Dopo la storica siccità dello scorso anno, nel Delta del Fiume Mekong

La fine delle feste del capodanno lunare del Tet segna l’inizio di una nuova stagione secca nel basso Delta del Mekong vietnamita. Nelle province della costa attorno al Delta, migliaia di agricoltori, particolarmente chi soffrì in modo miserevole la storica siccità dello scorso anno, si mobilitano al possibile arrivo di una nuova siccità, altrettanto devastante, nel Delta nel giro di qualche settimana.

Nella stagione secca del 2016 la siccità record, a cui si unì l’intrusione di acqua salmastra, costò al Vietnam 670 milioni di dollari a causa dei danni sulla produzione agricola. Causò anche dei danni umanitari pesanti e altre conseguenze economiche: a quasi mezzo milione di famiglie mancò l’approvvigionamento di acqua potabile e una penuria di alimenti, mentre migliaia di persone furono costrette ad emigrare verso le aree urbane in cerca di lavoro.

La siccità fu causata in gran parte dalle dighe cinesi costruite a monte lungo il Mekong insieme agli effetti disastrosi di El Nino.

siccità

Per mitigare le perdite in agricoltura causate da un possibile ripetersi del disastro del 2016, un insieme di severa siccità con intrusione di acqua salmastra esacerbata dalle dighe cinesi, gran parte delle aree a rischio del Delta hanno cominciato a mettere in sicurezza le acque di falda con tutti i mezzi possibili. In molti comuni vulnerabili delle province di Hau Giang, Ben Tre, e Tien Giang, i contadini hanno usato riserve di acqua per raccogliere acqua piovana e scavato pozzi per estrarre acqua di falda. Hanno anche ridotto i raccolti di riso annuali ed hanno cambiato verso raccolti meno avidi di acqua. Nel frattempo le autorità locali hanno disegnato nuovi canali ed impianti di irrigazione, istituendo reti idriche nei centri nevralgici della siccità. In aggiunta sono stati costruiti in fretta alcune dighe temporanee e impianti di desalinizzazione attorno alla regione per impedire che l’acqua salmastra entri nelle grandi arterie d’acqua.

Comunque resta la preoccupazione in tanti contadini e ambientalisti sul futuro del Delta del Mekong.“Sono misure necessarie ma solo dei palliativi.” dice un ambientalista dell’Università di Can Tho. “le siccite acute come quella dello scorso anno appariranno con maggiore frequenza nel futuro, poiché l’ecosistema della regione è già colpito dallo sviluppo insostenibile delle dighe cinesi che colpiscono a tutti i livelli, dalla temperatura dell’acqua, al suo livello alla migrazione dei pesci, all’intrappolamento del limo.”

Gli ambientalisti ed i militanti locali sono profondamente preoccupati dell’attitudine della Cina che, laddove si mostrasse lenta e riluttante a rilasciare acqua a sufficienza dalle sue dighe per tutto il periodo di bassi livelli d’0acqua, come fece lo scorso anno, metterebbe in ginocchio l’agricoltura a valle generando ancora dei rischi ambientali per l’intero bacino del Basso Mekong.
Si deve aggiungere che le dighe dell’Alto Mekong in Cina trattengono quasi 80% dei sedimenti che raggiungono la regione, fondamentali come fertilizzanti per le vaste aree pianeggianti del Delta del Mekong. Questi sedimenti riforniscono di nutrienti i suoli dilavati durante la stagione delle piogge e sostengono il Delta contro i livelli crescenti del mare e l’erosione delle coste. Perciò anche se le autorità e la popolazione del Delta riescono ad assicurarsi l’acqua per la stagione secca, la mancanza di acqua e di sedimenti dal fiume Mekong renderanno inevitabile l’erosione e la disintegrazione delle aree basse del Delta, le quali secondo gli scenari di innalzamento dei mari sono previsti giungere prima di quanto previsto.

