Diplomazia indonesiana nelle isole del Pacifico e le critiche per Papua

Listen to this article

Le nazioni isole del Pacifico hanno mitigato le loro proteste contro il governo indonesiano nella sua inquieta provincia papuana, un possibile segno, secondo alcuni critici, che lo sforzo di Giacarta di far stare zitti alcuni dei suoi critici più forti ha dato qualche frutto.

Nel 2016 almeno la metà delle nazioni isole del Pacifico usarono l’Assemblea Generale dell’ONU per richiamare l’attenzione sugli abusi dei diritti umani e la sistematica discriminazione contro gli indigeni melanesiani, come la descrissero, nelle province più orientali dell’Indonesia, ed alcune di queste nazioni isole del Pacifico sostennero le richieste di autodeterminazione dei papuani

isole del pacifico

Per vari anni hanno mantenuto l’attenzione della critica, come Vanuatu che è una nazione a predominanza melanesiana dove c’è un vasto sostegno all’indipendenza papuana dall’Indonesia.

Ma quest’anno solo le Isole Marshall hanno citato le province papuane dell’Indonesia con il breve riferimento alla richiesta di anni dell’Organizzazione regionale del Pacifico affinché l’Indonesia dia l’accesso ad una delegazione di esperti dei diritti umani dell’ONU a Papua.

“E’ per lo più una dimostrazione della crescente influenza indonesiana. Giacarta ha avuto abbastanza successo nel togliere dalle agende la questione di Papua Occidentale” dice Tarcisius Kabutaulaka, professore di Pacific Studies dell’ University of Hawai’i.

L’attenuazione della critica giunge in un momento in cui il movimento di indipendenza papuana è stato completamente oscurato sui media dalla pandemia del COVID-19, dalla invasione russa dell’Ucraina e dalla rivalità tra Cina ed USA nel Pacifico.

Sul campo gli elementi armati del movimento di indipendenza hanno accresciuto gli attacchi letali contro le forze di sicurezza Indonesiane, contro civili ed obiettivi infrastrutturali come l’autostrada trans-Papua che renderebbe le alture papuane più accessibili alle popolazioni esterne. Restano frequenti le proteste pacifiche contro il governo indonesiano e gli abusi delle forze di sicurezza.

Il conflitto cova sin dagli inizi degli anni 60 quando l’Indonesia prese il controllo della parte occidentale dell’isola di Nuova Guinea dall’Olanda e il governo indonesiano fu formalizzato nel 1969 con un voto sotto gli auspici dell’ONU che coinvolse un migliaio di papuani scelti individualmente e gestiti da vicino dall’Indonesia.

Giacarta ha diviso dal punto di vista amministrativo la regione in diverse province, ma è conosciuta sempre come Papua Occidentale.

Il governo indonesiano invece tratta i combattenti dell’indipendenza come bande criminali negando sempre gli abusi di diritti umani. Esso nega altre ad osservatori e giornalisti stranieri l’accesso alle province papuane. Amnesty International sostiene che le forze di sicurezza hanno ucciso al di fuori della legge oltre 100 persone a Papua tra il 2010 e il 2018.

La moderazione della critica delle nazioni isole del Pacifico potrebbero essere un segno di “coscienza crescente che la campagna negativa su Papua è solo la propaganda di un piccolo gruppo di Papuani che vivono all’estero” dice il portavoce del Ministero degli Esteri Teuku Faizasyah.

Il Forum delle Isole del Pacifico, organizzazione regionale delle nazioni isole del Pacifico come anche di Nuova Zelanda e Australia, non ha citato Papua Occidentale nei comunicati dei suoi incontri annuali di questo anno e dell’anno scorso.

Quando il forum rilasciò un piano di aspirazioni a luglio per lo sviluppo del Pacifico, la mappa del Pacifico aveva eliminato la metà indonesiana della Nuova Guinea. Era un disegno accurato dei paesi membri del forum che però fece arrabbiare alcuni attivisti papuani.

