La politica al tempo della pandemia nel Sudestasiatico

La pandemia del COVID-19 ha colpito il Sudestasiatico prima che nella gran parte del mondo ed oggi la regione conta 90mila casi ed oltre 2700 morti confermate. Se si eccettua Singapore, il basso livello di analisi in tutti gli stati deve far nascere dello scetticismo. Il virus è presente molto più di quanto i paesi vogliano ammetterlo e le prove aneddotiche dicono che ci sono più morti di quelle ufficiali.

La pandemia ha portato lo scompiglio nelle economie della regione che dipende molto dal turismo e dalle esportazioni. Il fondo monetario internazionale predice una contrazione del 3% e tutti suggerisce che le economie globalizzate del Sudestasiatico saranno profondamente toccate e la recessione toccherà Thailandia, Indonesia, Singapore, Malesia e Filippine.

Cosa accadrà alla politica al tempo della pandemia nel Sudestasiatico?

Alla superficie pochi cambiamenti. Ci sono solo tre paesi che anno previsto elezioni o transizioni politiche cicliche nei mesi venturi. Con una nuova legge elettorale del COVID-19 approvata, Singapore farà le elezioni non appena calano le infezioni; Myanmar ha detto che le elezioni si faranno a fine anno secondo quanto predetto, con l’introduzione di una serie di cambiamenti amministrativi per le limitazioni poste dal virus. Il Vietnam terrà il suo congresso del partito a gennaio 2021 e di sicuro capitalizzerà sul successo nella gestione della lotta al virus.

La risposta indonesiana alla pandemia ha messo in luce la debolezza del presidente Joko Widodo, ma non ci saranno cambi nel governo viste che le elezioni si tennero nel 2019.

In Thailandia, Cambogia e Filippine la risposta al COVID-19 ha accelerato le tendenze autoritarie dei governi, perché il COVID-19 ha rafforzato chi è al potere dando loro modo di capitalizzare su paura e rimuovere gli sfidanti.

Non è che tutti i governi sono al sicuro né che la tendenza durerà. I leader deboli sono più esposti. Il virus ha costretto il patronato a fare concessioni agli sfidanti, le risorse sono diminuite perché le economie sono in contrazione e sono cresciuti i costi di risposta al virus.

Le elite ultramonarchiche thai per un po’ hanno messo in dubbio la competenza di Prayuth e ci sono state tendenze a sostituire lui e membri del governo, lasciando però al posto la coalizione militare. Nonostante si riapra l’economia il decreto di emergenza resta in piedi.

Il tentativo del premier malese Muhyiddin Yassin di evitare il voto di sfiducia non gli fa un favore. I leader senza mandato pubblico con sfidanti della elite sono vulnerabili e in debito con gli alleati. Devono passare più tempo con le manovre politiche che a dare una risposta alla crisi.

Detto questo non si vuole predire alcuna caduta politica sull’altare del COVID-19. L’intensità della crisi economica legata al COVID-19 sarà più determinante delle sfide sanitarie pubbliche.

Si prevedono cinque tendenze politiche distinte che impatteranno la politica nel medio termine.

La prima è un miserevole fallimento del governo in molti paesi. Gli stati hanno il dovere essenziale di dare sicurezza, istruzione, salute ed un sistema legale al loro elettorato. In tutti i paesi la sanità pubblica è stata esposta alla mancanza di finanziamenti e alla carenza di personale. I governi sono stati colti di sorpresa nonostante abbiano visto la crisi cinese ed abbiano vissuto crisi sanitarie precedenti sin dal SARS del 2003.

Se si eccettuano Singapore, Vietnam e Malesia, i governi sono stati lenti a rispondere al COVID-19, mandando segnali confusi e confondenti, vendendo frottole, negando essenzialmente il virus ed incapaci di seguire i consigli sanitari medici e di sanità pubblica.

In una regione dove comanda la guida paternalista comprese le poche democrazie, dove la gente non si suppone che pone in dubbio lo stato, si comprende sempre di più che il governo non sa rispondere, I politici riveriti sono caduti dal loro piedistallo.

Le richieste di maggiore competenza e di abbracciare approcci scientifici specie nelle generazioni più giovani, seminano i germi di nuove forze politiche. La coscienza civile ha già appoggiato mobilitazioni locali ed è solo questione di tempo per questi sentimenti tradursi in maggiori richieste di responsabilità e in movimenti politici. In Indonesia emerge l’hashtag “Whatever Indonesia”, espressione di frustrazione verso la risposta caotica del governo.

E’ notevole che in Thailandia, Cambogia e Filippine i governi abbiano immediatamente adottato i decreti di emergenza che anche il presidente indonesiano ha preso in considerazione. I governo erano incapaci ad affrontare la pandemia con le istituzioni e autorità attuali mirando a poteri estesi, ma questi poteri di emergenza sono stati usati in primo luogo contro il dissenso.

Seconda tendenza, la debolezza messa in luce dalla pandemia del COVID-19 ha dato ai militari un maggior peso.

