Minorenni thailandesi, quando l’impegno politico si paga caro

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Amnesty International Thailandia ha prodotto il suo rapporto “Rivogliamo il nostro futuro: i diritti alle manifestazioni pacifiche dei minorenni in Thailandia”, denunciando le gravi conseguenze a cui i minorenni thailandesi vanno incontro partecipando alle manifestazioni di protesta di massa in particolar modo se sono connesse alla riforma della monarchia.

Ragazzi di 14 anni incriminati per aver insultato il re, altri tirati fuori con la forza dai poliziotti, altri feriti da proiettili di gomma e picchiati: sono alcuni dei fatti denunciati da Amnesty International Thailandia contro i minorenni thailandesi che hanno partecipato alle lunghe proteste per la riforma della monarchia.

Il ricercatore di Amnesty International Thailandia, Chanatip Tatiyakaroonwong, ha intervistato 30 manifestanti minorenni ed ha dichiarato in una conferenza stampa che tantissimi giovani minori di 18 anni hanno manifestato tra il 2020 e il 2022 subendo almeno 59 casi di violenze:

minorenni thailandesi nelle proteste Tantawan Orawan
Tantawan Tuatulanon (left), Orawan Phuphong (right)

“I minorenni e l’intera loro vita rischiano gravi conseguenze per il fatto di partecipare a proteste pacifiche. Al momento quasi 300 minorenni thailandesi hanno di fronte accuse penali” tra cui lesa maestà, sedizione e violazione del decreto di emergenza per il Covid19, accuse che la ONG vuole che siano lasciate cadere.

“Negli ultimi due anni c’è stata uno vasto delle restrizioni dovute al Covid per impedire alla gente di poter protestare” ha detto Chanatip.

Alla conferenza stampa è giunto un video messaggio dell’inviato speciale ONU in Thailandia per i diritti alla libertà di espressione e associazione pacifica, Clement Voule, che ha denunciato come attraverso la legge di lesa maestà si “giustifichi l’oppressione”:

“Ero in contatto con il governo Thai ad esprimere le gravi preoccupazioni … Questa è una diretta violazione delle libertà fondamentali delle persone. Riteniamo che la legge contraddica i diritti fondamentali tra cui la libertà di associazione. Il governo Thai deve tenere conto dei diritti dei manifestanti minorenni a protestare pacificamente”.

Uno dei tanti minorenni thailandesi ad essere sommerso da decine di accuse per aver partecipato alle proteste è Sainam che riprese a partecipare alle manifestazioni dopo aver visto alcuni amici feriti finendo prima ferito da un proiettile di gomma e poi pestato con i manganelli.

Sainam si è coinvolto nella politica e ricorda come è nato il governo “eletto” di Prayuth uscito da elezioni mai accettate come eque e giuste:

“In Thailandia il nostro governo giunge dopo un golpe di otto anni fa. Loro dicono di venire dalle elezioni ma in verità non è così”

Le proteste a cui Sainam come tanti ha partecipato chiedevano maggiore democrazia e infrangevano il sacro tabù della monarchia thailandese sostenuto dall’articolo 112 di cui chiedono la riforma, ed ora sono almeno 17 i minorenni thailandesi accusati secondo questo articolo e rischiano da 3 a 15 anni di carcere per ogni singola accusa.

La corte costituzionale thai ha dichiarato a novembre 2021 che la sola richiesta di riforma della legge rappresenta un tentativo di abbattere la monarchia.

Sainam ha il triste primato di essere il primo studente ad essere incriminato per lesa maestà per aver partecipato ad una sfilata di moda nel 2020 organizzata dagli studenti in cui indossava un top nero come indossato dal re thailandese in immagini pubblicate in tutto il mondo ma vietate in Thailandia.

La storia di Sainam è particolarmente dura perché ha 20 accuse penali sul capo e deve andare in tribunale almeno dieci volte al mese.

“Ci vuole un giorno intero e non riesco a far nulla per tutti il giorno intero” dice Sainam ad AlJazeera aggiungendo che deve essere accompagnato da un genitore che perciò non può andare a lavorare, oltre ad aver visto la requisizione del suo passaporto.

