Politica estera di amicizia di Duterte e gli investimenti mancati

Quando si cominceranno a vedere i risultati della politica estera di amicizia con la Cina del Presidente Duterte?

E’ la domanda che circola in questi giorni a Manila dal momento che non si materializzano tutti gli investimenti infrastrutturali promessi, né gli accordi energetici né gli aiuti finanziari.

politica estera di amicizia con la Cina di Duterte

Nell’insediarsi al potere a metà 2016, Duterte intraprese una posizione notevolmente più dolce sulle questioni nel mare cinese meridionali verso la Cina presumibilmente in cambio di legami finanziari e commerciali più profondi.

A quasi a 4 anni dalla promessa iniziale cinese di 24 miliardi di dollari in investimenti non è partito nessun grosso progetto infrastrutturale tra i quali un progetto ferroviario per Mindanao, l’isola di Duterte.

Nello stesso tempo la Cina ha espanso la propria impronta militare e gli impieghi delle milizie nelle acque contese che mortificano il potere della difesa filippino.

Ora, mentre il paese affronta la sua crisi peggiore nella sua storia, nuove preoccupazioni sorgono per quello che alcuni percepiscono come investimenti a caccia di affari di Pechino, poiché le imprese cinesi si buttano su proprietà con grandi problemi in tanti settori strategici differenti.

A seconda di quali accordi sono permessi, c’è un rischio che le acquisizioni cinesi potrebbero compromettere se non incrinare la cooperazione della sicurezza con alleati fondamentali come gli USA, molto preoccupati per rischi di spionaggio posti dalle infrastrutture cinesi di telecomunicazioni.

Finora la gran parte degli investimenti cinesi nelle Filippine si è concentrata sui casinò online e sui simbolici progetti di piccolo calibro come il ponte sul fiume Pasig, dominati dalle compagnie e lavoratori cinesi.

Non è chiaro quanto pesino la crisi del COVID-19 e la politica di “circolazione duale” annunciata di recente di Pechino che sottolineano le fonti più nazionale e presumibilmente meno estera della crescita economica.

Data la storia cattiva degli investimenti cinesi nelle Filippine, i grandi tecnocrati di Duterte hanno posto alcune misure di salvaguardia contro progetti potenzialmente dubbi.

Nel passato due grandi progetti a guida cinese, come il progetto internet di una rete a banda larga NBN-ZTE e il progetto ferroviario Northrail, furono fatti scomparire per le accuse massicce di corruzione e anomalie di aggiudicazione.

Il ministro delle finanze Sonny Rodriguez ha introdotto misure di salvaguardia come la gara competitiva e la scelta prioritaria di progetti congiunti con altri investitori e agenzie multilaterali per prevenire un eccesso di dipendenza da Pechino.

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Quello potrebbe essere uno dei fattori nella grande differenza tra le promesse miliardarie di investimenti e il misero parziale realizzato nelle Filippine.

Ora mentre Duterte cerca disperatamente nuovi investimenti nel mezzo di una crisi senza precedenti, le imprese di stato cinesi fanno impegni con implicazioni di sicurezza potenzialmente enormi per il paese.

Le imprese spalleggiate da Pechino con una strategia economica del cavolo a cappuccio, come qualcuno l’ha definita, provano ad accedere a progetti particolari in infrastrutture critiche come le telecomunicazioni e le strutture portuali.

Perseguono investimenti in luoghi sensibili, specialmente quelli vicini ai grandi centri di comando militare filippino, una tendenza già vista con i casinò cinesi a Manila, molti dei quali posti vicino a strutture militari e di polizia.

Nelle ultime settimane almeno due grandi progetti cinesi hanno fatto suonare l’allarme nelle Filippine.

Il vice ammiraglio capo della Marina Filippina Giovanni Carlo Bacordo ha posto il problema sul luogo di un progetto miliardario cinese che secondo lui si trova pericolosamente vicino fino a poter ridurre lo spazio ad un centro di controllo e comando della Marina Filippino.