In Indonesia e Filippine, la debolezza della risposta del governo ha portato i presidenti ad affidarsi a militari e forze di sicurezza a sostenere le loro risposte forti.

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In Indonesia questa è stata una notizia di ben venuto per i militari del TNI che provano di riprendersi molti dei poteri amministrativi persi durante il collasso del regime di Suharto nel 1998. Il gruppo di risposta al virus di Jokowi è fatto di generali in pensione ed attivi che rispondono con i metodi di lotta all’insorgenza, un fallimento totale perché la pandemia è ormai fuori controllo.

Si sono viste cose analoghe nelle Filippine dove il gruppo di risposta di Duterte è fatto di generali in pensione e in servizio, non di professionisti medici. Il risultato è una risposta militarizzata non legata dalla salute pubblica. Nel frattempo Duterte ha invitato le forze di sicurezza a sparare a vista alle persone che violano la quarantena.

In Myanmar, i militari hanno assunto un ruolo nella gestione della crisi in contrasto contro la NLD di Aung San Suu Kyi in un anno di elezioni ed usando al contempo la distrazione della crisi per accelerare i combattimenti nelle aree etniche.

Mentre i militari della regione forniscono ordine ed usano la crisi per accumulare potere e soldi, dimostrano anche le loro scarse capacità di gestire i problemi di salute pubblica.

Terza tendenza, il maggiore ruolo che le forze di sicurezza giocano accentua l’autoritarismo. Molti governo adottano la securitizzazione per affrontare le crisi e nel contempo reprimere chi critica la risposta alla crisi. Questo accade in modo preoccupante nei regimi più aperti della regione.

In Malesia si sono visti attacchi scioccanti alla libertà di stampa che nei due decenni precedenti è cresciuta molto nella regione. Un giornalista è stato convocato dalla polizia per i suoi articoli sull’arresto di lavoratori della migrazione. Mentre non ci sono prove di uno spostamento complessivo nelle politiche del governo per invertire la positiva traiettoria sulla libertà di stampa, tali casi indicano una maggiore intolleranza verso altri punti di vista.

In Indonesia le circostanze sulle accuse contro il ricercatore Ravio Patra che ha posto domande sulla risposta al COVID-19 di Jokowi pone persino altre questioni.

La pandemia del COVID-19 è usata per limitare discussione e la critica necessaria che sono spesso definite disinformazione. Thailandia, Singapore e Cambogia hanno agitato le loro leggi sulle fakenews a quel fine, mentre Duterte ha accresciuto l’uso della legge del crimine informatico contro chi dissente. Questo accade quando i governi abbattono i confini della privacy con l’uso di app controllate centralmente per tracciare e controllare i cittadini.

Quarta tendenza, la pandemia ha messo in luce le grandi ineguaglianze della regione. Singapore, osannata come lo standard migliore della risposta alla pandemia, ha visto il maggior numero di casi nella regione. Si è avuta una stragrande maggioranza di oltre 35 mila casi nei dormitori affollati dove vivono 324mila lavoratori della migrazione che rendono possibile uno stile di vita da paese del primo mondo.

La Thailandia i cui servizi sanitari pubblici e sistema medico eccellenti hanno risposto bene alla crisi non ha potuto e voluto affrontare i grandi numeri di poveri che non potevano permettersi una chiusura prolungata. COVID-19 ha visto la crescita di altri problemi sanitari come anche la fame e impotenza e sono cresciuti i numeri di suicidi in Thailandia.

La Thailandia secondo Global Wealth Databook del 2018 del Credit Suisse è la società più ineguale al mondo, una tendenza esacerbata dopo il golpe del 2006. I militari e le elite monarchiche non se ne importano dei senza nulla e il loro governo ha fatto ben poco per sostenerli. Il governo ora predice che potrebbero essere disoccupati circa 14 milioni di lavoratori nei prossimi due trimestri del 2020.

Ma la diseguaglianza abbonda nella regione, e in tutti i paesi cresce il coefficiente di Gini. Una recessione economica prolungata esacerberà le attuali diseguaglianze. Le reti di sicurezza sociale della regione hanno serie mancanze e non danno larga copertura per chi ne ha bisogno.

Nelle Filippine Duterte ha provato a dirigere i fondi di sicurezza verso i segmenti iù poveri della società, ma non ha le risorse per farlo in modo significativo.

I governi indonesiano e malese si trovano in situazioni analoghe sebbene nel caso malese l’ex premier Najib avesse decimato le finanze del paese con lo scandalo 1MDB.

COVID-19 si è diffuso con la globalizzazione, ma ci ricorda duramente che quello che rese possibile in questa regione la rapida crescita economica è stata è stato distribuito in modo diseguale. Se i più poveri e marginali della società non avranno protezioni adeguate allora non le ha.

La quinta e ultima tendenza è la crescita della politica polarizzante identitaria, esacerbata da frange radicali religiose e nazionalismo xenofobo crescente. Non è cosa nuova. Si sono visti i monaci buddisti estremisti birmani agitare le fiamme di un genocidio, l’improvvisa riaffermazione della politica identitaria sciovinista in Malesia e l’agitazione delle politiche islamiche indonesiane.

