Acquisto di un sottomarino cinese bloccato nel golfo del Siam

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Nel 2017 la Thailandia negoziò con la Cina un accordo del valore di 390 milioni di dollari per l’acquisto di un sottomarino S26T, che è una versione da esportazione del tipo 039A classe Yuan, con l’opzione di acquistarne altri due.

Il contratto con la China Shipbuilding & Offshore International Company fissava la consegna del sottomarino nel 2024. Nel 2020 la Marina Reale Thailandese annunciava l’intenzione di avvalersi della facoltà di acquistare gli altri due sottomarini. Ma nel mezzo della recessione indotta dalla pandemia ci fu una protesta generale che costrinse la Marina ad annullare i propri piani.

sottomarino cinese

Nel 2021 ricomparvero i piani di acquistare i due sottomarini nuovi ma di nuovo si ebbero critiche notevoli. A luglio 2021 il primo ministro fermò di nuovo l’accordo per i nuovi due sottomarini, accordo che fa lievitare il costo di ogni singola unità a 403 milioni di dollari.

Ma a silurare l’accordo di acquisto di un sottomarino non sono state né la rabbia generale né l’indagine parlamentare sull’acquisto di un’arma di alto profilo dei militari nel continuo rallentamento economico, né tanto meno in primo luogo l’incapacità dei militari a dare una spiegazione strategica. Si sa che il Golfo del Siam è troppo poco profondo perché i sottomarini possano operare efficacemente viste le tecniche moderne antisommergibili.

E mentre le acque sono sufficientemente profonde nel mare delle Andamane, c’è una domanda: ma contro quale altra marina sarà usata? Quale minaccia in mare vive la Thailandia che non possa essere gestita efficacemente da navi di superficie in modo efficace ed economico?

Era chiaro che si trattava di un altro bene Veblen, come lo fu la portaerei thailandese che non ha aerei e che è ferma per la maggior parte del tempo nella base navale di Sattahip a fare la ruggine.

Ma dopo il golpe del 2014 i militari thai fanno sempre quello che pare loro indipendentemente da ogni ragionamento strategico.

Berlino affonda il contratto di acquisto di un sottomarino

Ma ad affondare il contratto di acquisto di un sottomarino è stata la Germania che ora impedisce l’esportazione dei propri motori diesel MTU396, che sono usati dai sottomarini di produzione cinese, citando i controlli della UE sulle esportazioni in Cina.

Questo è strano perché la Germania da tempo ignora quelle restrizioni europee ed ha esportato oltre un centinaio di motori ibridi verso la Cina.

La Germania si sarebbe potuta convincere che i motori non erano usati per l’espansione rapida della flotta di sottomarini cinese. Chi ha accesso ai sottomarini cinesi per indagare se usano illegalmente motori costruiti in Germania?

Agli inizi del 2022, l’addetto militare tedesco a Bangkok, Philipp Doert annunciò che Berlino vietava l’esportazione dei tre motori mettendo a rischio l’intero accordo.

“La Cina non ha chiesto né si è coordinata con la Germania prima di firmare il contratto offrendo motori tedeschi MTU come parte dei loro prodotti” affermò Philipp Doert.

Questa è anche un irrigidimento della posizione tedesca verso la Cina a causa dei reclami eccessivi cinesi in mare e della sua critica alla NATO.

La Cina ha offerto l’uso di propri motori per i sottomarini ma i Thai hanno finora rigettato i motori cinesi che fanno molto rumore ed hanno chiesto che il contratto dei sottomarini sia onorato.

Ancora più importante è il fatto che i sottomarini della classe di Yuan S26T erano stati disegnati proprio per essere usati con i motori tedeschi e quindi non è una semplice sostituzione di motori.

Senza il consenso tedesco sembra molto improbabile che si possano presto soddisfatte le ambizioni sottomarine thailandesi. La Cina ha offerto alla Thailandia un paio di sottomarini usati della classe Yuan al posto di uno nuovo, ma Bangkok ha finora rigettato l’offerta. Le due parti comunque stanno ancora negoziando.

Questo problema pone anche una domanda più grande sulle capacità cinesi di essere un fornitore affidabili di armi nella regione. La Cina si è trasformata dal vendere piccole armi a vendere veicoli corazzati e navi da guerra di superficie. Ha fornito alla Thailandia nuovi carrarmati da battaglia, trasporti di truppe corazzati e navi compreso una nave da trasporto anfibia tipo 071E. Ha venduto alla Malesia quattro motovedette. Se andasse avanti l’accordo di acquisto di un sottomarino con la Thailandia, la Cina andrebbe in diretta competizione con russi, tedeschi, francesi e coreani nel crescente mercato dei sottomarini della regione.

L’avvicinamento della Thailandia verso la Cina non sorprende. Dopo essere stata oggetto di sanzioni e ripercussioni diplomatiche dopo i golpe del 2006 e 2014, i governi sostenuti dai militari si sono rivolti alla Cina.

I militari e le elite realiste della Thailandia non vedono la democrazia solo come una minaccia al proprio potere politico, ma come la strada verso la repubblica, una minaccia alla colonna della nazione thai. Pertanto il regime autoritario thai ha adottato le leggi informatiche in stile cinese ed accresciuto il controllo di internet. Alcune interazioni con gli USA sono state ristrette se non respinte, e tutti i rami delle forze armate thai hanno esercitazioni regolari bilaterali con la controparte dei militari cinesi.

La Cina ha superato gli USA diventando il maggior fornitore di armi della Thailandia.

