Azwan Ismail e la paura di una minaccia gay in Malesia

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Il 15 dicembre dello scorso anno, Azwan Ismail, un cittadino malese, musulmano di etnia malay, dichiara in un video posto su Youtube la propria omosessualità: «Sono gay e sto bene»

Una settimana dopo, dichiara ai media di aver paura per la propria vita. E chi può biasimarlo? Ora ci sono tanti ad osservarlo, per dire così, con grande interesse, dal ministro di fatto della religione, il mufti di Perak, ai Giovani Musulmani, ai blogger musulmani e a tante altre organizzazioni.

Un blogger musulmano ha sfidato persino la leadership della nazione di uccidere Azwan Ismail, ammesso che la Malesia sia un vero stato islamico, dal momento che la confessione di Azwan Ismail è una prova evidente per applicare la pena di morte.

Tutto questo è un’altra cosa dalle numerose minacce di morte o di violenza fattagli su Youtube e su altri forum online. Il video di Azwar che fa parte di una serie prodotta da un gruppo di difesa dei diritti Seksualiti Merdeka è stato alla fine rimosso per paura della sua sicurezza.

Queste minacce di morte contro Azwan Ismail sono state già condannate da tanti blogger, cittadini, gruppi di società civile come Centre for Indipendent Journalism e Joint Action Group for Gender Equality, condanne necessarie poiché violenza ed intimidazione, indipendentemente dall’essere o meno di sostegno a Azwan, non devono essere ammesse nella civile discussione di interessi pubblici.

Ma è davvero facile avere una discussione calma e spassionata su cose come queste? Ascoltiamo i due estremi del dibattito progay, a favore dei diritti umani da un lato e dall’altro i decisi anti gay, musulmani autodichiarati.

Il resto della nazione è divisa allo stesso modo oppure la differenza tra questi due estremi è popolata da una diversità di cittadini che sono ambivalenti o confusi o curiosi o non curanti o hanno paura ?

Come possono musulmani di vari retroterra culturali e credi dare un contributo a questo argomento quando da più parti è stato definito un dibattito teologico?

Fatti contro Ideologia

Prima di tutto, non c’è niente di meglio per scardinare grandi richiami ideologici che un po’ di fatti. Di certo, le condanne delle relazioni sessuali con lo stesso sesso formano un corpo vasto di giurisprudenza islamica e esegesi coranica. Qui non c’è da discutere lì. Ma ci sono anche stati disaccordi tra gli studiosi islamici in relazione alla sessualità nell’Islam. Ulama e studiosi contemporanei, quali l’imam Feisal Abdul Rauf e l’indonesiano Kiyai Husein Muhammad asseriscono che commenti risalenti persino all’età classica dell’Islam hanno riconosciuto e probabilmente tollerato diversità sessuale e di genere.

Studi storici ed antropologici hanno anche portato prove di relazioni non eterosessuali all’interno di società musulmane di varie età.

Alla luce di questi fatti, perché i «rappresentanti» dell’Islam in Malesia insistono che i dibattito sulla omosessualità sia di tipo bianco o nero e che necessariamente implichi la condanna e la punizione violenta? E perché c’è una tendenza, sia tra i musulmani anti gay o pro gay non musulmani, a pensare dell’Islam come un caso speciale quando si affrontano le tematiche della sessualità, del genere e dei diritti umani iin generale? E’ valida questa assunzione?

La violenza contro chi non è eterosessuale è stata usata da quelli al potere per interpretare i testi fondanti di molte delle religioni al mondo. I predecessori dell’Islam, giudaismo e cristianità, hanno anche avuto periodi di grande intolleranza verso le donne, i non eterosessuali e non credenti.

Eppure ci sono più dibattiti pieni di sfumature ora all’interno di queste tradizioni.