La mappa fu “discriminazione istituzionale” contro i Papuani dell’intera isola di Nuova Guinea, disse Ronny Kareni su Twitter. “Questo è il punto più basso e confuso per tale progetto”

L’Indonesia ha accresciuto da alcuni anni i propri sforzi diplomatici con le nazioni del Pacifico attraverso l’aiuto umanitario e tentativi di avere relazioni più strette.

Nel 2015 ottenne lo status di osservatore nel Melanesian Spearhead Group, organizzazione regionale delle nazioni melanesiane in cui è osservatore anche una organizzazione ombrello di attivisti dell’Indipendenza Papuana.

L’Indonesia nel 2019 annunciò una politica di “Elevazione del Pacifico” in cui si descrive come una nazione del pacifico sulla base del fatto che ha una minoranza melanesiana della sua popolazione.

La compagnia statale indonesiana PT Wijaya Karya ha completato questo anni un complesso sportivo da 7,5 milioni di dollari nella capitale delle Isole Salomone che sarà fondamentale nell’ospitare I Giochi del Pacifico del 2023. Il premier delle isole Salomone Manasseh Sogavare ha chiesto all’Indonesia di costruire altri due complessi nelle altre province.

Il professore Tarcisius Kabutaulaka ha detto che Sogavare è ora del “tutto silenzioso” su Papua Occidentale. Prima era molto attivo e guidò la Coalizione del Pacifico di Papua Occidentale, che univa insieme i paesi del Pacifico, il movimento Papuano e altre organizzazioni, quando si formò nel 2016.

“Nel caso delle Salomone” dice Matthew Wale, capo dell’opposizione parlamentare delle Isole Salomone, “la donazione degli impianti sportivi ha davvero compromesso la sua voce”

Il ricercatore presso l’ANU australiana Hipolitus Wangge dice che l’assistenza dei Giochi del Pacifico, soldi per il segretariato del Melanesian Spearhead Group che sta nella capitale di Vanuatu, ed un gruppo di lavoro della sicurezza regionale iniziato e facilitato dalla polizia indonesiana sono esempi di come l’Indonesia formi il modo in cui i paesi del pacifico rispondono alle questioni papuane.

L’aiuto indonesiano ai paesi isole del Pacifico raggiunge circa i 17 milioni di dollari tra 2014 e 2020, la maggior parte dei quali alle Fiji e solo una frazione degli stimati 2 miliardi di dollari di assistenza alla regione riceve annualmente secondo un lavoro di Wangge e Stephanie Lawson.

Gli sforzi indonesiani di avere influenza sui governi del pacifico non modifica il supporto di base per l’Indipendenza papuana, dicono Wangge e Lawson.

La risposta tipo del governo indonesiano alla critica legittima del suo ruolo nel conflitto resta di indignazione, di copertura e di una “ripetizione quasi a memoria del mantra della sovranità dello stato e della non interferenza” dicono i due studiosi.

Nel contempo Vanuatu che potrebbe cambiare governo dopo le elezioni anticipate di questo mese, potrebbe ritornare ad essere critica secondo Baiq Wardhani, studioso del Pacifico presso l’Università Airlangga di Surabaya.

Quest’anno il ministero degli esteri indonesiano ha creato una direzione per il Pacifico secondo Shofwan Al Banna Choiruzzad lettore dell’ Università dell’Indonesia. Ci sono però dei limiti a cui questo approccio può portare.

“Una forte diplomazia si può realizzare se l’Indonesia può convincere gli Indonesiani e la comunità internazionale che l’Indonesia si impegna a risolvere la questione papuana in modo civile ed equo” dice Shofwan.

Benny Wenda, presidente di United Liberation Movement for West Papua dice che la spinta ad una appartenenza completa nel Melanesian Spearhead Group si interruppe per la pandemia ma continua.

“Presto ci riconnetteremo alla nostra famiglia melanesiana” dice Wenda che vive in esilio nel Regno Unito.

Stephen Wright, Benarnews

Taggato su:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ottimizzato da Optimole