Muhib Ullah militante Rohingya ucciso a Cox’s Bazar in Bangladesh

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Un noto militante Rohingya Muhib Ullah è stato ucciso da 5 uomini armati nel suo ufficio nel grande campo profughi Rohingya di Katupalong a Cox’s Bazar in Bangladesh.

E’stato freddato con cinque colpi di pistola dopo avergli fatto un breve interrogatorio.

Muhib Ullah, che presiedeva la Arakan Rohingya Society for Peace and Human Rights, aveva più volte rappresentato la comunità Rohingya a livello internazionale sia all’ONU che in una visita alla Casa Bianca.

Il segretario di Arakan Rohingya Society for Peace and Human Rights, Sved Ullah, ha denunciato l’omicidio come un attacco al lavoro di protezione della minoranza musulmana.

muhib ullah
Foto benarnews

“Gli assassini provano a fermare le voci che parlano dei diritti dei Rohingya.”

Muhib Ullah faceva parte di quei 740 mila Rohingya musulmani, resi apolidi dallo stato del Myanmar, costretti a fuggire quattro anni fa in Bangladesh da una brutale offensiva dei militari del Tatmadaw nello stato Rakhine ad agosto 2017.

La sua attività di militante gli valse una serie di minacce di morte ed attentati alla sua persona da cui era riuscito a fuggire.

Muhammad Rafiq, un’altra personalità Rohingya, dice che la perdita di Muhib Ullah è una grave perdita per la comunità:

“Il capo popolare Rohingya ha rappresentato la nostra comunità all’ONU a Ginevra e alla Casa Bianca a Washington”

“Muhib Ullah ha fornito quella guida politica importante per i rifugiati Rohingya in Bangladesh che dicono sempre di voler tornare a casa in Myanmar ma con dignità ed in sicurezza. Ha sempre ringraziato il popolo del Bangladesh per il rifugio che garantiscono chiedendo però anche la protezione dei diritti” dice Meenakshi Ganguly di Human Rights Watch.

Secondo Matthew Smith di Fortify Rights il militante Rohingya non era adeguatamente protetto dalle autorità bangladesi visto che altre volte era scampato ad attentati e che più volte ha dovuto finire in clandestinità.

D’altronde è da mesi che è denunciata l’intollerante violenza nei campi di Cox’s Bazar ad opera di personaggi che sembrerebbero militanti del ARSA, violenza che non è stata mai indagata dalla polizia del Bangladesh.

Sull’esecuzione di Muhib Ullah c’è una testimonianza di un altro Rohingya che si trovava nella stanza dell’esecuzione a distanza ravvicinata quella sera del 29 settembre scorso.

Il testimone dell’età di 40 anni racconta di essere entrato nell’ufficio di Muhid Hullah che stava parlando con una decina di altre persone sulle questioni materiali che affliggono i campi profughi, come i prezzi dei generi di prima necessità e la questione sanitaria.

“Alcuni minuti dopo circa sette uomini armati mascherati sono entrati nella stanza intimando a tutti di non muoversi e restare fermi. Mi puntarono una pistola e mi dissero di stendermi a terra e non guardarli … Poi sentii che chiesero a Muhib Ullah ‘Perché hai formato i gruppi in ogni blocco? E per spedirli in Myanmar?’”

Muhib Ullah lavorava con alcuni gruppi nei campi per sostenere gli sforzi di rimpatrio dei Rohingya in Myanmar.

Appena dopo la domanda un sicario spara alcuni colpi al petto a Muhib che cade al suolo e quando prova a rialzarsi, il sicario gli si avvicina e gli spara un altro colpo al petto ed uno in faccia. Il gruppo armato poi scappa.

La polizia del Bangladesh fa degli arresti di cinque presunti sospetti che però secondo il fratello di Muhib, Habib Ullah, non sarebbero quelli che hanno colpito Muhib e che lui ha visto scappare.

Secondo il ministro degli esteri del Bangladesh l’assassinio di Muhib Ullah è attribuibile a non meglio specificate “parti radicate” perché Mohib Ullah si batteva per un ritorno in Myanmar.

