L’industria turistica thai dopo le bombe del 17 agosto

La bomba al tempio di Erawan il 17 agosto a Bangkok ha chiaramente ha forato la crescita del turismo internazionale in Thailandia nel 2015.

Pochi giorni prima l’attentato L’autorità del turismo thailandese, TAT, nel celebraer un anno di relativa stabilità dava il benvenuto 19 milioni di visitatori per il 2015. L’industria turistica thai era fiduciosa di poter raggiungere il record di 29 milioni di arrivi per il 2015.

La bomba, uno degli incidenti più seri che è accaduto nella capitale thai, avrà probabilmente un impatto negativo sulla crescita turistica per il restante anno. Sebbene la Thailandia abbia raggiunto una crescita spettacolare nell’attrarre turisti dal 2000, disatri naturali, come lo tsunami del 2004 e l’alluvione del 2011, la paura di epidemie come la SARS nel 2003 e l’instabilità politica hanno tutti portato o a declini annuali o ad una stagnazione della crescita.

Nel 2000 la Thailandia ha attratto 9.6 milioni di turisti. Nel 2013 anno speciale per il turismo internazionale, il paese ha attratto 26.5 milioni con un contributo di 46 milairdi di dollari all’economia, il 17% del PIL.

Lo scoppio delle manifestazioni politiche all’inizio del 2014 e il susseguente golpe del 22 maggio hanno contribuito ad una significativa riduzione degli arrivi turistici internazionali del 8% nel 2014 rispetto al 2013.

Il turismo è tradizionalmente sensibili ad eventi che minano la stabilità politica, sociale ed economica. Il TAT è profondamente sensibile alle crisi ed è tra i corpi turistici più efficienti al mondo nel rispondere e gestire queste crisi.

Hanno il sostegno dell’associazione Pacifica Asia Travel Association, associazione turistica transnazionale importante, che di frequent condivide la sua esperienza nella gestione di rischi e crisi dalla sua presenza a Bangkok nel 1998.

TAT fu veloce nell’emettere un comunicato sul suo sito web il giorno dopo la bomba per annunciare i miglioramenti di sicurezza a Bangkok.

La bomba del 17 agosto comunque ha aggiunto una dimensione nuova e pericolosa alla questione della sicurezza turistica del paese. Gli scoppi precedenti della violenza politica a Bangkok e i successive incertezze nel meridione non hanno preso di mira il turismo sebbene molti siano stati presi nel fuoco incrociato. La bomba del 17 agosto era stata proprio pensata per uccidere thai e visitatori internazionali innocenti.

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La capacità di qualunque servizio di sicurezza al mondo di prevenire un attacco con bombe impazzito in un centro urbano indaffarato è limitata e la Thailandia non fa eccezione.

Almeno la metà delle vittime erano fra i più importanti mercati turistici thailandesi, Cina, Hong Kong, Malesia e Singapore. Tutti questi insieme rappresentano un terzo degli arrivi turistici in Thailandia. In aggiunta al danno di reputazione all’immagine della Thailandia come destinazione sicura, l’impatto dei turisti di questi paesi uccisi dalla bomba sarà particolarmente acuto.

Una indagine del 2014 commissionata da un ente del dipartimento di stato USA indagava sulle attitudini dei viaggiatori per affari americani verso la Thailandia nell’immediato dopo le tensioni sociali del 2014. Scoprì che il 25% delle compagnie americane con legami di affari con la Thailandia o cancellavano accordi di viaggio dei propri impiegati oppure la partecipazione a conferenze pianificate a Bangkok.

Le tensioni del 2014 non erano mirate di certo ai turisti e non ci vuole una grande immaginazione per cui la bomba di Bangkok porterà ad una risposta molto più estrema da parte di chi viaggia per affari.

La Thailandia è un delle destinazioni turistiche più resilienti. Sebbene ci sia la certezza di una caduta degli arrivi nel breve periodo dopo la boba di Bangkok, la destinazione Thailandia ha l’abitudine di riprendersi.

Comunque la riserva è che non ci siano degli altri attacchi con bombe percepiti come una minaccia mortale per il turismo. L’ambiente politico volatile del paese suggerisce che l’industria turistica del paese è giustificatamente nervosa.

DAVID BEIRMAN, NEW MANDALA