“Questi ragazzi vivranno mesi o forse anni di procedure penali che impediranno loro di andare a scuola o all’università oppure di avere un lavoro perché impegnati nei tribunali, oltre ad avere per sempre sulla loro testa la minaccia della fedina penale che aggiunge altre discriminazioni per il futuro” dice Chanatip, il quale dichiara anche:

“Amnesty non commenta se quello che i manifestanti o i ragazzi fanno violi la legge, quanto che queste leggi stesse non sono al livello degli standard internazionali. Esse esistono per mirare ai diritti di libertà di espressione e di adunanza pacifica delle persone”.

Oltre alle pressioni indebite subite dai ragazzi ci sono le violenze fisiche subite durante le manifestazioni che il governo thai ha sempre affrontato con una mano dura con l’uso di lacrimogeni, proiettili di gomma, pestaggi ed idranti con liquidi colorati ed urticanti, nonostante fossero semplici manifestazioni pacifiche.

Lo stato thai inoltre fa largo uso delle pressioni sulle famiglie per costringere i giovani, minorenni o maggiorenni, ad abbandonare l’impegno democratico e sociale.

“Quando la mia famiglia ha saputo del mio coinvolgimento nelle proteste abbiamo iniziato a discutere molto” dice Satapat di una scuola di Pattani. “I genitori hanno usato la violenza fisica, a non darmi più soldi e a togliermi il telefono. Sono dovuto fuggire ed ad andare a vivere con amici”

Le pressioni indebite e le discriminazioni si sono accentrate anche sui ragazzi di minoranze etniche e minoranze LGBTQ.

Una ragazza di 17 anni Malay Musulmana ha subito pressioni dopo aver partecipato ad una manifestazione in abiti tradizionali per discutere la storia moderna thailandese e il rapporto con la cultura e la gente del Profondo Meridione Thailandese.

Un’altra ragazza di minoranza Karen era stata arrestata per aver partecipato a manifestazioni contro l’appropriazione delle terre ed accusata in base al decreto di emergenza contro il Covid. Fu interrogata senza la presenza di un traduttore visto che la sua prima lingua è il Karen.

Petch è un ragazzo accusato di vari reati tra cui la lesa maestà quando aveva 17 anni nel 2020. Quando fu interrogato da uno psicologo del governo gli fu chiesto se avesse fatto sesso con un altra persona dello stesso sesso facendolo così sentire insicuro. Petch dice che le sue prospettive future saranno diverse come conseguenza del suo attivismo politico. Ora prova a trovare un bilancio tra impegno politico e vita privata.

Chi ha ammesso i propri reati confessandoli, come la diciassettenne Sand, “vedrà la fine di tutto velocemente”.

“I centri di ascolto dei tribunali per minorenni e delle famiglie chiedono di routine se avessero avuto sesso con persone dello stesso sesso” dice Amnesty International Thailandia ad indicare che “c’è qualcosa di sbagliato nell’essere una persona LGBTI”.

Destino amaro invece è quello che aspetta coloro che hanno deciso di non confessare i propri reati di volere la riforma della democrazia, di non volere i militari al centro della vita politica del paese e di lottare per la piena libertà di espressione.

Moltissimi di loro sono in carcere e a loro il tribunale non concede la libertà condizionale tenendoli in attesa di un processo che non si svolge mai.

Due giovani militanti Tantawan ‘Tawan’ Tuatulanon e Orawan ‘Bam’ Phuphong hanno deciso di andare il 16 gennaio in tribunale per rinunciare alla libertà condizionata ed hanno immediatamente iniziato lo sciopero della fame e della sete per chiedere “il rilascio dei prigionieri politici e la riforma del sistema giudiziario perché abbiano il sopravvento i diritti umani e la libertà di espressione e per far sì che i tribunali siano indipendenti e proteggano la libertà delle persone e perché i giudici prendano le decisioni in modo indipendente senza l’intervento del governo”.

Fino al giorno 8 febbraio sono 12 le persone coinvolte in vario modo nelle proteste in carcere, due di loro sono stati già condannati per lesa maestà.

Al momento, mentre Tantawan ‘Tawan’ Tuatulanon e Orawan ‘Bam’ Phuphong sono in ospedale per le loro condizioni di salute, sei detenuti sono stati rilasciati su cauzione.

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