Islam Politico nelle Filippine a 20 anni dall’attacco alle torri gemelle

Ricordando il XXI anniversario dell’attacco alle torri gemelle del 11 settembre 2001, si vuole qui discutere l’impatto dell’Islam politico nelle Filippine, sulla sua società e governo, e le minacce persistenti di terrorismo in un paese che ancora soffre della perenne ribellione musulmana nonostante gli esistenti sforzi di costruzione della pace. E’ imperativo discutere per prima il significato di Islam politico nelle Filippine perché è un concetto fortemente dibattuto.

Sulu Abu Sayaff islam politico nelle Filippine

L’Islam politico è considerato un concetto moderno che “cerca di usare la religione per dare forma al sistema politico”. E’ un quadro concettuale che usa i precetti religiosi islamici come giustificazione per azioni politiche radicali e rivoluzionarie. E’ spesso associato al pensiero fondamentalista e del revivalismo islamico di Sayyid Qutb, Maulana Maududi e Ayatollah Khomeini, tra i tanti sebbene la discussione sull’Islam politico trascenda questi pensatori.

Cionondimeno l’islam politico è nella esistente letteratura accademica simile al fondamentalismo islamico, al conservatorismo islamico, al revivalismo islamico e al radicalismo islamico.

Alcuni pongono l’islam politico sotto la rubrica ideologica del Wahabismo, Salafismo, Jihadismo ed altri ismi che dibattono il ruolo dell’Islam nella politica.

C’è anche un filone dell’Islam Politico che articola la voce della moderazione e dibatte il ruolo del genere e dell’ecologia nel governo e nella società islamici.

Nella comunità dell’intelligence l’islam politico è legato alle idee estremiste e alle azioni violente di Al Qaeda, l’ISIS ed altri gruppi terroristi organizzati di militanti musulmani violenti. Quindi l’islam politico è senza dubbio legato all’estremismo violento che incoraggia gli aderenti a commettere atti terroristici.

In alcuni trattati di studiosi l’islam politico è considerato come il fulcro dell’ideologia attuale dell’islamismo che è in gran parte antioccidentale, antilaica e contro lo status quo che conduce a molte attività violente. In altri studi accademici l’islamismo è visto come un’ideologia alternativa sia del dissenso pacifico che della resistenza violenta di alcuni musulmani.

L’islam politico nelle Filippine fornisce una narrazione di resistenza perché è legato alle ideologie e alle attività di gruppi armati filippini di resistenza musulmana come Moro National Liberation Front (MNLF), the Moro Islamic Liberation Front (MILF) e persino gruppi terroristici come Abu Sayyaf Group (ASG), Bangsamoro Islamic Freedom Fighters (BIFF) oltre a ciò che resta del Maute Group, di Ansar Khalifa Philippines (AKP) ed altri gruppi vicini all’ISIS responsabili dell’assedio di Marawi nel 2017 e di altre attività violente nelle Filippine prima e dopo Marawi, che è stato il più devastante della storia filippina.

E’ interessante che l’Islam politico sia usato da alcuni vecchi e nuovi politici musulmani filippini per giustificare la propria “piattaforma del cambiamento” durante le elezioni. Persino membri della Bangsamoro Transition Authority guidata dal MILF articolano interpretazioni dell’Islam politico come modelli di governo mentre affermano il loro diritto all’autodeterminazione, che spero godranno ora come il risultato di due accordi di pace: il primo del 1997 del MNLF e con il MILF del 2014.

Infatti ci sono tante sfaccettature dell’islam politico. Ci sono varie nozioni e comprensioni di esso. Non c’è dubbio che è un concetto ambiguo che si fonda nel complesso nodo di società, stato, religione e nazione. E’ un’idea nebulosa che richiede un ripensamento profondo per darci una migliore comprensione della situazione attuale.

Ma come risuona il concetto di Islam politico nelle Filippine?

Ad ora circa il sei percento della popolazione filippina di 120 milioni di persone è musulmana che da sottolineare è in gran parte secolare piuttosto che religiosa. La maggioranza dei musulmani nelle Filippine, particolarmente dalle zone marginali, non hanno una chiara comprensione dell’Islam politico e delle sue varianti come l’Islamismo. Solo pochi intellettuali musulmani e alcuni capi religiosi hanno una compressione di esso e del suo impatto su governo e società.

L’identità culturale dei musulmani nelle Filippine infatti è una miscela complessa di Islam e principalmente di pratiche indigene preislamiche. Quindi la NCCA, commissione nazionale sulla cultura e le arti, considera i musulmani nelle Filippine come una delle comunità culturali o minoranze culturali nel paese con 13 tribù etno-linguistiche piuttosto che un costrutto religioso. Solo pochi individui associati ai gruppi resistenti e violenti professano l’islam politico e considerano l’islam come un’identità politica e religiosa.

