Le isole di Banda nelle Molucche e la rinascita della barriera corallina

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Mentre ritornano i turisti in Indonesia all’indomani del Covid, ci sono notizie incoraggianti che arrivano dalle favolose isole di Banda, dove si registrano casi isolati di pesca alla dinamite che ha tanto devastato la barriera corallina quasi ovunque nel vasto arcipelago.

Un viaggio di una settimana su una goletta attorno alle isole delle spezie, che nel 1500 furono il centro di una aspra lotta per il commercio e il dominio coloniale, ha mostrato come stiano prendendo piede gli sforzi di chi vuole proteggere il mare tra i pescatori del posto che sono incoraggiati a proteggere e non a distruggere con la dinamite la vita marina delle loro isole.

coralli delle isole di Banda
foto Purwanto

Le comunità viventi sull’isola di Banda Neira e sulle vicine isole di Ay e Rhun, nella provincia delle Molucche, sotto la guida della ONG balinese CTC, Centro del triangolo del Corallo, monitorano una rete di tre aree marine protette MPA per salvaguardare uno degli ecosistemi più distinti e diversi al mondo.

La CTC si dedica a trasformare la gestione delle risorse marine e a salvaguardare il futuro delle barriere coralline in pericolo che coprono 6 milioni di chilometri quadri tra Indonesia, Malesia. Papua Nuova Guinea, Timor, Filippine e Isole Salomone.

Dal momento che i regolamenti della zonizzazione per proteggere gli ecosistemi cambiano le dinamiche sociali nelle isole di Banda dove vivono quasi 21 mila persone, è fondamentale per la sostenibilità della rete di salvaguardia il sostegno della comunità in favore della protezione che incorpora i costumi locali nei piani di gestione e che introduce nuovi modi di guadagnare.

Le montagne sottomarine di Banda sono il luogo di riproduzione per le tartarughe liuto, per il Pesce Napoleone, per il pesce mandarino dai colori accesi e per il tonno a pinna gialla, come anche di tantissime specie della barriera corallina. Esse si trovano su una via migratoria importante per le balene blu ed altri mammiferi marini.

Gli intrepidi pescatori delle isole di Banda si guadagnano da vivere con la pesca a mano del tonno e del dentice di acque profonde e spesso scaricano dalle loro barche incredibilmente piccole pesce che pesa oltre 50 chili e che si vende bene sui mercati americani.

L’attenzione attuale del CTC è di preservare oltre 50 specie di dentici e di cernie attorno alle 11 isole vulcaniche che si sono sollevate dalla Weber Deep nel Mare di Banda che è la parte più profonda degli oceani del mondo e che non è una trincea.

La direttrice esecutiva di CTC Rili Djohani, il cui amore per le isole di Banda dura da tre decenni, dice che il suo gruppo mette a frutto il sasi, un sistema di pesca da sempre usato nelle isole, secondo cui le aree sono chiuse a turno per aiutare a riprodursi la popolazione dei pesci e la riserva di frutti di mare, i cetrioli di mare e le aragoste.

Le pattuglie di sorveglianza di comunità aiutano a monitorare le barriere coralline e con la cooperazione attiva di pescatori particolarmente addestrati il CTC raccoglie dati sull’uso delle risorse che sono condivisi con il ministero degli affari marini.

La pesca alla dinamite nella barriera corallina, che è una pratica comune nella gran parte dell’Indonesia, non è mai stato un grande problema nelle isole di Banda a causa delle profondità drammatiche che rendono impossibile recuperare i banchi di pesce colpiti prima che scendano nelle profondità.

La maggior parte del danno alla vita marina nelle isole di Banda è causato dalla pesca insostenibile e dall’uso di trappole camuffate nel cristallo distrutto, ma persino queste pratiche stanno piano piano perdendo peso tra i pescatori del posto che invece comprendono i benefici di lungo termine della protezione.

Il governo ha fatto progressi significativi con il suo Programma di Riabilitazione e Gestione della Barriera Corallina dopo la tardiva messa al bando nel 2004 dell’uso delle bombe e del cianuro. Ma, nelle regioni più isolate, l’applicazione a macchia della legge permette ancora l’esistenza di queste pratiche.

L’uso della dinamite nelle barriere coralline ha devastato aree tanto intatte come il Parco Nazionale dell’isola Komodo, sito patrimonio dell’Umanità e casa dei grandi varani carnivori, e di altre aree lungo la catena di isole del Nusa Tenggara, ad oriente di Bali. Di solito l’uso dell’esplosivo si fa in acque basse dove si raccoglie il pesce sul fondo marino. Mancando di sistemi di refrigerazione i pescatori non possono allontanarsi molto dalle città costiere e devono portare il loro pescato al mercato prima che si rovini.

