Bomba a Erawan sintomo del più profondo malessere

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Le indagini sulla bomba ad Erawan proseguono con nuovi mandati di cattura e l’arresto di un thai del meridione. Nei giorni scorsi c’erano stati due arresti, una persona di probabile nazionalità turca arrestata a Nong Chok, Adem Karadag, ed un probabile cinese dello Xinjiang, Yusufu Mierili, arrestato in Cambogia e poi trasferito sulla frontiera thailandese.

Mierili avrebbe ammesso di aver incontrato il bombarolo effettivo alla stazione ferroviaria Hua Lampong di Bangkok e di avergli consegnato uno zaino pesante con la bomba.

La polizia, come è nello stile thailandese, ha fatto una ricostruzione dei movimenti di Mierili sia alla stazione che sul luogo della bomba con un grande stuolo di poliziotti. Questo però è solo esercizio di teatro, non serve alle corti e serva solo a trovare un colpevole per l’opinione pubblica.

Mierili non è stato ancora formalmente incriminato di qualche cosa. Si sa solo che la polizia lo considera un membro del gruppo terrorista.

Benché la polizia ammetta i legami con la questione degli Uighurs deportati in Cina e con elementi estremisti della Turchia, non si parla ancora di atto terroristico.

Alla stazione di Bangkok Mierili avrebbe rievocato la scena della consegna dello zaino con la bomba ad un uomo che compare nel video ripreso dalla sorveglianza con la maglietta gialla. L’uomo si sarebbe seduto, avrebbe lasciato lo zaino per terra e sarebbe poi scomparso a pochi minuti dallo scoppio.

“Yusufu ha detto che lo zaino che portava era pesante ed era una bomba” ha detto il portavoce della polizia Prawut. Ma resta ancora sconosciuto chi ha costruito la bomba e chi l’ha piazzata nello zaino. Mierili ha confessato di aver portato la bomba da un appartamento a Nong Chok dove la polizia nei giorni scorsi ha trovato materiale per fare una bomba in una incursione su un’informazione ricevuta. Dopo la consegna del pacco bomba i due si sarebbero diretti in direzioni opposte. Il Mierili sarebbe passato dal luogo della bomba per fare delle fotografie e poi sarebbe ritornato nell’appartamento dove risiedeva a Min Buri.

La polizia avrebbe trovato impronte digitali del Mierili su alcuni contenitori.

Si sa inoltre che Yusufyu Mierili ha attraversato la frontiera pagando una somma di 600 dollari alla polizia di frontiera

A gestire il gruppo sarebbe stato un certo Abudsatar Abudurehm Izaan, che avrebbe portato avanti l’attacco e che sarebbe scappato il giorno dopo. “Izaan è il capo di questa rete. Crediamo che sia la figura più di spicco.” ha detto il capo della polizia. Izaan sarebbe scappato in Bangladesh attraverso l’aeroporto internazionale.

Di seguito traduciamo l’articolo di Pavin Chachavalpongpun sull’attentato e le conseguenze per la Thailandia.

La bomba ad Erawan sintomo del più profondo malessere

La Thailandia resta il paese malato del sudestasitico e la cattiva notizia è che le sue condizioni continuano a peggiorare. Internamente una bozza di costituzione stesa dai militari è stata rigettata da una maggioranza di parlamentari che, ironia della sorte, erano stati nominati dalla giunta. Resta da vedere se la mancata approvazione della costituzione non sia stata un’arguzia del governo militare per restare più a lungo al potere attraverso una riscrittura da capo della nuova costituzione.

La versione della costituzione da essere scritta nel prossimo futuro dalla giunta militare, indipendentemente da come possa sembrare, determinerà il panorama politico thai negli anni a venire. Questo è particolarmente importante ora che la Thailandia si avvia alla fine del regno di Re Bhumibol. Figure fondamentali tra i militari e nel vecchio potere sono determinate nel voler mantenere la loro posizione di potere durante questo periodo critico di transizione e sono perciò obbligati a disegnare una costituzione che miri più a mantenere in uno stato di debolezza i futuri governi civili che non a rafforzarli.

Di certo la futura costituzione e la transizione reale destabilizzeranno ulteriormente lo stato thai. Ma nelle scorse settimane una tragedia si è aggiunta a scuotere la nazione. Il 17 agosto è esplosa una bomba vicino al tempio induista nell’affollato crocevia di Ratchaprasong a Bangkok uccidendo 20 persone e ferendone un centinaio.

