L’effetto strano della legge della monogamia

Durante la campagna elettorale birmana, la lobby degli ultra nazionalisti del Ma Ba Tha fece approvare dal parlamento birmano la legge della monogamiza, una delle quattro “leggi per la protezione della razza e della religione birmane”.

Lo scopo chiaro era di impedire i matrimoni tra donne birmane e uomini musulmani e contenere un fantomatico pericolo musulmano. Fantomatico anche perché alla minoranza musulmana è stato negato il diritto di rappresentanza e poi il diritto di voto a tutta la popolazione Rohingya.

Una di queste leggi era la legge della monogamia che vuole ostacolare la poligamia musulmana e le scappatelle fuori del matrimonio. Queste ultime si suppongono siano legate alle minoranze del paese, ma si è dimostrata essere usata dalla donne buddiste abbandonate non dai musulmani ma da uomini buddisti.

I 21 articoli della legge propongono tra l’altro la prigione fino a sette anni e l’assenza della libertà condizionata. Gran parte degli accusati si è visto sono uomini buddisti.

Come fa notare un articolo apparso di Thin Lei Win su DVB, questa legge è stata fortemente criticata dai gruppi di difesa delle donne per le pene eccessive previste, ma ha il pregio di difendere la monogamia difendendo delle donne che hanno subito prima l’abbandono da parte del loro uomo e poi la posizione di reiette da parte della loro comunità.

“Il termine usato per riferirsi ai divorziati è Ta Khu Lut ha una connotazione negativa nella società conservatrice birmana. La sua traduzione ‘mancante di una metà’ racchiude la percezione di una società verso le donne il cui matrimonio è fallito per ragioni varie, sono persone incomplete e che portano vergogna alla famiglia.

E’ ancora peggio se non si hanno soldi e potere per proteggersi dalle cattive lingue. Sono le donne più povere e marginalizzate ad aver bisogno di protezione.

In una mia intervista ad una giovane donna il cui marito l’aveva abbandonata per un’altra, lei piangeva mormorando la parola Tha Khut Lut.

I vicini dicono che se ne è andato perché non ero abbastanza buona. Quanto meglio avrei dovuto comportarmi?, chiedeva asciugandosi le lacrime.

Per lei è l’avvento delle SIM Card economiche e dei telefonini la causa dei sui guai. Il marito incontrò e ebbe incontri clandestini con una nuova donna conosciuta mediante una app di messaggeria. Ma è la società ipocrita a discriminare e stigmatizzare le donne.

Perché viviamo in una società che dà messaggi conflittuali. Chi sosteneva le leggi dice che l’Islam minaccia i birmani a maggioranza buddisti, e queste leggi sono necessarie a proteggere il buddismo e le donne buddiste. Eppure poligamia e affari e tradimenti sono qui da secoli.

Chiunque abbia visitato il palazzo di Mandalay potrebbe essere perdonato per pensare che caratteristica dei re birmani era avere tante più mogli quante ne desiderava. Questi stessi re erano devoti buddisti, e il non indulgere nella cattiva condotta sessuale è uno dei cinque precetti buddisti da osservare ogni giorno.

Oggi abbondano le miriadi di dicerie sugli uomini forti e virili che attraggono le donne creando una buona scusa per gli uomini. Non esiste una frase analoga per le donne.

C’è la famosa frase a non mettersi in mezzo alle liti tra marito e moglie, genitori e figli. E’ su questo sfondo che la legge della monogamia sta segnando i suoi punti. Le donne si rivolgono ad essa perché la società le ha abbandonate senza sostegno. Ora le donne si riprendono il maltolto.”

La legge sulla monogamia manca il suo bersaglio

Il marito di Te pose fine alla loro relazione con un semplice SMS. “Non voglio stare più con te. Me ne andrò con lei perché è meglio di te”, si legge nel messaggio di testo.

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“Che posso dire”, si chiedeva Te con lo sguardo fisso sul tavolo.

La giovane era devastata. Erano sposati da due anni ed erano stati amici da dieci. Lui l’aveva lasciata per una donna incontrata sulla messaggeria di Viber qualche mese prima.

“Volevo fare del mio meglio per salvare il matrimonio. Non volevo essere conosciuta come una divorziata in società” ha detto con le lacrime agli occhi.

legge della monogamia
foto di Hkun Latt, MyanmarNow

La sola a portare il pane a casa, Te usava i propri guadagni ricavati dal vendere merce fresca ala mercato per comprargli la moto, il telefonino ed una collana d’oro. Lui si è preso tutto.

Te si rivolse alle autorità del vicinato, tutti uomini, tra le cui responsabilità ci sono la supervisione degli affari sociali e risolver le dispute locali.

“Mi hanno detto che non c’era nulla che potevano fare, una cosa molto comune. L’ultimo commento mi fece arrabbiare davvero” ricordava Te, donna magra con lunghi capelli neri e il trucco tradizionale del thanaka sulle guance.

Anche i vicini non le furono di aiuto. Se la ridevano perché non aveva saputo tenersi il marito vicino, diceva Te.

Di fronte a a rappresentanti umanamente lontani in una società di cultura conservatrice dominata da maschi, Te come tante donne birmane, ha trovato un alleato improbabile nella controversa legge della monogamia che rende penali la poligamia e gli affari extraconiugali. I colpevoli possono essere condannati anche fino a sette anni di carcere e non usufruire della cauzione.

