Nguyen Phu Trong, lotta alla corruzione per salvare lo stato a partito unico

Nguyen Phu Trong, segretario del Partito comunista Vietnamita e presidente della repubblica, ha implorato la scorsa settimana gli investigatori di stato ad accelerare le inchieste e le condanne contro i corrotti del Partito Comunista Vietnamita, nell’ambito della sua campagna contro la corruzione che definisce la sua segreteria.

Nguyen Phu Trong, lotta alla corruzione per salvare lo stato a partito unico

Questa campagna ha scosso dalle fondamenta il partito al governo mettendo fuori tantissimi rappresentanti ufficiali tra i quali un membro del politburo, presidenti di aziende di stato e capi regionali del partito, concentrando nel contempo il potere proprio nelle mani di Trong.

In un incontro del 2018 del Comitato di vigilanza di lotta alla corruzione Trong si vantò che gli investigatori avevano esaminato, dal 2016, oltre 490 organizzazioni di partito e 35 mila membri tra cui 1300 avevano violato i regolamenti.

Hai Hong Nguyen della Queensland University of Technology ha scritto che “mai prima nella storia vietnamita del PCV c’erano stati rappresentanti importanti del partito e del governo messi sotto processo e puniti”.

Ad essere ignorata in tutti i titoli fatti da questa campagna è invece la sua altrettanto importante campagna moralizzatrice che fu lanciata insieme alla lotta alla corruzione nel 2016.

“La corruzione minaccia la sopravvivenza del regime … la decadenza politica è persino più pericolosa” disse una volta Trong.

Nell’ottobre 2016 il partito introdusse una lista di 26 eresie che possono portare all’espulsione, tra cui attività corrotte ed anche il mettere in dubbio la filosofia marxista leninista o il sostenere la riforma politica.

Una gran parte del piano di Trong è di snellire il partito e promuovere i membri impegnati e leali verso le posizioni di potere. A maggio 2018 durante il comitato centrale fu introdotto un documento sulla selezione del prossimo comitato centrale.

Secondo il piano sarà tagliato di un decimo il numero dei rappresentanti del partito entro il 2020 ed altro decimo ogni cinque anni fino al 2030. A marzo 2017 il partito contava 2,7 milioni di iscritti.

A fine 2018 il partito aveva identificato 585 membri di questi compagni strategici di cui il 61% proviene dall’apparato centrale del partito, 89% maschi di età superiore a 56 anni.

“Bisogna costruire un partito, forte, davvero saggio, di apri strada, pulito; rimuovere dal partito risolutamente chi è degenerato o ha fatto appropriazioni e corruzione” si legge in articolo di lugio 2019 del giornale di partito.

Ad ottobre 2018 il partito creò un comitato di controllo sulla pianificazione strategica a livello di militante per il periodo 2021 2026, presieduto da Trong, che deciderà quale militante potrà partecipare al comitato centrale al prossimo congresso nazionale del 2021.

Sono stati snelliti anche i ministeri mentre si dà maggiore autorità all’apparato centrale del partito a spese spesso del livello provinciale.

E’ parte del piano più vasto di garantire più potere e sorveglianza ad alcuni ufficiali selezionati alla guida del partito. Così Trong ha accumulato più potere di ogni altro segretario dei decenni scorsi.

Alla fine del 2016, divenne il primo segretario generale a presiedere la Commissione Militare Centrale e la Commissione di sicurezza pubblica del Comitato centrale, ruoli che lo mettono al comando di polizia e militari. Presiede anche il comitato di controllo sulla corruzione.

Alla fine del 2018, dopo la morte del presidente Trai Dai Quang, Trong fu nominato anche nuovo capo di stato, posizione di solito di cerimonia che lui ha usato per espandere il suo potere.

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E’ la prima volta dagli anni 80 che un individuo mantiene le due posizioni allo stesso tempo, una consolidazione di potere che minaccia di dissolvere l’accordo informale di separazione dei poteri tra le quattro posizioni che sono nel partito dagli anni 90.

Secondo osservatori ed analisti si rischia di rendere così nel futuro il partito più instabile e settario e in riguardo alla corruzione, non si potrebbe disegnare un sistema più perfetto per incentivare la corruzione nello stato a partito unico del Vietnam.

Il Partito Comunista è il solo partito legale del paese che domina anche sui tribunali. Non esiste libertà di stampa e tutti i giornali sono gestiti dallo stato. Non ci sta un indipendente sistema di controllo.

Tra il 2006 ed il 2016, la persona che aveva la maggioranza del potere fu il primo ministro Nguyen Tan Dung che scalò le fila del partito grazie ai legami con le autorità provinciali e con le imprese di stato. La sua ascesa ebbe luogo mentre l’economia cominciò a segnare tassi di crescita record e il settore privato fioriva negli anni 2000.

Dung fu, come dicono alcuni analisti, primus inter pares tra chi all’interno del partito lasciaiva da parte l’ideologia per arricchirsi e per il padronato. Con tanto denaro che circolava in Vietnam e la ritrosia del partito a censurare le attività corrotte, si creò una coalizione contro Dung che giunse al XII congresso nazionale del 2016.

Alla coalizione, guidata da Trong che da capo del partito aveva provato senza riuscirci ad affrontare la corruzione dei precedenti cinque anni, si unirono altri ufficiali preoccupati che la rabbia generale contro la corruzione di stato potesse distruggere il partito stesso.

Altri capi di partito corrotti si unirono alla coalizione informale nella speranza che, rimosso Dung, potevano sfidare o cooptare le sue reti ricche di patronato.

