Le province papuane dell’Indonesia si isolano in difesa dal COVID-19

L’epidemia di Coronavirus ha spinto le autorità e popolazioni delle province papuane dell’Indonesia a chiudere il traffico aereo e marittimo ed ad isolare i villaggi.
Ci sono paure che un’epidemia di COVID-19 qui possa avere un impatto disastroso specie tra le oltre 300 tribù indigene .
Mentre gli esperti lodano le decisioni prese dai governanti locali, il governo nazionale di Giacarta le ha criticate per i duri impatti economici.
Le autorità di Papua insistono nel dire che le loro iniziative sono valide e giustificate per proteggere la salute pubblica in una regione che è il doppio della Gran Bretagna ma solo cinque ospedali di riferimento per il COVID-19

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uomo indigeno Dani della regione Papua, autore Rhett Butler/Mongabay

Le autorità e comunità indigene della regione indonesiana di Papua hanno imposto un isolamento totale per minimizzare la diffusione del nuovo coronavirus.

La regione comprendente le province di Papua e Papua Occidentale è la regione indonesiana meno sviluppata, dove ci sono rare strutture sanitarie pubbliche, una cattiva rete stradale ed il più alto tasso di mortalità materna ed infantile del paese.

Di fronte alla problema del contenimento di una epidemia di COVID-19 sotto queste circostanze, i governi delle province papuane hanno ristretto temporaneamente il traffico aereo e marittimo nella regione ad eccezione del traffico merci. Nell’interno di Papua le comunità indigene hanno bloccato l’accesso stradale degli estranei al villaggio.

Ci sono paure che un’epidemia di COVID-19 qui possa avere un impatto disastroso specie tra le oltre 300 tribù indigene. Il primo caso di infezione tra la popolazione indigena è già avvenuto nell’Amazzonia Brasiliana.

Nella provincia di Papua, dove le restrizioni di movimento entrarono in azione il 26 marzo, il governatore Lukas Enembe disse che si poteva applicare la chiusura totale a tre territori indigeni: Lapago, Meepago e Animba che, a suo dire, sono particolarmente vulnerabili all’infezione.

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Nella provincia di Papua Occidentale, le autorità hanno dato seguito alle proprie restrizione di movimento il 30 marzo. C’erano 28 infezioni confermate di COVID-19 con tre morti nelle due province papuane al sei di aprile. In Indonesia c’erano 2491 casi e 209 morti.

Gli attivisti hanno salutato positivamente le misure di restrizione degli arrivi e l’isolamento di aree vulnerabili, in considerazione di adeguate strutture sanitarie della regione. Il governo ha designato solo cinque ospedali per trattare i pazienti da COVID-19 nella regione, che è il doppio della Gran Bretagna, dove vivono 4 milioni di persone. Tra loro gli ospedali hanno accesso ad un combinato di 60 ventilatori ed hanno dovuto affidarsi al governo nazionale per rifornimento di equipaggiamento di protezione individuale per i lavoratori della sanità.

“La maggior parte delle tribù sono composte di popolazioni piccole e sono vulnerabili all’estinzione di fronte ad una pandemia di COVID-19” ha detto in una dichiarazione Rukka Sumbolinggi, segretario regionale di AMAN, alleanza delle popolazioni indigene dell’Arcipelago. “Le comunità indigene non hanno una familiarità con l’epidemia e con i medicinali necessari ai pazienti”

Molte comunità hanno preso l’iniziativa di chiudere l’accesso delle strade ai loro villaggi. Franky Samperante, direttore esecutiva della Fondazione Pusaka, che lavora con le comunità indigene, ha detto che i cittadini dei distretti Boven Digoel e Maybrat di Papua avevano chiuso i loro villaggi alle persone delle altre aree, aggiungendo che le comunità indigene conducevano rituali tradizionale che ritenevano poter deflettere l’energia cattiva.

“Queste popolazioni hanno sentito informazioni sul Coronavirus ed i suoi orrori e sono preoccupati” ha detto a Mongabay.

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Popolazioni Kombai danzano durante la festa del sagù a Boven Digoel, Papua. Hans Nicholas Jong/Mongabay.

Questi isolamenti saranno importanti nel prevenire che persone venute da fuori possano introdurre il virus alle comunità indigene, ha detto Christian Ari che dirige PSPL, ONG Perkumpulan Silva Papua Lestari. I membri di queste comunità hanno forte relazioni sociali per cui praticare il distanziamento sociale, dopo che si è registrata un’infezione, sarà difficile.

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“Se il governo non avesse intrapreso una azione forte, ci potrebbero essere molte morti di Papuani con implicazioni sulle dinamiche politiche a Papua” ha detto Christian. “I Papuani potrebbero considerare che lo stato li stia uccidendo intenzionalmente”

Christian ha aggiunto che la sua ONG ha dovuto pensare alla disinformazione che circolava tra queste comunità.

“Alcuni credono che il virus attacchi solo i rappresentanti che viaggiano al di fuori della città e non loro”

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Donne Kombai preparano da mangiare durante la festa del sagù per gli ospiti an Boven Digoel, Papua. Hans Nicholas Jong/Mongabay.

Franky Samperante ha chiesto alle autorità di limitare le attività delle imprese di piantagione e di estrazione di minerali nelle vicinanze dei territori indigeni per minimizzare il rischio di infezione proveniente dai lavoratori.

“La gente non può controllare questi lavoratori dei progetti di sviluppo, ed essi sono i potenziali portatori della malattia che potrebbe infettare la gente dei villaggi”

Secondo Christian le autorità devono assicurare la disponibilità di rifornimenti alimentari per le comunità che avevano scelto di isolare i loro villaggi, compresi coloro che sono soliti girare nelle foreste. L’insicurezza alimentare secondo lui potrebbe spingere membri di queste comunità ad abbandonare i loro villaggi alla ricerca di cibo correndo perciò il rischio di incontrare altre popolazioni e forse infettarsi.

Ma mentre i militanti considerano necessarie queste restrizioni, il governo nazionale di Giacarta ha criticato il divieto di viaggio ed insite di avere solo esso il potere di imporre misure del genere, rifiutando di fatto le richieste di altre regioni di imporre isolamenti a causa gli impatti puramente economici.

Ricky Ham Pagawak, che guida il distretto di Mamberamo Centrale della provincia di Papua, ha detto che le restrizioni sono valide legalmente e necessarie per proteggere la salute pubblica e sono state approvate dalla polizia e legislatori delle province papuane.

“Qualunque cosa accade a Papua sono responsabili i papuani ed i capi distretto, i sindaci e governatori. Questa è la nostra gente, la nostra terra, la nostra patria”.

Basten Gokkon, Mongabay.com