Dopo il Natale si celebra il cinquantesimo del partito comunista Filippino

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Con il Natale che arriva nelle Filippine migliaia di guerriglieri si attrezzano per differenti celebrazioni il giorno dopo: il compleanno di Mao e il cinquantesimo anniversario di un gruppo di resistenza fatto in casa ispirato alla sua ideologia.

partito comunista filippino

Il CPP, partito comunista Filippino, famigerato per i suoi attacchi nella giungla, le squadre di assassini e i capi temuti come Compagno Dante, fu fondato nel 1968 in onore di Mao ed è intento da allora ad una rivoluzione popolare per abbattere il governo filippino.

Quella del Partito Comunista Filippino è stata definita la più antica insorgenza al mondo.

Ma la lotta armata che ha portato alla morte di quasi 40 mila militanti, soldati e civili, si svolge nelle giungle e nelle stanze del negoziato mentre cambiano le realtà geopolitiche.

Nonostante la linea ufficiale secondo cui il maoismo è parte centrale della sua ideologia, i critici criticano le riforme di mercato fatte dopo la morte di Mao per la crescita delle differenze di ricchezza e per aver alimentato una corruzione rampante. Il fondatore del CPP, Jose Maria Sison, ora critica apertamente il Partito Comunista Cinese denunciando i suoi capi come “capitalisti burocrati monopolisti”.

“Il Partito comunista cinese è diventato un partito antimaoista e falso comunista” dice Sison che vive in esilio di Olanda sin dal suo rilascio dal carcere nel 1987. Per l’anziano capo del partito filippino, il suo partito è più maoista di qualunque altro capo o politica a Pechino.

E la sua lotta nelle Filippine è ancora molto viva, anche se la sua attenzione si sposta dall’imperialismo americano alla penetrazione cinese, un tempo suo benefattore e fornitore di armi.

“Ora noi vediamo la Cina come un’altra potenza imperialista che prova a dominare e sfruttare la popolazione filippina” dice Sison.

La scorsa settimana l’ala militare del Partito Comunista Filippino, il Nuovo Esercito Popolare, con un gruppo di combattenti armati ha attaccato una posizione dell’esercito nell’isola meridionale di Mindanao facendo 14 ostaggi tra i quali 2 soldati e assaltando il suo arsenale. Il governo ha presto lanciato una controffensiva.

L’attacco dei ribelli è venuto qualche ora dopo che il presidente Duterte ha arringato una folla a Davao dicendo che avrebbe ucciso ogni comunista che si arrendeva perché “non meritano grazia”

“Non li considerate dei rivoluzionari” ha detto Duterte secondo i media locali. “Sono solo dei banditi e quello è il modo di trattarli”

Un ricordo dell’era di Marcos?

Le incursioni della guerriglia, gli omicidi extragiudiziali da entrambe le parti sono i segni di questo conflitto decennale. Da allora oltre 40 colloqui di pace sono falliti da quando si tennero i primi alla caduta del dittatore Marcos nel 1986.

L’offerta della guerriglia di un cessate il fuoco tradizionale di Natale è stato rigettato quest’anno da Manila dopo l’incursione di Mindanao.

Duterte ricominciò i colloqui col partito comunista Filippino quando giunse al potere nel 2016 per cancellarli un anno dopo quando la guerriglia attaccò le truppe filippine. Da allora ha dichiarato il CPP un’organizzazione terrorista accrescendo gli insulti e gli attacchi.

Ad ottobre Duterte accusò Sison di complottare ad un attacco con bombe contro di lui. Giovedì avvisò che “scorrerà sangue” ed ha promesso che durante la sua presidenza sarà posta fine alla guerriglia comunista.

I filippini sono rimasti esterrefatti da queste due nuove svolte nel conflitto storico. Per prima cosa, l’amministrazione Duterte sta sviluppando in modo aperto i propri legami con la Cina provando a dare accesso i grandi progetti infrastrutturali cinesi, mentre prova ad annichilire il movimento maoista. Molti filippini anziani nel frattempo vedono similarità con l’era brutale di Marcos, quando si usava il movimento comunista come giustificazione per dichiarare lo stato della legge marziale che pose le Filippine sotto il governo dell’uomo forte per quasi 14 anni.

