Parco di Virachey, frontiera per la biodiversità in Cambogia

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Nel parco nazionale di Virachey in Cambogia, le liane avvolte attorno ad un camion carbonizzato dei diboscatori sembrano volerlo tirare ancora più dentro la natura dopo che le piogge monsoniche avevano arrugginito quel veicolo annerito.

parco di virachey
Parco nazionale di Virachey-foto- A.Delgado

Seguiamo dei ranger del parco che conducono un’indagine sulla biodiversità di questa area protetta in gran parte inesplorata, una delle aree quasi intatte di bellezze naturali di una regione in rapido sviluppo.

“Il disboscamento e la caccia di frodo sono un problema ma il parco ha un modo suo di proteggersi” ci dice Thon Soukhoum, ranger del parco sin dalla nascita nel 1993 di questa area protetta. “Non c’è un posto come Virachey, la gemma della Cambogia, qui nel paese”.

Ma mentre le nazioni del sud est asiatico corrono a decarbonizzare i propri settori energetici, anche attraverso i finanziamenti per il clima, la Cambogia sta mettendo a rischio questo centro della biodiversità regionale in favore delle energie rinnovabili.

Ciò ha acceso il dibattito sui costi ambientali delle energie rinnovabili. Gli ambientalisti temono che i piani del governo in favore delle dighe idroelettriche a Virachey metteranno in pericolo i grossi finanziamenti inglesi per la conservazione per la mera energia pulita, la cui definizione loro contestano.

Per placare questa sete di sviluppo, i ricercatori stanno monetizzando il parco nazionale mettendo il segno del dollaro sul valore di Virachey come potenziale foresta di crediti di carbonio – un tentativo di dimostrare che l’area protetta ha un valore maggiore se resta così come è.

Arroccata nell’angolo di nord est del regno cambogiano, Virachey fu tra le prime foreste ad essere dichiarata nel 1993 un’area protetta.

Era allora con i suoi 3300 chilometri quadri, cinque volte la grandezza di Phnom Penh, il parco nazionale più grande del paese. Da allora il paese ha perso oltre il 30% della sua copertura a foresta nei 3 decenni successivi, ed i parchi nazionali, protetti spesso sulla carta, hanno subito il disboscamento in grande scala.

Sebbene Virachey non sia rimasta indenne, l’asprezza del parco lo ha protetto dal peso della deforestazione e la foresta è ora conosciuta dagli esperti di fauna selvatica come “ultima frontiera” per la biodiversità nella regione del Mekong. Essa costituisce soprattutto un habitat transfrontaliero per gli animali che migrano attraverso il triplice confine di Virachey tra Cambogia, Laos e Vietnam.

I potenziali sviluppi del settore idroelettrico però offuscano il futuro di questa frontiera.

Protetti dalla parvenza di sostenibilità, i piani sostenuti dal governo per almeno due dighe idroelettriche all’interno di Virachey potrebbero finalmente violare il parco.

virachey dove si trova
Creato da Anton Delgado

Le costruzioni necessarie per questi progetti minaccerebbero le specie in pericolo alterando il flusso del fiume, inondando l’habitat degli animali e tagliando le foreste secolari. Gli ambientalisti temono anche che la costruzione di strade necessarie per queste dighe possa aprire fatalmente Virachey alla fauna selvatica e ai crimini forestali comuni nelle aree protette più accessibili della Cambogia.

L’energia che si produce in seguito a questo degrado ambientale non può essere considerata “pulita”, sostengono gli ambientalisti, soprattutto se ne deriveranno rischi per lo status di Virachey come Parco del Patrimonio dell’ASEAN o per la sovvenzione di 650mila euro dell’ambasciata britannica per la sua protezione.

Mentre le discussioni sui progetti idroelettrici continuano a porte chiuse, il professore Phanith Chaou dell’Università reale di Phnom Penh calcola le tonnellate di biossido di carbonio che il parco nazionale di Virachey può assorbire e vendere come crediti di carbonio. Per il professore i soldi parlano.

