Ucciso Ka Oris, capo del NPA filippino ma resta la guerriglia comunista

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Il governo filippino del presidente Duterte ha affermato di aver ucciso Ka Oris, il nome di battaglia di Jorge Madlos, un pezzo grosso del Nuovo Esercito Popolare, NPA, in un’ultima operazione della guerra totale contro i ribelli comunisti.

E’ stato il ministro della difesa Delfin Lorenzana ad annunciare lunedì la morte di Ka Oris che sarebbe avvenuta in uno scontro a fuoco tra i militari del AFP e la guerriglia comunista nella città meridionale di Bukidnon.

ka oris jorge madlos
MindaNews photo by Gregorio Bueno

Il governo ha immediatamente presentato l’evento come un grosso colpo fatale per NPA, che porta avanti il conflitto armato più lungo del paese sin dal 1969, sperando di chiudere la ribellione prima che Duterte decada dal suo mandato.

Comunque sono poche le indicazioni che i ribelli saranno annientati a breve, data anche la profondità delle ineguaglianze e delle ingiustizie sociali nelle periferie del paese tra cui l’isola di Mindanao da cui proviene Duterte stesso. NPA che opera nelle campagne filippine ha di recente vantato la propria presenza in 73 delle 81 province filippine.

Il presidente filippino ha lasciato quasi del tutto libero il campo ai propri generali nella segnata e sanguinosa guerra contro il gruppo dopo aver presieduto a negoziati di pace destinati a fallire agli inizi del proprio mandato.

Il risultato è la diffusa violenza nelle regioni più povere del paese ed un clima generale di impunità nella repressione sistematica contro chi era percepito fare parte dell’opposizione di sinistra e di gruppi della società civile e militanti dei diritti umani.

Prima del lancio di un grande assalto che ha tolto la vita al comandante ribelle ed un’altra militante, i militari filippini hanno portato aerei da caccia nell’area dopo che una soffiata ha rivelato il luogo di un incontro di 30 militanti in un incontro segreto in un villaggio remoto vicino a Impasug-ong a Mindanao.

Il portavoce dei militari Colonello Ramon Zagala ha detto che l’operazione è un grande colpo contro i ribelli comunisti dal momento che “la morte di Ka Oris ostacolerà piani e attività del NPA dal momento che lui non più guidare l’azione violenta dei terroristi comunisti contro la gente”

Il governo accusa Madlos Ka Oris di taglieggiare le piccole e medie imprese della regione e di aver ideato assalti ripetuti contro le grandi imprese minerarie e le imprese agricole per farsi pagare le “tasse rivoluzionarie” dai capitalisti, come sostiene NPA.

Nel 2011 lui guidò un grosso attacco con 200 combattenti contro il maggior produttore di nichel del paese, in parte di proprietà della giapponese Sumitomo Corp che fu costretta per la sicurezza a chiudere le proprie operazioni.

“E’ stata fatta giustizia per i civili innocenti e le loro comunità che ha terrorizzato per decenni” ha aggiunto trionfante il generale Romeo Brawner, comandante militare regionale.

Il CPP, partito comunista filippino che presiede sul NPA, ha immediatamente attaccato le accuse del governo ed ha affermato che l’anziano militante sofferente ha subito una imboscata da parte delle forze di sicurezza, in modo simile ai tanti omicidi extragiudiziali dei presunti spacciatori filippini.

“Ka Oris e Dela Pena erano entrambi disarmati nell’imboscata … Non potevano assolutamente combattere e sono stati uccisi a sangue freddo” ha dichiarato in una dichiarazione il CPP promettendo di portare avanti la lotta contro il governo filippino.

Sotto Duterte i militari filippini hanno creato la NTF ELCAC, la Task Force Nazionale per porre fine al conflitto armato comunista locale, per eliminare il movimento comunista entro la metà del prossimo anno.

Ma molti esperti restano scettici su questo obiettivo e sostengono che questa ribellione è un sintomo della ingiustizia sistematica piuttosto che di una mancanza di legge e di ordine.

Inoltre parlamentari e militanti dei diritti umani hanno lanciato l’allarme contro il fenomeno del Puntare al Rosso, red tagging, con cui le forze di sicurezza prendono di mira in modo indiscriminato militanti, gruppi della società civile progressisti e persino importanti università statali come associati ai militanti comunisti.

Semmai Duterte, che si è anche definito socialista e di essere stato uno studente del fondatore del CPP Jose Maria Sison, è in gran parte responsabile per l’impennata di scontri interminabili tra le forze di sicurezza e NPA.