Ebrei della riforma o liberali non credono più che le donne siano inferiori o che le lesbiche, i gay, i bisessuali e transgender siano condannati da Dio. In modo simile vari leader della chiesa anglicana stanno facendo degli sforzi per essere più inclusivi e meno sentenziosi verso le donne, verso le varie tendenze sessuali e di genere, verso le minoranze etniche, i non cristiani …

Certo questi movimenti non hanno una sfida dall’interno delle loro rispettive tradizioni religiose, ma il fatto è che questa inclusività esiste anche dentro l’Islam. Comunque Islam è forse un «caso speciale», nel senso che le leggi dello stato sono usate per soffocare opinioni diverse dentro la religione negli stati a prevalenza musulmana.

Implicazioni contro possibilità

Ma, per un momento, proviamo ad immaginare che le cose siano differenti. Si immagini che le autorità islamiche avessero detto «Azwan Ismail, tu sei quello che sei e rispettiamo la tua decisione» Quali sarebbero le implicazioni di una dichiarazione simile? Vorrebbe dire che le autorità dovrebbero rivedere il nostro intero corpo di leggi penali islamiche? Dovrebbero rivedere la sezione 377 del codice penale?

Inoltre, significherebbe che dovrebbero riconoscere il matrimonio dello stesso sesso? E se sì, cosa implicherebbe per la concezione attuale del matrimonio islamico?

Ci sono già numerose questioni sostanziali e procedurali nella Legge della Famiglia Islamica Malese. Con quale forza le autorità devono trattare i matrimoni poligami? Con quanta severità le corti islamiche dovrebbero obbligare gli uomini a pagare il mantenimento alle mogli da cui hanno divorziato e ai loro figli? E’ vero che agli uomini musulmani è concesso di picchiare le loro mogli? Sono permessi matrimoni di bambini nell’Islam?

Questi non sono puri concetti di teologia: hanno delle ripercussioni reali sulle vite degli individui e sulla nozione di stato malese. Così la paura che le nostre autorità hanno verso i musulmani di altra sessualità, a dover riconoscere la loro esistenza, è del crollo dell’Islam, teologicamente, socialmente, sul piano legale e politico. Questo potrebbe spiegare il panico morale.

Ma da dove è venuta l’idea che un’intera religione potrebbe disintegrarsi solo per aver ammesso dei fatti e la realtà?

Da dove abbiamo ricevuto la nozione per cui se non usiamo la forza o la coercizione allora l’aderenza religiosa cesserebbe? Si trova nei testi fondamentali dell’Islam o in una qualunque religione?

Certezza contro ambiguità

Forse è meglio richiamare qui una diversa spiegazione. Lo studioso musulmano americano Scott Siraj Al-Haqq Kugle indica una famosa tradizione (affermazione del Profeta Maometto, Pace sia su di lui) che dice:

«Narrava Anas ibn Malik: Un uomo era col Profeta (pace su di lui) e un uomo passo vicino e disse: apostolo di Allah! amo questo uomo. L’apostolo di Allah (pace su di lui) allora chiese: Glielo hai detto? Lui rispose: No. Egli disse: diglielo. Allora lui andò dall’uomo e disse: Ti amo per amor di Allah . Lui rispose: Che possa amarti Lui per il cui amore tu mi ami!»

La tradizione è ambigua se questo sia un amore platonico, spirituale o romantico. Parla comunque molto specificatamente di un amore tra due uomini senza legami e non esprime un giudizio. Tra l’ambiguità e la specificità di questa tradizione quindi si stende un grande spazio inesplorato per ulteriori dibattiti e ricerche. Chiudendo il dibattito le «autorità islamiche» in Malesia negano alla nostra vasta e diversa cittadinanza una possibilità di elaborare una saggezza profonda inerente la tradizione islamica

Una vasta e diversa cittadinanza include quelli che hanno amici o figli o parenti o bambini, o genitori (sì genitori) che non sono eterosessuali. Di certo una teologia importante e gentile potrebbe chiedere loro di condannare o punire i loro amati? Di sicuro una importante e gentile teologia potrebbe esplorare i modi per celebrare le relazioni umane nel mutuo rispetto e amore?

The Nut graph, Shanon Sha.

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