Se si riesce a monetizzare la foresta prima che iniziano i lavori per le dighe, si potrebbe giungere a discutere se Virachey vale di più se esiste o se è distrutta a favore delle dighe idroelettriche, dice Chou, dal momento che si propongono le dighe in una delle aree con maggior potenziale di stoccaggio di carbonio.

“Se non si dà alle foreste un valore economico, i politici e il sistema provato considereranno sempre gli ecosistemi forestali di minore importanza rispetto allo sviluppo. Calcoliamo il valore economico di un ecosistema forestale funzionante come parte di una strategia che comporta vantaggi per tutti, in cui non blocchiamo sempre lo sviluppo ma imponiamo uno sviluppo sostenibile e responsabile.”

Crescono gli sforzi a favore delle dighe a Virachey

I progetti idroelettrici all’interno di Virachey sono fermi da molto tempo. Il primo documento pubblicato sulla produzione di energia nel parco risale a un piano generale del 2009 per lo sviluppo dell’energia idroelettrica in Cambogia, sostenuto dall’Agenzia statale di cooperazione internazionale giapponese (JICA).

“JICA non è coinvolta nello sviluppo di questi impianti idroelettrici. Partecipammo alla ricerca e una volta fatto il piano generale, il coinvolgimento di JICA è terminato” ha detto Miyoshi Asagi, consigliere dell’Ambasciata Giapponese in Cambogia.

Il Giappone è uno dei paesi donatori maggiori della Cambogia e quest’anno Cambogia e Giappone commemorano 70 anni di relazioni diplomatiche.

Ad agosto JICA annunciò lo sviluppo di un nuovo percorso per l’energia pulita. La signora Asagi dice di conoscere il dibattito attorno ai progetti idroelettrici e che “non ci sono progetti in divenire per l’idroelettricità”.

I documenti e le mappe riservate prodotti in una serie di incontri privati tra le ditte e i funzionari del governo cambogiano, tenutisi quest’anno, indicano che i piani per la produzione di energia idroelettrica potrebbero non rimanere inattivi ancora per molto. I documenti, esaminati dal Japan Times, mostrano che sono iniziati i primi lavori di valutazione dei siti.

Secondo i documenti ci sono tre siti di progetti idroelettrici potenziali a Virachey, chiamati Prek Liang River che è un affluente del fiume Sesan, parte del “Bacino dei fiumi dalle 3S”.

Il bacino, affluente importante del Mekong sta vivendo le crescenti pressioni sull’energia idroelettrica, con ulteriori progetti idroelettrici che minacciano di soffocare ulteriormente il Mekong.

Nessun documento di valutazione ambientale o di fattibilità è stato reso pubblico dal governo cambogiano o dalle imprese dei progetti.

“Si tratta di documenti molto sensibili”, afferma Bunleap Leang, direttore della Rete di protezione dei fiumi 3S (3SPN). Secondo lui, i gruppi coinvolti preferiscono tenere nascosti i piani potenzialmente controversi. “Se la diga è buona dal punto di vista del governo e del costruttore, non c’è bisogno che lo sappiano altri”.

I piani potrebbero essere più avanzati delle semplici discussioni. Bunleap ha confermato attraverso la rete 3SPN che sono già iniziate le assunzioni nel villaggio di Tabok, vicino a uno dei siti della diga proposta.

Il Ministero dell’Ambiente cambogiano, che gestisce Virachey, e il Ministero delle Miniere e dell’Energia, che guida i progetti della diga, non hanno risposto alle numerose richieste di commento sullo stato degli sviluppi idroelettrici.

Il costo elevato dell’energia pulita

Prek Liang è una delle arterie principali di Virachey e i progetti sono rivolti al cuore del parco nazionale.

Il parco si estende dalle pianure cambogiane fino ai centri di biodiversità nelle montagne annamite, spiega Pablo Sinovas di Fauna & Flora in Cambodia, e lo paragona ad due mondi che convergono nel parco.

All’epoca in cui i siti si studiavano per la produzione di energia idroelettrica, si sapeva poco o nulla dell’effetto che questi sviluppi avrebbero avuto sulla biodiversità e sulla salute delle foreste, osserva Sinovas. Ma la situazione è cambiata nei 15 anni successivi.

