Le tensioni USA Iran e le implicazioni per l’economia nazionale filippina

tensioni USA Iran

Gli eventi del Medio Oriente con la morte del generale Qasem Soleimani e le rappresaglie seguite potranno avere un impatto notevole per le Filippine la cui economia nazionale potrebbe subire forti contraccolpi con le crescenti tensioni USA Iran.

In tutto il Medio Oriente esiste una forte presenza di cittadini filippini

Sono 2,3 milioni i cittadini filippini che vivono e lavorano all’estero come lavoratori domestici e nelle imprese di servizi e la loro destinazione popolare è il Medio Oriente.

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Quasi il 55% dei lavoratori filippini di oltremare, OFW, sono nel medio oriente e nella regione asiatica occidentale e la metà di loro lavorano e vivono in Arabia Saudita, con una popolazione di 1.25 milioni di filippini.

Dopo la morte di Soleimani, le forze armate filippine, AFP, hanno dichiarato che 1600 filippini lavorano in Iran e 6000 vivono e lavorano in Iraq.

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Il portavoce del Dipartimento Nazionale Arsenio Andolong ha detto che il presidente Duterte aveva dato il compito al AFP di evacuare queste donne e uomini se ci saranno le ostilità aperte.

La minaccia non è solo rivolta alla vita dei filippini

Mentre è la priorità salvare la vita dei filippini nel caso di un conflitto violento, non è il solo pericolo che esce fuori dalle inasprite tensioni USA Iran.

Ogni anno il lavoratore filippino all’estero manda a casa circa 1600 euro e queste rimesse verso le famiglie sono diventate parte vitale dell’economia filippina.

Le rimesse degli emigrati rappresentano la seconda fonte maggiore di capitale estero e sono oltre il 10% del PIL lordo delle Filippine. Sono la manna per le famiglie filippine che così si pagano da mangiare, l’istruzione sforzi imprenditoriali, accrescendo in modo significativo la spesa dei consumi dentro l’economia nazionale.

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Se la situazione si deteriora e i lavoratori filippini sono costretti a fare ritorno a casa dal Iraq ed Iran, le famiglie filippine potrebbero rimetterci fino a 12 milioni di euro l’anno in rimesse dai lavoratori dei due paesi. Se il conflitto si dovesse estendere agli altri paesi l’impatto sarebbe maggiore.

Se è minacciata la stabilità del Medio Oriente, potrebbero terminare gli invii di vaste somme di rimesse

L’omicidio di Qasam Soleimani ha sollevato preoccupazioni sulla stabilità regionale. Nonostante l’insistenza del segretario di stato USA Mike Pompeo di aver “eliminato dal campo di battaglia un cattivo”, ora appare più probabile una qualche forma di confronto violento tra le forze USA ed iraniane rispetto agli ultimi quattro decenni.

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Il generale iraniano Amir Ali Hajizedah diceva che “la sola cosa che può compensare il sangue di Soleimani è la rimozione dell’America dalla regione”.

Un’altra personalità della Guardia Rivoluzionaria ha confermato che il regime iraniano ha identificato 35 obiettivi USA nella regione oltre ad altri obiettivi dentro Israele ed ha minacciato di fermare le arterie regionali dove circola il petrolio.

Se dovessero essere colpiti obiettivi nel Medio Oriente, potrebbe essere compromessa la sicurezza di tutta la regione, ed un Medio Oriente che precipita nel conflitto causerebbe l’interruzione dei flussi di rimesse verso le Filippine.

Per coloro che vivono in Iraq e Iran potrebbe essere troppo tardi. Renad Mansour, ricercatore per la Chatham House, istituto indipendente di politica, ha detto che la morte di Soleimani per mano americana “mette a repentaglio la situazione della sicurezza stabilizzata di recente nell’Iraq, e minaccia di dare nuova forma all’ambiente politico del paese”

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Il ricercatore ha anche predetto un ritorno delle mobilitazioni legate alle sette e all’uso dell’antiamericanismo come mezzo per fare manifestazioni dentro l’Iraq.

Mentre la nazione filippina potrebbe non essere tra gli obiettivi, la recessione causata dal conflitto potrebbe ridurre le opportunità di lavoro.

Mentre Duterte continua a monitorare attentamente la situazione della sicurezza in Iran ed Iraq e si prepara sia militarmente che finanziariamente alla possibile evacuazione, senza dubbio avrà un occhio sull’economia.

Poiché è cresciuta del 12% la spesa della finanziaria filippina nel 2020, non si può permettere che le bombe nel medio oriente diventino una barriera al costante invio delle rimesse a cui l’economia filippina si è abituata.

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