L’insorgenza del meridione thailandese preda dell’emozione?

Un biglietto scritto a mano ritrovato sulla scena dell’esecuzione dell’insegnante di scuola Issara Chairitchok riflette la paura crescente nella popolazione locale delle province più meridionali della Thailandia che teme che sono in arrivo cose peggiori.
Sul biglietto si legge: «Se arrestate in modo indiscriminato, uccideremo in modo indiscriminato».

Per la nuova ondata di attacchi, i capi dell’insorgenza temono che i propri militanti siano preda dell’emozione

Issara è il 179° insegnante ucciso dallo scoppio dell’insorgenza un decennio fa. Oltre 6000 persone a maggioranza malay musulmana sono state uccise sin da allora.
Issara fu ucciso il 15 novembre a Khok Pho nella provincia di Pattani probabilmente dall’insorgenza che stava vendicando vari incidenti che hanno comportato la morte e il ferimento di abitanti ordinari dei villaggi malay, compresi donne e bambini, per mano della sicurezza di stato.

Oltre l’omicidio di Issara il giorno 15 novembre ha visto la morte di una madre e della figlia sparate da vicino sulla strada Than To-Betong ed un attacco con bombe lungo la strada che hanno ferito due rangers nel distretto Rusoh di Narathiwat.
preda dell'emozioneLe autorità  hanno detto pubblicamente che la morte di Issara era la vendetta per gli omicidi di due sospetti separatisti avvenuta il giorno 14 novembre in uno scontro a fuoco nel distretto Nong Chik di Pattani. Ma un separatista in esilio ha negato questa affermazione, dicendo che il movimento poteva accettare la loro morte perché, sebbene le forze avversarie erano in maggior numero e meglio armate, lo scontro è stato legittimo.
Diversamente da altri conflitti subnazionali, nel profondo meridione thailandese non esistono camere di compensazione o un processo di pace coerente, dove entrambe le parti possono affermare o negare le proprie attività armate.
E senza una garanzia di immunità o un’ala politica riconoscibile a definire la loro posizione, non c’è ragione per cui un gruppo separatista ammetta, pubblicamente o privatamente, uno degli attacchi. Per ora sono sufficienti volantini e manifesti a ricordare alle autorità la vendetta.
A parte i biglietti lasciati sul posto degli attacchi, i rappresentanti ufficiali si rivolgono ai separatisti in esilio per essere aiutati a chiarificare le cose.
Per quanto riguarda l’attuale punta degli attacchi, bisogna tornare al 12 ottobre quando sei scuole pubbliche del distretto di Thung Yang Daeng ed una a MaYor di Pattani furono date alle fiamme. La polizia disse che gli attacchi incendiari erano la vendetta all’arresto di capi separatisti importanti.
Ma una fonte separatista ha detto che gli attacchi erano la risposta al maltrattamento, da parte delle autorità, di otto sospetti che erano stati fermati nel distretto di Thung Yang Daeng, dopo un attacco violento contro un posto di polizia nel distretto avvenuto a metà luglio.
Le fonti separatiste affermano che i militanti sanno solo ciò che serve per portare l’attacco ed inoltre sono spariti da tempo. Non c’era alcuna possibilità che gli otto arrestati sapessero qualcosa in anticipo dell’attacco.
Un altro esempio di come le forze di sicurezza «oltrepassino la linea» è stata la morte di un ragazzina musulmana di 10 anni del distretto Bacho di Narathiwat, dopo che il veicolo in cui si trovava non si era fermato quando un Marine fece segno alla macchina con una lampadina di accostare.
Sua madre, padre e sorella maggiore sono sopravvissuti alle ferite di arma da fuoco. Un comandante dei Marine nell’area si rammaricò dell’accaduto e fornì alla famiglia oltre 10 mila euro.
L’insorgenza una settimana dopo rispose il 1 novembre attaccando un gruppo di uomini buddisti di fronte ad un negozietto del distretto di Thepha di Songkla uccidendone tre e ferendone quattro.
Sul posto l’insorgenza lasciò un bigliettino sarcastico che diceva: «Scusate per l’omicidio non intenzionale. E come fate voi quando uccidete la gente Malay nel villaggi do Yalor a Bacho»
