Le paure di un accerchiamento cinese in Vietnam

La paura di un accerchiamento cinese spinge il Vietnam a cambiare le proprie relazioni con Cambogia e Laos ed a cercare una neutralità armata

E’ difficile sentirsi rinchiusi quando si hanno 3200 chilometri di costa a disposizione ma il Vietnam che, da decenni ha schermaglie con la Cina sulle frontiere e sui territori contesi nel Mare Cinese Meridionale, si trova davanti la prospettiva di un accerchiamento cinese.

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Da millenni il Vietnam è stato aggredito da nord dalla Cina lungo la frontiera di 1300 chilometri e l’ultima guerra combattuta, la cosiddetta terza guerra di Indocina, dai due avversari storici accadde negli anni 80, quando i cinesi lanciarono tantissime incursioni sulla frontiera.

Ad oriente del Vietnam, la Cina ha occupato da anni ormai le isole Paracelso e ha militarizzato varie caratteristiche di mare nel Mare Cinese Meridionale con frequenti scontri comuni tra pescherecci e milizie in mare.

Hanoi sostiene che la tattica di Pechino per controllare l’intera area di mare è quella del metodo del salame. Nell’ultimo libro bianco della Difesa del 2019 si afferma che “la competizione tra le grandi potenze diventa sempre più tesa” e il Mare Cinese Meridionale potrebbe diventare un “punto di scontro”

Una cosa potenzialmente peggiore per il Vietnam è quanto trapela dal vicino occidentale cambogiano, secondo cui potrebbe permettere alla Cina di far stazionare proprie truppe alla base navale di Ream sul golfo della Thailandia e potrebbe dare alla Cina potenzialmente un appoggio meridionale nel Mare Cinese Meridionale.

Anche se non comporta una presenza militare cinese permanente, cosa che Phnom Penh nega con forza, una piccola posizione a rotazione potrebbe essere usata da Pechino per controllare le forze navali di Hanoi che si trovano in gran parte nelle vicinanze.

Qualunque presenza militare cinese in Cambogia o Laos, altro alleato di Pechino, farebbe sentire il Vietnam sotto minaccia di un accerchiamento cinese.

“I tentativi di Pechino ad attirare i vicini del Vietnam, Cambogia e Laos, con premi economici sono altrettanto pericolose per Hanoi come lo sono le azioni in mare” ha scritto Khang Vu. “Il Vietnam che è accerchiato dalla Cina dai quattro lati significa solo una cosa, che la Cina pone una minaccia comprensibile al Vietnam in mare e in terra”.

Secondo Vu, il Vietnam ha due opzioni per rompere questo accerchiamento emergente. O cercare una più forte cooperazione di difesa con gli USA, Giappone ed India, oppure accrescere la propria potenza militare senza alleanze formali per assicurarsi che la “Cina non ponga una minaccia alla propria sopravvivenza”.

Sebbene la Marina Americana conosca i porti vietnamiti, Hanoi ha finora evitato ogni alleanza militare diretta. Nel 2019 le due parti si erano proposte di migliorare le relazioni fino al Partenariato Strategico ma non ne diedero seguito, anche a causa della politica storica vietnamita dei 3No che ora sono diventati 4No.

L’ultimo libro bianco della difesa vietnamita afferma che “il Vietnam sostiene costantemente di non voler aderire ad alleanze militari, di non parteggiare con un paese contro un altro, né di dare ad altri paesi permessi per istituire basi militari o di usare il proprio territorio per attività militari contro altri paesi né di minacciare o usare la forza nelle relazioni internazionali”.

Lo stesso libro bianco però aggiunge una scappatoia importante:

“A seconda delle circostanze e delle condizioni specifiche il Vietnam considererà se sviluppare necessarie e appropriate relazioni militari e di difesa con altri paesi”.

Derek Grossman, analista della difesa per RAND Corp, sostenne all’inizio dell’anno che “la politica estera di non allineamento di Hanoi dalla fine della guerra fredda significa che la Cina potrebbe attaccare senza paura di rappresaglie dai paesi più forti”.

Secondo Vu a causa della sua politica dei 4NO, il Vietnam probabilmente adotterà la seconda opzione di neutralità armata.

“I capi politici e militari vietnamiti sono ben consci della forza militare cinese e dei suoi progressi tecnologici” dice Carl Thayer, professore della University of New South Wales in Australia.

“Loro adottano una visione ottimistica della loro posizione strategica; in altre parole il cosiddetto accerchiamento del Vietnam presenta sia criticità che opportunità”.

A febbraio 2021 Thayer notava che il Partito Comunista approvava una risoluzione per iniziare “il programma più ambizioso e lungimirante di modernizzazione delle proprie forze armate”.

Ha invocato la creazione di un Esercito Popolare Vietnamita “compatto e forte” per il 2025 come anche la modernizzazione di alcune parti delle forze armate per il 2030, mentre la modernizzazione completa dovrà avvenire dopo.

Per affrontare questi obiettivi il Vietnam ha due criticità secondo gli analisti.

Per prima cosa deve mantenere un’alta crescita economica per finanziare l’acquisto di armi come quelle di tecnologia avanzata. La spesa militare vietnamita è sprofondata dal 7,9% del PIL degli anni 90, alla fine della guerra con la Cina, a circa il 2,3% della fine del decennio scorso.

