Minoranze religiose indonesiane: storia di discriminazione

Una breve storia delle discriminazioni delle minoranze religiose indonesiane nell’Indonesia dopo la liberazione

Lo scorso settembre dopo un viaggio in auto di quattro ore da Giacarta verso Giava Occidentale, rimasi a dormire in un hotel stile giavanese ai piedi del vulcano di 3000 metri Ciremai.

Quando mi recai a Cisantana, percorsi un cammino in pietra in cerca del santuario della Vergine Maria. Fu una bella sorpresa vedere questa chiesetta cattolica, dove ci sta una versione tropicale della Via Crucis, illuminata dall’elettricità che proveniva da un vicino collegio islamico.

foto Andreas Harsono/Human Rights Watch

La presenza di questa chiesetta era sorprendente a Giava Occidentale, una provincia musulmana tra le più conservatrici, dove gli attacchi contro le minoranze cristiane, ahmadi e di altre religione erano frequenti e non sono rari gli attacchi ai diritti delle donne, alle feste private gay e ai raduni transgender.

Continuai a camminare oltre le coltivazioni di avocado, la piantagione di banane e i campi di mais per giungere ad uno spazio aperto dove un gruppo di uomini e donne sundanesi lavoravano alla costruzione di una tomba.

Erano molto affabili. “E’ un giorno calmo oggi” mi disse un anziano. Erano nel loro momento di riposo e mi invitarono a sedere nella loro capanna di bambù con una cucinetta.

Una donna mi mostrò i video del lavoro fatto con oltre cento volontari che usavano mazze di legno e bambù per portare varie pietre grandi da un fiume vicino a questo posto inaccessibile. Chiamarono la tomba “Batu Satangtung” o la Pietra Umana, intesa per il loro anziano capo religioso e la moglie.

Immaginai che chi fece Stonehenge aveva potuto usare metodi simili qualche millennio fa in UK.

tomba di minoranze religiose indonesiane
Andreas Harsono/Human Rights Watch

La gente sundanese proviene da Giava Occidentale, una provincia che conta 40 milioni di persone. Sono il secondo maggior gruppo etnico indonesiano dopo i vicini giavanesi. I volontari che incontrai non erano solo sundanesi ma appartenevano al gruppo etno-religioso dei Sunda Wiwitan che letteralmente vuol dire i Veri Sundanesi. I loro appartenenti dicono che Sunda Wiwitan sono stati parte del modo di vivere sundanese prima dell’arrivo dell’Induismo e dell’Islam.

Perché costruivano lì quella tomba? Ela Romlah, la donna che mi fece vedere i video, mi disse che nel 1937 e 1938, quando si attendeva l’eruzione del Ciremai, Pangeran Madrais il capo di questo gruppo, ed i suoi seguaci salirono la montagna con un gruppo di gamelan. Per mesi continuarono a suonare il gamelan sulla montagna. Credevano che la loro musica e le preghiere fermarono l’eruzione. “Allora crearono un campo ai piedi della montagna. Era qui in Curug Goong”

Madrais fu un religioso ispirato che interpretava i credi sundanesi e giavanesi. Fu di aiuto a creare la comunità nel 1925.

I burocrati olandesi del tempo non erano contenti di vedere questo tipo di comportamento indipendente. Provavano ad impedire a centinaia di sundanesi di stare a Curug Goong, ma non dissero nulla quando il vulcano si calmò.

Ad agosto 1945, alla fine della II guerra mondiale, i capi dell’indipendenza indonesiana adottarono una costituzione che prometteva di proteggere in modo uguale tutti gli indonesiani. Ma raggiunsero anche un compromesso politico con i conservatori musulmani tra cui Wahid Hasjim, presidente del Nahdlatul Ulama.

L’accordo, che voleva evitare la creazione di uno stato islamico, creò il ministro degli Affari Religiosi che facesse da ponte tra musulmani e lo stato. Il compromesso fu definito Pancasila.

A Garut, a quattro ore da Curug Goong, i militanti islamici non furono soddisfatti dell’accordo e dichiararono il movimento dello Stato Islamico, Darul Islam, nell’agosto 1949, promettendo di applicare la versione indonesiana della Sharia.

Dal 1950 al 1958 Darul Islam condusse una campagna di guerriglia a Giava Occidentale che aveva una sua base popolare. Attaccarono non solo i militari indonesiani ma anche le minoranze religiose indonesiane.

