Estrema ineguaglianza minaccia crescita e coesione sociale Thai

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Il governo ha appena risuscitato la possibilità di imporre una tassa sulla terra e le proprietà in Thailandia, chiaramente spinto dalla facilità con cui fu approvata la tassa di eredità, 145 voti a favore e 5 contrari, con la quale si imponeva il tasso del 5% e il 10% su figli ed altri rispettivamente su ammontare che andavano oltre i 2.5 milioni di euro. Comunque la tassa sull’eredità è stata annacquata dagli originali 1.25 milioni di euro di franchigia ed una tassa fissa del 10%. Questa modifica seguiva l’aggressiva azione da parte delle elite politiche ed economiche.

One Bangkok Perspective

Se il governo non tiene duro sulla tassa del suolo e della proprietà, i suoi effetti potrebbero anche essere anche abbassati dalla lobby. Comunque l’indebolimento della tassa di eredità implica che il paese ha disperatamente bisogno di denari dalla terra e dalla tassa di proprietà come ammetta il ministro delle finanze.Anche allora, la legge al momento genererà solo 200 miliardi di baht attraverso una tassa dello 0.1% sul valore stimato della casa, uno 0.05% sui terreni agricoli e 0.2% sull’uso commerciale dopo lo sgravio.

Nel lungo termine questo governo comprende la necessità di incrementare la base imponibile dal 17% al 20% del PIL per finanziare i progetti infrastrutturali e affrontare i problemi della ineguaglianza come la povertà assoluta dell’oltre 18% che prevale nel Nordest secondo l’ONU, insieme con un sistema di istruzione che rende un terzo dei giovani “funzionalmente analfabeti”, incapaci cioè a leggere un giornale.

La principale giustificazione per questa tassazione debole per i superricchi thailandesi è che vedrebbero meno incentivi a mantenere i soldi nel proprio paese ed investire riducendo l’effetto delle ricadute economiche.

Comunque i superricchi già non mantengono il proprio denaro in Thailandia, se si eccettua una significativa porzione di terra e di speculazione fondiaria, che ulteriormente accelera l’ineguaglianza dal momento che i poveri non possono più permettersi di comprare o prendere in affitto della terra. Quello che i grandi ricchi è di comprare beni di lusso, ed anche molti, non fatti in Thailandia, come barche, prodotti d’arte o auto veloci. Nei pochi anni scorsi il mondo ha testimoniato la vendita delle barche più costose, 500 milioni di euro, auto di produzione, 3 milioni e pitture, 25 milioni.

Inoltre la ricaduta economica è un mito non sostenuto più dagli economisti principali di qualunque posizione politica. Invece la ricchezza si concentra tra i super ricchi a causa di una maggiore propensione marginale a risparmiare che a sua volta sostiene il potere della plutocrazia sulla politica del governo.

Globalmente cresce la ineguaglianza della ricchezza. Credite Suisse sostiene che 1% dei più ricchi al mondo possiede quasi il 50% della ricchezza della terra. Inoltre la disparità che cresce potrebbe far iniziare una recessione, dal momento che l’ineguaglianza si correla con problemi strutturali come la differenza tra domanda e offerta di competenze, disparità di entrate, tassazione regressiva, discriminazione di genere o etnia, ed ineguale accesso alla salute e alla scuola, problemi tutti cronici e forti in Thailandia secondo l’ONU e la Banca Mondiale.

L’ineguaglianza, attraverso questi effetti sociali, ha effetto a sua volta sull’instabilità politico sociale, problema protratto per la Thailandia, poiché la coesione sociale richiede fiducia e capitale sociale come la mutua simpatia e la buona volontà, cose che attualmente mancano. Questo lo si può notare nel Global Peace Index dove la Thailandia è caduta dal 115° posto al 127° nel 2014.

Quando è grave l’ineguaglianza? Uno studio del 2012 del NESDB trovò che lo 0.1% dei thai sono tanto ricchi da possedere il 46.5% delle proprietà totali del paese con la conseguenza il 20% delle persone più ricche ha 326 volte la terra dei più poveri (Approssimativamente 80% di tutta la terra rintracciabile attraverso i documenti di proprietà ) visto che il 20% più povero possiede 0.3% di terra. E i ricchi diventano solo più ricchi. La lista dei più ricchi redatta da Forbes mostra che i magnati del paese possiedono oltre 1 milione di miliardi di euro, che vuol dire che lo 0.0007% possiede più o meno il 25% del PIL totale della Thailandia.

Il rapporto dello sviluppo umano del 2014 dell’ONU indica che ci sono ancora oltre 8 milioni di thai che vivono in povertà assoluta, al di sotto del livello minimo di sopravvivenza. Include questa cifra centinaia di migliaia di bambini che non hanno neanche il cibo necessario per evitare la malnutrizione, l’arresto della crescita e la debilitazione, e insieme ad un sistema di istruzione inutile, alti livelli di disabilità intellettuale. La povera qualità della forza lavoro che comporta è una delle ragioni perché compagnie come Samsung si spostano in Vietnam.

L’economia perciò soffre. Secondo il rapporto Economici Monitor della banca Mondiale del 2015, le cui raccomandazioni si soffermano sul miglioramento dell’istruzione, le esportazioni dal 2012 al 2014 sono cresciute di una media di 1% annuo. La crescita del PIL nel 2014 è stata sola del 0.7% con previsioni per 2015 al massimo del 3.5% che implica come il comportamento della Thailandia nei due anni passati è scesa dietro ad ogni altra economia della regione.

Questo paese non solo ha bisogno di un sistema di tassazione più progressivo. Deve anche tappare le scorciatoie del sistema per impedire che i grandi ricchi spostino i conti all’estero. Globalmente è una grande problema e la HSBC ha pagato 300 milioni di euro ai regolatori svizzeri per permettere che i suoi conti siano usati per evasione fiscale e riciclaggio.

Il noto economista Piketty ha affermato che la concentrazione di ricchezza che accade globalmente è semplicemente dovuto al tasso di ritorno sul capitale che è maggiore del tasso attuale di crescita economica. Piketty suggerisce anche che la disparità crescente di ricchezza crea le condizioni per il collasso della democrazia, e la maggioranza degli economisti ora accetta che sia l’estrema uguaglianza di ricchezza che di diseguaglianza impediscono la crescita.

Se i miliardari thai continuano a battersi contro, ad evadere ed eludere le tasse, il paese richia una spirale negativa di crescita ineguale, di mercati nazionali sottosviluppati e peggioramento dei diritti umani fino al punto da rompere la coesione sociale.

Sarebbe perciò a rischio la sopravvivenza dei loro affari, come implicito dalla disobbedienza civile che prese Bangkok e alcune province nel periodo 2010 2014. Quindi il super ricco ha bisogno di ridare alla società attraverso il sistema fiscale come pure la filantropia e permettere all’economia di crescere se necessario anche attraverso la tassazione delle plusvalenze.

John Draper e Peerasit Kamnuansilpa, Kohn Kaen University, BangkokPost

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