Il progetto dell’aeroporto internazionale di Sangley finanziato dalla Cina, che potrebbe vedere il reclamo di suolo dal 75% della Baia di Canacao, è guidato da una ditta affiliata della CCCC, China Communications Construction Co che di recente era stata messa nella lista nera dagli USA per il suo coinvolgimento in attività “illegali” di reclamo di suolo nel Mare Cinese Meridionale.

La Baia di Canaco è fondamentale per le operazioni navali filippine anche nel Mare Cinese Meridionale. E’ un progetto così grande da poter costringere le strutture navali filippine ad uscire dall’area.

Secondo alcuni esponenti, come minimo, il coinvolgimento cinese potrebbe porre rischi all’integrità delle comunicazioni militari filippine specialmente in un evento particolare.

“La base navale fa da guardia alla Baia di Manila che per altro è il centro di gravità del governo nazionale. Se cade Manila, cade l’intero paese” disse il vice ammiraglio Bacordo che sottolineò così i rischi seri di sicurezza nazionale posti dal progetto.

“Ancor di più vogliamo restare lì per assicurare che non ci sono violazioni di sicurezza” ha aggiunto il capo della Marina che insiste nel mantenere le strutture militari filippine nell’area.

Le imprese cinesi hanno di recente cercato di investire in aree vicino alle spiagge di Taiwan a nord, nelle aree strategicamente poste delle strutture militari di Subic e Clark, già siti militari americani del passato e vicino alla Secca di Scarborough, come anche alla Base Aerea di Bautista a Palawan, che è vicino alle isole Spratly nel Mare Cinese Meridionale.

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Agli inizi di settembre i militari filippini approvarono dopo un ritardo di un anno la richiesta della nuova impresa di telecomunicazioni Dito di “costruire strutture strutture ed installazioni in campi militari” sulle torri di comunicazioni localizzate dentro le proprietà militari.

La nuova compagnia di telecomunicazioni, che è una joint venture tra la China Telecom e un alleato stretto di Duterte, è fortemente dipendente dagli investimenti e dall’ingegneria cinesi.

Un rapporto militare interno, diffuso nella stampa locale, suonò l’allarme di potenziali rischi di spionaggio cinese. In precedenza il segretario di stato cinese Mike Pompeo mise in guardia sul fatto che la condivisione di intelligence e cooperazione della sicurezza potrebbe subire danni per le preoccupazioni sulla sicurezza delle comunicazioni.

“C’è un rischio che l’America potrebbe essere nell’incapacità di operare in taluni ambienti se c’è una tecnologia Huawei adiacente ad essa” avvisava il capo della diplomazia USA lo scorso anno ed invitava gli alleati a rifiutare investimenti di telecomunicazioni cinesi. Huawei è un grande fornitore della China Telecom.

Finora Duterte ha di buon grado offerto concessioni geopolitiche alla Cina, sia negando l’accesso americano alle basi fondamentali vicino al Mare Cinese Meridionale sia rifiutando di invocare la decisione arbitrale del 2016 del Tribunale de L’Aia contro i reclami cinesi in mare, per migliorare i legami ed attirare investimenti infrastrutturali.

Allo stesso tempo le Filippine non sono riuscite ad assicurarsi grandi concessioni dalla Cina nel Mare Cinese Meridionale. Sono saltate le proposte iniziali di un mutuo disimpegno e di una creazione di una riserva marina nella contestatissima Barra di Scarborough che si trova sotto il controllo della guardia costiera cinese.

Allo stesso modo sono finite le attività di esplorazione congiunta di energia nell’area. Invece la Cina ha accresciuto la sua militarizzazione nelle isole contese mentre dispone un’armata di forze di milizia attorno alle strutture in mare occupate dalle Filippine, comprese l’isola strategica di Thitu dove Manila mantiene proprie truppe.

Richard Javad Heydarian, Asiatime.com

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