Sebbene i musulmani nelle Filippine appartengano alla cosiddetta popolazione di minoranza, il loro impatto sul governo e società filippini è significativo per la maggioranza dei filippini a causa del loro luogo che chiamano i Domini ancestrali. La vasta maggioranza dei musulmani nelle Filippine si ritrovano nell’isola di Mindanao ricchissima di risorse ma affetta da conflitti, la frontiera dei pionieri del paese dove si ritrovano il 40% delle richieste alimentari ed il 30% degli alimenti nazionali.

Mindanao è perciò essenziale alla sicurezza alimentare delle Filippine. Comunità musulmane piccole ma crescenti si stabiliscono nelle isole di Luzon e Visayas. La religione dominante delle Filippine è il cattolicesimo ma l’Islam venne nell’arcipelago due secoli prima.

L’arrivo dell’Islam nelle Filippine fu una funzione dell’espansione generale dell’Islam in Malesia. Mentre l’Islam diventava una fede amata in Malesia, si espandeva nelle vicine Filippine attraverso l’isola di Sulu dove l’Islam ebbe il suo primo punto di appoggio. Si crede che un predicatore commerciante arabo Tuan Mashaika abbia lì fondato la prima comunità islamica a Sulu agli inizi del XIV secolo portando poi alla creazione di un sultanato di Sulu nel 1405, del sultanato di Maguindanao nel 1520 ed altri regni musulmani a Manila e in altre parti di Luzon e Visayas.

Questi due sultanati e regni musulmani dimostrarono con forza che l’Islam giocò un ruolo essenziale nella creazione di forti organizzazioni politiche nella società filippina precoloniale. Queste organizzazioni politiche manifestarono anche il grande impatto dell’Islam sulla formazione del governo e società precoloniali filippine.

Ma a partire dal 1521 la Spagna cominciò a colonizzare le Filippine propagando la cristianità con il proprio modello di governo e società imposti sugli abitanti. Il resto è una lunga storia di governo coloniale spagnolo che durò 333 anni. Ma i musulmani di Mindanao, i Moro, non erano del tutto controllati dagli spagnoli durante il governo coloniale spagnolo, finché la Spagna non vendette le Filippine agli USA con il trattato di Parigi del 1898.

Quando il 4 luglio 1946 gli USA diedero l’indipendenza alle Filippine, c’erano già una rinascita dell’Islam e la nascita del nazionalismo nel mondo musulmano. Questa tendenza influenzò notevolmente la politicizzazione dell’Islam nelle Filippine, la radicalizzazione della coscienza islamica Moro e il rafforzamento del sentimento nazionalistico Moro che sosteneva un modello Moro di governo e di società attraverso la lotta armata conosciuta localmente come Moros as Parang Sabil. Nel 1951 per esempio alcuni musulmani nelle Filippine lanciarono la sollevazione armata Kamlong che durò fino al 1955 e che spinse il governo filippino ad applicare programmi che miravano a promuovere l’integrazione di musulmani nel governo e società filippini dominati da cristiani.

Parte di questi programmi di integrazione politica, il governo filippino organizzò nel 1957 la Commissione sull’Integrazione Nazionale, che dava borse di studio nella capitale a giovani musulmani. L’intenzione principale del programma era di incoraggiare i Moro ad accettare l’autorità del governo di Manila. Comunque alcuni furono attratti dall’opposizione politica.

Di conseguenza le comunità Moro si divisero in due grandi gruppi: gli integrazionisti coinvolti nelle attività politiche prevalenti e i secessionisti legati alle attività armate.

Il primo gruppo accettò la sovranità filippina mentre il secondo gruppo credeva che Mindanao appartenesse ad uno stato islamico separato che meritasse l’indipendenza. Chi continuava a combattere l’autorità del governo filippino dominato dai cristiani affermava la propria identità separata come Moro rifiutando di considerarsi filippini.

Negli anni 60, le Filippine Meridionali “erano state virtualmente sopraffatte da una maggioranza cristiana se non in aree come Lanao, Cotabato, Basilan e Sulu”. Quindi Moro “era diventata una minoranza in molte parti della loro patria tradizionale dove molti perdevano la propria terra a favore di migranti con transazioni legali dubbie o con confische dirette”. L’afflusso massiccio di Filippini cristiani ha fatto arrabbiare tantissimo i Moro.

Ma la scintilla che fece accendere la ribellione musulmana fu il massacro di Jabidah a marzo 1968. Conosciuto anche come il massacro di Corregidor, accadde sull’isola di Corregidor con il coinvolgimento di reclude Moro dell’esercito che erano addestrati per l’Operazione Merdeka, nome in codice per il piano di destabilizzazione clandestino delle Forze Armate Filippine che volevano infiltrare Sabah, parte della strategia del governo filippino di rafforzare i propri reclami territoriali.