In risposta il ministro degli affari religiosi Wahid Hasjim adottò un decreto nel 1952 per differenziare la fede “kepercayaan” dalla religione “agama”. Nel dizionario indonesiano si usa Aliran Kepercayaan per indicare diversi movimenti spirituali e religioni minori. Hasjim decretò che Aliran Kepercayaan sono “idee dogmatiche, legate ai costumi di vari gruppi etnici, specie tra chi sono sottosviluppati, i cui credi sono da secoli i costumi dei loro antenati”.

Nel frattempo “agama” fu definito secondo la comprensione monoteista. Se una comunità deve essere intesa come “religiosa”, deve aderire ad “un credo monoteista riconosciuto internazionalmente; insegnato da un profeta attraverso le scritture.”

In questo modo il decreto discriminò contro le religioni non monoteiste come Induismo, Buddismo, ed altre tra cui tante religioni locali e movimento spirituali indonesiani.

A Giava Occidentale la gente del Sunda Wiwitan si trovò davanti due grandi sfide: i militanti di Darul Islam che li attaccavano ed intimidivano, ed il ministero degli affari religiosi, che provava ad allineare le Religioni del Sottosviluppo come con i cristiani o l’Islam.

Nel 1954 Darul Islam attaccarono la base di Sunda Wiwitan a Kuningan. “Riuscirono a bruciare i nostri spazi di comunità, paseban, compresa la cucina e i garage ma fortunatamente non la sala principale” diceva la donna Dewi Kanti, una nipote del Madrais . “Forzarono i nostri membri a convertirsi all’Islam”

Simili violenze accaddero nelle province vicine di Tasikmalaya, Banjar e Garut. Il nonno di Dewi Pangeran Tedja Buwana che succedette a Madrais scappò a Bandung.

Darul Islam inviò militanti a Giacarta. Il 30 novembre del 1957 il presidente Sukarno presiedeva ad una cerimonia di scuola in cui un militante islamico gettò una granata, uccidendo sei bambini ma lasciando illeso Sukarno.

Persino dopo la sconfitta militare di Darul Islam, otto militanti si confusero con una congregazione musulmana durante una preghiera nel palazzo presidenziale il 14 maggio 1962. Spararono contro Sukarno ma lo mancarono colpendo una guardia del corpo ed uno studioso musulmano.

I musulmani conservatori continuarono l’opposizione ai movimenti religiosi e spirituali minori. Per placare i duri Sukarno vietò la Massoneria Indonesiana insieme con i sei affiliati senza dare prova di legami illegali: organizzazione Bahai Indonesia, Divine Life Society, il Moral Rearmament Movement, il Ancient Mystical Order Rosae Crucis, il Rotary Club e la Lega della Democrazia, organizzazione non religiosa critica di Sukarno. Rotary Club fu accusato di essere gruppo sionista; questa era una teoria cospirativa intesa a legare la Massoneria alle sei organizzazioni.

Nel giugno 1964 le autorità a Kuningan dichiararono i matrimoni di Sunda Wiwitan illegali e detennero nove credenti per vari mesi un prete ed otto giovani sposi maritati secondo il rituale.

Anticipando le accresciute ostilità, Tedja Buwana, che era ritornato da Bandung, abbandonò la fede Sunda Wiwitan, entrò nella chiesa cattolica ed usò la loro paseban come chiesa. Questo spinse alla conversione al cattolicesimo 5000 credenti Sunda Wiwitan secondo la ricerca di Cornelius Iman Sukmana, cattolico di Kuningam.

“Fu una decisione importante. Mio nonno salvò migliaia di nostri membri dall’accusa di ateismo” disse Dewi Kanti riferendosi ai massacri di comunisti negli anni tra 1965 e 1969. “Non riusciamo ad immaginare cosa sarebbe accaduto se non lo avesse fatto”

Quando la situazione si calmò decenni dopo, molta gente ritornò apertamente al culto Sunda Wiwitan come Dewi Kanti sebbene non ufficialmente. Molti ancora vanno alla messa della domenica ed indossano la croce al collo. Ma in tasca hanno sempre dei pendenti Sunda Wiwitan, una montagna, un’aquila e due serpenti.

“E’ cosa comune a Kuningam incontrare una singola famiglia di varie religioni” dice un ambulante vicino alla chiesetta.

Mentre mi allontanavo dalla tomba, mi chiedevo se queste conversioni provano che l’identità religiosa non sia un gioco a somma zero. L’Identità è in qualche modo immaginata come un contenitore con un volume fisso; se hai più di una identità hai meno di un’altra. La gente Sunda Wiwitan mi mostrò che erano capaci di espandere il contenitore ed avere identità multiple. A pensarci da questa prospettiva non sorprende di ritrovare la via crucis tropicale ed un collegio islamico vicino alla costruzione della tomba.

