Precarietà e orgoglio nel 2024 a Timor Est

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Si percepiva una miscela di precarietà e orgoglio a Timor Est nelle elezioni del 2023, festa della democrazia con un pizzico di tensione

Nel 2024, mentre Timor Est si prepara a celebrare il 25mo anniversario del voto per l’indipendenza dall’Indonesia, sono chiari sia le tante conquiste fatte che i potenziali rischi esistenziali.

Il 2023 è stato l’anno di El Nino e girava voce a Dili che avrebbe significato siccità. L’ansia era difficile da percepire dall’estero anche perché le notizie erano centrate sull’ASEAN e le elezioni, ma a Dili era il clima ciò di cui la gente aveva paura. Sebbene non lo si direbbe dando uno sguardo alla finanziaria per il 2024 con il 2% che va all’agricoltura, Timor Est resta un paese di contadini e persino a Dili la prospettiva di cattivi raccolti mette una paura genuina.

Precarietà e orgoglio nel 2024 a Timor Est

Dili si è ingrandita molto e il fumo che si alza dai giardini nascosti si mischia sempre più con le altre fonti di foschia urbana, i rifiuti fumanti, traffico e polvere sollevata dai camion che si dirigono verso la baia di Tibar, un tempo sonnolenta e ora dotata di un porto per container.

Lì vicino le mangrovie lasciano il passo al villaggio vacanze Pelican Paradise. All’aeroporto è in attesa un progetto di espansione dove ogni mattina un Airbus di Aero Dili decolla per Bali. La dimostrazione di sicurezza del volo si ha a Tetun. Sull’ex sede dell’Associação Social-Democrata Timorense, una società di Singapore sta costruendo la Timor Marina Square, dal suono singaporiano, con uno slogan decisamente non socialista “Il luogo della soddisfazione definitiva”.

Tutti questi progetti sono imperfetti. Se ne discute di tutti nella vivace stampa di lingua Tetun. Tutti evocano vari tipi di orgoglio. Nessuno di essi ovvia alla realtà che se piove troppo (o troppo poco), o un terremoto, o una carenza di riso, o una carenza di denaro, tutto potrebbe essere spazzato via.

Si percepiva questa miscela di precarietà e orgoglio a Timor Est alle elezioni parlamentari del 2023. Una ‘festa della democrazia’ con un pizzico di tensione perché sebbene Timor Est sia considerato il paese più democratico del Sudest Asiatico, è anche il luogo in cui la fedeltà va oltre il processo democratico.

C’era la frustrazione di un’elezione che era ancora in parte una competizione tra gli ex primi ministri Gusmao e Mari Alkariti, dei settantenni il cui stato di eroi non si discute, quanto piuttosto della loro capacità di comprendere il mondo del 2024.

Dopo la sua vittoria Gusmao nominò un governo di 47 ministri, un modello di delega o un approdo di una rete di patronato, a seconda di chi chiedete. Il suo discorso inaugurale era ambizioso.

L’obiettivo era quello di abrogare lo status di autonomia dell’Oecussi, di sottoporre a revisione la commissione anticorruzione, il pubblico ministero e la commissione elettorale, di rivedere i casi penali e di ristrutturare la compagnia petrolifera di Stato, il tutto per “salvare lo stato di diritto democratico”. Con le promesse in corso (o meno), il risultato più chiaro è che nel 2024 la rivalità tra il Fretilin dell’ex primo ministro Mari Alkatiri e il Congresso Nazionale per la Ricostruzione di Timor Est del primo ministro Xanana Gusmao rimarrà al centro della politica di Timor Est.

Il discorso di Gusmao ha toccato un questione cara al cuore di diplomatici australiani, politici e burocrazia, il petrolio. Si svilupperanno i pozzi di gas della Greater Sunrise, ma solo attraverso la costruzione di un gasdotto verso Timor. Questo è lo stallo perché il partner operativo Woodside Energy, non lo vuole e il progetto è fermo.

Il tempo per una soluzione sta finendo. A novembre 2023 il campo di gas di Bayu-Undan ha finito la produzione trasformando di fatto Timor Est da stato petrolifero ad uno che non ha né gas né petrolio. Il governo ora si poggia per lo più nel suo fondo petrolifero da 16 miliardi di dollari che per alcuni durerà un decennio. I tagli del bilancio potrebbero servire a prendere tempo ma sono destabilizzanti, visto il peso dei salari e delle pensioni.

Per fortuna sembra si stia trovando una soluzione. A dicembre 2023, la Sunrise Joint Venture ha richiesto uno studio concettuale del progetto Greater Sunrise. Il risultato deve arrivare ma sembra possibile un compromesso in cui si potrebbe permettere il trattamento del LNG a Darwin o in mare insieme ad un piccolo gasdotto per l’uso interno di Timor.

Per quanto eccitante non è una panacea. Timor Est riceve entrate petrolifere dal 2005 che hanno finanziato progressi nella elettrificazione e nelle strade anche se restano cattivi i dati sulla malnutrizione, disoccupazione e facilità di fare affari. Nel 2023, Timor Est è tornata nella lista della Banca Mondiale di stato fragile. Se non cambia nulla Greater Sunrise ritarderà senza evitarlo un crollo fiscale.

Allo stesso tempo la gente va avanti. Nelle colline la maggioranza sono contadini ma le scuole sfornano amministratori piuttosto che agronomi. Molti giovani timoresi aspirano a studiare o lavorare all’estero.

In Australia c’è il maggior numero di emigrati timoresi di sempre, 5281 a novembre 2023. Solo 4118 sono nel progetto PALM, di mobilità del lavoro Pacifico Australia. 914 hanno abbandonato lo schema e chiesto l’asilo politico per aver un visto ponte che, contrariamente al PALM, permette di lavorare dovunque, in attesa dell’inevitabile rigetto di richiesta del visto di asilo dopo qualche anno.

Ci si domanda perché il governo australiano non offra al pari degli indonesiani quello che i lavoratori timoresi vogliono dando loro la possibilità di chiedere un visto Lavoro e Vacanze.

Politica a parte, i giovani di Timor Est sono eccitati del mondo esterno, sia per la possibilità di avventurarsi in esso che per le idee e risorse che possono portare a casa.

Timor Est ha ora le proprie ditte di forni, una grande cultura del caffè e anche raccolti sempre più prodotti localmente. I marchi indonesiani sono dovunque ma hanno sempre più la lingua Tetun in essi. Si assicura che la Birra Bintang è “sempre con te”.

Mentre Timor Est si prepara ad entrare nell’ASEAN, questa crescente fiducia nel trattare la cultura del consumatore, e quindi economia e cultura popolare, del suo gigante vicino è qualcosa che vale la pena tenere d’occhio.

Timor Est non è sull’orlo del fallimento come ha di recente gridato Australian Financial Review, ma ci sono criticità formidabili ad attenderla. Come ha detto il suo presidente Jose Ramos-Horta, Timor Est ha un popolo eccezionale.

Nel 2024 i suoi capi devono loro di vedere i rischi a cui vanno incontro e dare loro un fondamento su cui costruire le loro vite e che non debba crollare.

Michael Rose, EAF

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