Presumibilmente gli addestratori passarono per le armi un centinaio di reclute Moro che erano addestrate militarmente. L’incidente spinse il governatore Udtog Matalam di Cotabato a formare il Movimento di Indipendenza di Mindanao dichiarando la nascita di uno stato islamico a Mindanao.

Comunque Matalam abbandonò la posizione separatista quando il governo filippino lo convinse ad abbandonare la causa. Altri capi musulmani che lamentavano la continua oppressione dei Moro continuarono la loro lotta armata per l’autodeterminazione che portò alla creazione di gruppi resistenti come MNLF, MILF, ASG ed altri.

Con le tendenze globali e regionali nella rinascita islamica negli anni 90, e con la fine della guerra fredda, il conflitto locale tra cristiani e musulmani nelle Filippine assunse una dimensione internazionale particolarmente dopo l’attacco del 11 settembre 2001. Da quel momento l’islam politico nelle Filippine è stato sfortunatamente associato al separatismo e al terrorismo.

Venti anni dopo quel fatidico giorno, le minacce terroristiche sono continuate nelle Filippine durante la pandemia del Covid-19. La faccia del terrorismo nelle Filippine durante la pandemia è diventata più letale, pericolosa e devastante con la nascita del terrorismo suicida, tattica fortemente incoraggiata dall’ISIS.

Con 5 incidenti registrati dopo la liberazione di Marawi nel 2017, il terrorismo suicida è diventato l’atto di terrorismo preferito dagli elementi vicini all’ISIS, sebbene molti siano impegnati nelle bombe, violenze ed imboscate. Il terrorismo suicida è diventato l’espressione più violenta dell’Islam politico nelle Filippine.

I recenti sviluppi in Afghanistan con il ritorno dei Talebani dopo il ritiro militare USA possono dare terreno fertile per crescere e persistere alle minacce terroristiche nelle Filippine.

Mentre il governo talebano non è una minaccia alle Filippine a causa della sua attuale preoccupazione nel governare piuttosto che diffondere il terrore globale, ci sono gruppi terroristici in Afghanistan che pongono un chiaro e presente pericolo alla sicurezza nazionale Filippina.

Un gruppo terrorista che può mettere in pericolo la sicurezza filippina è ISK, Stato Islamico del Khorasan, il canale principale dell’IS per il finanziamento della battaglia di Marawi nel 2017, le bombe di Jolo del 2019 e altre attività terroristiche nelle Filippine come l’addestramento alle bombe, ai combattimenti e la diffusione dell’estremismo violento.

ISK usò in primo luogo gli operativi malesi e indonesiani per finanziare questi atti di terrore attraverso le reti nascoste in Afghanistan e Pakistan.

ISK resterà connessa clandestinamente con i seguaci filippini dell’ISIS ed in particolare coloro associati con il gruppo Abu Sayaff che opera a Sulu, con i resti del gruppo Maute a Lanao e la fazione Turaipe del BIFF a Mindanao Centrale specie a Maguindanao.

Il gruppo Hassan Salahuddin era in contatto con ISK fino alla morte di Hassan Salahuddin il 29 ottobre 2021, il quale si è lasciato dietro alcuni seguaci che possono ristabilire i contatti con ISK con il riciclaggio efficace di fondi come usavano fare.

Se non c’è attività preventiva, ISK può finanziare e sostenere atti terroristici nelle Filippine. La rete terroristica creata da ISK per finanziare Marawi e le bombe di Jolo funziona ancora grazie a cellule dormienti che sopravvivono in attesa di essere mobilitate. Sebbene le rigide misure di quarantena possano aver rallentato le attività terroristiche nelle Filippine, continuano atti di terrorismo a disturbare la pace come dimostrato da recenti attacchi di bombe suicidi.

Quindi le minacce terroristiche benché in declino non sono di fatto scomparse nonostante alcuni notevoli passi in avanti nell’antiterrorismo 20 dopo il 11 settembre e quasi cinque anni dopo la liberazione di Marawi.

E’ interessante che molti sostenitori di ASG si siano arresi alle autorità filippine per allontanarsi dal terrorismo e abbandonare l’uso della violenza. Anche alcuni del BIFF hanno dato seguito. Inoltre i capi di MNLF e MILF ora sono nella Autorità di Transizione Bangsamoro sotto un sistema parlamentare che sostiene l’Islam in governo e società pacifici democratici. Il governo filippino d’altro canto sta applicando il Piano di Azione Nazionale di prevenzione e contrasto all’estremismo violento del 2019 e la legge antiterrorismo del 2020.

Questi nuovi sviluppi possono cambiare il panorama dell’Islam politico nelle Filippine. Ma c’è un bisogno di prestare maggiore attenzione alla narrazione che cambia di un islam politico che pone nuove criticità di sicurezza emergenti al governo e alla società filippini particolarmente sotto l’amministrazione del Presidente Ferdinando Bongbong Marcos.

Rommel Banloi, EurasiaReview

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