La dissoluzione di Jemaah Islamiyah sarà la sua fine?

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Sulla decisione dei sedici capi di andare alla dissoluzione di Jemaah Islamiyah traduciamo due analisi, la prima è quella fatta dall’IPAC, Istituto di analisi politica dei conflitti, a Giacarta di cui abbiamo accennato in precedenza, mentre la seconda analisi è fatta da Chasseur Group di Munira Mustafa.

La dissoluzione di Jemaah Islamiyah sarà la sua fine?

E’ questa davvero la fine di Jemaah Islamiyah?

Secondo IPAC sono vari i fattori che hanno influenzato la decisione dei sedici capi di JI di ritornare nelle braccia della repubblica indonesiana, dell’ideologia della Pancasila e dell’Islam ortodosso, mostrando la disponibilità a modificare il curricolo delle scuole islamiche, pesantren, sotto la loro egida.

Il primo dei fattori addotti da IPAC a questa svolta è l’influenza che i capi più intellettuali hanno da qualche anno sull’organizzazione, interessati più alla preghiera e all’istruzione islamica più che alle azioni del jihad.

Un secondo fattore può essere dovuto ad un’analisi tra costi e benefici che li ha portati a difendere il loro focus sulle pesantren abbandonando l’organizzazione segreta (tanzim sirri) per lavorare alla luce piena, come già iniziato da Para Wijayanto dal 2019.

A ciò potrebbe aver influito l’intenso lavoro di Densus 88 verso i capi di JI come Abu Rusdan, Arif Siswanto alias Abu Mahmuda e Bambang Sukirno.

Secondo IPAC, i sedici membri che hanno firmato la dichiarazione sono rispettati e sono credibili e questo depone a favore di una accettazione diffusa della decisione, cosa che però non esclude la possibilità di scissionisti in località come Poso, Banten e Lampung dove la presenza di JI e del Jihad islamico è storicamente forte.

“Significherà probabilmente la fine degli sforzi di cercare addestramento militare straniero, almeno in un prossimo futuro. Sarà più difficile abbandonare l’obiettivo di uno califfato islamico in Indonesia, e si noti bene non si cita affatto la democrazia nella dichiarazione, sebbene la lotta per raggiungerlo sarà fatta con metodi pacifici”.

La dichiarazione letta a video ad alta voce da Abu Rusdan, è la seguente:

“Ecco i risultati di un incontro tra alti esponenti della JI e capi di pesantren affiliati alla JI. Dichiariamo che

1. Sciogliere l’organizzazione al-Jamaah al-Islamiyah e ritornare alla Repubblica di Indonesia.

2. Garantire che il curriculum e i materiali didattici siano liberi da atteggiamenti di estremismo e riflettano quello di Ahlussunnah wal Jamaah.

3. Istituire un gruppo di lavoro per studiare il curriculum e il materiale didattico;

4. Sono pronti a impegnarsi attivamente nell’indipendenza per fare dell’Indonesia una nazione di progresso e dignità.

5. Sono pronti a rispettare la legge che si applica nella Repubblica unitaria dell’Indonesia e si impegnano e saranno coerenti nell’attuare le conseguenze logiche della legge.

6. Le questioni legate ai punti precedenti saranno seguite nelle discussioni con il Distaccamento 88. Bogor, 30 giugno 2024″

La base intellettuale di JI si muove da anni verso questa posizione di porre fine alla violenza, al suo stato di clandestinità per concentrarsi sulla preghiera e l’educazione.

Nel 2009 JI creò Majelis Dakwah Umat Islam dopo un grande scontro nel 2007 e l’arresto della sua dirigenza. Allora Abu Rusdan sostenne che JI non poteva sperare di sopravvivere senza il sostegno della comunità e non c’era alcun sostegno alla violenza.

Nel 2009 e 2010 gli stessi intellettuali insieme a Para Wijayanto tennero fuori JI dai campi di addestramento di Aceh a cui tutti gli altri gruppi jihadisti salafi erano andati.

Allora un giovane intellettuale sostenne con forza che atti jihadisti in Indonesia servivano solo ad erodere il sostegno della base locale. Il giovane intellettuale notava che se l’obiettivo era di creare lo stato islamico, altri gruppi legali come FPI avevano fatto più progressi di JI. Solo un membro di JI andò ad Aceh ed è poi stato associato ad un gruppo scissionista di Noordin Top.