“Da quando abbiamo iniziato a comprendere sempre più cosa era il parco, comprendiamo come sia importantissima per la biodiversità cambogiana e regionale la sua protezione” dice Sinovas.

Fauna & Flora ha posto circa 140 trappole a telecamera dentro Virachey per documentare le specie in via di estinzione come muntjac a coda larga, il gibbone dalle guance gialle settentrionale ed un’altra decine di specie.

Questo parco nazionale fu il primo in Cambogia dove fu registrato il muntjac ed è forse l’ultimo rifugio per il Kouprey, il mammifero nazionale del regno, che non si vedeva da decenni.

“Virachey è una delle aree in cui i livelli di deforestazione sono stati molto più bassi”, dice Sinovas. “Questo è in parte il motivo per cui abbiamo tutta questa fauna selvatica. Fare qualcosa per danneggiarla non sarebbe nell’interesse nazionale della Cambogia”.

Oltre alla costruzione della diga stessa, gli stessi documenti trapelati indicano che una sola diga creerebbe un bacino di 215 ettari, inondando quella sezione di foresta.

“E’ ovvia l’importanza dell’energia pulita per combattere il cambiamento climatico” dice Sinovas. “ma ci sono luoghi e modi per produrre quell’energia come energia pulita” dice Sinovas che non crede che Virachey sia uno di quei luoghi.

“Per costruire una diga in questa area importante dentro il parco nazionale devi creare strade di accesso, tagliare alberi, disturbare la vita selvatica. Non chiamerei nessuna energia che si produrrà così come energia pulita”

In precedenza l’ambasciata britannica a Phnom Penh ha confermato di voler donare a Virachey 650 mila euro che provengono dal Fondo per la biodiversità e il paesaggio del Regno Unito da 120 milioni di euro. Il viceambasciatore Marc Thayre ha detto che la maggior parte del finanziamento nella regione del Meong andrà al parco nazionale di Virachey.

“Questo è stato progettato per aumentare il valore del parco come parco stesso”, dice Thayre. “Dobbiamo riallineare l’idea di cosa sia un bene e affrontare le sfide legate al fallimento del mercato che dà più valore allo sfruttamento di queste risorse naturali, piuttosto che al loro mantenimento”.

Quando gli chiediamo delle dighe proposte Thayre si ferma e cambia posizione sulla sedia.

Se si vogliono affrontare questioni come il cambiamento climatico e la biodiversità, bisogna lavorare in tutti i luoghi del mondo con tutti i governi”, afferma Thayre. “Si deve essere onesti con sè stessi riguardo alla sfida e al compromesso tra ambiente e sviluppo. Ci sarà sempre una certa tensione”

Thayre fa notare il conflitto tra “costruire progetti nei parchi nazionali” e la criticità di comunità locali senza poteri.

“Il mondo cambia continuamente. Ci sono sempre strategie di uscita scritte in tutti i programmi che facciamo in qualsiasi parte del mondo. Spero che non sia questo il caso”, afferma Thayre.

Usare i crediti di Carbonio per Virachey

La sete di sviluppo della Cambogia è pari solo alla sua voglia di crediti di carbonio.

I crediti hanno lo scopo di limitare le emissioni impedendo la deforestazione in luoghi che potrebbero altrimenti essere vulnerabili allo sviluppo, ed il Parco Nazionale di Virachey è uno di questi luoghi. I grandi inquinatori compensano le proprie emissioni di combustibili fossili sponsorizzando essenzialmente la protezione di queste foreste attraverso l’acquisto di crediti di carbonio.

Negli ultimi mesi però i crediti di carbonio della Cambogia sono finiti sotto indagine ben oltre le domande globali sull’efficacia reale di questi crediti.

La più grande zona registrata di crediti di carbonio sta affrontando le accuse di abusi dei diritti umani da parte del gruppo Human Rights Watch. In risposta, il principale servizio di registrazione di crediti di carbonio al mondo, Verra, ha sospeso l’emissione di nuovi crediti al progetto REDD+ delle Cardamomo meridionali.

L’appetito della Cambogia per la vendita di crediti di carbonio, tuttavia, rimane forte.

