FILIPPINE: Le prospettive di pace per le insorgenze

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Le prospettive di pace per le due insorgenze storiche delle Filippine sotto il governo di Noynoy Aquino appena formatosi

Gli ultimi sondaggi della popolazione filippina sulle speranze del 2011 sono pieni di speranza e fiducia nel nuovo governo  di Noynoy Aquino che ha appena firmato la sua finanziaria del 2011 piena di speranze, ma anche di luci e ombre.

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Un altro problema a centro dell’amministrazione attuale è quello di porre fine a due delle più lunghe e sanguinose insorgenze del paese, quella dell’isola di Mindanao con i MILF e quella dell’insorgenza del Partito Comunista delle Filippine.

Nell’articolo che segue di Edwin Espejo si tratteggiano i problemi di stallo dei colloqui di pace e degli sforzi finora fatti dal governo Aquino.

I negoziati di pace tra il Governo Filippino e le due forze ribelli più grandi (MILF e NPA) hanno preso strade separate sin da quando il Presidente Noynoy Aquino annunciò, nel suo discorso inaugurale, che cercava accordi di pace con loro. Mentre si annunciava una patenza promettente, il negoziato di pace tra il Governo Filippino e il Fronte di Liberazione Islamico Moro (MILF) ha incontrato vari intoppi mentre i rappresentanti delle parti si devono ancora incontrare faccia a faccia.
Il negoziatore ufficiale del governo e rettore della facoltà di legge della UP marvic Leonen ha scambiato note verbali mediate intermediari e stampa con il MILF che a sua volta ha invtato il gruppo del governo a colloqui esploratori prima di riprendere i negoziati di pace.
Il MILF interruppe i colloqui di pace con governo nel 2008 dopo che la Corte Suprema dichiarò incostituzionale il precedete documento Memorandum di accordo sui domini ancestrali risultato di vari anni di colloqui formali di pace tra i governi filippini e il MILF.

Le ostilità scoppiarono successivamente mentre entrambi gli schieramenti entravano in furiosi combattimenti armati che crearono migliaia di sfollati anche se il cessate il fuoco era ed è ancora attivo. Il gruppo del governo ora sta usando un’altra tattica nel suo approccio con i MILF preferendo invece di indirizzare le sue comunicazioni ufficiali con il gruppo armato attraverso un facilitatore, nel caso il governo malese. Ma il capo del gruppo di pace del MILF Mohagher Iqbal ha detto che il processo è “troppo tortuoso”. Con Brunei, Indonesia e Giappoe che costituiscono Il Gruppo di monitoraggio Internazionale che monitora il cessate il fuoco, i colloqui stanno assumendo una piega ancora più internazionale con l’Arabia Saudita che sta esprimendo interesse ad unisi come osservatore.

Una nota luminosa, comunque. Nonostante differenti approcci ai colloqui, entrambe le parti si dicono d’accordo che dovrebbero ricominciare subito. D’altro canto, i negoziati per la riesumazione degli arenati colloqui di pace tra il Goveno Filippino e NPA (Guerriglia maoista) stanno procedendo ad un passo inatteso. Entrambi i gruppi hanno deciso di tenere colloqui sploratori ad Oslo in giugno dopo essersi incontrati ad Hong Kong lo scorso mese di dicembre.

Le due parti hanno dichiarato due unilaterali cessate il fuoco di 19 giorni durante le festività natalizie ma attualmente stanno riposizionando le loro forze per ottenere tutti i vantaggi possibili quando i colloqui di pace formali ricominceranno a febbraio. Il tono dei negoziati fu definito da Aquino quando ordinò la caduta delle accuse contro i 43 lavoratori della sanità sospettati di essere membri del NPA o di avere legami con il braccio armato del Partito Comunista Filippino. Entrambi i negoziati stanno entrando comunque una fase più sostanziale e difficile del processo di pace. Col gruppo dei Moro il governo si aspetta di trovare una soluzione accettabile al problema dei domini ancestrali che è diventato la principale preoccupazione dei negoziati di pace.

