Isola di Atauro a Timor-Est, speranza per i coralli

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Isola di Atauro a Timor Est, dove la barriera corallina riesce a sopravvivere e crescere tra posizione geografica fortunata e pratiche di pesca ottimali

Con la sua maschera subacquea consumata dal tempo, Manuel Gamboa arriva sulla spiaggia dopo quattro ore in mare.

timor est

“Un tempo avevamo il problema dell’esaurimento delle riserve di pesce per la dilagante pesca eccessiva nel nostro mare” racconta l’anziano pescatore davanti ad una folla di abitanti radunatisi sulla spiaggia di Beloi sull’isola di Atauro per prendere la propria quota di pesce.

“Ma da quando abbiamo applicato il tara bandu, la popolazione dei pesci in questa isola si è ripresa bene” aggiunge l’anziano pescatore visibilmente contento del pescato del giorno.

Tara bandu è un modo tradizionale di gestire le risorse e il governo sociale delle popolazioni indigene a Timor Est, la piccola nazione del Sud Est Asiatico che si è guadagnata l’indipendenza nel 2002 dopo anni di lotta contro l’occupazione indonesiana.

Il sottosviluppo del paese insieme alla sua localizzazione ideale e ai metodi di salvaguardia tradizionali, ha un ruolo importante nella protezione delle barriere coralline e degli ecosistemi marini attorno all’isola di Atauro, a poca distanza dalla capitale Dili.

Uno studio del 2016 di Conservation International trovò che le barriere coralline attorno ad Atauro ha la più alta diversità media di specie di pesci della barriera corallina al mondo, guadagnandosi il titolo di “barriera più biodiversa”.

Appena dopo che l’isola di Atauro adottò il tara bandu, messaal bando durante l’occupazione indonesiana, per proteggere le specie marine locali, per affrontare la sicurezza alimentare e promuovere l’eco-turismo sostenibile. Da allora la diversità del pesce e la barriera corallina sono persino migliorate.

Secondo il Tara Bandu la comunità si raduna per discutere ed accordarsi sulle regole e regolamenti dell’uso delle risorse locali, dalle foreste, all’acqua alle terre agricoli.

Dopo aver fissato le regole si tiene una cerimonia pubblica dove si annunciano le regole e si mostrano i termini simbolici, foglie di palma o funi intessute, per segnare i confini.

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foto Subel Rai Bhandari

Joas Martins, membro del team tara bandu di Beloi, spiega che il termine nella lingua locale tetum significa “impiccagione” e “divieto”.

“È per salvaguardare la terra e la natura”, ha detto, aggiungendo che i trasgressori sarebbero stati puniti non più con l’impiccagione, ma con sanzioni in denaro o beni di consumo.

Ora sull’isola ci sono 13 aree marine protette gestite localmente, che comprendono zone di divieto di pesca e regolamenti specifici, come la taglia minima di cattura. Una tassa di 2 dollari per i turisti ha generato entrate considerevoli per i consigli dei villaggi locali.

La biodiversità mai vista dell’Isola di Atauro

Timor Est si trova nel Triangolo del Corallo conosciuto per la ricca biodiversità tra cui il 76% delle specie coralline globali. Ha sei delle sette specie di tartarughe marine e la maggiore migrazione al mondo delle balene blu oltre alla vista frequente di delfini, di manta e di dugonghi sulla costa.

Terezinha Teme è la prima giovane istruttrice subacquea che non aveva mai visto le meraviglie dell’oceano finché non fu avvicinata nel 2018 da qualcuno durante una ripulitura della spiaggia.

“Quando mi portarono in mare fu per me ‘E’ come quello che ho visto in TV o nel film Nemo. E’ davvero il mio paese?’ Avevo tante domande. Fu incredibile.”

L’operatrice subacquea malese Mufizah Fizzy Moslim giunse a Timor Est nel 2016 e rimase scioccata nella sua prima immersione.

“La vita, i colori e il numero di coralli che erano così in salute, persino nelle parti meno profonde, fu quasi sorprendente per me perché non si ha così tanto così vicino ad insediamenti umani” racconta. “Mi sentii riportata indietro nel tempo. I coralli di Timor sono il massimo”.

Kate Barker, una biologa marina e istruttrice subacquea che da due decenni si immerge in tutto il mondo, dice che le barriere di Timor Est sono “colorate e fiorenti… e ci sono anche coralli enormi, il che significa che sono cresciuti per molto tempo senza troppe interferenze”.

La barriera corallina poco profonda “sembra fiorire nel raggio di un metro o due dalla spiaggia”, aggiunge, mentre le barriere sono piene di pesci e altre specie marine, rendendo l’ecosistema estremamente sano.

“L’intensità della copertura corallina in alcune aree è pazzesca, quasi il 100% di coralli duri o molli, anche nei bassi fondali, dove di solito si verifica lo sbiancamento”, ha detto. “Qui, invece, è vibrante e continua a crescere”.

Sbiancamento del corallo

Le barriere coralline forniscono l’habitat ad oltre un quarto delle specie marine del pianeta. Tuttavia, la crescita record delle temperature marine causano lo sbiancamento dei coralli in tutto il mondo.

Lo sbiancamento dei coralli si verifica quando fenomeni naturali, come il riscaldamento degli oceani o l’acidificazione, danneggiano le alghe microscopiche presenti all’interno dei coralli. Queste alghe sono essenziali per fornire energia ai coralli e dare loro i loro colori vivaci.