La legge della Blasfemia del 1965

Nel centro di Kuningan, andai all’area paseban per vedere la bellissima sala di legno e sorseggiare un tè al limone e zenzero mentre parlavo con un giavanese cattolico Okky Satrio Djati che aveva sposato Dewi Kanti almeno due decenni prima.

Djati ed io lavoravamo insieme in un giornale durante l’era di Suharto, pubblicando un giornale online clandestino e gestendo un server internet. Andò a Kuningan nel 1998 quando Suharto si scontrava con proteste di massa nel mezzo della crisi economica asiatica ed aiutò a togliere dai guai molti attivisti politici.

Ora Djati è un membro di Sunda Wiwitan, parla Sundanese, brucia incenso e talvolta fa le preghiere notturne vicino alla montagna.

“Sembra più sundanese di me” dice sorridendo Kanti.

Djati aiuta la moglie nella discriminazione che tanti membri di Sunda Wiwitan vivono.

“Mio marito scelse il cattolicesimo come religione ufficiale” diceva Kanti. “Ma pratica la fede Kejawen. Se avessimo insistito a sposarci secondo la nostra religione reale, non avremmo avuto i certificati di nascita per i nostri figli, o almeno non col nome di mio marito”

Secondo il sistema legale indonesiano, un credente etnico non può porre la loro fede sulla colonna religiosa, agama, delle loro tessere di identità e non può sposarsi legalmente se non cambia verso una religione riconosciuta. In questi casi la colonna della religione è lasciata in bianco e l’ufficio di registrazione civile non riconosce la paternità perché le coppie non sono sposate ufficialmente.

I problemi per le minoranze religiose indonesiane crebbero a gennaio 1965 quando Sukarno emise un decreto che proibiva l’ostilità verso la religiose o di commettere blasfemia, definita come abuso e dissacrazione della religione. Sukarno decretò che il governo “avrebbe spinto le sette mistiche verso un salutare modo di pensare e credere nell’Uno e Solo Dio”

Il decreto dava approvazione ufficiale solo a Islam, Protestantesimo, cattolicesimo, induismo, buddismo e confucianesimo, fu incorporato subito nel codice penale come articolo 156(a) e prevedeva la pena fino a cinque anni. Questa legge ha gli stessi effetti disastrosi ancora oggi.

Dopo la cacciata di Sukarno Suharto rafforzò il decreto del 1952 che richiedeva per una religiose di avere un libro santo portando a tante storie strane di “allineamento religioso”.

Nel Kalimantano i capi tribali Dayak crearono il Panaturan, una raccolta di saggezza ancestrale Dayak a fare un solo Libro Santo. Si formò un clero che fu addestrato. I rituali religiosi tenuti nelle case e nei campi furono spostati nelle sale di culto, Balai Basarah. Ma più importante i capi religiosi Kaharingan dovettero scegliere una delle religioni ammesse a cui allinearsi. Scelsero l’induismo e divennero Kaharingan Indù. Ma non chiedete loro di Ganesh o del Karma.

Suharto stesso scrisse della sua fede Kejawen e dell’Islam nella sua biografia del 1989. Descrisse il sincretismo comune nei giavanesi conducendo le preghiere islamiche, celebrando le feste islamiche mentre meditava sui luoghi sacri delle tradizioni giavanesi quando voleva prendere decisioni importanti.

Il 7 settembre 1974 tre mesi prima dell’invasione di Timor Est il premier australiano Gough Whitlam incontrò Suharto in una villa di Giava dove Suharto meditava nella Grotta di Semar, che prende il nome dal personaggio mitico giavanese in cui Suharto si identificava.

Quella grotta è ancora sacra. Quando ci andai nel 2019 era chiusa e la villa è ora un museo con le foto di Suharto e Whitlam.

Mostrando una forma mentale più aperta verso le minoranze religiose indonesiane, nel 1978 Suharto creò un direttorato dentro il ministero dell’istruzione a servizio di queste religioni locali dicendo al parlamento indonesiano:

Questi kepercayaan sono parte delle nostre tradizioni e non bisogna opporli ad Agama

Tuttavia persino sotto l’uomo forte, il ministero degli affari religiosi resistente e mantenne la sua opposizione alle religioni locali. Essi hanno rifiutato di includere i kepercayaan dentro il proprio dominio e hanno promosso l’inclusione di questi credi nel reame monoteistico.

Una ragione dei gruppi musulmani di riconoscere i kapercayaan è la preoccupazione del declino della quota 88% dei musulmani e lo status di maggioranza.