I mancati memorandi e la violenza che ne seguì dovrebbero servire come una amara lezione per entrambe le parti. Trovare una base comune accettabile sia al MILF ed ai suoi sostenitori da un lato e agli interessi acquisiti opposti al processo di pace si proverà più difficile di quanto atteso. Proprio mentre le riforme socioeconomiche e politiche saranno dei problemi spinosi tra il governo e NDF che è l’ombrello che raggruppa CPP, NPA e vari gruppi clandestini. Con l’atto del governo di ripristinare l’accordo congiunto sulle garanzie di sicurezza e immunità l’atmosfera per il ripristino dei colloqui di pace con i ribelli comunisti è stato migliorato di molto benché ci si attende che NDF ponga il problema dei militanti e dirigenti detenuti.

Mentre l’atmosfera e le condizioni di pace sono eccellenti, creare una soluzione politica negoziata per le due insorgenze decennali non è un problema di facile soluzione. Il governo Aquino spera di poter essere capace di scrivere gli accordi di ace con entrambi i gruppi ribelli prima che si chiuda il suo mandato nel 2016. C’è ancora molta strada da fare.

FILIPPINE: Aquino, le prospettive di pace per l’insorgenza comunista

Due mesi dopo la nomina a Presidente delle Filippine nel 1992 di Fidel Ramos, il governo filippino e il Fronte nazionale democratico delle Filippine firmarono quello che è ancora considerato il più importante documento del processo di pace in piedi ora da almeno 25 anni. L’insorgenza comunista, condotta dal Partito Comunista Filippino attraverso il suo braccio armato NPA, è di recente entrata nel suo 42° compleanno, ed è sempre stata individuata da tutte le amministrazioni come la causa che blocca lo sviluppo economico della nazione.

Nella Dichiarazione Congiunta de L’Aia le due parti stipularono che il processo di pace iniziato nel 1986 doveva essere perseguito per risolvere il problema dell’insorgenza comunista e raggiungere «una pace giusta e duratura». Mentre i colloqui non facevano passi significativi fino ad essere abortiti abortiti nel 2004 sotto la presidenza Arroyo, molti osservatori credono che il nuovo giro di negoziati, aperti dalla Presidenza Aquino questa settimana a Oslo, rappresentino la possibilità migliore che la pace ha avuto da tanto tempo.
La dichiarazione comprendeva una agenda importante da essere applicata durante i negoziati, compreso i problemi legati ai diritti umani e alla legge internazionale umanitaria, le riforme socio economiche, le riforme politiche e costituzionali ed infine una fine delle ostilità e la disposizione delle forze. NDF, un gruppo di forze e di organizzazioni incluso il PCF, ha insistito sul fatto di affrontare i punti sull’agenda uno per uno e nell’ordine scritto.
Nel 1998 l’amministrazione Ramos e NDF firmarono il primo accordo basato su questa agenda: L’accordo comprensivo sul rispetto dei diritti umani e della legge umanitaria internazionale. Fu salutato l’accordo come una rottura che avrebbe potuto condurre potenzialmente all’accordo finale di pace. Tredici anni dopo i due gruppi di contatto si sono incontrati martedì ad Oslo per ricominciare i negoziati ed affrontare il prossimo argomento sull’agenda: le riforme socio economiche.
Entrambe le parti hanno espresso un aperto ottimismo sulla ripresa dei negoziati. Quello che non dicono apertamente, comunque, è che questo punto sull’agenda potrebbe benissimo essere il più duro dei negoziati, uno che potrebbe distruggere o portare a termine l’intero processo stesso. L’idea dell’NDF di riforma socio economica rappresenta una rivoluzione virtuale dell’ordine prevalente nella nazione, compreso il rovesciamento di quello che si descrive come «un sistema semi-coloniane e semi-feudale» e il bisogno di condurre una «industrializzazione nazionale».
Come faranno entrambe le parti ad attraversare questo difficile terreno non lo si può prevedere. Ma se si sta ai discorsi e le azioni di entrambi gli schieramenti, è chiaro che almeno questo giro di negoziati si protrarrà ben oltre, come qualcuno prevede, il periodo di sei anni dell’amministrazione Aquino.
Ad una domanda de Agence France Presse sui tempi del negoziato e anche sull’affermazione di Satur Ocampo, già negoziatore per NDF nei precedenti colloqui, per cui NDF chiederà «una completa rivoluzione delle politiche economiche di Aquino», Jose Maria Sison, fondatore del Partito comunista Filippino e consulente del NDF ai negoziati, rispondeva: «NDF non chiede nulla se non ciò che è giusto e benefico per i Filippini, per il bene della nazione e della democrazia»
Il governo d’altro canto sembra molto determinato a perseguire le politiche economiche che NDF cerca di sovvertire, l’ultima delle quali è la Partnership Privato Pubblico che Aquino aveva detto essere il punto di forza della sua politica economica. PPP sta in breve per privatizzazione, una cosa che la sinistra considera responsabile per i tanti mali economici della nazione.