L’impatto delle dighe cinesi sul Mekong si è fatto più chiaro ed irrefutabile durante la siccità dello scorso anno che ha distrutto le ricche regioni agricole a valle lungo il Mekong. In breve, la Cina è stata sempre in parte responsabile per la dura situazione nella regione. Restano comunque controverse e differenti le risposte che la Cina ha dato al problema rispetto a quanto promesso a voce nei forum di cooperazione regionale e bilaterali. Perciò restano pessimisti gli stoici agricoltori del Delta perché non sanno quanto tempo ancora riusciranno a sopravvivere con l’agricoltura.
“Cosa serve se siamo preoccupati o meno, quando non abbiamo una voce” dice Lam Ngoc Tien, agricoltore della provincia di Binh Dai, dove restano chiare e limpide le tracce della siccità del 2016. “Non possiamo controllare il cambiamento climatico con i suoi climi sempre più caldi né possiamo fermare le dighe costruite dai paesi a monte. E quando il loro impatto giunge da noi allo stesso tempo, è un vero incubo che noi contadini delle pianure a valle dobbiamo sostenere”
Rimangono poche settimane alla gente del Delta per prepararsi ad affrontare una nuova stagione secca. Vale la pena guardare i recenti sviluppi ed incidenti nel Delta del Mekong per dispiegare alcune lezioni importanti per il governo vietnamita ed il suo popolo nel loro approccio ad uno sviluppo resistente al clima in questa regione ricca di biodiversità ma vulnerabile. Speriamo che queste misure li aiuteranno ad evitare un doppio disastro menomante come quello dello scorso anno, mentre si attende di vedere risposte più responsabili da parte cinese affinché allevi sostanzialmente la stagione secca nelle regioni a valle.

Lezione uno: La politica decennale di “Prima lo sviluppo” ha comportato irrecuperabili costi ambientali

siccita nel delta del MekongSin dalla creazione della prima zona industriale a Can Tho City una ventina di anni fa, tutte le province della zona agricola ricca del Mekong hanno iniziato a competere nello sviluppare zone industriali invitando investitori stranieri ed iniziando una corsa all’industrializzazione della regione. Le autorità locali per accelerare la crescita economica hanno cambiato la destinazione di uso dei suoli agricoli ricchi a favore di progetti privati di sviluppo. Secondo un rapporto della camera del commercio e dell’industria, VCCI, le autorità del Delta hanno creato 74 zone industriali e 214 centri industriali su un’area totale di 42 mila ettari, gran parte dei quali ricavati da aree di produzione agricola ad alto valore lungo le grandi vie di comunicazione d’acqua. Molti villaggi conosciuti per i loro prodotti agricoli di grande varietà e per il riso sono stati industrializzati senza serie considerazioni per la sicurezza alimentare e gli impatti ambientali.

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Tantissimi agricoltori in questi villaggi hanno abbandonato le loro terre ancestrali, che sono sia il loro mezzo di produzione che la loro proprietà, per sistemarsi nelle aree urbanizzate. Alcune famiglie divennero più ricche grazie ai risarcimenti milionari per i loro campi, ma senza la necessaria preparazione e capacità per un nuovo stile di vita senza agricoltura ritornarono presto verso la povertà, finendo per lavorare come operai a basso salario nelle fabbriche costruite sulle loro terre.
E’ ancora più ironico che ad essere davvero industrializzati sono stati pochissimi dei 42 mila ettari, dove i pochi progetti sono diventati gli emettitori più forti di inquinamento che causano pericolo all’ambiente ed agli ecosistemi. Nel frattempo, la maggioranza della terra revocata resta inutilizzata sia a causa del ritiro degli investitori esteri dai contratti o perché i progetti milionari si sono dimostrati irrealistici, causando comunque perdite e sprechi agricoli, anno dopo anno, perché le terre restano inutilizzate. Alla fine quello che resta sono giungle degradate e fabbriche inquinanti disperse come tombe per tutto il Delta. Questa situazione contribuisce ulteriormente alla degradazione ambientale del Delta con l’aumento delle temperature locali e la riduzione delle aree coperte a foresta e della densità degli orti degli agricoltori. Questi due ultimi fattori, la copertura a foreste e gli orti agricoli, hanno un ruolo grande nel moderare i rischi climatici come le giornate torride, la siccità e le inondazioni, perché riescono a mantenere e immagazzinare sottoterra molta acqua nella stagione secca sotto il livello freatico.

Lezione due: Aiutati che Dio ti aiuta

Mentre le controparti attorno al Delta lottano per affrontare le dure condizioni climatiche, i contadini dell’isoletta di Cu Lao Gieng sul fiume Mekong del Vietnam, un’area rappresentativa ad alto rischio vicino alla frontiera con la Cambogia, hanno celebrato un grande capodanno lunare del Tet dopo un altro anno buono nel 2016.
Da generazioni i coltivatori di riso di Cu Lao Gieng che mietono le loro splendide risaie color smeraldo si sono affidati del tutto al Mekong, che diede vita alle isolette triangolari, per portare acqua ai loro raccolti. Ma poiché sono minacciati sempre di più dai cambiamenti climatici e dalle dighe sul Mekong, invece di piangere sui cambiamenti climatici, i contadini dell’isoletta hanno cambiato coltivazione preferendo mango ad alta resa che hanno chiamato, mango dei tre colori, poiché la buccia del mango cambia quando matura dal verde al rosso porpora. Nguyen Hoang Du, che fu il primo ad importare i semi e a rendere popolare questo mango nella sua comune, riassume la sua grande idea ed il suo contributo così: “Molti contadini qui sono diventati milionari grazie ai mango” ed aggiunge che gli abitanti non sono più preoccupati del cambiamento climatico né del flusso minore d’acqua.