A Kuningan, la nuova atmosfera sotto Suharto spinse i Sunda Wiwitan a ritornare alla fede natia. Alcuni lasciarono legalmente la chiesa cattolica, alcuni mantennero la pratica delle due religioni vivendo identità multiple. Nel 1982 le fedi si registrarono presso il direttorato del ministero dell’istruzione e cultura cercando i servizi governativi secondo l’accomodamento di Suharto dei credenti etnici.

Nel fine settimana rimasi a parlare con Kanti, Djati e altri credenti Sunda Wiwitan. Vissi il dolore della discriminazione che subivano e il costo dell’intolleranza religiosa verso persone così pieni di tolleranza come loro.

E’ affascinante vedere una piccola religione resistere al potere dello stato.

Mentre Suharto fece dei passi per proteggere la libertà religiosa, sarebbe stato meglio se avesse avuto il coraggio morale di cancellare la legge della blasfemia e la definizione peculiare e pericolosa di religione dell’era Sukarno. Triste ma i successori di Suharto non sono riusciti a trovare la necessaria volontà politica.

La discriminazione del Post Suharto

Jarwan è il solo sundanese che sta di guardia la notte alla tomba Sunda Wiwitan a Curung Goong. E’ un uomo forte con una moto e vari cani da guardia nella sua capanna di bambù.

“Qualcuno deve stare qui. Sono il più giovane degli anziani” mi disse.

A luglio 2020 il governo di Kuningan isolò la tomba dichiarando che il gruppo Sunda Wiwitan non aveva il permesso di costruire “un monumento”. Decine di militanti sunniti accompagnarono il governo ad isolare la tomba dicendo che il “monumento” era idolatra.

I membri Sunda Wiwitan dicono che la costruzione non è un monumento ma una tomba preparata per i loro due anziani, i genitori di Dewi Kanti, Pangeran Djati Kusumah e Emalia Wigarningsih.

“E’ costruita sulla loro terra. Non c’è un regolamento per vietare a chiunque di avere un cimitero sulla propria terra” sosteneva Djati.

Questa è una scena familiare in molte province a maggioranza musulmana in Indonesia. Si contano centinaia di incidenti così che coinvolgono gruppi di militanti sunniti le cui violenze banditesche ed assalti a luoghi di culto, a membri di minoranze religiose indonesiane sono sempre più aggressivi.

Tra chi è attaccato ci sono Ahmadi, cristiani e sciiti musulmani. Basti pensare ai macabri esempi dei musulmani suicidi di Surabaya del 13 e 14 maggio 2018 che si fecero esplodere di fronte tre chiese cristiane. Morirono 12 persone ed altre 50 rimasero ferite.

Nel 2006 il governo introdusse regolamenti per i permessi di costruzione di luoghi di culto, spingendo i manifestanti musulmani a chiedere la chiusura di “chiese illegali”. Furono chiuse centinaia di chiese. Alcune congregazioni cristiane vinsero cause per poter costruire ma i governi locali ignorarono le decisioni. La chiesa protestante di Bogor GKI Yasmin fu chiusa nel 2008. La congregazione vinse nel 2010 la causa alla corte suprema ma il governo cittadino negò senza conseguenze quella decisione.

Di contro nel 2010 il ministero degli affari religiosi contava 243199 moschee in Indonesia, circa il 78% di tutte le case di culto. Di recente un censo governativo fatto con droni e fotografie ha contato almeno 554152 moschee, più di un raddoppio nel numero di moschee in un decennio.

Il predicatore islamico Rizieq Shihab è appena tornato dall’esilio volontario in Arabia Saudita. Poi invitò i seguaci a “decollare i blasfemi”; il 27 novembre un gruppo islamico attaccò a Sigi nelle Sulawesi decollando un anziano dell’Esercito della Salvezza e tre parenti.

Gli estremisti bruciarono la chiesa dell’Esercito della Salvezza ed altre sei chiese cristiane. Nulla è stato fatto contro l’incitamento alla violenza di Rizieq sebbene la polizia l’abbia arrestato per violazione delle restrizioni del COVID-19.

Minacce e discorsi che incitano alla violenza sono aiutati dalle leggi e regolamenti discriminatori indonesiani che danno alle popolazioni locali maggioritarie forza contro le minoranze religiose indonesiane.

Si aggiungono poi le istituzioni come il ministero degli affari religiosi, il Comitato di coordinamento per il monitoraggio dei credi mistici dell’avvocatura di stato, il forum dell’armonia religiosa ed il consiglio degli Ulama che hanno promosso decreti e fatwa contro membri di minoranze religiose indonesiane e frequentemente chiedono la messa sotto accusa dei “blasfemi”

Ultimi obiettivi della legge di blasfemia sono tre ex capi della comunità religiosa Gafatar dopo la violenta cacciata di 7000 membri dalle coltivazioni del Kalimantan.