In termini reali nel 2018 ha speso 5,7 miliardi di dollari dai 3,6 del 2010 secondo il database delle spese militari del SIPRI.

Hanoi si è però più di recente impegnata a ridurre le spese di stato a causa del debito crescente, un vasto stringere la cinta che porterà Hanoi a fare scelte difficili sul come spendere soldi della spesa militare futura.

Anche se dovesse spendere il 3% del suo PIL per la difesa, circa 6,3 miliardi l’anno, esso rappresenterà appena il 2,5% di quello che la Cina spende annualmente per le proprie forze armate.

Seconda cosa, dovrà essere cauta ad evitare le sanzioni americane se decidesse di continuare a comprare armi dalla Russia che dalla Guerra Fredda è il suo maggiore fornitore.

Tra il 1991 ed il 2021 le importazioni di armi del Vietnam sono state oltre 9 miliardi di dollari dei quali 7,4 sono andati in Russia, 81,6%, secondo dati SIPRI.

Comunque Hanoi potrebbe vedere un altro punto critico. Da decenni la politica della difesa vietnamita è centrata sul mare, ma ora si comincia a riconoscere che il paese ha bisogno di spostare la propria attenzione dalla difesa in mare a quella sulla terra, stando ad una fonte a conoscenza del dibattito nel ministero della difesa vietnamita.

Agli inizi 2021 comparvero le notizie secondo cui la Cina stava costruendo una base missilistica antiaerea a 20 chilometri dal confine dal Vietnam.

Con effetto da gennaio, una nuova legge sulla frontiera terrestre cerca di rafforzare il proprio controllo e protezione della frontiera. Pechino “difenderà con forza la propria sovranità territoriale e la sicurezza della frontiera terrestre” si afferma. Gli analisti prevedono una scommessa muscolare della Cina per risolvere a proprio modo le dispute di frontiera.

Secondo la prospettiva del Vietnam molto dipenderà da Cambogia e Laos. Secondo alcuni il Vietnam ha “perso” il suo vecchio alleato cambogiano.

Il sostegno vietnamita nel 1979 per abbattere il governo genocida cambogiano dei Khmer Rossi, alleati di Pechino, accese la terza guerra di Indocina. La Cambogia rimase fortemente vicino al Vietnam fino agli inizi del 2000 quando Pechino iniziò ad intessere relazioni con Phnom Penh.

“Il riorientamento vietnamita del dopo Guerra Fredda verso il Mare Cinese Meridionale si basa sulla premessa di frontiere terrestri già al sicuro. Ma le azioni cinesi volte a portare Laos e Cambogia dalla propria parte dovrebbe spostare di nuovo l’attenzione verso terra” dice Vu.

Hanoi sta impegnandosi con i propri vicini occidentali. Il premier cambogiano Hun Sen e il presidente Vietnamita Nguyen Xuan Phuc hanno firmato nuovi accordi di cooperazione su sicurezza e difesa nazionale in un incontro di dicembre scorso.

“Le parti si sono accordate per rafforzare la cooperazione nella difesa e la sicurezza in base al principio di non permettere a forze ostili di usare i loro rispettivi territori contro la sicurezza dell’altro” hanno dichiarato congiuntamente i due capi di stato.

A maggio scorso Tea Banh e Phan Van Giang, ministri della difesa cambogiano e Vietnamita, hanno tenuto il primo scambio di amicizia della difesa delle frontiere ad Hanoi.

Il Vietnam ha anche accresciuto gli investimenti in Cambogia e il commercio bilaterale ha raggiunto 9 miliardi di dollari con una crescita di 80% sul 2020. Il commercio cambogiano con la Cina è valso nel 2021 11 miliardi di dollari.

Il modo simile il Vietnam è attento a rivedere le relaziono con il Laos, altro alleato storico. Hanoi a promesso finanziamenti a nuovi progetti infrastrutturali in Laos come una ferrovia che connetta Vientiane al porto vietnamita di Vung Ang.

Il rinnovamento dei legami con Cambogia e Laos sono fondamentali nel nuovo approccio della sicurezza e lo scontro di Hanoi e Pechino sulle influenze su Phnom Penh e Vientiane potrebbe definire la geopolitica del Sud Est Asiatico continentale nei prossimi anni, secondo alcuni.

“La tesi del cosiddetto accerchiamento cinese postula che Cina e Vietnam si vedano almeno come avversari se non nemici, e lascia al Vietnam l’unica opzione di allinearsi con gli USA. La situazione è molto più complessa” dice Thayer.

Il Vietnam ha una lunga storia di sapersi adattare.

“Il Vietnam convive con la minaccia cinese da migliaia di anni senza doversi affidare all’aiuto di una grande potenza esterna e quindi ha esperienza sul come immaginare di bilanciarsi tra due tendenze in contraddizione: assicurare la propria indipendenza dalla Cina senza farla irretire allo stesso tempo” dice Vu che aggiunge:

“La ragione è che il Vietnam guadagna molto di più da una relazione cordiale che da una ostile con la superpotenza a settentrione. La neutralità armata sembra essere la migliore opzione in questo caso”.

David Hutt, Asiatimes

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