Oltre le dighe cinesi l’ingombrante presenza di un vicino

I turisti cinesi sono il gruppo più numeroso di visitatori della Thailandia e di gran parte del Sudestasiatico rispetto ad ogni altro paese.

Ed il villaggio thai di Sob Ruak, nel cuore del Triangolo D’oro dove si incontrano Birmania, Laos e Thailandia, non è di certo l’eccezione. Bus turistici portano ogni giorno migliaia di turisti cinesi a comprare ricordini, a farsi i selfi e a visitare il vicino Museo Dell’Oppio.
Non si tratta solo dei turisti che arrivano dalla Cina.

Quasi ogni mese alcune battelli militari discendono per il Fiume Mekong attraverso Myanmar e Laos dal porto cinese di Guanlei. Annunciano il proprio arrivo con tanto squillare di trombe per poi tornarsene su a breve distanza dal confine thailandese smuovendo le acque scure come un caffè del fiume. Le navi di pattuglia thai se ne stanno ferme ad osservare.

Oltre le dighe cinesi l'ingombrante presenza di un vicino

Mentre la pattuglia di frontiera cinese se ne va, emette ancora un lungo suono fragoroso prima di dirigersi a risalire il fiume, accompagnata talvolta da una navetta laotiana.

Il Triangolo D’oro è un centro conosciuto per il traffico della droga. Il pattugliamento mensile mira «a rendere la frontiera del fume più sicura» secondo l’agenzia cinese dopo l’uccisione di 13 marinai cinesi nel 2011.

Alcuni analisti ne danno un’altra interpretazione: intimidazione.

La presenza di una cannoniera cinese «serve a ricordare ai vicini della loro influenza che hanno e del potere duro, il potere netto che hanno cresce, e non ne intravedo una fase calante per ora» dice Elliot Brennan, ricercatore del ISDP a Bangkok.

L’influenza economica e politica della Cina cresce nel mondo, specie in questa regione, nel suo retrobottega. La Nuova Via della Seta cinese estende quella influenza con la costruzione di strade, di treni veloci e dei porti nel Sudestasiatico, che daranno alle merci cinesi altro accesso ai mercati della regione ed oltre.

Inoltre la Cina costruisce una serie di dighe idroelettriche sul Mekong che, secondo gli analisti, produrranno l’elettricità necessaria, mentre rappresentano una minaccia all’ambiente ed espanderanno di più il proprio controllo sulla regione.

«Il controllo sia del Mare Cinese Meridionale che del Mekong stringerà in modo strategico il Sudestasiatico continentale» dice Brennan. «Il controllo di Pechino dei fiumi del Sudestaiatico è l’altra metà della cosiddetta strategia del taglio del salame nella regione»

Brennan si riferisce all’approccio cinese di reclamare pezzo per pezzo e di costruire sugli scogli nelle acque del Mare Cinese Meridionale. Gli USA ed i suoi alleati spingono la loro posizione di libertà di navigazione nelle acque contese vicino alle isole costruite da poco.
Ma la Cina ha un vantaggio naturale sul Mekong.

Esso nasce sull’Altopiano Tibetano in Cina dove lo chiamano Dzachu per poi diventale Lancang Jiang, e scorre per 3000 chilometri attraverso i cinque paesi del Sudestasiatico, prima di raggiungere il mare cinese meridionale.

«Diversamente che il mare cinese meridionale, lo spazio del Mekong non coinvolge altri grandi paesi della regione» sostiene Thitinan Pongsudhirak della Bangkok’s Chulalongkorn University. «La Cina quindi non deve contendere con gli USA né con l’Australia o l’India come fa in mare»

Imbrigliare il Mekong

Da oltre un decennio, la Cina costruisce i suoi centri di energia idroelettrica nella sua parte del fiume Mekong. Dieci sono le dighe costruite finora ed altre ancora pianificate secondo lo Stimson Center di Washington.

«E’ una situazione che sento possa degenerare» dice Thitinan. «Se si costruiscono altre dighe e l’acqua si fa più scarsa, allora … la Cina può usare la posizione di trovarsi a monte come uno strumento anche coercitivo».

Thitinan nota che quasi 60 milioni di persone a valle del fiume, tra Thailandia, Vietnam, Cambogia e Laos, dipendono dal fiume per gran parte dei loro alimenti e delle loro entrate. E il fiume già si fa sentire su tutta la regione.