Alcuni membri della JI si sono staccati per sostenere l’agenda più violenta dell’ISIS nel 2014, in particolare Abu Bakar Ba’asyir e Abu Husna, suo compagno di cella, anche se i seguaci di Abu Husna nell’organizzazione ora nota come JAK (Jamaah Anshorul Khilafah) non si sono mai impegnati nella violenza.

Para Wijayantho stesso spostò la JI verso una posizione più moderata, dissociandola dall’uso della violenza in Indonesia, ma mantenendo il suo impegno per uno Stato islamico e la necessità di mantenere una capacità militare per essere pronti a combattere quando la formazione dello Stato fosse vicina. Ciò giustificava la ricerca di milizie con cui addestrarsi in Siria e Yemen. Il Para ha anche sostenuto il passaggio a una strategia più politica, formando un partito politico o unendosi a una coalizione con gli islamisti di superficie, ad esempio nella campagna contro Ahok, il governatore cristiano di Giacarta, nel 2016.

“Tutto questo vuol dire che lo spostamento verso un’organizzazione più aperta è il culmine di un lungo processo condotto dagli intellettuali, sebbene ci siano volute le repressioni del governo dal 2019 al 2023 e gli arresti di centinaia di membri per costringere i capi a guardare la dura realtà: eliminazione o cooperazione.

Relazioni con Densus 88

Dall’arresto nel 2007 degli allora emiri Zarkasih e Abu Dujana, i rapporti tra i leader della JI e il Densus 88 erano ragionevolmente amichevoli. Entrambi erano prigionieri modello e aiutavano la polizia a consigliare gli altri detenuti. Dopo la comparsa dell’ISIS nel 2013, Lutfi Haidaroh alias Ubaid, un membro della JI arrestato nel 2010 per la seconda volta per il suo coinvolgimento nel campo di addestramento di Aceh, ha contribuito in modo determinante a formulare e diffondere argomenti anti-ISIS dal carcere di Cipinang a Giacarta, a proprie spese.

Dopo aver scoperto alla fine del 2017 che la JI aveva inviato quadri in Siria per l’addestramento militare, la polizia ha iniziato a indagare più intensamente sull’organizzazione. L’arresto e la successiva indagine di Para Wijayanto alla fine del 2019 hanno rivelato che i membri erano cresciuti fino a 6.000 sotto la guida di Para. Questo ha rappresentato un dilemma per gli ufficiali superiori del Densus 88.

Non era possibile arrestare ogni singolo membro di JI senza dare un carico enorme su tutto il sistema che si trovava sotto forte stress dopo la promulga della legge antiterroristica che permetteva incursioni preventive.

L’alternativa fu la decisione di perseguire nel 2021-22 una riconciliazione con capi selezionati di JI che non sarebbero stati arrestati se accettavano di revocare la loro Bai’at, promessa di obbedienza all’emiro di JI.

Il dilemma che i capi di JI avevano era il rischio non solo dell’arresto di tantissimi altri membri ma anche del sequestro delle loro scuole e dei loro beni. Perciò accettarono di avere un dialogo intenso con la polizia a partire dal 2022 sia con i capi in carcere che con quello liberi.

La conclusione è stata la decisione di dissolvere Jemahh Islamiya.

Reazioni e potenziali conseguenze comprendono l’idea che i capi di JI abbiano ricercato una qualche forma di risarcimento, che siano stati pragmatici in senso spregiativo per dire traditori anche in considerazione di quei militanti che sono morti nelle azioni jihadista.

Per alcuni si è trattato di scegliere obiettivi più facili e pii in un momento di persecuzioni o di emergenza.

Questo non sembra essere il caso di questi capi intellettuali di JI che sembrano credere in questo nuovo obiettivo secondo l’analisi dell’IPAC.

In passato ci sono stati vari elementi che hanno abbandonato Jemaah Islamiyah per formare gruppi scissionisti che poi sono stati debellati dalla potente Densus 88.

In passato però non c’è mai stato un tentativo del genere di un gruppo importante e sostanzioso di dirigenti che hanno annunciato questo cambiamento strategico.

“Se ci sarà un’opposizione, ci vorrà del tempo perché cristallizzi e trovano i capi che possano rendere fattibile un’alternativa.

Al momento il probabile risultato è che cresceranno le scuole affiliate al JI e il crescente coinvolgimento nella vita pubblica di coloro che hanno firmato la dichiarazione del 30 giugno. Resta da vedere cosa succederà al resto dei militanti”

Le implicazioni strategiche e politiche della dissoluzione di Jemaah Islamiyah in Indonesia

Il Chasseur Group sottolinea che nonostante l’apparente dissoluzione di Jemaah Islamiyah le autorità indonesiane devono essere vigili nel prevenire i tentativi di formazione di nuovi gruppi e quelli di mero cambiamento di nome.

