Metà del PIL da attività criminali per 3 paesi ASEAN

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Le attività criminali in Myanmar Laos e Cambogia valgono la metà del PIL nazionale nella complicità ovvia delle aristocrazie politiche regionali

Il 2013 nel Sud Est Asiatico è stato caratterizzato dai disordini. La guerra sconvolge ancora il Myanmar dove sono stati uccisi migliaia di civili oltre ai centinaia di soldati della giunta e ai combattenti contro la giunta, mentre l’ASEAN non riesce ancora né a portare le parti in guerra al tavolo del negoziato né a prendere una posizione più dura sul governo militare salito al potere con il golpe del febbraio 2021.

metà del PIL di tre paesi dell'ASEAN da attività criminali
Ye Aung Thu/AFP

Con la crescita della violenza politica c’è anche una proliferazione del crimine. Secondo l’Indagine del 2023 sull’Oppio nel SEA dell’UNODC, il Myanmar è diventato uno dei maggiori produttori mondiali di oppio con l’espansione delle terre coltivate ad oppio del 18% fino a 47100 ettari nel 2023 rispetto al 2022.

“Sebbene l’area coltivata non sia tornata ai fasti storici di 58mila ettari del 2013, dopo tre anni consecutivi di crescita la coltivazione del papavero cresce e diventa più produttiva”.

E’ cresciuta anche la produzione di metanfetamine che sono dilagate nel resto del SEA a prezzi bassissimi. Il 13 dicembre la polizia thai sequestrò, 50 milioni di pillole di metanfetamine vicino alla frontiera birmana, la seconda in Asia per quantità.

In Laos le pillole di Yaba, metanfetamina più cocaina, si vendono a 24c$ secondo Al Jazeera.

Questa inondazione di droga ha portato ad una esplosione di altre attività criminali che porta alla crescente rabbia della popolazione laotiana verso l’incapacità delle autorità ad indagare qualunque crimine, a cui si deve aggiungere l’attuale crisi economica, ad indicare uno stato di disordine che si propaga nella regione.

Gli stati truffa

Singapore ha sentito la necessità di rimettere in funzione la pena capitale dopo un periodo di sospensione, portando alla forca la prima donna dopo venti anni.

Se il Myanmar ha la reputazione di essere ridiventato un Narco-Stato del SEA, alcuni suoi vicini hanno acquisito quella di Stati Truffa.

Un famosissimo film cinese, No More Bets, che narra la storia di giovani cinesi innocenti costretti a lavorare nelle truffe in alcuni posti infami del Sud Est Asiatico, è stato vietato da vari stati della regione, tra cui la Cambogia, che pensavano che il loro alleato fedele stesse diffondendo propaganda malevola.

Infatti, se in Cina No More Bets era un avvertimento di salute pubblica in stile Tarantino, nel Sud-Est asiatico era un allarmante atto d’accusa di tutto ciò che non va nelle loro nazioni, uno specchio che non si può ignorare, per quanto ci provassero.

L’Ufficio dell’ONU dei diritti umani diceva ad agosto 2023 che c’erano almeno 120 mila persone nel Myanmar e 100mila in Cambogia “detenute in situazioni dove erano costrette a portare avanti operazioni di truffe online”.

Nel rapporto dell’ UNODC si dice che ci potrebbero essere almeno “100mila vittime di traffico per criminalità forzata” nella sola Cambogia. “Se queste stime di traffico per criminalità forzata nel Sud Est Asiatico sono accurate, siamo in presenza di uno dei maggiori traffici coordinati di esseri umani della storia”.

Si noti che queste cifre riguardano solo persone costrette a lavorare in centri di truffa nel Sud Est Asiatico fino in Malesia e Filippine. Il numero di chi sceglie, per quanto difficile sia questa parola, di lavorare nel settore deve essere molto maggiore.

Metà del PIL nazionale

Il linguaggio esitante del UNODC offre una “stima prudente” secondo cui l’industria della truffa di una nazione non precisata del Mekong “generi tra 7,5 e 12,5 miliardi di dollari” in entrate annuali che sono metà del PIL nazionale ufficiale del 2021.