Il giorno seguente uomini armati uccisero da vicino uno studente buddista di 20 anni a Narathiwat. La pistola dell’assassino si inceppò mentre provava ad uccidere i due amici della vittima che stavano sul sellino posteriore. La polizia disse che il padre della vittima era stato ucciso allo stesso modo due anni prima.
Lo stesso giorno ci fu un attacco gangsteristico da parte di uomini che viaggiavano su un furgoncino pickup che aprirono il fuoco contro una casa a Nanak nel distretto di Tak Bai. Una persona rimase uccisa al momento ed altre tre ferite, tutti buddisti.
Il giorno seguente a Taluboh nella provincia di Pattani uomini armati su pickup attaccarono un camion pieno di musulmani malay uccidendone tre che erano rappresentanti del villaggio Krong Manin di Pattani. Altri due restarono feriti.
Il giorno 8 novembre a Sungai Padi un residente musulmano fu ucciso, mentre 11 novembre quattro rangers ed un civile restarono feriti da due bombe differenti poste lungo la strada a Pattani. Un imam fu ucciso da uomini incappucciati nel distretto Betong di Yala il 12 novembre e poi il già citato scontro a fuoco di Nong Chik con la morte di due separatisti che non si vollero arrendere.
La terza settimana di novembre ha visto vari manifesti eretti in vari posti che dicevano: «Fino a quando la politica di ‘Ridare la felicità alla gente’ sarà solo puntare le canne delle armi ai capi religiosi, alle comunità, agli imam e alle persone malay innocenti, i civili buddisti, i burocrati e gli insegnanti possono stare certi di essere gli ultimi corpi uccisi»
Forse l’aspetto più inusuale delle recenti ondate di violenza sono stati i simultanei attacchi a quattro locali di Karaoke nella periferia remota della capitale Pattani il 31 di ottobre. L’idea, stando ad una fonte separatista, era di dare una bella lezione a queste imprese come pure ai clienti musulmani.
Ci sono state speculazioni che i separatisti avevano considerato di attendere un musulmano entrasse in un karaoke per fare esplodere le bombe. Ma poi di fronte al rischio di compromettere la propria sicurezza e la propria posizione, si decise di far esplodere le bombe contemporaneamente lasciando immediatamente la scena del crimine.
Gli attacchi ai Karaoke comunque non significano l’inizio di una crociata morale, ma se non altro screditare lo stato e inviare un avviso duro sulla loro disapprovazione sui musulmani che frequentano certi luoghi.
Mentre le forze dell’intelligence e della sicurezza cercano di venire a capo di questa ondata di attacchi, i separatisti fanno sapere che il loro scopo è di rendere e tenere l’area ingovernabile per quanto più tempo possibile. L’attacco verso obiettivi soffici era parte della vendetta contro specifiche azioni ella sicurezza.
Il fatto che questi attacchi siano portati avanti più sull’onda dell’emozione che dall’essere parte di una strategia complessiva è diventata una fonte di preoccupazione per i capi dell’insorgenza che temono che i propri militanti siano preda dell’emozione.
Ma questa è la natura di questa insorgenza del meridione di lingua malay della Thailandia, dove la catena di comando del movimento separatista è molto fluida ed il controllo non esiste. In termini reali significa che l’insorgenza sul terreno continua a decidere qual’è il loro obiettivo, mentre allo stesso tempo tengono a mente il bisogno di un certo autocontrollo e di restare nelle linee guida dati dai capi in esilio.
Attaccare obiettivi soffici forse umilia le agenzie della sicurezza, ma i capi separatisti hanno riconosciuto che tale tattica gioca a favore delle autorità.
Inoltre il fatto che le autorità non si curano di indagare nella condotta delle proprie forze suggerisce che ancora possono tollerare l’umiliazione di essere dalla parte di chi riceve.

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Don Pathan, www.pataniforum.com  Thenationmultimedia