Devono inoltre essere attente a vigilare sulle nuove potenziali minacce che potrebbero derivare da questa chiara vittoria dell’antiterrorismo e monitorare la situazione dopo questo cambiamento che potrebbe cambiare le influenze politiche nei gruppi jihadisti.

La dichiarazione di scioglimento del gruppo e l’impegno a sostenere la Pancasila del governo indonesiano segna “un significativo punto di svolta per il gruppo che indica una fine formale delle sue operazioni”.

Ma questo significa che Jemaah Islamiyah non rappresenta più una minaccia?

“Sotto l’egida di Para Wijayanto JI ha mantenuto una moratoria sulla violenza sin dal 2009 spostando l’attenzione verso Dakwah, preghiera, e il rafforzamento della coesione interna. Ma considerando che molti capi importanti di JI sono in carcere, si possono ragionevolmente implicare alcuni punti:

Posizione di Debolezza: la scelta di JI di dissolversi potrebbe indicare uno stato di debolezza potenzialmente forzata da pressioni e sconfitte sostanziali.

Raggruppamento segreto: Nonostante le dichiarazioni pubbliche di scioglimento, è possibile che la JI si stia ancora raggruppando e ristrutturando in modo occulto, con l’obiettivo di adattarsi alle sfide poste dalle forze di sicurezza indonesiane.

Accordo mutuo: la dissoluzione potrebbe nascere da un accordo negoziato con il governo che vuole affrontare alcune questioni collettive dei membri di JI

Legittimazione politica: nel 2022 JI giunse molto vicino ad entrare nell’arena politica in base alla convinzione che la partecipazione elettorale era una via meno rischiosa e forse più efficace per portare avanti la loro agenda islamica nel dominio religioso, politico e sociale di quanto lo sia una scelta violenta. La dissoluzione potrebbe rappresentare una scelta strategica di cambio dell’immagine militante per diventare attori politici legittimi.

Coercizione del governo: Con la presidenza Joko Widodo c’è forse stata la coercizione del governo a dire di ai suoi membri di chiudere le attività e di smettere di ritrovare una nuova formazione.”

Jemaah Islamiyah ha inoltre tagliato i ponti con Al Qaeda nel 2010 segnando “una divergenza distinta nelle loro strategie operative. Dal 2021 Jemaah Islamiyah non ha mostrato intenzioni di voler ristabilire la comunicazione con Al Qaeda a sottolineare una separazione strategica continua”.

Con la dissoluzione di Jemaah Islamiyah questi legami potrebbero essere ricercati e perseguiti da chi in JI non accetta di voler tornare tra le braccia della Pancasila riprendendo le dinamiche di membri isolati come Noordin Mohamad Top che provò a riguadagnare l’attenzione di Al Qaeda.

“Sebbene il recente annuncio possa suggerire una dissoluzione dell’attuale struttura della JI, non conferma necessariamente la fine delle sue attività. Rimane invece la possibilità concreta che la JI possa riemergere sotto un’altra bandiera, continuando a perseguire i suoi obiettivi ideologici o operativi in una nuova forma.” scrive CG.

Perché interessa la dissoluzione di Jemaah Islamiyah

“La dissoluzione di Jeemah Islamiya, che si tratti di una vera e propria manovra strategica, ha implicazioni significative per le comunità locali e per il processo decisionale in Indonesia, soprattutto per quelle precedentemente sotto la sua influenza o il suo controllo.

Quest’ultimo sviluppo potrebbe essere percepito come un trionfo per le iniziative governative di antiterrorismo, che potrebbe dare forma alle politiche future e rafforzare il sostegno pubblico a tali misure. Tuttavia, il governo non può permettersi di diventare compiacente. La JI ha una storia ben documentata di attentati terroristici di grande portata in passato, e qualsiasi rinascita o ristrutturazione potrebbe rappresentare una nuova minaccia. Una nuova JI potrebbe attrarre nuove risorse o reclute dalle giovani generazioni.

Se la JI si sta segretamente raggruppando, riorganizzando o cercando di infiltrarsi in sfere politiche per adattarsi al severo ambiente di sicurezza, le autorità indonesiane devono rimanere vigili per sventare qualsiasi potenziale rinascita. Il monitoraggio continuo di questi sviluppi è fondamentale per comprendere e rispondere ai cambiamenti di potere e influenza politica.”

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