A Sob Ruak, Phongsee Sriattana gestisce un negozietto di pesce. La donna dice che da quando la Cina ha iniziato a costruire le sue dighe, il livello del fiume ed il pescato sono cambiati drasticamente. La diga più prossima è a 200 chilometri più su a Jinghong, nello Yunnan.

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«Quando ero più giovane, andavamo con mia madre a pescare sul fiume» dice la donna. «e ce ne stavano così tanti che saltavano nella nostra rete, ed io li raccoglievo con un mestolo»
Ma ora non avviene più da quando hanno costruito le dighe.

«Quando i cinesi vogliono inviare beni giù per il fiume rilasciano l’acqua. Quando non hanno bisogno di far viaggiare le loro navi, tengono l’acqua nelle loro dighe».

La donna racconta che l’area era conosciuta per il pesce gatto gigante, una specie in pericolo di estinzione, ma ora non più. «I livelli del fiume cambiano troppo ed il pesce non può deporre le uova qui.»

I biologi dicono che la pesca eccessiva e le dighe lungo il fiume contribuiscono al calo delle specie. Anche le dighe cinesi hanno un impatto. Riducono il livello di acqua e la quantità dei sedimenti ricchi di nutrimenti necessari per l’agricoltura a valle.

Siede nella sua capanna lungo il fiume, qualche chilometro più giù, il pescatore Singkha Wantanam. «Mi preoccupa che costruiranno altre dighe, ma non c’è nulla che possiamo fare per fermarli. E ci saranno sempre meno pesci.»

Navi cargo più grandi

Non sono solo le dighe a far infuriare le persone. La Cina pensa di allargare e rendere più profondi alcune parti del Mekong per adattarlo alle sue navi più grandi ed aumentare il commercio lungo il fiume.

Ora navi da 100 tonnellate sbarcano il loro carico al porto di Chiang Saen, a 15 chilometri più giù di Sob Ruak. La Cina vuole usare navi che trasportano 500 tonnellate direttamente dalla provincia dello Yunnan a Luang Prabang nel Laos. Per fare questo bisogna far saltare rocce e dragare le rapide in una parte stretta del fiume. Gli ambientalisti dicono che recherebbe ancora altro danno al Mekong e a chi dipende da esso.

«Se fanno saltare le rapide e le rocce, distruggeranno l’ecosistema. Quando lo distruggi, distruggi la sicurezza alimentare per gli uomini, per gli animali, per tutti» dice un militante locale Niwat Roikaew.

Niwat ha un cappellino su cui è scritto «il Mekong non si vende» e, stando sul versante thailandese del fiume, indica uno dei punti stretti che i cinesi vogliono far saltare per allargarlo e renderlo più profondo.

Quando giunsero tre imbarcazioni di indagine per capire come fare, Niwat condusse una dimostrazione contro i piani. Dopo mesi di proteste il governo thailandese ha ordinato il fermo.
Il politologo Thitinan dice, però, che «è questione di tempo» ma il piano andrà avanti.

«Questa è qualcosa che la Cina sta chiedendo da tempo, e la Cina ha un prezzo pesante da farsi pagare se non si va avanti. La pressione crescerà» dice Thitinan ed aggiunge che «la pressione aumenterà nei due versi perché molti industriali vogliono fare affari in Cina.

Il fenomeno cinese a Phnom Penh

Oltre le dighe cinesi l'ingombrante presenza di un vicinoA qualche centinaio di chilometri più giù, la capitale Phnom Penh vive una frenesia di costruire alimentata per lo più dai soldi cinesi, pubblici e privati. E la città portuale Sihanukville, dicono molti cambogiani, si è quasi trasformata in una città cinese.

«I cinesi si sentono al sicuro investendo in Cambogia» dice Kim Heang della Khmer Real Estate Co. di Phnom Penh. «Quando i cinesi vengono qui, hanno protezione. Nessuno può far loro del torto perché hanno il sostegno del governo cinese»

Quando gli si chiede se ne beneficiano anche i cambogiani risponde:
«Si e no. La gente che viene per investire ne trarrà benefici, naturalmente»
Anche i ricchi cambogiani che vendono loro proprietà ne beneficiano. Ma mentre qualche cambogiano può avere un lavoro nei servizi legati agli investimenti, non è un lavoro che permette di dare un buon futuro alle famiglie.