Du è tra i tanti dell’isoletta che sono usciti dalla povertà da quando hanno deciso di liberarsi delle loro coltivazioni tradizionali e hanno cominciato, alcuni anni fa, a crescere i mango colorati dei grandi alberi, come il loro modo di affrontare il cambio ambientale. Insieme al guadagno enorme che deriva dalla raccolta tutto l’anno di mango, i contadini dell’isoletta beneficiano di una buona entrata turistica da quando i loro frutteti sono dei centri di ecoturismo nella provincia di confine di An Giang.
“Quanto raggiunto è impressionante e significativo per ridurre il tasso di povertà e fame della comune” ha detto Huynh Van Cuong, presidente del Comitato popolare della comune, il quale ha informato i media del sostegno forte ricevuto dalle autorità provinciali per questo modello agricolo resistente ai cambiamenti climatici con forti finanziamenti affinché i mango prodotti dalla comune raggiungessero lo standard della Buona Pratica Agricola, VietGap.

Gli sforzi continui degli agricoltori dell’isoletta contro le avversità ha finalmente pagato. Il modo semplice eppur miracoloso con cui hanno superato le avversità ambientali che ha di fronte l’intero Delta ricorda al governo vietnamita e a tutti quelli colpiti di una morale popolare: Aiutati che Dio ti aiuta. Da ultimo paese a valle destinato a sopportare gli impatti insopportabili dei progetti idroelettrici cinesi lungo il fiume Mekong, il Vietnam potrebbe trarre esempio dai contadini di Cu Lao Gieng sostenendo attività agricole da acqua dolce e proteggendo i modi di vivere locali mentre si rafforza l’eco-turismo legato alle comunità.

Questo modello di sviluppo economico potrebbe essere familiare altrove, ma non ha valore in questo fragile Delta del Mekong perché sembra legare perfettamente a protezione ambientale alla mitigazione della povertà nella regione, rafforzando le comunità vulnerabili nel trattare in modo efficace i pericoli e gli impatti posti contemporaneamente dalle dighe cinesi sul Mekong e dal cambiamento climatico. In questo l’approccio dei contadini delle isolette rivela una chiara politica alternativa per la strategia di resistenza al clima del fare in proprio nel Delta, invece di attendere invano l’emergenza di un altro salvatore tra i paesi vicini a monte. Quello che il governo dovrà fare, tra l’altro, è di rafforzare e dare abbastanza vie a chi è interessato per far sentire la propria voce su questioni di importanza nazionale, mentre crea le strategie di sviluppo ambiziose che mirino a sviluppare “una agricoltura sostenibile, moderna e di alto valore nel Delta del Mekong” come ha detto il primo ministro Nguyen Xuan Phuc in un forum nel giugno 2016.

Lezione tre: Un bisogno per una politica “Prima il Riso”

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la storia di successo del contadino milionario a Cu Lao Gieng ha gettato qualche luce sul perché il Vietnam debba ricercare una politica “prima il riso”, che sostiene una produzione agricola da acqua dolce, almeno nel futuro vicino, nel proprio Delta del Mekong.
Prima di tutto, collegata alla lezione uno, la veloce industrializzazione senza alcuna preparazione nella preparazione delle autorità locali a gestire l’amministrazione e l’ambiente come anche il cambio di vita delle popolazioni, potrebbe inevitabilmente accelerare i rischi ambientali posti dalle dighe a mote sul Mekong e comportare un disastro sociale a causa di migrazioni spontanee e a tassi crescenti di povertà.

Seconda cosa, il fiume Mekong resta la base fondamentale di produzione agricola in Vietnam non solo per il contributo significativo alla sicurezza alimentar ed alle esportazioni agricole, ma anche perché gioca un ruolo chiave nello sviluppo economico del paese. Il settore agricolo del Delta è ricca fonte di input come il capitale che proviene dalle esportazioni agricole ed è investito e depositato nelle banche, per alimentare i settori moderni ed industriali dell’economia del Vietnam. Quindi più si contrae l’area agricola del Delta più seri sono le minacce serie potenziali alla crescita economica del Vietnam.

