’aumento delle tensioni per il ritardato processo di pace del Bangsamoro e dagli scontri tra le forze armate filippine e le fazioni all’interno del MILF. In passato, tali fattori hanno contribuito al sostegno popolare iniziale per gruppi come Maute, BIFF e Abu Sayyaf.

Le prossime elezioni parlamentari nella Regione autonoma del Bangsamoro di Mindanao musulmano sono previste per il 2025 e saranno probabilmente un indicatore primario della sostenibilità del processo di pace del Bangsamoro in corso, con la probabilità che le frustrazioni aumentino in assenza di progressi verso un accordo, soprattutto tra i combattenti del MILF più giovani e sempre più diseredati. Dei 40.000 combattenti del MILF stimati, il 65% è stato apparentemente disarmato e disimpegnato; le autorità sperano che il disarmo, che è stato ritardato, sia completato entro il 2025.

Per questo motivo, lo sviluppo del processo di pace è fondamentale. Se dovessero verificarsi altri conflitti da qui alle elezioni del 2025 e se il fronte politico del MILF venisse sconfitto in queste elezioni, i gruppi militanti esistenti nella regione potrebbero fornire un mezzo con cui i locali frustrati possono scagliarsi contro lo Stato. In assenza di un’autentica attuazione del processo di pace, è probabile che la militanza continui nel Bangsamoro per il prossimo futuro.

Guardando agli altri gruppi, l’ASG è ora considerato al suo punto più debole, con nessun rapimento o altro incidente segnalato dal gennaio 2020. Tuttavia, l’attività criminale che il gruppo utilizzava per facilitare le sue precedenti operazioni rimane una minaccia persistente. E sebbene il JAD sia stata gravemente indebolita e non sembri più avere legami diretti con lo Stato Islamico, le autorità indonesiane hanno recentemente sventato i complotti del JAD per organizzare attentati durante il periodo natalizio e le elezioni indonesiane del 2024, dimostrando che il gruppo continua ad aspirare a condurre attentati. (Sebbene non si sia materializzato alcun attacco durante le elezioni presidenziali indonesiane del 14 febbraio 2024, i gruppi terroristici e i loro sostenitori hanno tentato di minare il processo diffondendo disinformazione sulle elezioni.).

È probabile che i gruppi radicali del Sud-Est asiatico continuino a sfruttare il disagio sociale, economico e politico delle loro società per attirare nuove potenziali reclute. È probabile che continuino a concentrare la loro retorica e le loro azioni sul “nemico vicino”, cioè i governi locali e nazionali, sfruttando invece la rabbia verso le azioni dei “nemici lontani”, come l’Occidente, per reclutare e diffondere la loro ideologia. È probabile che questi gruppi continuino anche a sfruttare gli intensi legami familiari e sociali che esistono all’interno delle loro comunità, soprattutto tra le comunità etnicamente e/o religiosamente emarginate, come quelle delle Filippine meridionali e di alcune parti dell’Indonesia, come Giava, Sumatra e Sulawesi.

Mentre i gruppi militanti del Sud Est Asiatico non hanno in genere mantenuto un territorio per un periodo sostanziale di tempo, le insorgenze che lanciano hanno un costo sostanziale per la sicurezza degli stati e le comunità dove operano. In questo modo sebbene i governi della regione abbiano certamente vinto la loro guerra al terrore, si è lontani dalla fine definitiva delle attività terroristiche nella regione.

Qui questi gruppi si sono dimostrati capaci di adattarsi alle criticità e la cosa è esemplificata dalla trasformazione di JI in una entità quasi politica provando ad infiltrarsi nelle istituzioni statali, a creare partiti politici e a diffondere la propria ideologia nella popolazione più in generale.

