La linea ferroviaria ad alta velocità rallenta in Thailandia

l'alto costo del golpe giornalismo aggressivo

C’era una volta un accordo tra Cina e Thailandia per costruire una linea ferroviaria ad alta velocità, ripescata tra i programmi di Yingluck Shinawatra, che ora però sarà rivista, a causa dei costi enormi da 15 miliardi di dollari e degli alti tassi di interesse chiesti dalla Cina per il suo prestito.

alta velocitàL’abbraccio di Prayuth con la Cina sembra portarsi un costo troppo alto.

A luglio scorso fu firmato un accordo di massima per costruire 870 chilometri di linea ferroviaria ad alta velocità, a doppio percorso, che a partire dal confine con il Laos a Nong Khai si sarebbe esteso nel paese fino alla zona industriale di Laem Chabang e Map Ta Phut sulla costa orientale della Thailandia.

L’inizio del servizio era previsto per il 2020 e prevedeva sia il traffico passeggeri che merci alla velocità di 180 chilometri l’ora.

Secondo la rivisitazione del piano, la Thailandia costruirà una rete passeggeri ad alta velocità fino a 250 chilometri l’ora lungo 250 km originari da Bangkok a Nakhon Ratchasima nel Nordest., il cui costo di 4 miliardi di euro li sopporterà il governo thai.

Il problema ed il futuro incerto della linea cominciano da Nakhon Ratchasima in poi fino a Nong Khai. A dirlo chiaramente è il ministro dei trasporti thai Arkhom Termpittayapaisith.

I due paesi non sono riusciti ad accordarsi sulla divisione dei costi, sugli investimenti dei due paesi in una compagnia di gestione del progetto. Il generale Prayuth ha perciò informato la Cina che per il momento vanno da soli.

La Thailandia aveva chiesto alla Cina di sobbarcarsi il 60% della presenza nella compagnia per i benefici che Pechino ne trarrebbe dal fatto che farebbe parte della linea che da Kumming porterebbe nella regione. Pechino però ha anche posto un problema di elevati tassi di interesse sui propri prestiti offerti contro la richiesta thai di mantenere i tassi entro il 2%.

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Poiché qualcosa lo si è firmato, la cooperazione andrà avanti perché la Thailandia userà molto della tecnologia cinese.

In gioco su questa faccenda non c’è solo la politica estera di una giunta che di fronte alle critiche occidentali ha preferito l’abbraccio cinese costoso. Vi è anche la necessità di far vedere che la giunta NCPO è capace di far partire i progetti mastodontici che vengono poi portati avanti.

Si ricorderà come la Thailandia abbia cercato di esaudire molti desideri cinesi, non ultimo col rimpatrio dei rifugiati Uighurs stanziati in Thailandia. Una prima volta ci fu il rimpatrio forzato di un centinaio di Uighurs che sarebbe stato il fattore scatenante della bomba al tempio d Erawan. Successivamente il rimpatrio di altri profughi cinesi che già avevano avuto lo status di rifugiati e si apprestavano ad andare in Canada.

Ma la Thailandia ha una storia di progetti che si fermavano ogni volta che c’era un cambio di potere al governo. Nel 2017 ci saranno, o ci dovrebbero essere, le elezioni politiche di transizione verso un governo civile ed un blocco di questi lavori confermerebbe che neanche i militari sono riusciti a finire qualcosa. Perciò la giunta di Prayuth sta provando in tutti i modi a far partire questo progetto nei tempi utili di ottobre, quando inizialmente si parlava di maggio.

Questo ritiro thailandese ha comunque qualche implicazione negativa sulla strategia cinese di esportazione di infrastrutture e sulle ambizioni di voler costruire una ferrovia pan asiatica che trasferisca merci e passeggeri dalla Cina in tutti gli angoli della regione fino a Singapore, connettendo così due espressioni cinesi in Asia.

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Non va dimenticato l’uso che la Cina fa di questi progetti e finanziamenti che servono a legare a sé e alla propria politica paesi emergenti e poveri, come Laos e Cambogia.

Resta da vedere se questo ritiro thailandese non costringerà la Cina a rimodulare i suoi piani.