Natuna settentrionali dove Indonesia e Cina si confrontano in mare

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L’acqua è chiarissima, un blu che invita alla serenità e alla tranquillità, ma per la gente che vive nelle isole indonesiane del mare delle Natuna settentrionali, la calma e la pace genuine sono solo un ricordo lontano.

Mentre salpano nei loro pescherecci di legno tra le isole che sono state definite la veranda dell’Indonesia, sono diventati comuni da vari anni gli incontri pericolosi con navi straniere di metallo e talvolta armate.

natuna settentrionali

“Loro pescano dove di solito peschiamo noi ma loro ci dicono di andarcene” dice Dedi, un pescatore di 39 anni con un solo nome, cosa comune per l’Indonesia, il quale è in questo lavo fa questo mestiere in queste acque da quando lasciò la scuola 25 anni fa.

Da quando ci sono pescatori dal Vietnam, dalla Cina e dalle Filippine, il suo pescato è diminuito insieme ai suoi guadagni. Ultimamente Dedi e gli altri come lui hanno incontrato navi della guardia costiera e navi da guerra in gran parte della Cina.

“Ebbi paura la prima volta che vidi una nave della guardia costiera. Si avvicinarono e mi mostrarono sulla barca una mappa con linee tratteggiate. Disse qualcosa che non riuscii a capire. Aprii la mia mappa e gli mostrai che questo era territorio indonesiano.”

Per affermare la sua sovranità su una vasta estensione di mare nel Mare Cinese Meridionale Pechino usa la cosiddetta linea a nove linee che nell’estremità meridionale di questo mare ricco di risorse incrocia le aree di pesca di Natuna di Dedi, anch’esse reclamate dalla Cina.

La guardia costiera cinese è stata portata varie volte tra gennaio e giugno 2023 nell’area, ci dice il capo della guardia costiera indonesiana a Natuna Mukhlis, anche lui con un solo nome.

“Ogni anno è la stessa cosa qualunque cosa facciamo, le navi cinesi continuano ad insistere sulla mappa a nove linee” dice a CNA aggiungendo: “Perciò dobbiamo essere presenti qui o con la Marina o con la guardia costiera”

Nel 2020 si verificò un grave stallo che portò aerei militari, navi militari e tantissime imbarcazione di entrambi i paesi. Ci fu anche la visita in queste isole remote del presidente stesso Joko Widodo.

Da allora la risposta di Giacarta alle continue violazioni cinesi e alle crescenti lamentele locali è stato largamente muto.

Gli analisti indicano un delicato gioco di destrezza tra preoccupazioni nazionali, nascenti ambizioni geopolitiche ed una posizione storica di politica estera di non allineati che viene testata dalla rivalità delle grandi potenze.

contenzioso nel mare delle isole natuna settentrionali

Rimanere in silenzio in questo contesto è una scelta secondo l’esperto di relazioni internazionali Yohanes Sulaiman.

“L’Indonesia non vuole che la situazione nelle isole Natuna si esasperi perché vogliamo gli investimenti cinesi”.

Il mare settentrionale delle isole Natuna fa parte della provincia indonesiana delle isole Riau ed include le isole Batam e Bintan. Adagiate nella parte meridionale del mare c’è un gruppo di isole di Natuna fatto di almeno 154 isolette dove vivono 80 mila persone in gran parte pescatori.

Le Natuna ricadono anche dentro la Zona Economica Esclusiva entro le 200 miglia nautiche dell’Indonesia, secondo la convenzione ONU sulla legge del Mare, UNCLOS, adottata nel 1982 e ratificata da 160 stati tra cui Indonesia e Cina.

Pechino comunque afferma che le isole Natuna sono all’interno dei loro diritti di pesca tradizionali ne Mare Cinese Meridionale, demarcati dalla mappa a nove linee ad U.

La Cina ha anche bisticciato con altri stati dell’ASEAN, come Brunei, Malesia, Filippine e Vietnam, che vantano diritti nel Mare Cinese Meridionale, attraversato da un terzo del traffico commerciale globale del valore di 3 trilioni di dollari l’anno.

L’Indonesia, che è l’economia maggiore della regione ed ufficialmente non ha reclami in mare, è emersa nel primo decennio degli anni 2000 come un mediatore fattosi da sé ed onesto intermediario sulle dispute sulle vie marittime fondamentali.

Nel 2016 una corte dell’arbitrato a L’Aia affermò che la Cina non ha basi legali per sostenere i diritti storici nelle aree dentro la mappa a nove linee. Quello stesso anno tra le tante incursioni nelle isole Natuna settentrionali di pescherecci cinesi, l’Indonesia cominciò a riferirsi pubblicamente alla mappa delle nove linee dicendo che si sovrapponeva alla sua Zona Economica Esclusiva.