Secondo il ministro degli interni invece la situazione dei campi era diventata turbolenta anche perché “erano state introdotte armi dal Myanmar nel passato per agitare la situazione nei campi”

“Agenzie straniere forse hanno contribuito all’incidente” ha detto Asaduzzaman Khan Kamal, ministro degli interni del Bangladesh, senza però specificare meglio, intendendo forse parlare della mano del Myanmar.

Di questa mano invece Imtiaz Ahmed, professore dell’Università di Dhaka, parla espressamente:

Myanmar prova sempre a decapitare la comunità Rohingya. Negli ultimi anni Muhib è diventato un leader popolare e ha rappresentato la sua comunità a livello internazionale”.

La realtà contradditoria della presenza del ARSA in Bangladesh e la morte di Mohib Ullah

L’assassinio del capo rifugiato Rohingya Mohammed Mohib Hullah in piena luce il 29 settembre ha scioccato il mondo. ONU, UE e le organizzazioni dei diritti umani hanno condannato l’incidente e chiedono un’indagine accurata sull’omicidio del capo popolare.

Una dichiarazione congiunta di 29 organizzazioni si è diffusa in Europa, America e Australia affermando che Mohib Ullah è stato sparato da assassini che appartengono al ARSA, Esercito di Liberazione dei Rohingya del Arakan, un’organizzazione militante islamica.

Accusano questa organizzazione di creare un regno del terrore nei campi Rohingya e di fare estorsioni, saccheggio e sequestro di materiali di aiuto, di rapimenti estorsivi e tortura di inermi rifugiati.

La missione di Mohib Ullah era di proteggere i rifugiati negli squallidi capo nella punta sudest del Bangladesh che confina col Myanmar. Fuggirono dallo stato Rakhine dopo essere stati dichiarati apolidi e vittime di un genocidio da libro di storia da parte delle forze armate birmane, Tatmadaw.

I militanti islamici Rohingya hanno legami forti con Jamaat-e-Islam (JeI) del Bangladesh e il loro comando è affidato a Ataullahabu Ammar Junjuni aiutato e sostenuto dal JeI.

Un ufficiale della sicurezza ha detto che il Bangladesh ha potuto raccogliere molte notizie nelle operazioni antiterrorismo e sconfiggere la militanza ARSA.

Le forze di sicurezza del Bangladesh in modo regolare scoprono nascondigli e hanno scontri a fuoco che hanno ridotto le attività del ARSA che è stata costretta ha ridurre le proprie attività e a mescolarsi con i rifugiati.

In precedenza il Bangladesh ha rigettato con forza le accuse del Myanmar sulla esistenza di basi ARSA e Arakan Army in Bangladesh definendole “accuse prive di basi e provocatorie”. In precedenza a gennaio 2020 l’Ufficio del Presidente del Myanmar aveva accusato la presenza in Bangladesh di due basi del Arakan Army e di tre basi del ARSA.

La realtà della presenza del ARSA è piena di contraddizioni. Nell’amministrazione dei campi sarebbe visibile la loro presenza. C’è una parvenza di struttura di autorità ma riconoscere pubblicamente la presenza e le attività del ARSA dentro i campi potrebbe mettere in pericolo la fiducia dell’aiuto internazionale ed il sostegno dei leader del mondo.

ARSA Rohingya

Un rappresentante del Unicef-Bangladesh, nel condividere la sua visita ai campi, ha detto che l’organizzazione spesso si fa vedere nelle strutture della comunità, nelle scuole e anche negli spazi per bambini dando banconote ad ogni persona del centro causando caos.

Secondo la legge un rifugiato non può fare lavoro pagato. Perciò sono reclutati come volontari. Le organizzazioni come UNHCR, IOM, Medici Senza Frontiere e le ONG internazionali lamentano che le vite dei volontari sono spesso minacciate dal ARSA.

L’omicidio di Mohib Ullah continuerà a torturare chi abita nei campi e causare problemi tra le agenzie internazionali e le organizzazioni dei diritti che osservano i progressi che il Bangladesh fa nelle indagini sulla morte del capo dei rifugiati Rohingya.

Saleem Samad Dhaka Tribune

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