Per quanto riguarda la maggioranza dei cambogiani aggiunge: «Non sono felici»
Un beneficiario cambogiani è sicuro, il primo ministro Hun Sen. L’appoggio cinese lo ha imbaldanzito fino a distruggere l’opposizione politica cinese, a reprimere i media indipendenti, ad intimidire i gruppi della società civile ed prolungare il suo già lungo regno.

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Quando USA ed Europa tolsero i loro fondi per le elezioni cambogiane a luglio, la Cina offrì 20 milioni di dollari per le votazioni. Tutto ciò ha reso più facile ad Hun Sen e al suo partito di vincere facile le elezioni, definite da molte parti come una frode.

«In questa fase, il fatto che la Cambogia si allontana dall’Occidente rende la Cambogia dipendente dalla Cina per il sostegno sia interno che internazionale che per l’economia» dice Virak Ou che guida Future Forum. «Il che significa che siamo obbligati con la Cina»

Anche una mega diga per la Cambogia

Nella serie enorme di progetti infrastrutturali per la Cambogia, uno emerge: una mega diga pianificata a Sambor, a sei ore di macchina da Phnom Penh. Se la costruiscono sarà la diga più grande sul corso del basso Mekong.

Per gli analisti e la gente del posto potrebbe essere un altro danno dei maggiori.
«Non vogliamo vedere una diga qui» dice Seng Chanti che vive da sempre sull’isola di Koh Pdao, nel mezzo del fiume. E’ un pescatore ma si divide nel portare in giro i turisti a vedere i rari delfini Irrawaddy che sopravvivono in questa parte del fiume.

«Se fanno la diga qui, non ci saranno delfini e pesci nell’area”dice Seng.

«La posizione di Sambor significa che se si costruisse l’intero progetto da 2600 megawatt distruggerebbe l’industria della pesca in Cambogia» dice Courtney Weatherby del progetto Southeast Asia del Stimson Center.

La californiana Natural Heritage Institute ha prodotto uno studio commissionato dal governo cambogiano molto critico del progetto Sambor.

«Ucciderà alla lettera il fiume» la diga di Sambor con la devastazione del pescato ed altri disastri ambientali, dice lo studio.

La Cambogia importa la maggior parte della sua energia ed ha bisogno di una fonte più economica dell’elettricità che importa dai vicini. Questo può voler dire che il premier Hun Sen forse non segue gli avvisi del rapporto che preoccupano i residenti.

«Se non ci sarà più pesce e neanche ecoturismo, come vivremo?» dice Phum Saoin, un altro pescatore che aiuta a gestire i tour ecoturistici a Sambor. «Certo ci sarà elettricità, ma non mangiamo elettricità»

Le imprese cinesi hanno finanziato più della metà di altri progetti idroelettrici sugli affluenti del Mekong in Cambogia e nel vicino Laos, compresa la diga controversa cambogiana di Sesan2 da 400 megawatt che produce dallo scorso anno.

Le dighe cinesi sul percorso del Mekong secondo le stime hanno ridotto il carico dei sedimenti a valle del 50% e con le dighe pianificate il livello dell’acqua e il carico dei sedimenti potrebbe scendere ancora.

C’è anche uno scenario da fine del mondo per i paesi vicini della Cina a valle del fiume.

« Nel lungo termine, la Cina che è uno dei paesi con la minore quantità di acqua procapite al mondo avrà bisogno di acqua» dice Brian Eyler del Stimson Center. «Se cambiano le direttive politiche allora forse gli ingegneri andranno a vedere di prendere quell’acqua dalle proprie dighe del Mekong. E allora osserveremo un grande problema specie nella stagione secca, quando l’acqua del Mekong superiore è la sola acqua che gira»

Oltre le dighe cinesi l'ingombrante presenza di un vicinoSenza acqua, la più grande industria della pesca interna al mondo, che produce un quarto di tutto il pescato al mondo sarebbe in pericolo. La vita di decine di milioni di persone che vivono nel Basso Mekong lo sarà pure, a causa della mancanza di acqua, di pesci, di sedimenti che aiutano a produrre un suolo ricco e raccolti abbondanti come il riso da cui dipendono.

Per loro l’influenza della Cina non è ipotetica, ma qualcosa che sentono di più ogni giorno insieme agli effetti del cambiamento climatico e la perdita di habitat.

Michael Sullivan, NPR