Caccia al gruppo di Santoso sul Monte Biru, a Poso, Indonesia

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Perché il gruppo di Santoso e dei suoi uomini, che si nascondono attorno a Poso, sulle montagne delle Sulawesi Centrali, non è stato ancora sconfitto nonostante l’impiego di migliaia di uomini della polizia e dell’esercito per dar la caccia a questo gruppo legato all’ISIS?

“Stai cercando la morte?” chiede il comandante Leo Bona Lubis, della polizia di Sulawesi Centrale e responsabile dell’operazione Tinombala, a Ruslan Sangadji, giornalista di Palu nelle Sulawesi centrali.

Ruslan ha chiesto il permesso di seguire le forze di sicurezza che andavano a Monte Biru. Dopo un viaggio estenuante fino a Poso di centinaia di chilometri, intendeva parlare della caccia al terrorista più ricercato dell’Indonesia, Santoso.

Erano passate settimane da quando la polizia aveva lasciato Tamanjeka ai piedi del monte Biru. Si riposavano quel giorno e Ruslan era tra di loro. Vedeva chiaramente la sommità della montagna. Ma non era ciò che avrebbe voluto vedere.

Fece un ultimo scatto per chiedere il permesso di entrare nella zona militare al comandante Glen che guidava l’ultimo gruppo dell’operazione. Glen comandava un piccolo gruppo che comprendeva sei brigate mobili e quattro membri dei militari in cambio di posizione.

Glen semplicemente sorrise scuotendo la testa e disse che la polizia non poteva permettergli di unirsi alla caccia di otto ore per salire il monte Biru. “E’ troppo lontano. Non puoi venire con noi. Torna per favore a Poso con loro.” disse Glen sorridendo mentre indicava le truppe che caricavano i loro sacchi in un mezzo per tornare alla base in città.

Glen è uno dei 2500 persone della sicurezza che comprende 1500 poliziotti della squadra antiterrorismo Densus 88 e Brimob. Gli altri mille sono del Battaglion di riconoscimento anfibio e delle unità speciali subacquee.

Militanti indonesiani dell'ISIS... Poso

Se c’è una cosa che Glen avrebbe potuto dire a Ruslan dell’operazione, è della pericolosità. Nel profondo della foresta tropicale umida, devono pensare ed agire tatticamente per raggiungere l’obiettivo, o almeno garantire la sopravvivenza.

Un problema spesso è il rifornimento di alimenti. Anche se gli alimenti freschi giungono ogni cinque giorni, gli uomini devono spesso prendere cassava o mais dalle piantagioni. E’ inevitabile sparare agli uccelli. “Abbiamo anche mangiato serpenti” Glen ha detto ridendo a Ruslan.

Percorrendo il vasto terreno del Monte Biru, la vita di Glen si è intrecciata con quella di Santoso nell’ultimo anno dalla prima operazione nel 2015. Dopo essere stato assegnato all’operazione congiunta di polizia e militari, è stato chiamato all’operazione Tinombala cominciata il dieci gennaio. Il suo compito primario è di sradicare Il gruppo dei Mujahidin dell’Indonesia Orientale, MIT, un gruppo militante di Poso che si è evoluto da una ramificazione locale di Jamaah Islamiya fino a diventare forte sostenitore dello stato islamico.

Glen comunque sentì di Santoso nel 2012, quando il capo militante pubblicamente sfidò la Densus 88 in una dichiarazione rilasciata dai media legati ad Al Qaeda.

Si dichiarò “Abu Musab al-Zarqawi al-Indonesi” adottando il nome di uno dei fondatori di AlQaeda in Iraq ucciso nel 2006. Come altri gruppi di terroristi, il MIT è fatto di combattenti esperti e jihadisti ben addestrati di altre nazionalità come gli Uighurs cinesi che si unirono nel 2014. La maggior parte sono però indonesiani, parti di una cellula che è continuata crescere dopo la firma del trattato di pace di Malino che pose fine alle violenze religiose nel 2001.

Santoso il cui nome vero è Abu Wardah, era un libraio di libri islamici proveniente da Giava e viveva vicino a Poso. La passione per la jihad radicale fu alimentata dal religioso famoso Abu Bakar Ba’asyir con i suoi discorsi religiosi registrati sui massacri di musulmani in Chechnya e Palestina.

La sua prima comparsa da jihadista fu durante lo scontro religioso a Poso tra cristiani e musulmani nel 2000. Santoso ignorò il trattato di Malino, firmato dalle comunità in conflitto.

La sua rabbia cocente e la disperazione per la vendetta dei moti musulmani a Poso lo portarono a dientare attivo nel gruppo di Tanah Runtuh affiliato a JI, dove apprese della Jihad estrema. In un campo di addestramento militare di una ala della JI nell’area delle Sulawesi Maluku, si creò la sua versione violenta della Jihad.