Agli inizi del suo mandato Duterte, che fu eletto anche per la sua campagna populista contro le droghe illegali e le diseguaglianze economiche, fu il primo presidente a nominare ex militanti comunisti in varie posizioni di governo.

Molte figure politiche legate al CPP-NPA sostennero la campagna presidenziale di Duterte nel 2016 in una empia alleanza tra il capo di estrema destra ed i noti comunisti.

Solo dopo qualche mese Duterte diede inizio ai promettenti negoziati di pace rilasciando i capi comunisti detenuti oltre a tenere conversazioni telefoniche con Sison che è in esilio in Europa da tantissimi anni.

Duterte pubblicamente invitò l’ex professore a tornare nel paese per dei colloqui faccia a faccia. Non ci volle poi tanto prima che queste aperture diplomatiche di Duterte verso i comunisti non si infrangessero sull’opposizione dei duri di entrambi i campi.

Agli inizi del 2017, vari comandanti regionali del NPA, il braccio armato del CPP, in modo unilaterale lanciarono un attacco ad un centro turistico di lusso a Luzon e poi un’imboscata contro soldati filippini a Mindanao, facendo sorgere vari dubbi sul controllo dei capi del partito sui comandanti in campo particolarmente dopo il loro disconoscimento delle operazioni del NPA.

In risposta i generali nel governo Duterte, come Lorenzana e il consigliere della sicurezza Nazionale Hermogenes Esperon, che non avevano accettato le concessioni fatte ai ribelli, sostennero una posizione dura e senza compromessi.

Per paura di potenziali contraccolpi dalle forze armate, Duterte cedette annullando i colloqui di pace confessando anche a febbraio 2017 le sue paure di vendetta da parte dei militari.

“Non costringetemi perché ai militari potrebbe non piacere che poi mi potrebbero cacciare, uccidere e non avete nessuno che vi parli” dichiarò Duterte come se parlasse agli interlocutori e ai capi ribelli nei negoziati di pace fermi, aggiungendo poi in un misto di Filippino ed inglese:

“Se i militari impazziscono, non che sono contro di me, ma ti sostengono sempre se credono che hai ragione”

Mesi dopo dopo che l’IS prese la città meridionale di Marawi, Duterte dichiarò la legge marziale a Mindanao dove opera anche la guerriglia del NPA.

I militari filippini presero al balzo l’opportunità di dichiarare la guerra totale non solo contro i gruppi vicini al IS ma anche contro i comunisti nell’area.

Il presidente filippino, distratto sempre dalla sua atroce guerra contro la droga e con la paura di perdere l’appoggio dei militari per la sua politica di amicizia con la Cina, ha costantemente dato spazio e forza agli elementi più anticomunisti dei militari.

Il più importante è l’ex generale Antonio Parlade che ha sempre additato progetti fantastici come il tentativo di golpe di Ottobre Rosso contro l’amministrazione Duterte in cui i capi dei comunisti operavano insieme all’opposizione liberale.

Il generale è passato poi a presiedere il controverso NTF-ELCAC che è stato accusato di aver generato un’isteria di massa e di prendere di mira indiscriminatamente militanti e gruppi progressisti.

Parlade provocò una rabbia di massa quando accusò gli organizzatori della Dispensa di Comunità di fare attività terroristiche.

“Accadde lo stesso con Satana, Satana diede una mela ad Eva. Da qui è cominciato tutto” disse l’ex generale riferendosi a chi organizzò le raccolte alimentari che si organizzavano un po’ dovunque durante la miseria e povertà generalizzata causate dalle serrate per la pandemia.

“Mi riferisco alla grande organizzazione che potrebbe esserci dietro. Questo stavamo dicendo, questo è quello che dico” spiegò Parlade ad implicare che il movimento comunista era dietro questa attività di solidarietà spontanea.

Ma piuttosto che censurarlo Duterte lo ha nominato a vicedirettore generale del Consiglio di Sicurezza Nazionale sottolineando la paura e l’isteria che di continui spinge la campagna anticomunista negli ultimi mesi da presidente.

La scorsa settimana il nuovo capo di stato maggiore dell’AFP generale Faustino affermò fiducioso che i militari sono sulla strada giusta per raggiungere l’obiettivo di eliminare la decennale ribellione comunista per metà del 2022 quando termina la presidenza Duterte.

“Proprio ora siamo sull’obiettivo” ha detto Faustino. “I nostri nemici si indeboliscono sempre di più” ha aggiunto senza dare alcuna prova chiara della sua forte dichiarazione.

Jason Castaneda, Asiatimesonline

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