Insieme al ASEAN Centre for Biodiversity Chou ha studiato la fattibilità dei siti REDD+ in Cambogia ed ha scoperto che circa il 40% del territorio totale del regno, 79200 chilometri quadri, potrebbe essere preso in considerazione per i crediti di Carbonio. E Virachey è una delle zone migliori per i crediti di carbonio.

Ampie zone del parco rimangono inespugnabili, con una fitta foresta di bambù che si fonde con foreste sempreverdi e decidue. I vecchi percorsi di disboscamento costituiscono spesso l’unico sentiero percorribile, mentre i ranger che fanno attenzione a non tracciare nuovi sentieri.

Chou ha identificato tre aree centrali dentro Virachey con la più alta capacità di immagazzinamento di Carbonio, 28 milioni di tonnellate di carbonio che equivalgono alle emissioni di quasi 28 centrali a carbone secondo Calcolatore delle equivalenze dei gas serra.

Ad una media di 9 euro a tonnellata, Chou calcola che il parco potrebbe valere 260 milioni di euro se lasciato così, senza che si inizi a calcolare i benefici di una idrologia in salute, servizi di biodiversità e di altri ecosistemi. Cho ha spiegato che gli incentivi finanziari creano due percorsi, ha spiegato Chou.

Nel primo caso, il valore della foresta è superiore al potenziale sviluppo e i politici bloccano il progetto. Nel secondo percorso, che la Cambogia segue spesso, il valore della foresta è inferiore alle entrate potenziali dello sviluppo e il progetto va avanti.

Se si sceglie quest’ultima strada, le dighe di Prek Liang saranno costruite nel mezzo di una delle tre aree centrali identificate da Chou. In questo caso, Chou ha affermato che esiste almeno un prezzo noto che le aziende dovrebbero essere tenute a pagare per compensare la perdita della foresta.

“Se si vuol sviluppare Virachey creando dighe idroelettriche o altro, bisogna assicurarsi che il valore economico sia superiore a 260 milioni di euro. Se lo è, fate pure”, ha detto Chou. “Ma siate disposti a pagare comunque 260 milioni di euro per compensare”.

Il dollaro non basta a tutto.

A Virachey sono assegnati 47 ranger, il che significa che ogni ranger deve proteggere 70 chilometri quadrati. Questi ranger, molti dei quali provengono dalle comunità indigene che vivono nell’area protetta, trascorrono mezzo mese alla volta all’interno del parco.

Per loro, Virachey è più di un deposito di carbonio o di una potenziale fonte di energia.

Nel parco, i ranger indigeni ridono mentre ci incoraggiano a non uccidere le sanguisughe che succhiano braccia, gambe, collo e orecchie.

La chiamano “tassa sulla foresta”, un’offerta dovuta a Virachey. Invece di ucciderle, fumano sigarette di foglie di tabacco per allontanare le sanguisughe, mentre io le stacco disperatamente e con la massima attenzione.

Molte delle guardie forestali comunitarie, così come i funzionari del Ministero dell’Ambiente, appartengono alla minoranza etnica Brau, che conta circa 60.000 persone e vive tra Cambogia, Laos e Vietnam.

Come chiave di volta del triplice confine tra i tre Paesi, Virachey è il cuore della comunità indigena.

Quando la nostra pattuglia termina la giornata, una brezza tremolante si fa strada mentre il tramonto dipinge d’oro le praterie di Veal Thom di Virachey.

Sra Er, che fa parte dell’etnia Brau e guida la stazione dei ranger di Taveng, mi ordina di puntare la sveglia alle 2 per osservare le stelle.

Quando arrivano le 2, Er è imbarazzato.

Il cielo notturno è protetto dalle nuvole e dalla luce della luna. Per compensare questa cattiva mattina presto, Er apre una bombola di benzina piena di vino di riso, un liquore fatto in casa difficile da ingoiare.

Sotto il bagliore rosso della mia lampada sulla fronte e un sorso dell’effetto sonnifero del vino, Er mi parla del legame dei Brau con la terra, che per lui è il motivo per cui è diventato ranger.

“Ci teniamo a Virachey e proteggiamo il parco con quello che possiamo”.

Anton L. Delgado, JT

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