Piccoli coltivatori indonesiani di olio di palma e regolamenti europei

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I produttori malesi ed indonesiani di olio di palma si oppongono fortemente al nuovo regolamento della Comunità Europea che mira a eliminare dalle catene di fornitura d’Europa prodotti ricavati con la deforestazione adducendo le ragioni dei piccoli coltivatori indonesiani che sarebbero marginalizzati dalla nuova legge perché non potrebbero soddisfare i nuovi standard di sostenibilità.

Ma i piccoli coltivatori indonesiani di olio di palma accolgono bene la nuova legge e si appellano alle imprese, ai governi e ai donatori per accettarne gli obblighi.

deforestazione e piccoli coltivatori di olio di palma

Il nuovo regolamento dell’Unione Europea assegna un periodo di 18 mesi perché i coltivatori di merci che pongono un rischio alla deforestazione, come olio di palma, carne, legname, cacao e soia, si adeguino al regolamento e dimostrino che i loro raccolti non siano stati cresciuti illegalmente né siano legati alla deforestazione.

Malesia ed Indonesia hanno accusato il nuovo regolamento europeo come discriminatorio destinato ad impoverire i piccoli coltivatori indonesiani. I due paesi producono 85% dell’olio di palma del mondo e il 30% di questo è prodotto da 3 milioni di piccoli coltivatori, ed hanno minacciato di fermare tutte le esportazioni di olio di palma in Europa.

L’unione indonesiana di produttori di olio di palma SPKS ha comunque detto che queste minacce sono eccessive ed invece accetta il nuovo regolamento europeo, perché propone sostegno finanziario e tecnico per i piccoli coltivatori per una crescita sostenibile, perché promuove una paga decente per i contadini e richiede migliori sistemi di tracciabilità.

Uno dei requisiti fondamentali del nuovo regolamento è che i produttori diano dati geografici che traccino il frutto dell’olio di palma al punto in cui è stato cresciuto. In una indagine della ONG Madani i piccoli coltivatori indonesiani esprimevano la paura di non riuscire ad aderire alle regole di tracciabilità per i metodi informali usati nelle transazioni dell’olio di palma.

Aida Greenbury, consigliera sulla sostenibilità del SPKS, ha detto che i piccoli coltivatori indonesiani hanno bisogno di più sostegno da parte dei fondi o profitti di responsabilità sociale delle grandi imprese di olio di palma, oppure dal governo e dai donatori, per soddisfare ai requisiti del regolamento che includono la creazione di metodi affidabili di tracciabilità.

E’ un sostegno che i piccoli produttori meritano perché storicamente sono sempre stati sfruttati, dopo essere stati cacciati dalle loro terre con la promessa di ricchi guadagni, mai materializzatisi, dal fare le piantagioni di olio di palma.

Secondo Gecko Project gli abitanti dei villaggi indonesiani perdono milioni di dollari perché i grandi produttori di olio di palma non soddisfano ai regolamenti che impongono loro di condividere i loro profitti con le comunità locali.

Greenbury ha detto di sperare che il regolamento europeo porterà sostenibilità di lungo termine della vita dei produttori, che “supererà l’eredità imposta su di loro, trasformerà i produttori in partner di affari piuttosto che oggetti e darà ai piccoli produttori quel trattamento equo che si meritano”.

L’associazione SPKS lavora insieme all’iniziativa High Carbon Stock Approach per sviluppare uno strumento contro la deforestazione e un meccanismo di incentivi ai piccoli produttori per coltivare olio di palma in modo sostenibile in Indonesia, e la Greenbury spera che le compagnie forniranno altri finanziamenti a questa iniziativa.

Secondo uno studio di CRR, Chain Reaction Research, che analizza i rischi di deforestazione nelle catene di fornitura, i costi che le imprese di olio di palma devono sostenere per aiutare i piccoli produttori negli sforzi di tracciabilità sarebbero al massimo il 3,5% delle entrate, un costo che secondo CRR è piccolo rispetto a quello che le imprese perderebbero, circa 14,3 miliardi di dollari in costi di reputazione.

Inversione dei progressi

Musim Mas, che ricava olio di palma per il 40% dai frutti dei piccoli produttori indipendenti e che ha addestrato tantissimi produttori le coltivazioni sostenibili della palma, ha detto che il regolamento della deforestazione ha rischiato di cancellare quanto fatto nel decennio scorso per includere i piccoli produttori nella catena di fornitura dell’olio di palma.

“Visti i requisiti attuali, i produttori saranno tentati di eliminare il rischio per la loro catena di fornitura limitando l’esposizione ai piccoli produttori se non di escluderli del tutto” dice Carolyn Lim, che cura la comunicazione del gruppo.

I piccoli produttori potrebbero essere a rischio se non hanno i titoli di proprietà, cosa molto comune in Indonesia, o se non condividono i dati sui confini delle loro aziende, secondo Lim che nota come alcuni potrebbero non volere condividere questa informazione con governi esteri.

“La nostra industria ha fatto sufficienti passi in avanti da soddisfare il mercato europeo con prodotti di olio di palma che soddisfano ai requisiti. Ma mentre il regolamento potrebbe escludere la deforestazione dall’Europa, non farà nulla per sostenere la fine della deforestazione con catene di fornitura migliorate” ha detto Lim che fa notare come l’impatto del regolamento sui piccoli produttori non sarà rivisto fino al 2028/29.

Risoluzione del conflitto

Ruben Brunsveld di RSPO, Roundtable on Sustainable Palm Oil, per Europa, Medio Oriente ed Africa, ha detto che le compagnie devono avere tempo a sufficienza per implementare i requisiti e per aiutare i piccoli produttori ad adeguarsi alle regole.

“Le imprese hanno bisogno che ogni singola parte della loro catena di fornitura riesca a passare i dati di tracciabilità fino ai piccoli produttori delle aree rurali indonesiane, malesi e di altri produttori” ha detto Brunsveld. “E ciò richiede tempo, energia e denaro da investire nelle catene di fornitura. Ci danno 18 mesi per farlo. Tecnicamente tutto è possibile. Abbiamo bisogno di tenere i piccoli produttori nell’ecosistema e connessi al mercato europeo.”

I membri aderenti al RSPO sono in una botte di ferro perché a loro è già richiesto di dare la piena tracciabilità fino a livello di frantoio. L’Europa è il maggior mercato per l’olio di palma certificato. A livello globale solo il 20% del commercio dell’olio di palma è certificato dal RSPO.

Brunsveld aggiunge che c’è incomprensione da entrambe le parti che ha condotto a tensioni tra Europa e Sud Est Asiatico per l’impatto ambientale dell’olio di palma, e bisogna risolvere queste differenze se il regolamento europeo deve essere efficace.

“In Europa non c’è stata molta riconoscenza per i passi fatti per ridurre la deforestazione dovuta al commercio di olio di palma negli scorsi dieci anni. In Asia si percepisce che l’Europa voglia applicare un divieto di mercato sull’olio di palma” dice Brunsveld.

“Abbiamo bisogno di un dialogo costruttivo. Malesia, Indonesia ed Europa devono lavorare insieme per finalizzare questa legislazione. Abbiamo bisogno di riconoscere che l’olio di palma è una catena globale di distribuzione e che deforestazione e cambiamenti climatici sono questioni globali”.

Secondo i dati della nel UE, l’Europa è responsabile del 10% della deforestazione storica attraverso le merci che compra, ed ha importato nel 2021 olio di palma e prodotti di olio di palma per 6,4 miliardi di dollari, il 70% dei quali sono andati in Malesia e Indonesia.

Robin Hicks, eco-business

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