“E’ bene che ci sia una legge così. Si capisce che era una legge che ci voleva da molto tempo” ha detto Te, benché la legge, che è stata approvata ad agosto, non possa essere applicata per lei, retroattivamente, lasciata a marzo. Ma è determinata a trovare il modo

“Lancerò una denuncia. Non me lo lascerò sfuggire” ha detto Te con la mascella serrata.

La legge della monogamia fu l’ultima e più semplice delle quattro “leggi di protezione della razza e della religione” emanata dopo le pressioni dei monaci buddisti nazionalisti che affermavano che la Birmania e le sue donne erano minacciate dall’Islam. La legge ha acceso l’immaginazione dei cittadini ordinari, sebbene non nel modo previsto dai suoi sostenitori dell’inizio.

Tra il 1 settembre e il 7 dicembre sono stati registrati solo a Rangoon 29 denunce, la maggioranza dei quali era contro uomini buddisti. Tre casi contro le donne.

I gruppi dei diritti delle donne avevano spesso detto che le leggi sul matrimonio, sul divorzio e relazioni personali, che risalgono all’impero britannico del XIX secolo, erano datate, poco chiare e mai applicate.

Nel codice penale, legislazione dell’era coloniale sui crimini violenti, esistono le leggi sulla poligamia ma l’adulterio è definito poco, solo un uomo che ha rapporti sessuali con la moglie di un altro compie un reato.

Tuttavia i militanti dicono che le quattro leggi non sono la soluzione e disegnate per discriminare i musulmani in un paese a prevalenza buddista.

Le leggi furono approvate in fretta dal parlamento con l’appoggio di Thein Sein e chi osava criticarle riceveva le minacce dell’associazione Ma Ba Tha. Il nuovo governo che subentrerà il prossimo anno erediterà queste leggi che hanno dimostrato di avere effetti non bene intesi.

La legge della monogamia avrebbe dovuto “preservare la santità del matrimonio, salvaguardare dal percolo dei musulmani jihadisti che sposano molte donne per stabilire una nazione musulmana, e per evitare il problema della poligamie alle donne” ha scritto di recente Wirathu, il capo del movimento Ma ba Tha.

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Poiché la maggioranza degli uomini sotto accusa per questa legge sono buddisti, i media sociali del paese descrivono l’impatto della legge con un detto tradizionale: “La trappola per la lepre ha preso un gatto”

Nella corsa alle elezioni del 8 novembre Ma Ba Tha ha apertamente fatto campagna elettorale contro NLD dopo l’opposizione dei suoi parlamentari alla legge. Persino dopo la grande vittoria il gruppo ha avvisato il partito di non abolire o emendare queste leggi.

Uno dei legislatori che si oppose alla legge fu Phyu Phyu Thin, dice. “Ora si parla di come la legge era mirata ad una cosa ma ha avuto un altro effetto. Le leggi devono essere consistenti e non violare i diritti umani. Sembrava che le leggi furono approvate con uno scopo politico ma usando come scusa le donne”.

La legge della monogamia dice che si applica a chiunque viva in Birmania compreso stranieri sposati a cittadini birmani. Proibisce ad una persona sposata di fare un secondo matrimonio o convivere “non ufficialmente” con un’altra persona mentre è ancora sposato.

Chiunque può fare la denuncia e il colpevole può perdere i diritti di proprietà per il divorzio in favore della parte lesa, una multa e il carcere fino a sette anni.

Robert San Aung, noto avvocato, nota che le cause per questa legge sono state aperte persino prima dell’approvazione della legge. “Normalmente altre leggi sono richieste prima che una legge sia applicata e non ci sono ancora leggi applicative per la legge della monogamia”.

Per i gruppi dei diritti l’adulterio non è questione penale ed anno affermato che il governo vuole entrare negli affari privati.

“Personalmente sostengo l’idea della monogamia ma esiste la questione dell’adulterio non solo in Birmania e non da ora, ma in ogni paese, cultura, razza e religione. E’ sulla scelta individuale e la moralità… non ha senso vietarla con una legge” dice May Sabe Phyu del Gender Equality Network (GEN).

Per HRW leggi che criminalizzano le relazioni sessuali tra adulti consenzienti, indipendentemente dal loro stato matrimoniale, violano il diritto alla privacy. Un gruppo di lavoro dell’ONU sulla discriminazione contro le donne ha anche detto nel 2012 che l’adulterio non deve essere un reato.

Eppure per donne come Te, la legge potrebbe offrire la tanto necessaria protezione in una società che celebra la virilità dell’uomo con proverbi come “Un uomo buono attrae mille donne” e “Se un albero è forte, diecimila uccelli possono rifugiarsi lì”.

Uno dei cinque precetti che i buddisti devono osservare dice di evitare la cattiva condotta sessule, ma è un dovere spesso ignorato dagli uomini birmani.

Ka, una donna di mezza età della Birmania occidentale era sposata da sette anni prima di essere abbandonata dal marito che sposò un’altra donna, già incinta del figlio.

“Mio marito ha imparato dal cugino, dagli zii che hanno fatto la stessa cosa. Gli hanno mostrato come farla franca” ha detto Ka che ha appreso dell’esistenza della legge dalle militanti donne dopo aver accettato il divorzio. Forse non potrà avvalersi della legge poiché il marito se ne andò qualche giorno prima della sua promulgazione.

“Se potessi, li manderei tutti in carcere per dare un esempio”.