Santoso giocò molto con le simpatie dei villaggi, specie nella città costiera di Poso, poiché alcuni locali portavano i segni di conflitti religiosi precedenti come pure il risentimento verso le forze di sicurezza che conducevano operazioni da mano pesante nell’area.

cacia a santoso in Poso

La prima attenzione della polizia verso di lui fu nell’agosto del 2004 quando fu arrestato per aver cercato di rubare un camion di sigarette con altri sei. Poi scomparve. Secondo gli esperti Santoso ha studiato un’interpretazione radicale dell’Islam a Ngruki, Surakarta, mente ha imparato fa fare le bombe a Mindanao.

Quando fu smantellato il campo di addestramento ad Aceh nel 2010 Jamaah Ansharut Tauhid (JAT) giunse a Poso. La cellula formata da Ba’asyir prese l’interesse d Santoso nel ritornare nella jihad.

Allora guidò un’unità militare appena formatasi del JAT e poi formò il suo gruppo, MIT con l’iuto di seguaci a Poso che credono che l’Indonesia sia un luogo perla Jihad.

Il gruppo scioccò il paese per la prima volta nel 2012, quando due giorni dopo la sua fondazione furono ritrovati morti due poliziotti in una tomba a Tamanieka, Poso. Regnò dopo un terrore sporadico fatto di omicidi sadici come la decapitazione e l’accoltellamento.

A novembe 2014, fu ritrovato morto una persona di 50 anni, M. Fadli di fronte alla casa a Tangkura a Poso, il collo tagliato da un machete. Il gruppo di Santoso ne rivendicò la morte.

Poso

A settembre scorso, a Parigi Moutong, il gruppo fu coinvolto nell’omicidio di due cittadini, anch’essi decapitati, mentre un’altra vittima non identificata era coperta di pugnalate. Si dice che le tre vittime avessero passato informazioni alla polizia sui movimenti del gruppo di Santoso.

Ad aprile 2015, dopo uno scontro a fuoco con la polizia in cui morì Daeng Koro, un alleato stretto di Santoso, si dice che il gruppo abbia decapitato il suocero di Koro, accusato di aver passato informazioni al Densus 88. Il corpo fu trovato a Malino.

Il gruppo di Santoso non ha tolleranza alcuna per chi è ritenuto un informatore, anche se di parenti di militanti del gruppo, una posizione legata alla strategia di guerriglia.

A dicembre la polizia disse di aver scoperto un campo nascosto fato di dieci capanne che sarebbero state usate dal MIT, a 15 chilometri da Poso.

Oltre al ritrovamento di un cadavere di un membro del gruppo, di alcune armi rudimentali e di vestiti da uomo e donna, non riuscirono a ritrovare nessuno del gruppo. Analogamente a gennaio la polizia attaccò un campo appena stabilito a 20 chilometri da un villaggio dove uccisero uno del MIT. Ma il gruppo di Santoso scomparve di nuovo nella giungla.

I residenti che vivono alle pendici della montagna spesso aiutano la sicurezza a tracciare i movimenti veloci del MIT. Ma la questione è molto più complicata di quanto pare, perché non solo chi simpatizza per Santoso ma anche chi gli si oppone tende a tenere per sé i fatti.

Papa Mirna di Tamanieka disse a Ruslan quanto fosse efficace l’orrore che gli abitanti dei villaggi avevano visto a farli restare silenziosi sui loro movimenti. Il taglio della testa era un modo eficace di dire “Vi sto avvisando”.

Talvolta ad avvisare gli abitanti a non cooperare con la polizia, definita ansharut-taghut onemici dell’Islam, sono dei messaggi di testo o dei volantini. “Se ignoravo l’avviso, mi fu detto che mi sarebbero accadute cose terribili” disse Papa che ricevette un avviso nel 2013.

La polizia considera Santoso uno dei più pericolosi capi per una ragione. E’ esperto di guerriglia, di mappe, costruisce bombe e sa utilizzare la foresta per i propri scopi. I rapporti parlano di un gruppo di 27 membri che includono tre donne e due cinesi Uighurs ed un ex tagliaboschi illegale che conosce la foresta come le proprie tasche.

“Il MIT applica le attiche di guerriglia spostandosi da un posto all’altro” dice Leo Bona Lubis.

Il sistema ha peresso benissimo a Santoso di sfuggire alla cattura. Anni di esperienza nel muoversi attorno alla regione montagnosa ha permesso ai membri del MIT di identificare le vie facilmente; conoscendo il terreno sanno dove fuggire.