Quali sono le conseguenze?

Tutto questo pone tre domande importanti sull’accordo dei sottomarini chiaramente fermo. La prima è se questo stallo dà problemi alle relazioni sino-thai. Se la Thailandia non cede alle pressioni cinesi rifiutandosi di comprare sottomarini con motori cinesi e la Cina si rifiuta di ridare indietro i soldi, allora certo. Prayuth Chanocha però ha già detto in modo esplicito che non permetterà che a soffrirne saranno le ottime relazioni tra i due paesi.

Mentre sarebbe un fermo per le ambizioni della marina thailandese, non ci dovrebbe essere un chiaro impatto sulle relazioni bilaterali. Poiché i sottomarini non sono un imperativo strategico, il paese non è vulnerabile militarmente. Semplicemente la Thailandia non ha un sistema d’arma che gli altri nell’ASEAN hanno.

Sul piano economico ci sono troppe cose in bilico. La Cina rappresenta il 12% delle esportazioni thai e il 22% delle importazioni. Mentre la Thailandia ha in gran parte evitato i progetti della nuova via della seta ed ha livelli di debito bassi verso la Cina, questa è ancora un investitore importante nonché partner economico. L’orientamento politico thai, specialmente dal momento che il governo dovrà presto andare alle elezioni che probabilmente manipolerà, pone un gran peso sulle relazioni con Pechino.

La seconda domanda è se ne esce compromessa la posizione cinese di fornitore affidabile di armi nel Sud Est Asiatico. Probabilmente no.

Mentre diminuisce le possibilità di piazzare propri sottomarini agli altri governi della regione, quello è un mercato dove è sempre difficile sfondare. Russia, Francia, Germania e Corea controllano già il mercato. Sebbene siano più economici, i sottomarini cinesi sono inferiori tecnologicamente specie nei sistemi di propulsione. Ma per altri sistemi la Cina offre in modo affidabile sistemi d’arma di basso costo per i governi alle pezze nella regione.

A differenza degli USA non impone condizioni sui diritti umani o minacce di sanzioni. Il loro processo di acquisto è facile e disponibile verso la corruzione, cara ad alcuni eserciti della regione.

Terza domanda è se questo accordo abbia un qualche impatto sulle relazioni di Bangkok con Washington. Forse.

Non è un segreto che le relazioni USA Thailandia sono anemiche. La relazione soffre della mancanza della percezione di una minaccia comune, perché la Thailandia non vede la Cina come tale. E rispetto ad altre questioni, come l’attuale crisi nel Myanmar causata dal golpe militare dell’anno scorso, c’è poca convergenza strategica tra gli alleati. Gli arretramenti democratici della Thailandia e l’orientamento introverso sotto il governo militare ha fatto sì che la Thailandia non è più un alleato diplomatico affidabile per gli USA nella regione. Washington ha mostrato il proprio dispiacere non nominando per un certo periodo un ambasciatore a Bangkok. L’amministrazione Biden non ha incluso la Thailandia nel suo rapporto Linee Guida provvisorie per la sicurezza nazionale, ma ha citato sia il Vietnam che l’Indonesia.

Sia la vicepresidente Kamala Harris che il ministro della difesa Lloyd Austin hanno tralasciato la Thailandia nei loro viaggi nel Sud Est Asiatico. Il segretario di Stato Blinken avrebbe dovuto fare visita a Bangkok a dicembre, ma cancellò il viaggio per casi di Covid nel suo staff. La Thailandia non ha condannato l’invasione illegale dell’Ucraina innervosendo Washington. Infatti l’elite politica, militare e conservatrice è fortemente a favore di Putin che per loro condivide una visione prescelta e nostalgica della storia e cultura thai e lo stesso disprezzo per democrazia e stampa libera.

In Thailandia non sono tutti felici della rottura di questa alleanza ed alcuni militari comprendono l’importanza di tenere il coinvolgimento e interesse degli USA nella sicurezza nazionale. Loro si sono assicurati che ci siano alcuni grandi acquisti di armi tra i quali l’accordo da 103 milioni di US$ di otto elicotteri Apache AH6 e di elicotteri leggeri di assalto.

Portaerei Thai senza aerei KH

A marzo i militari fecero sapere delle ambizioni di acquistare aerei F35 per sostituire gli anziani F16 per i quali hanno impegnato 415 milioni di dollari. Non è chiaro comunque se gli USA vogliano vendere alla Thailandia gli F35 viste le relazioni strette di Bangkok con Pechino. La Cina che di recente ha esportato i propri J-10CE multiruolo al Pakistan potrebbe essere interessata a sconvolgere l’accordo per gli F35 e vendere i propri J-10CE alla Thailandia.

C’è anche tra i militari thai chi è preoccupato di essere troppo dipendente dalla Cina e anche della possibilità di una presenza permanente dell’Esercito Popolare Cinese nella vicina Cambogia, dove i cinesi sarebbero costruendo una base aerea a Dara Sakor e avrebbero avuto l’accesso alla base navale di Ream che si sta dragando. Queste strutture aumentano di molto le capacità di intelligence, di sorveglianza e riconoscimento verso la Thailandia, in particolare della base navale di Sattahip. Questa potrebbe essere l’opportunità per sistemare le relazioni con Washington che a sua volta vedrebbe il mancato accordo di armi della Thailandia con la Cina come una vittoria.

Complessivamente però l’orientamento politico e diplomatico thai resta più strettamente in linea con Pechino.

Zachary Abuza, 9dashline

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