Preoccupano il numero di nuovi casi COVID19 da Filippine e Indonesia

Continuano a preoccupare il numero di nuovi casi COVID19 che provengono da Filippine e Indonesia, i due paesi più popolosi del Sudestasiatico con 110 milioni e 250 milioni di abitanti.

Mentre le Filippine sono da mesi in una serrata a trazione militare, l’Indonesia non ha mai avuto una vera e propria serrata. In entrambi i casi la lotta al coronavirus sembra non riuscire a trovare il bandolo della matassa.

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Un caso a parte del Sudestasiatico sembra essere il Vietnam dove dei nuovi casi autoctoni fanno chiudere la città turistica di Danang.

Nelle Filippine sono diventati lunedì 53649 il numero di casi attivi con COVID19, cioè pazienti che devono ancora guarire o sono in quarantena.

Il ministero della sanità ha denunciato altri 1657 casi per un totale di 82040 casi, un valore molto vicino alle previsioni del gruppo di ricerca dell’Università delle Filippine OCTA che calcolava 85000 casi per la fine di luglio.

Secondo le dichiarazioni del presidente Duterte all’annuale SONA, l’intervento del governo avrebbe prevenuto un numero di infezioni tra 1.3 milioni e 3.5 milioni.

Dei 1657 casi in più che sono il numero più basso in cinque giorni, 1107 provengono dalla regione della Capitale, 89 da Laguna, 38 da Cavite, 31 dalla provincia di Cebu e 31 sa Rizal. Il giorno prima il numero di casi era di 2110.

Questo incremento è spiegato dal ministero con l’apertura graduale dell’economia e da qui si ha che per dodici giorni consecutivi i nuovi casi COVID19 giornalieri dalla capitale superano i 900.

Resta comunque l’incertezza dovuta al fatto che moltissimi casi risalgono ad analisi fatte qualche giorno fa, mentre sono 756 i casi degli ultimi 3 giorni. Inoltre i dati provengono da 59 delle 90 laboratori del paese.

Tra i casi attivi il 90% presenta sintomi lievi, il 9,1% sono asintomatici, mentre il resto con sintomi gravi e in condizioni critiche.

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I pazienti che sono guariti sono invece 26446, mentre le persone decedute lunedì sono 16 per un totale di 1945 casi.

Il professore David della OCTA Group ha detto che le proiezioni iniziali di 85000 sono state riviste al rialzo per la fine di luglio perché la capitale presenta un numero di casi più preoccupante.

“Finora non si ha un calo ma la curva si è appiattita a Cebu. A Manila la tendenza è in aumento come anche nella provincia di Calabarzon”.

A Cebu è stata imposta una quarantena di comunità rafforzata che secondo il professore DAVID spiega questo appiattimento della curva. Secondo lui sarebbe necessario per Manila un ritorno a questa condizione per controllare il virus se tutte le altre misure dovessero fallire.

La situazione indonesiana del COVID-19 è l’altra a dare molti grattacapi mentre il numero di casi di coronavirus hanno superato i centomila conseguendo non solo il maggior numero di casi della regione ma anche il record nefasto dei morti.

Lunedì il ministero infatti riportava 100303 casi di cui 1525 nuovi casi e 4834 morti dei quali 57 i nuovi morti.

Questo triste primato giunge dopo le dichiarazioni di Joko Widodo che ha ripreso i poteri dal comitato ed ha focalizzato l’intervento sulla ripresa accoppiata con la gestione della salute.

“Non possiamo rallentare gli sforzi. Questa aura di crisi sanitaria deve essere mantenuta finché non c’è un vaccino da poter essere usato” ha detto Joko Widodo chenon ha mai applicato una serrata completa del paese o delle sue isole più colpite.

Mentre il prossimo mese si sperimenterà un vaccino alla terza fase prodotto da BioFarma indonesiana e la cinese Sinovac, a Bali si parla di riaprire l’isola al turismo a partire dal 11 settembre, cosa che preoccupa perché nel paese mancano sia le analisi che il tracciamento dei casi.

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“Ora che siamo caduti nella nuova normalità le interazioni tra le persone sono inevitabili come lo è il rischio di trasmissione che sarà maggiore e più vasto” ha detto l’epidemiologa indonesiana Laura Navika Yamani.

Finora si sono testate 807946 persone in un paese che ha oltre 250 milioni di abitanti, mentre secondo Jokowi il picco si avrà tra agosto e settembre.

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Nel frattempo il Vietnam ha registrato da Danang, nel Vietnam Centrale, tre nuovi casi COVID19 ed il governo ha deciso di chiudere la città evacuando 80 mila turisti dalla città di oltre un milione di abitanti.

Gli 80mila turisti saranno evacuati nelle loro città di partenza mediante tantissimi voli nel giro di pochi giorni ed è stato loro intimato l’ordine di fare quarantena in casa.

Le autorità vietnamite hanno emesso l’ordine di restare a casa a Danang e il governo è in allerta per aver registrato i primi casi autoctoni di Coronavirus negli ultimi tre mesi

Tutti i casi sono pazienti e lavoratori dell’ospedale di Danang dove sabato un uomo di 59 anni fu diagnosticato di essere infetto di Coronavirus dopo che l’ultimo caso era stato diagnosticato ad aprile scorso.

Secondo il ministero si tratta di un nuovo ceppo che non era stato ritrovato precedentemente in Vietnam e che avrebbe una velocità di infezioni maggiore ma con minore pericolosità.

Il Vietnam finora aveva registrato 420 casi soltanto e nessun morto grazie alle misure ferree di distanziamento ed una campagna diffusa di controllo e tracciamento.

In seguito al ritrovamento dei nuovi casi le autorità di Danang hanno chiuso i due ospedali interessati ed hanno messo in quarantena 7000 persone che lavoravano negli ospedali. Nel frattempo il governo ha accresciuto la lotta contro l’immigrazione clandestina dalla Cina.