Lavoratori emigrati a Singapore ed il cluster endogeno di COVID-19

Singapore ha registrato mercoledì 142 nuove infezioni endogene da Coronavirus, dei quali 40 casi provengono da un cluster preciso dei dormitori dei lavoratori emigrati.

Il gruppo dei lavoratori emigrati contribuisce con 253 infezioni presenti in 9 grandi strutture che rappresentano il 15% dei casi di Coronavirus della città stato.

Lavoratori emigrati a Singapore ed il cluster endogeno di COVID-19

Le autorità di Singapore hanno provato ad isolare i centri di diffusione designando come aree di isolamento due dormitori che insieme ospitano quasi 20 mila persone, a cui poi hanno aggiunto un terzo dormitorio.

I lavoratori devono stare nelle loro stanze condivise per due settimane ma riceveranno sia la paga che pasti ed altre cose essenziali per vivere.

“Secondo le cifre ufficiali, ci sono quasi un milione di detentori di permesso di lavoro a Singapore” scrive Kirsten Han su Al Jazeera. “Differentemente dai permessi di alto rango dati ai collari bianchi, i permessi di lavoro sono dati a migranti di bassi salari come manovali e lavoratori domestici. Mentre le lavoratrici domestiche sono legalmente obbligate a vivere nelle case dei loro datori di lavoro, i maschi che provengono da Bangladesh, India e Cina, sono alloggiati in dormitori dispersi sull’isola dove condividono stanze in strutture chiuse”

Le misure imposte dal governo definite “Il salvavita” rappresentano un periodo di isolamento parziale in cui sono chiuse scuole e lavori non essenziali fino al 4 maggio. In base a questa legge i lavoratori emigrati non potranno lasciare i loro dormitori, posti vicino alle aree industriali, che sono 43 ed ospitano 200 mila lavoratori.

Questi 200 mila lavoratori sono ripartiti in stanze dove vivono da 12 a 20 uomini e condividono sia bagni che aree per mangiare e cucinare dalle condizioni igieniche molto precarie.

“Fa ridere parlare di distanza di sicurezza nella stanza. Tutto il distanziamento sociale fatto fuori delle stanze non farebbe la differenza” dice la ONG TWC2.

“Questi fattori creano la tempesta perfetta per un’infezione rapida di massa” dice un lavoratore di una ONG di Singapore.

“Quando la gente è in quarantena, la distanza fisica diventa anche più importante. In tali condizioni è particolarmente importante seguire le linee guida sul lavaggio regolare delle mani, le regole sulla respirazione e le pratiche salutari per prevenire la diffusione dell’epidemia” ha scritto la OMS.

Mentre Singapore è stata lodata per essere riuscita a contenere la diffusione del virus iniziale, la questione della quarantena dei lavoratori pone grossi problemi perché le condizioni di vita non sembrano rendere possibile il distanziamento sociale che è lo strumento unico per evitare la diffusione dell’epidemia.

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Lavoratori emigrati a Singapore ed il cluster endogeno di COVID-19

Si tenga presente che il 38% della forza lavoro della città stato è composta da lavoratori stranieri che nel settore delle costruzioni sono tre su quattro totali, mentre rappresentano il 50% nella manifattura e 30% nei servizi.

Il governo di Singapore ha finora chiuse strutture non essenziali come palestre e librerie, ha prevenuto il passaggio da un blocco di costruzioni all’altro distribuendo sia i pasti che i tempi di ricreazione ed ha posto centri sanitari in due dei tre blocchi.

Nel caso del dormitorio per lavoratori di Westlite Toh Guan si sono avuti 38 casi confermati di infezione, “dove 6800 residenti sono distribuiti su 687 appartamenti con una media di dieci persone per stanza. L’unità include bagni, una cucina, docce e spazi per mangiare”. I lavoratori ricevono oltre ai pasti anche pacchetti sanitari con termometri, disinfettanti e maschere.

Sul SCMP un residente del Dormitorio S11 racconta che ogni stanza ha 12 persone che convivono e che ci sono 14 stanze di persone che condividono una toilette ed una doccia. Sebbene i bagni siano puliti due volte al giorno, il rischio di finire infettati poi non è così basso.