Secondo la polizia il MIT ha anche una gerarchia strutturata, in cui Santoso è a capo, insieme con Basri o Bagong, e due cinesi Uighurs. Costruiscono le comunicazioni esterne, preparano le tattiche e strategie e fanno addestramento essenziale ai semplici esecutori come fare una bomba.

Il secondo livello consiste di esecutori che affrontano la sicurezza e sono per lo più membri del MIT. Il terzo livello consiste di sostenitori che agiscono come corrieri per portare alimenti, vestiario, armi.

Il MIT è equipaggiato con armi sofisticate. In uno scontro a fuoco, ad agosto scorso, fu ucciso Bado, uno dei corrieri in una squadra antiterroristica. Furono trovati fucili e bombe fatte a mano.

C’era anche un fucile Bretta M60 usato dai marines americani contro i carriarmati e fucile M16 che si credeva fosse giunto dalle Filippine insieme ad un Pindad SS1 che è il fucile d’assalto delle forze indonesiane.

Nella lotta contro questo pericoloso gruppo in un vasto territorio la polizia e l’esercito hanno creato tre gruppi principali per fare attività specifiche nell’Operazione Tinombala.

In prima linea nella caccia e negli scontri a fuoco ci sta il Gruppo della Caccia fatto di membri del Densus 88, Kopassus e Battaglione anfibio della Marina.

Il gruppo dei Guardiani, impiegato nelle posizioni attorno ai villaggi ai piedi della montagna e a Poso, è fatto di polizia e militari che tengono traccia di chi entra ed esce dalla foresta e che provano a colpire il rifornimento a Santoso e al gruppo.

“Una delle nostre strategie è di rompere la linea di rifornimento sia pe gli alimenti che er le armi e munizioni”.

In ultimo, ma non meno importante, è il gruppo di Deradicalizzazione che contrasta la propaganda del gruppo MIT. Coinvolge membri della polizia e figure religiose del ministero degli affari religiosi, religiosi locali come Ustad Adnan Arsal, capi villaggio e rappresentanti delle scuole islamiche, pesantren.

Ibrahim che è ex presidente di Al Khairat, la più grande organizzazione islamica delle Sulawesi Centrali, dice che mentre nel Corano esisteva la Jihad spirituale, la jihad violenta non era nel contesto indonesiano. “Jihad la si può far con azioni buone come la preghiera o il soddisfare i bisogni fondamentali della famiglia. E l’Indonesia non è un paese in guerra. Quindi commettere una jihad violenta è sbagliato”.

Guardando alla Jihad armata del gruppo MIT di Santoso si indovina facilmente perché il MIT sia diventato il primo gruppo Jihadista in Indonesia a promettere alleanza con l’ISIS. La promessa di alleanza ha dato al MIT dei vantaggi di un sostegno massiccio dai sostenitori dell’IS in Indonesia come anche aiuto dall’organizzazione globale dell’IS, secondo IPAC di Giacarta.

Secondo Sidney Jones, benché nessuno sia andato in Siria dei 27 del MIT, Santoso ha attratto i tre sostenitori principali attualmente in Siria, vale a dire Abu Jandal, Bahrun Naim and Bahrumsyah.

L’ultimo che è anche comandante del Khatibah Nusantara, l’unità dell’ISIS del sudest asiatico, ha dato assistenza a Santoso trasferendo dei fondi sia direttamente ad un conto bancario del MIT e indirettamente alle Filippine per comprare armi per il gruppo.

Nel giugno 2014 Santoso diceva di essere “comandante dell’esercito dello stato islamico in Indonesia” dopo che Abu Bakr Al-Baghdadi affermò che intendeva stabilire un califfato. E’ stao molto probabilemte influenzato dal metodo dell’ISIS della jihad usando le stesse tecniche come la decapitazione.

I cambi nella geopolitica jiadista globale hanno colpito la mppa militante dell’Indoensia. La Jemaah Islamiyah a GiavaOrientale, a Lemongan, che fu dietro il poter crescente del MIT, si è diviso in due fazioni. La cellula jiahdista di Lemongan, secondo IPAC, aveva reclutato persone inviandole a Poso per l’addestramento, connettendo Santoso ai media pro jihad come Il fonte dei Media globali islamici di Al Qaeda all’inizio e poi con ISIS.

Dopo che ISIS dichiarò guerra al gruppo rivale nel medio oriente alcuni membri del Jiandarono nell’ISIS. Jat a cui partecipò anche Santoso, si divise quando Ba’ashyr, sostenitore di Al Qaeda, improvvisamente cambiò idea e sostenne l’ISIS.

“Quasi il 90% dei membri del JAT crearono un nuovo gruppo anti ISIS, JAS, Juma’ah Ansharusy Syariah” dice Rakyan Asibrata osservatore dell’antiterrorismo.