Ma in base alle scoperte scientifiche, lo sbiancamento di massa dei coralli non si è mai avuto a Timor Est, secondo Mario Marques Cabral, scienziato marino che insegna all’Università Nazionale di Timor Est.

Nella grande barriera Corallina australiana, un immenso ecosistema a largo della costa nord orientale, gli scienziati hanno descritto quattro eventi di sbiancamento di massa negli scorsi sette anni tra cui i mesi freddi del La Nina per la prima volta nel 2022.

Uno studio del 2019 ha rilevato che i coralli hanno bisogno di un periodo da nove a dodici anni per guarire dai disturbi dello sbiancamento. Le Nazioni Unite hanno avvertito che se le temperature globali aumenteranno di 1,5 gradi Celsius morirà fino al 90% dei coralli del mondo.

Catherine Kim, esperta australiana di ripristino e adattamento delle barriere coralline, ha visitato Timor Est prima e dopo l’ultimo evento di sbiancamento globale di massa del 2016, quando morì un terzo dei coralli della Grande Barriera Corallina.

“C’era un piccolo sbiancamento ma al mio ritorno un anno dopo non ritrovai un grande decremento nei coralli. Non c’era stata una alta mortalità di massa osservata in posti come la Grande Barriera Corallina”.

Moslim che gestisce Compass Diving a Dili dice che c’è stato uno sbiancamento di breve tempo o di piccola scala, ma che non è stato letale.

“Non sono una scienziata marina e non ho una conoscenza approfondita delle barriere, ma quello che possiamo appunto vedere è che Timor sembra essere un rifugio per le barriere coralline”.

Solo un problema di posizione

Dili e Atauro si trovano all’interno del Flusso Indonesiano, ITF, uno dei maggiori passaggi di acqua del pianeta che connette gli oceani pacifico e indiano, che è fondamentale nella circolazione globale delle correnti marine ed influenza i percorsi climatici e gli ecosistemi marini.

“E’ un fenomeno naturale” dice Cabral e la posizione geografica fortunata di Timor mantiene la temperatura del mare, con il movimento di acqua fredda e calda, ad un valore tollerabile per lo sviluppo dei coralli.

“Quindi questo ha poco a che fare con l’intervento di politiche”.

Kim che insegna all’Università di Tecnologia del Queensland dice che le barriere coralline di Timor Est sono “piccole e strette” diversamente dalla Grande Barriera Corallina, che si estende per centinaia di chilometri.

“La piattaforma continentale a Timor Est è di circa un chilometro”, ha detto. “Dopo di che, scende direttamente a migliaia di metri. E in quel canale c’è un grande movimento di acqua. Quando non c’è circolazione l’oceano si può riscaldare, cosa poco gradita ai coralli e che causa lo sbiancamento” dice Kim.  

Il passaggio è inoltre profondo 3 km e facilita il ritorno dell’acqua profonda, fredda e ricca di nutrienti, verso la superficie.

“Il contesto oceanografico dell’isola è molto vantaggioso” per i coralli e le altre specie marine, dice Kim, aggiungendo che il ritorno di acqua profonda, in generale, è una buona fonte di produttività, anche se un eccesso di nutrienti potrebbe essere dannoso.

“Le correnti ascendenti sono anche associate con acque più acide che non fanno bene al corallo visto che il loro scheletro è fatto di carbonato di calcio che si dissolve in acque acide”.

Secondo Moslim altre cose potrebbero aver dato un contributo:

“Il turismo non è molto sviluppato a differenza di Bali o la Malesia. Ciò aiuta tantissimo. E’ una nazione giovane e non c’è troppo sviluppo. Credo che ci sia un mescolamento di casualità anche perché è ben posizionata”.

Rifiuti di plastica, il vero problema dell’isola di Atauro

Eppure a minacciare la barriera corallina di Timor Est ci sono i rifiuti di plastica, un impatto diretto dell’uomo che è persino più pericoloso del cambiamento climatico, secondo Manuel Mendes di Conservation International, il quale organizza ogni venerdì la ripulitura delle spiagge.

In tutto il mondo, la plastica rappresenta dal 60% all’80% dei rifiuti marini globali. Secondo i ricercatori, se persisterà la tendenza attuale, nel 2050 negli oceani ci potrebbe stare più plastica che pesci.

Timor Est produce da 54 a 68 tonnellate di plastica al giorno, l’81% delle quali finisce in mare a causa della cattiva gestione dei rifiuti.

La situazione dello smaltimento dei rifiuti, soprattutto a Dili con un’unica discarica non gestita, ha aggravato la crisi, mettendo a rischio la salute pubblica e marina.

Fuori dalla capitale, la maggior parte degli abitanti dei villaggi brucia o scarica. Barker ha affermato che le acque di dilavamento derivanti dalla costruzione di strade e dall’incenerimento dei terreni inquinano le falde acquifere e gli ecosistemi costieri.

“Quando c’è un alto livello di sedimentazione, il corallo inizia a ricoprirsi di sabbia o detriti, quindi può iniziare a soffrire. Abbiamo visto alcune zone morire”, ha detto.

A Beloi, l’anziano del villaggio Gamboa ha detto che l’inquinamento marino è la minaccia più significativa per le barriere coralline.

“Riceviamo plastica e rifiuti da ogni parte, soprattutto dalle isole indonesiane perché siamo vicini ad alcune di esse”, ha detto.

“Ne eliminiamo il più possibile e puliamo la spiaggia ogni venerdì. Fa anche parte del tara bandu”.

Subel Rai Bhandari Benarnews

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