Immediatamente il portavoce della giunta ha annunciato che qualche gruppo di opposizione potrebbe nascondersi dietro l’attentato terrorista aprendo la porta così a dicerie pubbliche se, in qualche modo, non possa essere coinvolto l’ex primo ministro Taksin.

Thaksin fu abbattuto da un colpo di stato nel settembre 2006 e vive da allora in esilio a Dubai.

Rachaprasong è un grande distretto di affari come pure la zona di battaglia dove quasi 100 magliette rosse furono uccise nel 2010. Deve essere un posto maledetto, sebbene ironicamente ospiti uno dei più famosi dei induisti della Thailandia. All’inizio, molti non hanno preso in considerazione il luogo dell’attacco ma si potrebbe rivelare alla fine fondamentale. Il tempio di Erawan, come è conosciuto, è un luogo popolare ed una grande attrazione turistica. Se si vuole causare il massimo impatto questo è un obiettivo ovvio.

Ma la cultura thai è buddista ed apprezza la tolleranza religiosa. Un simile luogo religioso non è il genere di obiettivo che un ribelle thailandese sceglierebbe, cosa che suggerisce sin dall’inizio a mio parere che non possano essere thai gli attentatori. Non si vuole puntare il dito ad altre fedi, ma solo dire che, se fossero faccende nazionali, il tempio di Erawan non sarebbe stato il luogo dove far svolgere un dramma nazionale.

Inoltre la scala del danno è stata troppo grande e troppo confusa. A voler soddisfare un’agenda nazionale non sarebbe necessaria una simile carneficina. Il paese ha visto nel passato scontri dove, per far capire il proprio messaggio, si è gettata una granata che ferisce poche persone, mala cosa si chiude lì.

Le analisi iniziali sembravano suggerire che poteva portare al conflitto separatista musulmano nel meridione thailandese. La violenza connessa a quella insorgenza è negli anni stata limitata alle tre province di Yala, Narathiwat e Pattani, mai la capitale. Il conflitto del profondo meridione manca ancora d un elemento internazionale.

Gli sviluppi recenti hanno mostrato che è molto probabile che questo atto terroristico sia legato alla deportazione dei rifugiati Uighurs in Cina, dove la minoranza musulmana vive nell’oppressione. I colpevoli potrebbero aver inteso punire lo stato thai lanciando un attacco in larga scala, ferendo o uccidendo in particolare persone della Cina (il tempio di Erawan è popolare tra i Cinesi). Una serie di arresti di sospettati con legami agli Uighurs sostiene ora la teoria che la Thailandia per la prima volta sia stata attaccata da un gruppo terrorista.

Naturalmente l’attacco è stato possibile a causa, principalmente, del fallimento dell’apparato di intelligence del governo thai. La sicurezza è molto trascurata a Bangkok e le autorità considerano una certezza che in un paese buddista nessuno commetta un attacco terroristico in grande scala. E’ un pensiero rivelatosi sbagliato alla luce dell’attentato con la bomba ad Erawan.

La mera scala dell’attacco minaccia di inficiare la fiducia nella sicurezza pubblica e nella fiducia degli investitori nell’economia. Questo spiega perché il paese non mostrerà segni di ripresa nel breve periodo. Sia le complicazioni domestiche, con la costituzione controversa e l’imminente successione reale, che l’attacco terrorista potrebbero avere effetti a lungo termine per la Thailandia.

La Thailandia non è più estranea al terrorismo internazionale. Prayuth ha già messo in guardia che potrebbero essere lanciati nel futuro ulteriori attacchi e questo porrebbe il paese sullo stesso piano dell’Indonesia che da tanto tempo soffre a causa del terrorismo globale.

In termini di problemi interni, la società vivrà maggiore repressione e la politica sarà più intensa. La successione reale non sarà la fine del dramma politico thailandese.

Quello che verrà dopo Re Bhumibol e il modo in cui militari e il vecchio potere potranno manipolare il suo successore sono domande che puntano ad un altro nuovo insieme di problemi che la Thailandia dovrà superare.

PAVIN CHACHAVALPONGPUN, JapanTimes

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