Lunghezza dei capelli e prostrazione nella scuola thailandese della paura

scuola thailandese

Se si vuol capire perché la dittatura continua in Thailandia o perché sia così radicata la cultura del bullismo e dell’impunità, una risposta la può dare quello che è accaduto in una scuola thailandese di Si Sa Ket all’inizio del mese.

Apparentemente potrebbe sembrare una lite tra gli insegnanti ed i genitori sulle regole della lunghezza dei capelli.

scuola thailandese della paura
The Nation

Iniziò quando un insegnante di Si Sa Ket decise di punire una studentessa che portava i capelli lunghi oltre i lobi delle orecchie. Continuò tagliandole i capelli alla lunghezza comandata ma solo a metà. Inoltre lo fece davanti alla bandiera davanti agli occhi degli altri studenti , non solo per umiliarla ma per mettere in guardia gli altri a non interferire con le autorità scolastiche.

Si può capire il dolore che la ragazza ha vissuto quel giorno a scuola.

Si può capire la furia che colse la madre che postò sui media sociali i capelli tagliati della figlia chiedendo conto dell’abuso di autorità dell’insegnante.

Il docente è stato bombardato di critiche feroci da fare intervenire un ufficiale di rango responsabile del benessere dei ragazzi a Si Sa Ket.

Secondo il giornale Khaosod, il rappresentante disse che quel taglio non era poi tanto brutto come descritto e che quindi non si capivano le rimostranze, invitando poi le parti a seppellire l’ascia di guerra e fare finta che non fosse accaduto nulla, per mettere a tacere la controversia.

Se dovesse continuare il conflitto, ha detto questa signora, sarebbe in pericolo la situazione della ragazza nella scuola. Ed ha poi chiesto alla scuola di “perdonare” la ragazza perché non si era saputa comportare meglio.

C’è da non credere ai propri occhi nel leggere questa intervista.

Questa mentalità fascista non è insolita. Un docente ha espresso rabbia contro gli studenti che hanno osato mettere in dubbio la regola dei capelli dicendo loro “suicidatevi”.

Il dirigente scolastico ha difeso l’insegnante dicendo che la regola è chiara e che dice che i capelli delle ragazze non devono scendere oltre i lobi delle orecchie.

Anche i ragazzi subiscono regole altrettanto ridicole. Dalla riapertura della scuola ad inizio mese i media sociali erano pieni di foto di studenti con i capelli tagliati a metà. Alcuni insegnanti meschini hanno osato disegnare i voti sulle teste rapate a zero per umiliarli pubblicamente.

Questi esempi demistificano la ripetuta retorica dei docenti che la loro missione è dare in modo altruista per il futuro della nazione. E’ tutto una menzogna.

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La brutta verità è questa: la scuola thailandese è la colonna principale dell’autoritarismo .

Addestrano le giovani menti a sottomettersi al potere iniziando con l’obbedienza totale verso gli insegnanti che agiscono da piccoli dittatori a scuola. Uccidendo la loro mente curiosa e concentrandosi sulla pena intesa come umiliazione pubblica per spingerli alla docilità, la scuola thailandese nutre la cultura della paura per far conformare i bambini al sistema militarista gestito da chi sta al potere.

La scuola sono il microcosmo della nostra società totalitaria. Gli insegnanti thai gestiscono la scuola da despoti che governano i loro piccoli regni. Lo scorso anno furono le foto di studenti prostrati in massa per terra per salutare il nuovo dirigente scolastico a causare una rabbia generale. La cerimonia includeva il dirigente che camminava come un fiero generale tra studenti in uniformi militari verdi che sventolavano bandierine.

Sfortunatamente non sono cerimonie rare. Alcune scuole vanno fiere delle foto postate dei loro studenti prostrati ai piedi del dirigente scolastico.

La regola dei capelli corti fu emanata dai golpisti del 1972 con cui si ordinava ai ragazzi di portare un taglio molto corto alla militare, mentre le ragazze non devono avere i capelli lunghi oltre i lobi delle orecchie. La regola proibisce i capelli colorati o con la permanente.