A gennaio 2016 Dung non riuscì a diventare segretario del partito e fu data a Trong la possibilità per la sua età avanzata di restare al potere per altri cinque anni. Ci volle un anno prima che fosse pronta la sua campagna contro la corruzione a tagliare le teste. Quello che ha fatto Trong, comunque, è di accrescere il potere di sorveglianza di chi alla sommità più di quanto lo fosse già.

Ci furono direzioni alternative. L’ex ministro della pianificazione Bui Quang Vinh fece un discorso franco prima del congresso nazionale del 2016 in cui implorava che il partito creasse “uno stato moderno da governo della legge con un’economia totale di mercato e sviluppo democratico ad alto livello”. Senza dubbio espresse quello che pensavano tanti membri del partito.

Trong sembra comprendere i problemi istituzionali che permettono il fiorire della corruzione. Fu definito “il grande vigile del fuoco” dalla stampa di stato dopo un suo commento che diceva “Quando la fornace è calda abbastanza, persino il legname verde brucerà”, un’insinuazione che implica come anche i rappresentanti morali possono essere presi nella corruzione.

Ma riforme istituzionali importanti, come una maggiore autonomia alla stampa e ai tribunali, o un maggior potere ai delegati dell’Assemblea Nazionale di indagare i rappresentanti, indebolirebbe il mono polio del partito sul potere politico.

Trong ha sollevato la dicotomia di non voler “rompere il vaso quando si prende il topo”, cioè per liberarsi della corruzione non ci si deve liberare del partito comunista.

Perciò piuttosto che concentrarsi sulla situazione istituzionale che permette la corruzione di diventare endemica, Trong si è concentrato sul provare a cambiare la natura degli individui dentro il partito.

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Molti analisti descrivono Trong come conservatore, se non reazionario, come figura politica. Per quanto sia vero, la sua campagna contro la corruzione ha un qualche idealismo nella sua filosofia, un certo credo non marxista nell’individuo, che sorprende quando si ricorda che Trong ha percorso le fila del partito da teorico.

“Si deve istituire un controllo … delle persone con potere ed autorità secondo il principio che tutti i poteri devono essere fortemente controllati dal meccanismo” disse nel 2018.

“Il potere deve essere legato alla responsabilità, autorità corrisponde alla responsabilità, più alta l’autorità più pesante la responsabilità.”

In altre parole sono coloro al capo del partito a dover mantenere sotto controllo chi sta sotto, piuttosto che un sistema istituzionale di pesi e misure.

Secondo lui i rappresentanti sono perfettibili. Solo se si sviluppa una piccola banda di individui morali, fedeli alle proprie idee, il partito può essere pulito ed onesto.

Non è un concetto nuovo perché il compianto Do Muoi una volta disse: “La corruzione è una malattia e la si può curare solo col popolo. Deve essere punita severamente, anche con la condanna a morte, indipendentemente dalla posizione che quella persona teneva”

Di differente è la scala della campagna contro la corruzione di Trong e come ha cambiato il partito per condurla.

Il dissidente studioso di legge Cu Huy Ha Vu osservò a Novembre che “per la prima volta, il prestigio del governo vietnamita dipende dall’integrità largamente percepita di Trong. Non si può escludere la possibilità che la corruzione ritorni anche con maggiore influenza quando Trong andrà in pensione”.

In realtà chi assicura che la campagna va avanti sonno anche coloro che la dirigono. Ma cosa succede se un capo corrotto subentra nella lotta alla corruzione?

Le purghe contro la corruzione dopo tutto si trasformano in un racket estorsivo. Senza dubbio Trong, per prevenirlo, proverà ad assicurare a propri protetti saranno nelle posizioni di potere dopo il congresso nazionale del 2021.

Sono infatti cominciate le manovre perché Trong si assicuri che i successori prescelti e i compagni strategici che ha indicato siano selezionati al vertice del potere.

E’ quasi certo che Trong si dimetterà da segretario del partito perché sono finiti i due mandati possibili ed all’età di 75 anni, è ben oltre l’età del pensionamento.

Nulla garantisce che Trong ed i suoi alleati vinceranno. Mentre la campagna contro la corruzione ha fatto fuori alcuni capi del partito, non si deve esagerare la vastità.

Sono stati rimossi per corruzione solo due membri dal comitato centrale che ha 200 membri dal 2016 ed altri tre sono morti.

Trong ha anche perso qualche alleato fedele. Dinh The Huynh, ministro della propaganda che divenne segretario esecutivo della segreteria, sarebbe stato un possibile suo successore, ma per motivi di salute è fuori dalla scena dal 2017.

Trong preferirebbe molto probabilmente vedere il suo successore in Tran Quoc Vuong, segretario del Comitato centrale e responsabile della lotta alla corruzione, per quanto non si sa della sua popolarità tra gli altri del partito.

Nguyen Phu Trong, lotta alla corruzione per salvare lo stato a partito unico

Ci sono alcuni dubbi sulla salute di Trong che potrebbe non reggere fino al 2021. Si crede abbia avuto un infarto ad aprile nella provincia di Kien Giang perché è rimasto lontano dalle luci per varie settimane prima di riapparire a presiedere a plenaria del Comitato Centrale.

Nel frattempo, la sua campagna contro la corruzione non avrà probabilmente successo finché il paese resta a partito unico con tanto potere concentrato alla sua sommità.

Ma mentre il partito si trova davanti ad un movimento democratico clandestino e pervasivo, in una posizione indebolita dalla sua rigida presa sull’economia, abbandonare il monopolio politico vorrebbe forse predire la sua caduta.

In molto molto simile al URSS, il rischio per Trong ed il partito è che si riformano per morire.

David Hutt, Asiatimes