Un altro importante obiettivo fu l’ex governatore di Giacarta Basuki “Ahok” Purnama condannato a due anni di carcere per blasfemia in un processo politico nel maggio 2017. Il suo amico ed alleato Joko Widodo rimase a guardare per paura delle ripercussioni dei conservatori radicali

La violenza contro le minoranze religiose indonesiane e l’incapacità di fare azioni decise negano la garanzia di libertà religiosa presenti nella costituzione indonesiana e nella legge internazionale, che sono al centro delle convenzioni internazionali ratificate dall’Indonesia.

La convenzione Internazionale sui diritti civili e religiosa a cui aderisce dal 2005 il paese dice che “alle persone di minoranza non devono essere negati i diritti, in comunità con gli altri membri dei gruppi, di godere della propria cultura, di professare e praticare la propria religione”

Nel complesso ci sono stati modesti ed occasionali esempi di progresso. Dopo la morte di Sukarno il Rotary Club tornò ad operare. Nel 2000 il presidente Abdurrahman Wahid cancellò il decreto di Sukarno del 1962 visto sopra. Dopo che una dozzina di membri della comunità Bahai fu detenuta durante Suharto la comunità ha ripreso a vivere, ma non possono aprire loro templi ed operano in case private.

Una grande riforma si ebbe nel 2006 quando il presidente Yudhoyono firmò la legge amministrativa popolare che non richiede ai credenti kepercayaan di convertirsi a religioni ufficiali. Ma molti burocrati ignorano la legge e le minoranze religiose indonesiane hanno ancora problemi se si rifiutano di scegliere una delle sei religioni riconosciute.

“Dicono semplicemente che sei una donna senza dio se vuoi tenere vuota la colonna della religione” diceva Kanti la cui carta di identità ha uno spazio bianco dopo la parola agama.

Alla fine l’ufficio Ombudsman indonesiano a Kuningan aiutò nella mediazione della disputa tra la comunità Sunda e il governo locale spingendo le autorità a togliere i sigilli e permettere al gruppo di continuare a costruire la tomba.

Lo stesso aiuto l’Ombudsman lo ha dato ai Dayak Kaharingan facendo pressioni a vari governi locali a lasciar cadere decenni di discriminazione.

Ahmad Suaedy dell’Ombudsman disse in un webinar:

“La questione chiave è che i gruppi locali religiosi devono avere il servizio pubblico. Le minoranze religiose indonesiane devono prendere il coraggio di denunciare le loro difficoltà”

Nel 2017 quattro cittadini chiesero alla Corte costituzionale di avere il diritto di avere la loro religione sulla loro tessera di identità. Rappresentavano quattro religioni indigene comprese la Marapu, Sapto Darmo, Parmalim e Ugamo Bangsa Batak. Il 7 novembre la corte decise in loro favore.

Ma il consiglio degli Ulama si oppose alla decisione. Il ministero degli interni che gestisce le carte di identità deve ancora applicare la decisione della corte. Mentre il consiglio degli Ulama sostiene che la decisione “urta i sentimenti della comunità musulmana”, non si capiscono le basi legali del ministero per rifiutarsi di applicare la decisione della corte.

Separatamente la corte costituzionale ha rigettato tre petizioni dal 2009 e 2018 per cancellare la legge di blasfemia dicendo che la libertà religiosa doveva avere dei limiti per preservare l’ordine pubblico.

Le limitazioni dichiarate dalla corte dovevano essere definite dagli studiosi religiosi svendendo così i diritti delle minoranze a membri non eletti della religione maggioritaria.

minoranze religiose indonesiane

Ci sono oltre 180 comunità etnoreligiose da Sumatra fino alle isolette orientali con una popolazione complessiva tra i 10 ed i 12 milioni di persone, sebbene il censimento del 2010 registrava solo 299617 persone che dicevano di essere credenti etnici. E’ ancora difficile se non pericoloso dichiarare pubblicamente la propria religione in Indonesia.

E’ un lavoro immane lottare contro rappresentanti del governo e ulama sunniti.

Politici deboli, burocrati governativi inetti e ulama dalla mente chiusa impediscono lo sviluppo della democrazia e dei diritti umani in Indonesia.

Jarwan a Curug Goong sa molto bene che non può contare sul governo o su altri per proteggere la tomba che custodisce.

“Da decenni viviamo intimidazioni e maltrattamenti. Dobbiamo guardare da soli i nostri luoghi sacri”

Andreas Harsono, New Mandala

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