Da allora i docenti osservano la regola religiosamente perché permette loro di asserire il nudo potere sugli studenti. Per mezzo secolo, successive generazioni di ragazzi si sono dibattuti con questa regola oppressiva e la violenza.

Di recente un insegnante ha messo una foto di sé che punta un termometro elettronico alla testa dell’alunno. La sua legenda? “Non c’è cervello qui dentro”

Parliamo del bullismo!

Secondo un’indagine della Rete dei difensori legali di giovani e bambini, oltre il 90% dei bambini sono soggetti al bullismo dei propri pari. Non c’è modo di fermare questo stato pietoso quando gli stessi docenti mostrano che l’abuso è parte del loro potere.

Le ripercussioni sociali sono gravi. L’uso del potere per costringere a sottomettersi in stile militare sostiene la violenza nelle scuole ed il nonnismo nelle università. La maggioranza dei docenti tende a girare lo sguardo, non solo per la loro ossessione per vergogna delle loro organizzazioni, ma per la loro implicita approvazione del militarismo.

L’autoritarismo nella scuola thailandese nutre la cultura della paura. Questo spiega perché poche ragazze osano denunciare i docenti che abusano di loro. Sanno che saranno loro a soffrire e non chi le ha stuprate, perché il sistema autoritario assicura che gli oppressori hanno il sostegno reciproco.

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Torniamo a Si Sa Ket. La madre della ragazza ha detto di non sopportare la critica di stare a danneggiare la reputazione della scuola e per salvare la figlia e porre fine alla questione ha portato via la figlia da quella scuola.

Ma le cose cominciano a cambiare.

Oggi gli studenti non accettano più l’abuso. Quando il dirigente scolastico della scuola di Si Sa Ket insisteva nell’applicare la regola dei capelli corti, sapevano che si sbagliava.

A maggio il ministro dell’istruzione annunciò una nuova regola dei capelli, permettendo a studenti e genitori di poter dire la loro. Sebbene i capelli non abbiano nulla a che fare con l’apprendimento, questa regola più rilassata è un passo nella giusta direzione. Molte scuole comunque rifiutano di adeguarsi perché toglie loro del potere.

Un gruppo di studenti che si definiscono “cattivi ragazzi” in satira verso Dek Dee, i bravi ragazzi che il sistema educativo vuole produrre, hanno protestato ad una cerimonia della tosa presso il ministero chiedendo l’applicazione della nuova regola. Il ministero alla fine ha mandato l’ordine alle scuole rifiutandosi di punire scuole e docenti che abusano dei loro docenti.

Mentre cresce la militarizzazione delle scuole, il rendimento accademico degli studenti continua a sprofondare e le scuole thai restano ben dietro le altre scuole dei paesi della regione e del mondo.

I docenti continuano imperturbabili ad insegnare un curricolo ultranazionalista dettato dalle autorità dell’istruzione centralizzata perché i loro salari dipendono dagli anni di servizio non dai risultati.

Continuano a ignorare le preoccupazioni della comunità perché i salari e le promozioni dipendono dai loro capi di Bangkok.

Questo deve cambiare. Se i docenti continuano a valutare il potere allora il centro di potere deve andare da Bangkok verso le comunità locali.

Molta discussione sulla riforma pensano a cambiamenti nel curricolo, ore di classe e istruzioni di classi. I docenti non cambieranno se la resistenza non li colpisce nel portafoglio.

Se vogliamo la riforma della scuola thailandese, se vogliamo che gli insegnanti rispettino i diritti umani dobbiamo decentralizzare il sistema educativo.

Dobbiamo far rispondere i docenti dei risultati conseguiti. Dobbiamo dare alle comunità locali il potere di assumere e licenziare i docenti.

La resistenza di chi si afferra al potere sarà dura ma col cambio di valori un sistema che rifiuta di cambiare diventerà presto obsoleto.

Sanitsuda Ekachai, Bangkok Post.