I gruppi dei diritti hanno stimato che sotto il regime di Marcos dal 1972 al 1986 fossero state uccise 3500 persone ed altre decine di migliaia detenute e torturate. Si diceva a quel tempo che Marcos era il principale reclutatore della guerriglia comunista le cui fila raddoppiarono ad oltre 17 mila mentre era al potere Marcos.

Potrebbe accadere la stessa cosa ora. La legge marziale è stata estesa per un anno a Mindanao secondo le dichiarazioni di Duterte che la considerano fondamentale nella lotta all’insorgenza musulmana e ai comunisti.

Al momento il partito comunista Filippino e il suo braccio armato hanno 4000 combattenti ed oltre un centinaio di basi nelle Filippine, secondo quanto dicono i militari filippini.

Alcuni credono che lo stile di comando da pugno di ferro di Duterte, la sua sanguinosa guerra alla droga e la minaccia della legge marziale in stile Marcos renderanno solo più attraente il partito comunista filippino portando ad ulteriore violenza.

“Il presidente Duterte ha promesso di distruggere il movimento rivoluzionario con la forza. Come sanno tutti la forza incontra solo una forza maggiore ed in questo caso non solo la forza armata dei ribelli, ma la forza della rabbia di tantissimi filippini comuni resi vittima dalla sete di sangue del governo” dice Ilang-ilang Quijano, regista e giornalista.

“Proprio ora il calderone del conflitto si sta concentrando”

Dove cresce il maoismo

Nami Valbuena è un guerrigliero a tempo pieno che vive nella giungla ma parla come un professore universitario. Crede che il maoismo non è per nulla un’ideologia strettamente cinese quanto invece un’arma utile per i lavoratori in tutto il mondo.

“Direttamente ed indirettamente il Maoismo ha avuto un impatto sulla vita di milioni di filippini. Mao applicò il marxismo leninismo in Cina prima del 1949 quando le condizioni erano simili a quelle di paesi poveri come le Filippine” dice Valbuena che fa parte dell’ufficio di informazioni del partito comunista Filippino. “ha dato ai rivoluzionari filippini una guida generale per portare avanti la loro lotta”

Il maoismo, al cuore della sua teoria politica, è essenzialmente uno stato di rivoluzione costante dei poveri delle campagne. I movimenti maoisti sono scoppiati in tutto il mondo come India e Nepal.

Nelle Filippine un quarto della sua popolazione equivalente a 25 milioni di persone, vive al di sotto della linea di povertà. Gli economisti del paese hanno detto questa settimana che l’agricoltura genera ancora più del 31% dei posti di lavoro del paese.

I critici del governo dicono da sempre che il CPP prende di mira i filippini impoveriti e come Duterte sostengono che hanno perso ogni ancora ideologica molto tempo fa. Il nuovo esercito popolare si sa che pone delle “tasse” sulle piantagioni, sulle miniere e uomini di affari delle campagne.

Il dipartimento di stato USA lo scorso anno disse che il gruppo usa “squadre di assassinio nelle città” accusandolo di aver ucciso tre soldati americani nel 1987.

Nel 1989 il gruppo armato reclamò la responsabilità dell’imboscata e della morte del colonnello James Nicholas Rowe capo della Divisione delle Forze di Terra del gruppo di consiglieri militari USA.

La povertà diffusa, peggiorata da quelle che Cristina Palabay del gruppo dei diritti Karapatan definisce “politiche governative sbagliate e dalla servitù verso gli interessi stranieri e i grandi affaristi” ha reso le Filippine un terreno di coltura fertile per il maoismo.

“Mao insegnò come un potere socialista possa diventare un paese imperialista socialista o uno che parla di socialismo ma pratica l’imperialismo come accaduto all’Unione Sovietica a cominciare dagli anni 50. E questo accade ora con la Cina.” dice Valbuena del CPP.

Sison, il fondatore del CPP, ha promesso di continuare a combattere capitalismo ed imperialismo in tutte le sue forme.

“Usiamo il pensiero maoista per comprendere le caratteristiche e la condotta dei nemici del popolo e come portare avanti la rivoluzione con una guerra popolare protratta” dice Sison

Michael Beltran, SCMP

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