Perché la resistenza al golpe vincerà e cosa può fare il Tatmadaw

L’esercito Birmano, Tatmadaw, ha sottostimato le forze sociali che si stanno unendo nella resistenza al golpe e porterà alla rovina del paese e di se stesso, se non riuscirà a trovare una strada per uscire da questa situazione che esso stesso ha creato.

la resistenza al golpe
Photo: Win Min Oo The Irrawaddy media

Questo anno ricade l’ottantesimo anno della formazione dell’Esercito dell’Indipendenza Birmana, BIA, il precursore del moderno Tatmadaw. I suoi fondatori erano una banda di patrioti senza esperienza ma dedicati che alla fine strapparono l’indipendenza alle potenze coloniali e ricostruirono la sovranità indigena.

Per 80 anni, le conquiste e gli insuccessi dei fondatori del Tatmadaw hanno foggiato il modo in cui molti birmani vedono l’istituzione. Le decisioni che i capi attuali prenderanno nei prossimi giorni, nelle prossime settimane e mesi formeranno la visione dei prossimi 80 anni.

I tanti anni passati sotto il governo militare sono stati duri per la popolazione di Myanmar. La cattiva gestione dell’economia da parte dei militari è stata devastante, e da organizzazione attenta alla sicurezza cieca a questioni di sicurezza non tradizionale non è proprio ben messa per sviluppare e dare molti servizi pubblici, come istruzione e sanità, di cui un paese ha bisogno per funzionare e crescere.

Generazioni di comunità locali soffrono condizioni che si possono solo definire coloniali.

E tuttavia ci ritroviamo sotto un governo militare. Sebbene il Tatmadaw si fosse sempre preparato ad uno scenario in cui sarebbe dovuto entrare in gioco (attraverso l’opzione nucleare di una dichiarazione presidenziale di “stato di emergenza” nella costituzione del 2008), il golpe non era preordinato.

La decisione del generale Min Aung Hlaing di prendere il potere è stata frettolosa e chiaramente senza una appropriata valutazione di come avrebbe risposto il popolo birmano.

A dispetto del loro debole ragionamento legale, la concentrazione di potere a Nay Pyi Daw ha facilitato la meccanica del golpe. Ma il Tatmadaw sembra essersi atteso che dopo la veloce rimozione di un governo democraticamente eletto, avrebbe potuto contare sulla collaborazione di vari attori politici disaffezionati dal governo del NLD. Pensarono che avrebbero potuto gestire l’opinione internazionale facendo accuse pretestuose di frode elettorale e accusando NLD di illeciti.

Ciò che i militari non hanno considerato è stata la risposta pubblica al golpe.

Milioni di persone in tutto il paese si sono unite alla protesta tra cui studenti, dottori, impiegati statali e persino alcuni della polizia che avevano il compito di reprimere le manifestazioni.

Avvocati ed analisti hanno denunciato la mancanza di basi legali per la detenzione e rimozione del presidente U Win Myint, minando la giustificazione costituzionale del golpe data dai militari.

Le accuse comiche contro il consigliere di stato Aung San Suu Kyi e Win Myint per aver salutato i propri sostenitori e aver importato Walkie-talkie hanno irretito ancor di più la gente.

Piuttosto che lavorare con i militari, molti di coloro che erano i più critici del NLD, come militanti, altri partiti, elite degli affari ed intellettuali, si sono espressi chiaramente contro il golpe ed a sostegno del Movimento Di disobbedienza civile diffuso in tutto il paese.

Questa diffusa resistenza al golpe lascia ai generali solo due possibili opzioni.

La prima è che rimangano sulle loro posizioni e ciò comporterebbe un costo immenso, come un accrescimento della repressione sui manifestanti, per esempio, e senza una garanzia di successo: il golpe e tutto ciò che esso comporta sarà un frutto avvelenato. Persino se Min Aung Hlaing consegnasse il potere al vincitore di una nuova elezione, come ha promesso, la nuova amministrazione sarebbe altrettanto illegittima. Sarebbe difficile per la comunità internazionale accettare un governo simile come anche per la gente di Myanmar, i cui voti delle elezioni di novembre sono stati annullati.

Il Tatmadaw rischia di cadere nella trappola di giudicare il proprio successo dal numero di persone nelle strade. Anche se riuscisse a domare le manifestazioni, il sentimento popolare si trasformerà dalle attuali proteste creative, sensate e appassionate di oggi in forme croniche di resistenza al golpe, guidate da una generazione di giovani che è più connessa e più esposta al mondo, e che ha vissuto quello che è possibile sotto un Myanmar più democratico, liberalizzato e globalmente integrato.

Quei giovani sono infuriati contro quel furto del loro futuro compiuto in pieno giorno.

Se si tiene con i fucili, il Tatmadaw si dibatterà per mantenere un’economia vitale. Myanmar già si trova nel mezzo della decrescita dovuta al COVID e questo peggiorerà quando prevarranno le sanzioni ed il boicottaggio dei consumatori e l’investimento estero si asciugherà.

Il Tatmadaw ha già fatto pressione sulle imprese essenziali ad adeguarsi al nuovo regime, secondo varie fonti industriali. Ma allo stesso tempo un’impresa cooptata, che sia banca oppure operatori delle telecomunicazioni, porti o altro, diventerà obiettivo sia delle pressioni internazionali che nazionali.

In questo scenario l’investimento estero scomparirà. Sono anche mal poste le attese di poter contare su partner di commercio e di investimento più allineati nella regione. Paesi vicini e alleati economici fondamentali sono legati ad una catena globale di rifornimento e a flussi finanziari che li metteranno sotto pressione per rispondere in modo appropriato.

La seconda opzione sarebbe che Tatmadaw onori il proprio impegno verso il popolo di Myanmar e cerchi una risoluzione pacifica contattando tutti i legittimi attori di questa crisi, in particolare il Comitato che Rappresenta il Parlamento, Pyidaungsu Hluttaw. Questa coalizione già include NLD, il Partito democratico dello stato Kayah e il partito nazionale Ta’ang con altri partiti che si uniranno.

Ma una tale risoluzione richiederebbe una trasformazione della costituzione, non ultima quella di assicurarsi che i militari non ripetano il golpe del 1° febbraio.

Sono necessarie riforme per affrontare le lamentele delle comunità etniche sulla rappresentanza. Tutte le organizzazioni armate, comprese Tatmadaw, avranno bisogno di discutere un percorso che li riporti sotto l’autorità di civili eletti. Tale accordo benché difficile a farsi darebbe al paese la possibilità di un futuro migliore.

Il Tatmadaw ha bisogno di comprendere bene il nuovo paradigma della resistenza sociale che emerge con questa nuova generazione di militanti. Una considerazione razionale di possibili soluzione chiarirebbe che non ci sono guadagni di lungo termine nel proseguire dal percorso indicato dal comandante in capo.

Quello che è accaduto è accaduto, ma ogni buon economista dirà che c’è un pericolo nell’inseguire i costi sommersi. E’ il momento di sedersi al tavolo.

A Naypyidaw, il museo dei servizi della difesa ha una mostra che spiega “gli affari del 1988” secondo la prospettiva del Tatmadaw, e perché fu necessario l’intervento dell’esercito.

Se nel futuro il Tatmadaw dovesse dedicare una parete per il 2021, cosa direbbe?

Come giustificheranno i suoi capi questo periodo nella sua storia, per se stessi, per le loro famiglie e i loro soldati e comandanti?

SU MIN NAING FRONTIER MYANMAR