Allo stesso tempo l’istruzione il lavoratore sostiene che non ci sia stata una forte informazione sulle protezioni da virus.

“Abbiamo bisogno di aiuto e di istruzioni sul come prevenire la diffusione e sarebbe molto utile”

Benché Singapore stia facendo uno sforzo enorme, resta il problema principale del sovraffollamento. Dice Alex Wu di TWC2:

“La vulnerabilità principale, l’affollamento, non o si sta affrontando con sufficiente determinazione. Le malattie infettive sguazzano con la prossimità tra persone. Richiedere ai lavoratori di stare nelle loro stanze se non per periodi occasionali intensifica il contatto non lo riduce”

Lavoratori emigrati a Singapore ed il cluster endogeno di COVID-19

Analoga situazione è descritta per i dormitori S11 a Punggol dove ci sono 88 casi confermati di COVID19.

Secondo molti studiosi questa politica di confinamento rischia di creare una situazione analoga a quanto accaduto sulla nave da crociera Diamond Princess che fu posta in quarantena a Yokohama in Giappone.

Per provare ad arginare la diffusione del virus si impedì lo sbarco dei passeggeri ma alla fine furono centinaia ad infettarsi.

“Il confinamento funzionerà ma allo stesso modo in cui funzionò alla Diamond Princess. Impedirai alla gente fuori dai dormitori di prenderlo il virus, ma si diffonderà nella popolazione finché non si raggiunge la saturazione” dice Paul Tambyah ad Al Jazeera che appunto mette in guardia sul rischio di un effetto boomerang.

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Scrive Kirsten Han:

“I gruppi dei lavoratori emigrati di Singapore pongono da sempre la questione di condizioni di vita cattive mettendo in guardia sul rischio di trasmissione del virus tra i lavoratori emigrati.

Attualmente i lavoratori stranieri abitano in stanze con letti a castello da 12 a venti. Sono trasportati al lavoro sui cassoni dei camion, seduti spalla a spalla. Nessuna di queste condizioni sono conformi al distanziamento sociale” scrisse Debbie Fordyce, presidente di TWC2, Transient Workers Count Too, al The Straits Times a Marzo avvisando che era innegabile un cluster di casi di Coronavirus.”

Si spera che dopo questa messa in guardia rivelatasi realistica il governo di Singapore voglia affrontare la questione del sovraffollamento in modo serio per non rendere ridicolo il concetto di distanziamento sociale.

“Tra i loro suggerimenti c’è quello di usare Singapore Expo, il centro più grande del paese per esibizioni e convenzioni, caserme militari, o persino i parcheggi aeroportuali attualmente vuoti per permettere alle persone di essere spostati dai dormitori affollati.”

Mentre il governo di Singapore si sta adoperando per affrontare la questione del sovraffollamento, resta in tutti i lavoratori della migrazione la preoccupazione del futuro.

Già prima del confinamento dei dormitori molti lavoratori a paga bassa erano stati licenziati o messi in ferie senza paga, e ci sono preoccupazioni sul fatto che il governo riuscirà comunque a garantire la paga a questi lavoratori.

Lavoratori emigrati a Singapore ed il cluster endogeno di COVID-19
foto dei pasti dati ai lavoratori immigrati in quarantena (M.of M. Singapore)

“La ministra del lavoro di Singapore Josephine Teo riconosce l’importanza di innalzare gli standard nei dormitori dei lavoratori, ma ha specificato che i datori di lavoro erano preoccupati del costo del dare la casa ai lavoratori della migrazione e della risposta dei consumatori finali nell’accettare che questi costi siano passati a loro.” scrive SCMP.

In un post su Facebook la ministra scrive:

“Spero che il COVID-19 dimostri ai datori di lavoro ed alla gente che innalzare gli standard ai dormitori non è solo la cosa giusta da fare, ma anche nel nostro interesse. Dovremmo volere accettare i costi maggiori che sono conseguenza di standard più alti”

E’ un po’ dire che il profitto comunque non si tocca.