Erosione delle coste e delle spiagge sulla costa thailandese

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La ragione reale però dell’erosione delle coste e delle spiagge sulla costa thailandese sono le costruzioni.

Dopo aver serpeggiato attraverso vari posti di blocco militari e aver proceduto a bassa velocità sulla strada di fronte alla costa, la nostra auto raggiunge un gruppo di casette di legno rosa appollaiate sul promontorio che guarda su un golfo azzurro.

Lo stabilimento Haad Sai o “Sand Beach” nella provincia meridionale della Thailandia di Pattani è pieno di cittadini della regione circostante tormentata dall’insorgenza. Ma c’è sempre meno sabbia, ultimamente, e meno spiaggia

Una casetta si poggia su pali di cemento, alcuni dei quali dondolano ora a mezz’aria dopo che le onde hanno portato la sabbia in mare. Sulla spiaggia che si restringe si allinea una fortezza di cilindri di cemento su cui si arrampicano le ragazzine per raggiungere l’ondeggiante banana boat.

“Non credevo che avrei potuto perdere il mio stabilimento a causa dell’erosione.” racconta Domea Maha, proprietario dello stabilimento balneare, che lo ha costruito solo tre anni fa. “Se col volere di Allah lo stabilimento resta, forse Lui potrebbe aggiungere della sabbia. Ma se non lo vuole, potrebbe portarsi via la sabbia”.

L’erosione della costa thailandese minaccia un quarto dei 3000 chilometri della Thailandia.

Secondo il dipartimento delle risorse marine e della costa, DMCR, l’erosione è molto critica lungo 185 chilometri, dove la costa recederà più di cinque chilometri ogni anno, se non la si affronta per bene.

Gran parte delle coste in pericolo giacciono lungo la costa orientale del paese che guarda sul golfo della Thailandia, dove abitano numerose comunità di pescatori oltre che un grande porto e la zona industriale di Rayong.

Sono molti i fattori che causano questa erosione delle coste. La distruzione delle mangrovie per esempio ha strappato alla linea della costa della protezione naturale contro le onde sia in Malesia che in Thalandia.

In Cina le dighe hanno ridotto il trasferimento di sedimenti che finiscono sulle bocche dei grandi estuari. L’eccessiva suzione di acqua dolce è la causa che gli scienziati attribuiscono al rischio di sprofondamento di Bangkok.

“Gran parte della gente crede che è a causa del sollevamento del livello dei mari a causa del cambiamento climatico e delle tempeste.” dice lo scienziato del mare della Università di Songkla, Sakanan Plathong. “La ragione reale però sono le costruzioni”

Mostra le sue foto satellitari sul suo computer per descrivere lo scenario. Sulle parti meridionali della penisola Thai, le strutture in cemento costruite perpendicolarmente alla spiaggia impediscono alle onde di depositare sabbia su un lato ripulendo la costa della sabbia della vegetazione.

In altri casi, dove si è costruito un muro per proteggere una parte della spiaggia dalla scorreria delle onde, la forza delle onde riflesse strappa terra agli appezzamenti circostanti.

Lascia anche i punti vicini in una condizione ancor più precaria nelle forti tempeste, dice Absornsuda Siripong, studioso in pensione che ha studiato la questione in dettaglio.

La costruzione di un muro lungo la costa o di frangiflutti causa lavori simili lì vicino. Visti dalla terraferma, il danno e le fortificazioni costruite dall’uomo sono drammatiche allo stesso modo.

Nel distretto di Pak Phanang a Nakhon Si Thammarat, sono allineate, a perdita d’occhio, alla spiaggia una serie di frangiflutti in pietra.

Questa serie di frangiflutti si estendevano lo scorso anno per otto chilometri, e sono previsti altri trentadue chilometri secondo un rapporto del National News Bureau.

Verso Pattani, dove l’insorgenza separatista mantiene la regione sotto un forte controllo militare, la costruzione di rinforzi in pietra alle bocche degli estuari o dei canali che portano al mare ha peggiorato l’erosione e costretto gli abitanti ad abbandonare le case e le terre coltivate.

I pescatori del posto ammettono che sono parte in causa. Pima della costruzione di questi rinforzi, le intemperie annuali portavano depositi di sabbia alle bocche degli estuari, cambiando talvolta i percorsi delle vie d’acqua.

L’erosione è proceduta per gradi ed in modo naturale mentre vento e onde spostavano saggia da una parte della costa all’altra.