Lo stesso presidente Joko Widodo fece una visita di alto livello nelle isole che fu visto da molti come una dimostrazione di forza e affermazione della sovranità indonesiana. L’anno successivo l’Indonesia rinominò quel tratto di mare come Mare delle Natuna Settentrionali.

Durante lo stallo del 2020, la Cina sostenne “di avere diritti di sovranità e giurisdizione su acque importanti vicino alle isole Nansha”, che è il nome che i cinesi danno alle isole Spratly adiacenti.

“Cina e Indonesia non hanno dispute sulla sovranità territoriale. Abbiamo reclami in sovrapposizione di diritti e interessi marittimi in alcune aree del Mare Cinese Meridionale” disse il portavoce cinese Geng Shuang. “La Cina spera che l’Indonesia rimanga calma. Vorremmo gestire le nostre differenze con l’Indonesia in maniera adeguata e sostenere le relazioni bilaterali come anche la pace e la stabilità nella regione”.

Quello stesso anno Pechino riaffermò la sua posizione in una sua nota diplomatica in cui aggiunse “di voler sistemare i reclami opposti con negoziati e consultazione con l’Indonesia”.

L’Indonesia ha rigettato comunque l’offerta ed ha affermato che “non c’è ragione secondo la legge internazionale di fare negoziati sulla delimitazione di confini di mare”.

Un altro punto di contesa, oltre alla pesca, sono dati dalle esplorazioni petrolifere e di gas.

Nel 2021 Pechino disse all’Indonesia a fermare le perforazioni in una piattaforma di ricerca di petrolio e gas in mare che si trovano nei giacimenti di gas del blocco Tuna nel Mare di Natuna settentrionali.

Il governo indonesiano disse ai media che non lo accettavano perché hanno un diritto di sovranità. Navi cinesi ed indonesiane si affiancarono spesso attorno al blocco di gas e petrolio nei mesi successivi.

Alla fine del 2022 Giacarta approvò un piano di sviluppo da 3 miliardi di dollari per il Blocco di Natuna che è parte del deposito naturale nuovo di gas mai toccato più grande al mondo.

Poco dopo la guardia costiera cinese 5901, la più grande guardia costa al mondo fu vista nel mare delle Natuna Settentrionali vicino al blocco.

“Mi fa arrabbiare che la Cina sostenga che possono pescare nelle nostre acque” dice Dedi che vive nell’isola maggiore ad un’ora di volo da Batam. “E li ho maledetti ma loro erano distaccati”

Un altro pescatore del luogo Endang Firdaus ha incontrato anche lui pescherecci cinesi e una volta anche una nave da guerra ad inizio 2023.

“Ebbi paura perché non era una nave con la bandiera indonesiana. Era la bandiera cinese. Avevo paura perché non era solo di passaggio ma faceva avanti e dietro. Non dirò mai ai miei di questo incidente perché avranno paura per me che vado in mare”.

Secondo i pescatori questi incontri hanno un forte impatto negativo sul loro lavoro e sui guadagni. Quando sono minacciati da navi ben più grandi non hanno altra scelta che andarsene e sacrificare così il pescato potenziale.

Solo un decennio fa Dedi riusciva a guadagnare molto di più dei 3290 dollari che ora riesce a portare a casa. Dopo aver tolto i soldi per pagare la ciurma, il carburante e le altre spese gli rimangono 660 dollari per vivere con la moglie e tre figli.

“I miei antenati erano uomini di mare. La mia fede è di essere in mare” dice Dedi che rifiuta di pensare ad altri metodi per mettere qualcosa da mangiare in mare.

Questa situazione nelle isole Natuna settentrionali giunge mentre l’Indonesia gioca da qualche mese un ruolo maggiore nel palcoscenico globale.

Lo scorso anno da presidente di turno del G20 ha ospitato un summit nell’isola di Bali dove si sono incontrati per la prima volta il presidente americano e quello cinese.

Fare questa azione di diplomazia pubblica internazionale mirata ad attivare il dialogo e la pace tra le due superpotenze è anche utile agli interessi nazionali indonesiani secondo Leonard C Sebastian e James Guild del RSIS di Singapore.

“La motivazione principale era di prevenire la rottura delle relazioni commerciali e di investimento con le grandi potenze” hanno scritto i due esperti.

L’Indonesia vorrà portare questo momento diplomatico nella sua presidenza di turno dell’ASEAN nel 2023.

Nel summit dei ministri degli esteri ASEAN di luglio, i colloqui con la Cina culminarono un un accordo sulle linee guida per accellerare i negoziati per un codice di condotta nel MCM.

I tentativi per finalizzare un documento vincolante legalmente per gestire le dispute in un mare così fortemente conteso iniziarono, si fermarono e sono andati avanti a spintoni sin dagli anni 90.

Kiki Siregar, CNA