JAS restò nel Consiglio dei Mujahidin Indonesiani ed i capi del JI che si erano allineati con Al Qaeda e il Al Nusra Front.

Da Poso a Giacarta.

Secondo vari esperti ci sarebbe rivalità tra i gruppi militanti indonesiani come MIT, Darul Islam, JAT e Tauhid Wal Jihad, che erano influenzati da Amman Abdurrahman, figura importante dell’ISIS indonesiano.

Secondo la polizia il religioso radicale che per primo diffuse in Indonesia la dottrina Wahabbi radicale, che considera i non aderenti come infedeli, ha legami stretti con Santoso. Amman è in carcere nell’isola di Nusakambangan dove si sopetta che presieda al movimento dei suoi fedeli. La polizia afferma che Amman era il legame tra Santoso e chi ha fatto l’attacco a Giacarta il 14 gennaio che uccise otto persone.

Le bombe usate nell’attacco alla Jalan Thamrin erano state fatte dagli stessi componenti usati dal MIT a Poso ad indicare che gli uomini che hanno fatto l’attacco e la gang di Santoso c’era una affiliazione.

Mentre i militanti di Al Qaeda fanno gli attacchi agli interessi occidentali, l’ISIS ha dichiarato guerra a chiunque rifiuti di seguirla anche se sono musulmani. A Poso il gruppo di Santoso chiama tutti i musulmani associati con la sicurezza nemici.

“E’ interessante che gran parte della dichiarazione registrata di Santoso è sugli attacchi lanciati contro Densus 88. Questo è il loro principale nemico, non gli stranieri, o i musulmani sciiti o l’esercito. C’è un grado di vendetta” dice Sidney Jones.

Gli esperti dicono che gli attacchi militanti usano attori chiave differenti, con similarità con l’attacco di Parigi che l’ISIS rivendica.

Diversamente da Al Qaeda che mette le bombe tra la gente, gli affiliati dell’ISIS scelgono un percorso in cui il gruppo di suicidi e persone armate si coordinano negli attacchi. I loro equipaggiamento è semplice e meno costoso e non facile da individuare.

Durante una incursione nel villaggio di Taunca la polizia trovò dei documenti di transazioni che parlavano di un flusso i capitali dall’ISIS al MIT attraverso conti che appartenevano a sostenitori del MIT o a fondazioni ad esso affiliate. Erano di 144 dollari per transazione, dice Lubis.

Il gruppo di Santoso è considerato come parte delle operazioni terroristiche globali e non c’è da meravigliarsi che il governo abbia lanciato un’operazione in grande stile per liberare la regione montuosa di Poso dal MIT. Fino a febbraio sono 392 gli indonesiani che si trovano in Siria con l’ISIS.

Il capo della polizia nazionale generale Haiti ha affermato che il personale della sicurezza continuerà òe operazioni fino alla cattura, vivo o morto, di Santoso. “Se non si ferma il gruppo si rafforzerà e diventerà un gruppo di insorgenza come nelle Filippine o in Thailandia”.

Dopo uno scontro a fuoco del 28 febbraio in cui fu ucciso un presunto terrorista, il gruppo di Sentoso si è diviso in piccoli gruppi che si sono diretti su differenti parti delle montagne della regione delle Sulawesi Centrali per sfuggire alla caccia delle truppe.

Un rapporto recente afferma che Santoso si trova nel profondo della foresta a Monte Wuasa nel distretto di Poso. Due o tre dei suoi compagni sono stati uccisi ed il terzo catturato di recente.

Nonostante che il numero dei militanti del MIT scenda dall’inizio dell’operazione Tinombala a gennaio, Santoso e l sua banda sono ancora impegnati nella guerriglia nel nome della Jihad come se fossero immortali.

Il terreno impervio e il clima cattivo, come anche il rischio di morire sulle montagne, impedì a Ruslan di unirsi e descrivere la caccia a Santoso e al suo gruppo. Non è un compito facile per la sicurezza o per lui come giornalista.

Sulla via di casa, Ruslan ricorda il ricordo di un ufficiale di polizia su dove si potesse trovare Santoso. “E’ davvero nella foresta? Chissà forse è in un hotel di Bali”.

Le grandi difficoltà nelle operazioni sembra che provengano più che dall’impervio territorio o dall’elusività del MIT, quanto dal grande numero di sostenitori del MIT.

Anche se si cattura Santoso il governo dovrà restare ancora in guardia contro quei sostenitori silenziosi che potrebbero portare avanti la sua jihad.

Potrebbe essere fondamentale un’operazione militare, ma affrontare le cause radicali è la sola risposta a questa situazione.

Marguerite Afra Sapiie Ruslan Sangadji , JakartaPost

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