Laghi di Phnom Penh: una zona umida in via di scomparsa forzata

La Cambogia è una società per metà fatta di terra e metà di acqua e le città devono essere costruite non riempendo gli acquitrini di terra, bensì incorporando l’acqua nel disegno delle città. Così diceva l’architetto cambogiano Vann Molyvann ad una conferenza del 1999.

Ma dal rapporto “Smoke on the Waterprodotto dalla ONG cambogiana LICADHO insieme a Rete della Gioventù Cambogiana CYN, Equitable Cambodia (EC) e Sahmakum Teang Tnaut (STT), la tendenza attuale è di riempire le zone umide ed i laghi di cui abbonda la capitale Phnom Penh, mettendo a rischio di allagamenti oltre un milione di persone che vivono nella capitale.

laghi di Phnom Penh
http://teangtnaut.org

Si tratta di trasformare un’intera zona umida di 1500 ettari dei laghi di Phnom Penh in un fiumiciattolo di 104 ettari.

Questa tendenza a trasformare le zone umide ed acquitrini in aree edificabili e di sviluppo urbano comporterà che un migliaio di famiglie che vivono ai margini o in queste zone umide perderanno la casa, il lavoro e il proprio sostentamento economico a favore di grandi progetti edilizi insostenibili che distruggeranno le zone umide dei laghi di Phnom Penh di Tompoun e Cheung Ek nella parte meridionale della capitale

“Oltre un milione di persone per tutta Phnom Penh sono a rischio di maggiori allagamenti ed oltre un migliaio di famiglie sono a rischio di sfratto, perdita di reddito e insicurezza alimentare dal momento che il progetto ING City ed altri progetti di sviluppo insostenibili distruggeranno le aree umide di Tompoun e Cheung Ek nella parte meridionale della capitale.”

Gli altri progetti includono Chip Mong, AEON Mall, Orkide Villa e Borey Peng Huoth.

Il rapporto descrive gli impatti della distruzione di 1500 ettari di zone umide che sono di sostegno alle comunità locali e che giocano un ruolo importante sia nella gestione degli allagamenti durante la stagione delle piogge che nella gestione delle acque reflue cittadine.

“Senza queste aree umide, oltre un milione di persone a Phnom Penh sopporteranno sempre più allagamenti. Per le comunità a valle, gli sviluppi edilizi privati rampanti comporteranno la perdita diffusa di sostentamento e potrebbero comportare lo sfratto forzato per oltre un migliaio di famiglie dalle loro case.

Vaste estensioni di aree umide che erano precedentemente di proprietà pubblica o che soddisfacevano ai requisiti per essere considerati proprietà pubblica sono state destinate ad imprese edilizie a causa dei decreti governativi approvati dal 2017 al 2019. Una conseguenza è che i 1500 ettari di zone umide saranno ridimensionati ad appena 107 ettari. Queste aree umide hanno due funzioni pubbliche vitali: servono ad allentare la morsa degli allagamenti la città di Phnom Penh immagazzinandone tutta l’acqua piovana ed, in parte, trattano i reflui cittadini prima che raggiungano le zone di pesca del fiume Bassac.”

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“Approssimativamente il 70% delle piogge e dei reflui di Phnom Penh finiscono nelle zone umide rendendolo una parte fondamentale del sistema di mitigazione degli allagamenti. La semina di raccolti acquatici sulla superficie delle zone umide è efficace in parte nel trattare i reflui prima che l’acqua si immette nel fiume Bassac dalle zone umide. Phnom Penh non ha ancora un sistema artificiale di trattamento dei reflui lasciando le aree umide come unica barriera tra gran parte dei reflui non trattati ed acque contaminate e le riserve di pesce dei fiumi Mekong e Bassac.

Gli ultimi tagli di terra indicano che oltre il 90% delle zone umide saranno distrutte. Quello che un tempo era un’area ricca di biodiversità di 1500 ettari sarà ridotto ad un fiumiciattolo di 107 ettari. Le immagini satellitari attuali indicano che quasi un terzo delle aree umide è stato già riempito di sabbia e che ne restano intatti un migliaio di ettari”

“L’agenzia di cooperazione internazionale Giapponese JICA ha pianificato di fornire un impianto di trattamento di acque reflue costosissimo che tratterà meno del 2% delle acque reflue che attualmente entrano nelle aree umide giornalmente.”

I progetti di sviluppo edilizio sulle aree umide, come ING City ed altri, secondo le ONG che hanno stilato il rapporto, minacciano i diritti umani fondamentali quali avere una casa decente, la sicurezza sociale, un lavoro, la partecipazione agli affari sociali, all’acqua e alla salute.

Molte delle famiglie intervistate da chi ha steso il rapporto riportano che la loro primaria fonte di reddito è legata al raccolto fatto sulle aree umide e alla pesca nell’area, attività che non saranno più permesse se spariranno le zone umide.

“Inoltre, il diritto ad una casa adeguata potrebbe essere compromesso poiché lo sfratto è una possibilità molto reale per centinaia di famiglie senza titoli di proprietà della terra. Molte di queste famiglie vivono un forte indebitamento diffuso, mancanza di accesso al Programma d’identificazione delle Famiglie povere e quasi completa mancanza di consultazione della comunità da parte delle imprese private dei progetti”

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Il rapporto denuncia anche il degrado ambientale che questi progetti di sviluppo sulle zone umide porteranno sui fiumi Mekong e Bassac.

“Le coltivazioni acquatiche sulla superficie del lago attualmente tratta i reflui cittadini della capitale prima della loro fuoriuscita dalle zone umide nel fiume Bassac. Se si dovessero perdere le zone umide, i reflui cittadini finiranno nel fiume Mekong o nel fiume Bassac o in entrambi, senza alcun trattamento, costituendo così un rischio serio alle popolazioni di pesce e alle comunità che dipendono dal fiume sia per l’acqua potabile che per gli alimenti.

Le zone umide ospitano varie specie animali tra cui alcune in via di estinzione. Questi animali e la biodiversità più vasta dell’area sarà sottoposta ad un grande rischio.”

Sarebbero secondo il rapporto sotto rischio di estinzione due specie di pesci ed una specie di uccelli che appaiono come specie a rischio anche nei regolamenti cambogiani e nella Lista Rossa del IUCN.

Né è chiaro, secondo Eang Vuthy, se le imprese private abbiano pensato a misure di mitigazione per proteggere il luogo contro questo danno ambientale irreparabile. “Il governo deve assicurare il rispetto delle leggi e che ci siano forti misure di salvaguardia sociale ed ambientale”.

Il riempimento di questi 1500 ettari di zone umide richiede tanta sabbia da estrarre dal fiume Mekong e Bassac. Una misura conservativa stima che ci vogliano 77 milioni di metri cubi di sabbia oppure 100 milioni di tonnellate. E’ un altro danno ambientale che si produrrà sull’ambiente e sulle popolazioni locali, già colpite dalle esportazioni di sabbia cambogiana in tante parti del Sudestasiatico.

L’idea originale dell’architetto Vann Molyvann di progettare le città incorporando le zone umide, oppure i laghi che possono contribuire positivamente al controllo sia delle acque che del clima cittadino, non è stata accolta dalle grandi imprese edilizie, legate a personaggi del governo e del partito del popolo cambogiano.