Alla gente del posto era un chiaro inconveniente. Muhamasukree Masaning, presidente della rete dei piccoli pescatori di Pattani, dice che ha costretto i pescatori a cercare nuove rotte per portare lr loro barche in mare. Hanno dovuto scavare le vie d’acqua da soli, o tirare lentamente le barche in mare attraverso passaggi bassi. 20 anni fa chiesero aiuto al governo.

Il ministro dei trasporti alla fine costruì questi passaggi che si allungavano in mare.

Tra il 1999 e il 2010 furono costruiti dieci strutture del genere nelle province di Pattani, Nakhon Si Thammarat e Songkhla. Le conseguenze di questi sviluppi li si vede ancora oggi. A Nong Chik la parte settentrionale di un tale passaggio è stata decimata, facendo restare la scuola locale molto vicino al limite dell’acqua.

Di conseguenza la gente ha eretto un gruppo di pali di cemento per indebolire le onde che colpiscono quello che resta della spiaggia. Non si può avere più una vista chiara dell’orizzonte dalla spiaggia, ma la gente del posto traggono vantaggio dalla raccolta occasionale di molluschi che restano attaccati dai pali di cemento che sporgono qui e là dal mare.

Quelli che hanno perso la loro terra non hanno risorse, come Kari Cik.

La casa dell’infanzia del pescatore, lungo il mare a Nong chik, dovette essere smantellata 30 anni fa quando le onde che avanzavano alla velocità di 3 metri all’anno, giunse troppo vicino ad essa.

La terra dei suoi genitori dove cresceva cocco, peperoncino, citronella e persino angurie si trova sotto l’acqua.

erosione delle coste thailandesi

“Quando vivevo lì non dovevo comprare molte cose” medita il pescatore che ora vive ancora più interno. “Riuscivo a mettere da parte anche 40 baht al giorno. Ora devo comprare tutto persino l’acqua.”

Mentre si accusa il dipartimento marino per questi passaggi si dice che esso rispondeva solo alla domanda della gente del posto. Il suo ingegnere civile Jirat Laksanalamai dice: “Il problema è molto complicato. Si impara dagli errori ma talvolta la critica non è giusta perché non tiene conto della sofferenza della gente… Quando si va dalla gente, si ha la sensazione che non interessa loro quello che costruisci fintanto che la reazione è la più veloce possibile”.

Oltre ai frangiflutti e muri, l’agenzia rinforza la costa con strati a pendenza di roccia, ed estrae sabbia dal fondale marino da aggiungere alle spiagge distrutte nei luoghi turistici come Pattaya, il cui costo annuale si aggira sui dieci milioni di euro all’anno.

Muhamasukree ammette che la gente è impaziente rispetto ai risultati. “Non vedono il grande quadro della situazione. Pensano solo a sé. Quando la loro casa è erosa, pensano solo a come possono proteggerla.

Lo stabilimento di Sand Beach è posto lungo una strada protetta da un muro. Domea prova a smussare la forza delle onde deflesse immergendo colonne di cemento nella sabbia di sua proprietà.

Quando gli si chiede se tutto questo non influenza ciò che succede sulla terra del vicino, dice: “Ho avuto un buon risultato. Gli altri devono usare questo metodo per proteggere la propria terra”.

Il ministero dice di provare ad istruire i rappresentanti locali su questa cosa. Vudhichai Janekarn, l’esperto speciale sulla pianificazione, dice: “Non sappiamo esattamente cosa accadrà ogni volta che poniamo qualcosa sulla spiaggia, allora abbiamo bisogno della corretta informazione.”

Nel frattempo la sua agenzia prova a riabilitare le aree erose piantando file di bambù nel letto marino, sperando che i sedimenti intrappolati saranno abbastanza ricchi da nutrire la foresta di mangrovie.

Questi gruppo di bambù si allungano per 22 chilometri in otto province compresa Chonburi, Samut Prakan e Chachoengsao vicino Bangkok. E’ stata reclamata abbastanza costa da attirare l’attenzione di un centinaio di ex proprietari che provano a riprendere i nuovi appezzamenti. Ma l’efficacia del metodo è limitata, dice Absornsuda. “Se hai già perso la terra, è difficile rimpiazzarla”

Le onde annuali dei monsoni sono troppo forti.

Domea, il proprietario dello stabilimento di Sand Beach si aggrappa alla speranza che il suo appezzamento in contrazione si fermerà.

“Voglio lasciare questo pezzo di terra alla prossima generazione”.

Tan Huy Yee, Thestraitstimes

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