Pilota neozelandese a Papua sotto sequestro dei ribelli TNPB

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La scorsa settimana un pilota neozelandese della Susi Air è stato preso a Papua sotto sequestro dopo essere atterrato su una pista in terra battuta a Paro nel distretto lontano di Nduga da ribelli armati separatisti del TNPB, braccio armato del Movimento di Papua Libera.

L’aereo guidato da Phillip Mark Mehrtens era atterrato per prendere 15 lavoratori indonesiani che avevano costruito un centro sanitario a Paro ed erano stati minacciati da un gruppo capeggiato da Egianus Kogoya.

papua sotto sequestro TNPB
Pilota neozelandese a Papua sotto sequestro del TNPB, jakartapost

Secondo uno dei passeggeri questo piano di evacuazione ha fatto arrabbiare i ribelli che hanno perciò incendiato l’aereo poco dopo l’atterraggio ed hanno sequestrato il pilota e liberato i cinque passeggeri papuani.

In vari video rilasciati da AP il pilota è mostrato insieme ai ribelli mentre Kogoya diceva: “Ho preso lui come ostaggio per l’indipendenza papuana, non per fare merenda. Sarà al sicuro con noi finché l’Indonesia non userà le armi sia via aerea che per terra”.

Il ministro della sicurezza e affari legali Mohammad Mahfud ha detto che la salvezza dell’ostaggio è la priorità, ma che “fare ostaggi per una qualunque ragione è inaccettabile” e il governo indonesiano non esclude di usare qualunque mezzo per liberare il pilota neozelandese.

“Papua sarà sempre parte legittima dello stato unitario della repubblica dell’Indonesia” ha detto il ministro.

L’uso dell’aereo su piste in terra battuta è l’unico modo per raggiungere luoghi lontani sulle alture papuane che sono tra le zone più povere dell’arcipelago e che sono etnicamente e culturalmente diversi. Da anni esiste un conflitto di bassa intensità legato a rivendicazioni indipendentiste e all’incapacità dell’esercito indonesiano a rispettare i diritti umani delle popolazioni locali.

Traduciamo un editoriale del JakartaPost sulla vicenda papuana.

La Politica mantiene Papua sotto sequestro

Papua purtroppo è tornata sotto lo sguardo internazionale per l’ultimo capitolo della violenza che prende da decenni la parte più orientale del paese. Questa volta il braccio armato del movimento di Papua libera OPM, TNPB, ha preso in ostaggio un pilota neozelandese che lavora per Susi Air, dopo aver bruciato il suo aereo nella provincia di Nduga la settimana passata.

Mentre le forze di sicurezza sono alla ricerca del gruppo armato, il TNPB ha rilasciato foto e video che mostrano che il pilota è vivo e vegeto.

“E’ al sicuro con i nostri ragazzi e tutto va bene. Sta con i nostri amici e le famiglie. Ha buone capacità e lo tratteremo bene e addestrerà i nostri soldati a far volare un aereo” ha detto un portavoce del gruppo Sebby Sambon.

In un video mandato a JakartaPost si sente dire al pilota che il gruppo lo terrà prigioniero per il resto della sua vita se non saranno ritirati i militari indonesiani da Papua.

Il ministro Mahfud ha detto che il governo percorre tutte le strade per il rilascio del pilota neozelandese Phillip Mark Mehrtens e che il governo userà un approccio di persuasione per trattare con i sequestratori, pur lasciando aperte altre opzioni.

E’ stato mandato un gruppo che comprende il reggente di Nduga e vari membri del consiglio legislativo di Papua nel distretto di Paro per negoziare con il gruppo per il rilascio del pilota e la polizia si aspetta di avere dei risultati quanto prima.

Ma se guardiamo indietro ai modi in cui il governo tratta con OPM e con il dissenso in genere a Papua, ci sono ragioni per preoccuparsi sul risultato finale di questo sequestro.

Nel 1996 il governo diede il compito alle forze speciali dell’esercito Kopassus, guidate dal generale Prabowo Subianto, di lanciare un’operazione militare per rilasciare 11 ricercatori, tra i quali quattro britannici e due olandesi, nel distretto di Mapenduma nelle alture Jayawijaya, ora parte di Nduga.

Due degli ostaggi furono uccisi nell’operazione che segnò la fine di un dramma durato 130 giorni.

Per sedare la ribellione di bassa intensità a Papua i governi, tranne quello di Abdurrahman “Gus Dur” Wahid tra il 1999 e il 2001, hanno sempre tenuto un approccio di sicurezza segnato dall’impiego di militari e polizia.

L’impiego di militari a Papua, con due comandi Kodam e un comando di riserve strategiche dell’esercito Kostrad oltre ai militari assegnati lungo le frontiere con Papua New Guinea e altri in strutture statali vitali quali una miniera di oro ed una raffineria, eccede di gran lunga quello delle altre province.

Allo stesso tempo il governo continua a forzare la propria volontà sui Papuani come dimostrato dalla formazione di nuove province e reggenze senza una consultazione appropriata e significativa con la gente del posto.

Se non cambia questo approccio decennale, il conflitto continuerà a Papua ed accadranno altri ostaggi e persisterà il ciclo della violenza.

Lo scorso novembre senza troppi schiamazzi il governo ha raggiunto un accordo a Ginevra con i gruppi ribelli per una pausa umanitaria a Papua. L’accordo però che mira a fermare temporaneamente le ostilità e le violenze a Papua non ha funzionato, a causa, secondo vari gruppi dei diritti, di mancanza di trasparenza e di incapacità a coinvolgere tutte le parti.

I negoziati per il rilascio del pilota di Susi Air deve servire come precursore di un’altra iniziativa verso il dialogo per porre fine alla violenza in corso a Papua e riportare la pace in quella terra.

Una delle condizioni perché prenda piede tale dialogo deve essere la volontà del governo di limitare il proprio ego ed ascoltare le lamentele della popolazione locale.

Per tanto tempo Giacarta ha preferito fare compromessi con le elite politiche locali che ha significato tenere Papua nella povertà nonostante i miliardi di dollari dei fondi dell’autonomia speciale trasferiti a Papua.

Un dialogo dignitoso e genuino libererà Papua dalla povertà e quindi dalla violenza.

JakartaPost

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