Per alcuni si tratta di un riferimento alla Cambogia il cui PIL era 27 miliardi di dollari nel 2021, ma il linguaggio vago del documento UNODC lo si può spiegare perché la stima potrebbe applicarsi al Myanmar e al Laos.

Inoltre è possibile che le truffe online insieme al traffico umano e il riciclaggio di denaro sporco associati, forse sono le attività più profittevoli in tutti e tre gli stati, e questo settore sempre meno ombroso potrebbe valere l’intero PIL dei tre stati.

“L’industria della truffa fa guadagnare ai gruppi criminali l’equivalente di miliardi di euro e profitti che rivaleggiano il PIL di alcuni paesi nella regione” si legge nel documento UNODC.

Ci sono stati vari colpi in Cambogia e Filippine. Una delle cause dell’offensiva “Operazione 1027” che si è sviluppata a ottobre nel nord del Myanmar, presentata come la più grande sconfitta delle forze della giunta dopo il colpo di stato del febbraio 2021, è stata l’apparente incapacità della giunta militare di affrontare i complessi di truffe gestiti dai cinesi nello Stato Shan.

Data l’inattività della giunta birmana, varie armate etniche sono entrate in campo per sgominare i centri della truffa, cosa ben accetta a Pechino.

Il compito di affrontare questi gruppi, comunque, va oltre le capacità di polizia e militari della regione. Nel Sud Est Asiatico continentale autoritario, l’applicazione della legge dipende da patronati, e sono una estensione clientelare e a pagamento dei partiti al governo, cosa che li rende inefficaci e sistematicamente corrotti.

Protezioni politiche

C’è inoltre tanta protezione politica dietro questi sindacati criminali delle truffe, perché non si può costruire un’industria del valore del PIL di un paese senza l’attiva partecipazione di parte dell’aristocrazia al potere.

Il presunto proprietario di un centro delle truffe in Cambogia Li Kuong ha ricevuto il più alto titolo onorifico del paese Neak Oknha a giugno.

In Laos chi controlla la provincia di Bokeo il partito rivoluzionario popolare del Laos oppure è un regno del potente criminale cinese Zhao Wei il quale gestisce la provincia dalla sua capitale di fatto, la zona economica speciale del Triangolo d’Oro?

Il che ci porta alla corruzione. Quest’anno, gli investigatori anti-frode del Partito Comunista vietnamita hanno arrestato decine di alti funzionari e uomini d’affari legati al caso di un importante promotore immobiliare che avrebbe sottratto quasi 12,4 miliardi di dollari, l’equivalente di oltre il 3% del PIL del Paese.

Per alcuni momenti nel 2021 e nel 2022, all’apice della pandemia COVID-19, si è diffusa l’idea che gli Stati autoritari siano più capaci dei loro amici democratici di garantire stabilità, ordine e prosperità. Gli eventi del 2023 nel Sud Est asiatico hanno dimostrato il contrario.

Il Vietnam comunista ha appena scoperto forse il più grande scandalo di corruzione nella storia della regione e potrebbe esserci di peggio. Il tasso di criminalità sta andando fuori controllo nel Laos comunista, la cui crisi economica difficilmente finirà l’anno prossimo, suggerendo che gli autoritari non sono custodi affidabili della crescita economica.

Il narco-stato della regione, il Myanmar, è coinvolto in una guerra creata da una giunta militare che si rifà a precedenti regimi militari.

Cambogia, Laos e Myanmar potrebbero possedere industrie illegali della truffa che valgono fino alla metà del loro PIL nazionale, rendendoli di fatto “Stati-truffa”, in cui il governo, il sistema giudiziario e i militari sembrano essere stati efficacemente infiltrati da organizzazioni truffaldine.

Tutto questo sembra il tipo di stabilità e ordine che, secondo gli autoritari, giustifica il loro monopolio del potere?

David Hutt, RFA

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