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Sia i governi che i popoli hanno già dato prova di trovare vittime sacrificali in certe comunità per la diffusione della pandemia. I capi thai hanno accusato i turisti occidentali ignorando la trasmissione di comunità. In Singapore e Malesia la colpa è ricaduta velocemente sui lavoratori della migrazione. In Indonesia gli islamisti sono tornati alla loro posizione classica di accusare la comunità cinese.

In ogni crisi c’è la tendenza innata alla vittima sacrificale, ma quello che è rivelatore ora è che i governi non intervengono a contrastare queste narrazioni distruttive, usandoli spesso invece per distrarre la gente dalle proprie responsabilità e dalle risposte insulse.

Ad avvantaggiarsi della paura e dell’insicurezza causate dal COVID-19 e della debolezza dei governi è destinato che siano i gruppi religiosi estremisti che capitalizzeranno sulle diseguaglianze della società e proveranno a mobilitare i cittadini con la vittimizzazione di gruppi minoritari.

Nonostante queste tendenze che devono causare allarme nei governi e nelle elite che li sostengono, hanno varie cose a loro favore. La prima è la debolezza dell’opposizione politica. Mentre si vedono le guide politiche filippina e thai rafforzare la loro presa autoritaria e spingersi a colpire la libera stampa, la realtà è che hanno sostenuto un assalto politico lungo sulle opposizioni politiche.

Duterte ha messo in carcere gli oppositori politici con accuse pretestuose, ha messo ai margini la vicepresidente che viene dal partito di opposizione, e annientato le figure di opposizione nelle elezioni intermedie. Con un parlamento e corte suprema allineati, Duterte ha usato la polizia come la sua squadra di battaglia contro la guerra alla droga, senza alcun processo, supervisione o responsabilità. COVID-19 ha visto attacchi persino più forti sull’opposizione e la chiusura del maggiore conglomerato dei media.

In Thailandia il governo sostenuto dai militari ha usato i tribunali per dissolvere partiti politici e attaccare legalmente le figure di opposizione dopo aver rubato le elezioni a marzo 2019. Il governo ha poteri coercitivi legali enormi usando la sua legge del crimine informatico e le clausole di lesa maestà del codice penale.

In Indonesia l’opposizione è stata cooptata da Jokowi quando ha portato il suo rivale politico di sempre Prabowo Subianto a ministro della difesa. Il resto dell’opposizione è una coalizione divisa di partiti con scarsa affinità politica o ideologica reciproca.

In Malesia la coalizione del Pakatan Harapan cacciata dal governo è divisa su chi deve comandare e deve riprendersi una nuova base nazionale specie tra i Malay e tra chi della loro base è scontento delle loro poche cose fatte quando erano al governo dal 2018 fino a febbraio.

A Singapore un’opposizione espansa deve ancora risolvere le differenze interne. Mentre la gente dà il voto all’opposizione di solito è per segnalare l’insoddisfazione verso il partito di governo del PAP più che votare per una alternativa.

In breve l’opposizione politica nella regione è debole, divisa e incapace a lavorare insieme. In molti casi non sono proprio all’altezza di governare.

Un altro fattore a favore dei governi è la capacità di distrarre. I governi possono creare incidenti di sicurezza e crisi politiche. Poiché nessun paese ha davvero una stampa libera, i governi possono usare i grandi media per spingere certe loro narrazioni. Hanno più risorse a disposizione per usare una folla o un’armata di troll per foggiare le opinioni sui media sociali. Mentre ci può essere dissenso e opposizione il governo ha maggiori poteri coercitivi oltre alla capacità di mobilitare. Almeno nei termini immediati il COVID-19 limita la possibilità di proteste di massa costringendo la critica ad essere locale oppure online.

Il terzo strumento a loro disposizione è il patronato. Mentre il patronato tradizionale si è ridotto con la pandemia, vedremo forse la svendita di proprietà dei governi verso gli amici o potenziali rivali politici, mentre i governi vedranno deficit crescenti per la recessione. Come accaduto nelle crisi precedenti i regimi puntelleranno le oligarchie mentre le politiche andranno a proteggere le elite contro i cittadini comuni.

Mentre non ci saranno forse governi che cadranno a breve per la risposta alla crisi l’impatto sulla politica è importante. La pandemia ha esposto la debolezza nella capacità di governare, la debole capacità di guidare e le ineguaglianze crescenti a cui i governo rispondono affidandosi fin troppo sui militari e l’attacco ai critici.

Allo stesso tempo provano a comprarsi chi li può sfidare col patronato, mantenendo debole l’opposizione e permettendo che si radichino narrazioni distraenti contro le vittime sacrificali esponendo così la loro propria fragilità.

Nel breve termine COVID-19 è stata un’opportunità politica per molti governi ma mentre la crisi si approfondisce con l’economia in contrazione potrebbero anche diffondersi i patogeni dentro questi regimi.

Zachary Abuza, National e Bridget Welsh , TheDiplomat