La JI, che un tempo era il gruppo terroristico più letale del Sud-Est asiatico, non sembra più avere aspirazioni manifeste di condurre attacchi terroristici al servizio dei suoi obiettivi. I membri della JI hanno tentato di creare partiti politici e di infiltrarsi nelle istituzioni statali, nelle forze di sicurezza e nelle organizzazioni di massa. Sebbene questo cambiamento strategico dimostri la possibilità che altri gruppi di questo tipo possano lavorare per perseguire i loro obiettivi ideologici all’interno dei quadri istituzionali dei rispettivi Paesi, non esclude la possibilità di ulteriori violenze. Questo perché gruppi scissionisti violenti si sono spesso formati da gruppi più grandi in tutta la regione e questo potrebbe accadere ancora una volta, soprattutto se queste organizzazioni che ora seguono una strada “politica” dovessero lottare per conformarsi alle realtà politiche e alle interpretazioni dell’Islam sancite dallo Stato. Nonostante gli obiettivi localizzati, l’idea di un più grande “Stato islamico” come alternativa alla democrazia e al disagio economico, politico e sociale che ha probabilmente generato in alcune parti del Sud-Est asiatico risuona ancora con molti nella regione.

I gruppi jihadisti del Sud-Est asiatico sono sorti, caduti e si sono ricostituiti nel corso del tempo, con flussi e riflussi sia nella loro forza che nelle loro capacità. In questo modo, sebbene questi gruppi e i loro membri siano attualmente apparentemente disillusi dal movimento dello Stato Islamico, è possibile che una nuova tendenza del terrorismo regionale o globale possa nuovamente prendere piede nel Sud-est asiatico. Soprattutto nel contesto del conflitto in corso tra Israele e Hamas e delle crescenti tensioni in Medio Oriente, la narrativa di una guerra religiosa globale potrebbe nuovamente prendere piede e portare a un aumento di nuovi gruppi terroristici o attacchi terroristici. Come già osservato in questo studio, oltre a essere molto fluidi e adattabili, i gruppi terroristici del Sud-Est asiatico si sono dimostrati molto ricettivi alle tendenze globali.

L’ideologia di un jihad globale continuerà probabilmente ad essere inserita nelle narrazioni dei gruppi estremisti etno-nazionalisti della regione. Sebbene i governi stiano ora tentando approcci più morbidi all’antiterrorismo, i fattori di fondo che alimentano l’attività terroristica e la crescente interconnessione di questi individui e gruppi con le loro controparti globali potrebbero generare ulteriore violenza. Tuttavia, se dovesse verificarsi un’altra grande ondata di attività terroristiche nel Sud-est asiatico, rimane altamente improbabile che l’ISEAP riesca a operare come ha fatto in precedenza. Il tentativo sfacciato dell’ISEAP di prendere il controllo del territorio a Marawi è stato un fallimento oggettivo ed è improbabile che il gruppo possa ripetere con successo una simile impresa, date le capacità antiterroristiche dei governi regionali.

Tuttavia, l’ISEAP rimane una minaccia, soprattutto nelle Filippine. In particolare, l’attacco del 3 dicembre 2023 in una messa cattolica a Marawi è stato rivendicato dallo Stato Islamico. Inoltre, l’attacco ha preceduto una nuova campagna globale dello Stato Islamico, che ha rivendicato almeno 30 attentati nella prima settimana di gennaio 2024, presumibilmente come vendetta per la guerra di Israele a Gaza. La campagna di Gaza si inserisce in un’impennata della propaganda ufficiale dell’ISEAP a partire dall’agosto 2023, secondo Pawel Wójcik, uno specialista di messaggistica, propaganda e reti internet dello Stato Islamico. Sebbene le rivendicazioni e la propaganda non indichino necessariamente una potenziale rinascita dell’ISEAP, esse dimostrano il grado di concentrazione degli sforzi per rianimare i sostenitori in un periodo tumultuoso nella regione mediorientale.

Gli ultimi tre decenni hanno visto flussi e riflussi in termini di capacità dei gruppi terroristici del Sud-Est asiatico, molti dei quali hanno perseverato e si sono dimostrati resistenti di fronte al miglioramento degli sforzi antiterrorismo. In questo modo, la minaccia del terrorismo nel Sud-Est asiatico rimane, anche se al momento è relativamente latente. In prospettiva, la mancanza di progressi nell’affrontare le rimostranze locali, il potenziale emergere di leader terroristici carismatici e l’aumento della polarizzazione globale, oltre a una serie di altri fattori, potrebbero alimentare una recrudescenza del terrorismo islamico nel Sud-Est asiatico.

Uday Bakhshi Adam Rousselle HUDSON.ORG

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