Terza cosa, anche se il Delta è definito la maggiore risiera del paese con la produzione lungo tutto l’anno, restano delle sfide la povertà e la fame specie nella stagione secca. La crisi umanitaria per la mancanza di alimenti ed acqua da bere, con il conseguente salire dei prezzi, della siccità del 2016 illumina il bisogno di rafforzare la capacità locale di una produzione agricola e creare una riserva indipendente di alimenti.

Quarta cosa, negli ultimi anni gli agricoltori delle province costiere come Soc Trang, Ca Mau, e Bac Lieu hanno cambiato diventando allevatori di gamberetti e riso, un modello che si crede abbia il potenziale di essere più sostenibile e proficuo rispetto alla tradizionale risaia. Vale la pena comunque notare che gran parte di questi allevatori agricoltori non hanno grande successo, mentre l’ambiente locale e le foreste di mangrovia si danneggiano irreparabilmente a causa della contaminazione salina dopo qualche raccolta di gamberetti. Dal punto di vista degli ambientalisti, la variabilità del clima, la maggiore temperatura dell’acqua e la sua salinità, la scarsezza di acqua piovana insieme all’inquinamento rendono difficile crescere riso nella stagione secca, mentre l’allevamento di gamberetti è sempre più colpito da scoppi incontrollati di malattie e qualità non ottimale dell’acqua. Di conseguenza le comuni di allevamento dei gamberetti sembrano estremamente vulnerabili alle carenze di acqua e alimenti nella stagione secca, poiché i loro campi e pozze di gamberetti, molto inquinate da acqua salmastra, non possono essere più usate per il riso e altre coltivazioni.
Quindi finché restano incompleti ed inefficienti i sistemi di irrigazione locali e la rete di dighe e impianti di desalinizzazione, le autorità locali e la gente del Delta dovranno mettere al sicuro le loro aree agricole di acqua dolce con tutti i mezzi per prevenire ulteriori espansioni di terre agricole contaminate dall’intrusione di acqua salmastra.

Lezione quattro: E’ il momento della saggezza locale

La storia bella del villaggio del milionario di An Giang dimostra che i contadini del Delta, gran parte dei quali non hanno una buona istruzione, possono arricchirsi con modelli di produzione agricola creativi, che siano capaci di generare nuovi lavori e sostenere attività economiche in loco. D’altro canto, sottolinea la saggezza locale e l’esperienza ad adattarsi da soli al contesto cambiante del clima. Chiaramente questi abitanti delle isolette hanno migliorato la loro capacità di risolvere i guai climatici e di mitigare l’impatto delle dighe cambiando i paradigmi tradizionali di coltivazione per adattarsi al loro nuovo ecosistema che cambia. Tale saggezza locale deve essere riconosciuta come parte importante del più vasto approccio della regione ad uno sviluppo resistente al clima.
Dal punto di vista di chi crea le politiche, le tattiche dei contadini del posto per rispondere alle condizioni climatiche nuove deve essere incorporato nella presa di decisioni del governo. Qualunque politica o misura suggerita da politici o da esperti non deve guardare in modo fisso all’educare, o meglio, imporre la propria prospettiva e soluzione ai contadini; piuttosto devono prestare attenzione alla saggezza locale con uno sguardo verso la moderazione del processo di sviluppo del delta a beneficio di tutti.

Conclusioni

I rischi climatici, inondazioni e siccità, non sono cose nuove per il Delta del Mekong. La storica devastante siccità da doppio disastro dello scorso anno, comunque, serve come esempio più chiaro per comprendere quanto gravi possano essere quando sono facilitati ed esacerbati dalle dighe a monte sul Mekong. A peggiorare le cose, lo sviluppo industriale insostenibile, intrapreso dalle autorità locali del Delta, si aggiunge come un altro pericolo a questo rischio di sicurezza ambientale, minando gli ecosistemi regionali e aumentando il disordine sociale. Ancora la bella storia del contadino milionario di un’isoletta a rischio sul Mekong, sembra rivelare prospettive promettenti per una strategia autonoma di resistenza al clima. Anche se la regione ha vissuto una qualche stabilità e miglioramento nella protezione ambientale, serve che il Vietnam resti prudente e paziente nelle sue decisioni politiche.
Mentre si persegue la politica contro le grandi dighe sul fiume Mekong, il Vietnam ha bisogno di praticare l’autonomia sostenendo l’agricoltura di acqua dolce incrementando i tentativi di modernizzazione agricola e imparando la saggezza locale. Sono passi necessari per una strategia di sviluppo resistente al clima in un momento in cui il Bacino del Fiume Mekong continua ad essere colpito da rischi ambientali prevedibili e complessi imbatti transnazionali.

Nguyen Minh Quang,  lettore presso  Can Tho University, TheDiplomat