I biologi marini dicono che le imbarcazioni maggiori dotate di ghiaccio e di compressori montati sul ponte con tubi flessibili operano a largo delle isole di Flores e Sumbawa e attorno alle Sulawesi, catturando i banchi di tonno con la dinamite a 25 30 metri di profondità.

L’isolamento relativo ha salvato Raja Ampat, il primitivo arcipelago sulla penisola a testa di uccello di Papua Occidentale. Ma questo non vale per i suoi squali grigi di barriera e quelli a punta bianca, pescati solo per le loro pinne che, una volta essiccate al sole, si possono tenere in magazzino per lunghi periodi. L’esplosivo per la pesca, che un tempo si faceva dalla dinamite residua della Seconda Guerra Mondiale, è fatto dal fertilizzante agricolo legalmente ottenuto che viene immerso nel cherosene e posto in bottiglie con un piccolo detonatore fatto in casa.

Queste pratiche distruttive che nascono con la maggiore richiesta di pesce negli anni 80, continuano ad essere una delle minacce maggiori per l’ecosistema della barriera corallina e di conseguenza alla vita stessa dei pescatori. Basta guardare all’isoletta di Molana, la capitale della provincia delle Molucche, dove l’uso della dinamite ha trasformato la barriera in un campo deprimente di macerie.

Gli esperti disdegnano i costosi progetti di restauro del corallo e dicono che le barriere si riprenderanno da sole se le si lascia stare, come dimostrato dalla ripresa dei coralli sul flusso di lava derivante dall’eruzione del 1988 del vulcano Gunung Api che sta dall’altra parte del canale stretto di Banda Neira.

“Quello che bisogna solo fare è di rimuovere qualunque cosa ha ucciso le barriere ed assicurarsi che sia disponibile un substrato adatto per le nuove larve di corallo” dice Robert Delfs della Starling Resources di Bali ed esploratore delle acque orientali indonesiane.

Nel parco nazionale di Komodo, i subacquei dicono che i coralli sono riapparsi naturalmente in molte aree dove si sono usate molto le bombe. L’idea elegante dell’americana Helen Fox per incoraggiare la ricrescita era di spargere massi di arenaria dove restano solo i detriti è una tattica di riabilitazione che si è dimostrata funzionare.

Mentre il Covid ha avuto il suo costo sulla capitale del distretto di Banda Neira con le sue strade piene di buche e le strutture abbandonate e distrutte, un primo gruppo di subacquei stranieri torna per assaporare le meraviglie sommerse della regione.

Ma Banda Neira non è sempre stata pacifica. Vicino all’abbandonato ufficio dell’ex governatore olandese, le rovine di una chiesa sono la testimonianza della sanguinosa violenza settaria che percorse le Molucche tra il 1999 e il 2002 e che fece 5000 morti.

mappa isole di Banda
mappa delle aree protette delle isole di Banda https://www.coraltrianglecenter.org/banda-islands-mpa-network/

In un caso noto sull’isola di Banda Neira a maggioranza musulmana, il compianto capo tradizionale Des Alwi affrontò una folla che voleva linciare i rifugiati cristiani che si rifugiavano nell’hotel Maulana lungo la costa, dove furono ospiti la principessa Diana e Mick Jagger.

Sulla maggior parte delle isole, che un tempo erano la sola fonte delle spezie, ancora ci sono piantagioni di noce moscata e del macis, la scorza che si vende nella forma secca ad oltre 8 dollari il chilo ed i fiori ad oltre 16. Utilizzata all’inizio per curare la peste e ricercata dalle elite europee per le sue proprietà allucinogene, ora è solo un aroma per i piatti diventando ultimamente popolare per i suoi benefici per la salute e la bellezza. Con i subacquei che arrivano via mare o che atterrano sulla minuscola pista aerea che non ammette errori, la noce moscata e la storia lunga e sanguinosa che la circonda sono diventati un’attrazione secondaria rispetto alle mura superbe di corallo delle isole di Banda.

Mentre la pesca sostenibile e il turismo marino aiuterà a sopravvivere l’economia delle isole di Banda, bisogna ringraziare solo i suoi 3300 pescatori che si sono uniti a proteggere i giardini spettacolari di corallo intorno a loro ed il pesce che vive insieme a loro.

John MCBETH, Asiatimes

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