Si Potranno incontrare a mezza strada le due parti? NDF ha fatto capire quanto ci tenga a questo giro di negoziati schierando nel proprio gruppo di negoziatori Sison che, oltre a fondare il Partito Comunista Filippino, ne ha scritto la bibbia nel trattato «Società Filippina e Rivoluzione», un trattato sulla politica economica «semi feudale e semi coloniale» delle Filippine e su come possa e debba essere capovolta attraverso una rivoluzione comunista.
NDF ha sottolineato martedí scorso che il governo dovrebbe mostrare la buona volontà di implementare le riforme indipendentemente dai negoziai di pace. Problemi quali il ribasso dei prezzi e delle tariffe, aumento dei salari, distribuzione della terra a chi non ne ha e la giustizia alle vittime degli abusi dello stato dovrebbero essere priorità del governo con o senza negoziati di pace.
Il governo, probabilmente, non sembra proteso ad affrontare questi problemi come suo programma e questo fa porre la domanda se lo farà nell’ambito dei negoziati o, più fondamentalmente, se Manila rimane impegnata alla dimensione socio economica della dichiarazione de L’Aia.
Sottoscrivendo quell’accordo, NDF ha affermato che il governo non solo riconosceva la validità delle sue richieste, ma anche la realtà che questi problemi alimentano l’insorgenza comunista nelle Filippine che continua ad infuriare per tutta la geografia insulare della nazione. Come ha detto il capo del pannello de NDF, Jalantoni: «I colloqui di pace devono essere guidati da principi accettabili per entrambi e devono produrre accordi che affrontino le cause radicali del conflitto armato.»
Infatti quello che NDF chiede è consistente con le richieste crescenti della gente. In un tempo di costi dei prodotti di base e del trasporto in rapida crescita, spese che colpiscono gli strati poveri e medi della popolazione, si fanno sempre più forti le richieste di aiuto del governo. E’ meno chiaro, comunque, se ci sia un consenso di base attorno alla richiesta de NDF di fermare le politiche del governo, definite da NDF neoliberiste per cui sarebbero le compagnie grandi e straniere i beneficiari a detrimento del bene pubblico.
Ci sono inoltre domande circa le motivazioni di Aquino in questo processo di pace. Sembra che il suo governo sia convinto che tenere i comunisti al tavolo dei negoziati sia una vittoria di per sé e non è chiaro ancora quello a cui i suoi negoziatori puntano, se ad un accordo di pace comprensivo e genuino oppure a un temporeggiamento. «Non abbiamo illusioni» diceva Teresita Deles, consigliere di pace di Aquino durante i rituali di apertura ad Oslo «che un trattato di pace risolverà tutti i problemi sociali».
NDF da parte sua ha sempre detto che non si fa illusioni che il governo accetterà tutte le sue richieste. Questa è la ragione per cui NDF ha con forza resistito ai tentativi del governo di affrontare la disposizione delle forze o alla resa prima che qualunque trattativa possa andare avanti. Hanno sempre chiarito che tante rivoluzioni nelle Filippine sono fallite a causa di tale capitolazione e non si vuol fare lo stesso errore.
In ogni caso, la posizione del governo è appoggiata da alcuni esperti. «Rimangono seri ostacoli per raggiungere un accordo politico. Ma è di gran lunga meglio negoziare che fare una guerra invincibile o sperare che la guerriglia si disintegrerà nel tempo» come ha detto il direttore de International Crisis Group del Sudest Asiatico, Jim Della Giacoma.
Nel suo ultimo rapporto il gruppo scriveva che i colloqui di pace ad Oslo «possono essere la migliore speranza da tanti anni di fermare un’insorgenza che ha impedito lo sviluppo in grandi parti delle Filippine», una posizione che si sposa abbastanza con la linea da tempo tenuta dal governo per cui l’insorgenza comunista è in gran parte la causa dell’arretratezza economica e della povertà della nazione.
In un recente articolo, Carol Arullo, presidente del gruppo di sinistra Bagong Alyansang Makabayan, ha ridimensionato questo punto di vista:

«Il problema fondamentale sta nell’attitudine verso i conflitti armati, o nella relazione tra insorgenza e sviluppo. Il governo e le forze armate hanno battuto il tasto, con insistenza, sull’idea che l’insorgenza sia l’ostacolo allo sviluppo, come dire ‘basta che i ribelli smettano di combattere il governo e depongano le armi e ci sarà pace e sviluppo nella nostra terra’. Questo ragionamento capovolge la verità e la vuol far reggere sulla testa. E’ un ragionamento sordo alle ragioni vere del conflitto armato ed è incapace di apprezzare, figuriamoci di comprendere, il bisogno di affrontare queste radici per raggiungere una pace giusta e duratura.». Le radici, dice Araullo, comprendono la mancanza di terre per i contadini, la disoccupazione, la grigia povertà e l’ingiustizia «che conduce la gente a prendere le armi contro il governo»

FILIPPINE: Febbraio 2011 il mese della pace

I negoziati di pace nelle Filippine
Febbraio 2011 è il mese in cui hanno inizio i due colloqui di pace tra Il Governo Filippino e MILF, il Fronte di Liberazione Islamico Moro che lotta per l’indipendenza di Mindanao, da una parte e tra il Governo Filippino e NDF, il fronte nazionale democratico del Partito Comunista Filippino, dall’altra. Dopo anni di stallo nei negoziati, l’avvento al governo di Noynoy Aquino sembra aver aperto nuove speranze ed aspettative sia nel campo del MILF che in quello della insorgenza comunista. Oltre a porre nel suo discorso di insediamento il tema della pace e della fine delle insorgenze come uno dei punti cardine del suo programma elettorale, ha anche nominato come suoi delegati ai colloqui di pace esponenti molto attenti e di buona reputazione nelle questioni.

Negoziati di pace con MILF

Dopo mesi di ritardi, i delegati della pace del Presidente Noynoy si stanno incontrando per il secondo giorno a Kuala Lumpur, in Malesia. C’è molto ottimismo nei due gruppi di negoziatori e si spera di apporre entro l’anno la firma ad un trattato di pace, nonostante le molte difficoltà che sono sul terreno.

Da un lato le aspettative iniziali del MILF di fronte all’elezione di Aquino a presidente si sono un po’ affievolite di fronte all’arresto di alcuni membri del MILF e alla scelta del facilitatore malese, che Aquino vedeva come troppo incline verso il MILF. Nello stesso tempo, una scissione nell’interno stesso del MILF ha portato alcuni membri importanti a separarsi e a dare luogo, nonostante le rassicurazioni addotte dal MILF, ad una nuova formazione forte di almeno 1000 uomini alla cui guida c’è il temuto comandante Kato, che alla rottura dei negoziati del 2009 si rese responsabile di almeno 400 morti ignobili nei confronti delle comunità cristiane. Centinaia di migliaia furono i profughi.
La preoccupazione dell’amministrazione Aquino, per cui questa scissione potrebbe compromettere la capacità del MILF a mantenere la parola data nei colloqui, è stata espressa nei colloqui dal capo negoziatore Marvic il quale ha esordito nei colloqui dicendo: “Veniamo a lavorare insieme a voi per portare pace, non solo per aspirare alla pace” ed ha ammesso il bisogno di affrontare le ingiustizie storiche per poter trovare una soluzione duratura.
Questo conflitto, iniziato negli anni 70, è costata la vita ad almeno 150 mila persone. Forse è tempo di scrivere la parola fine.

Negoziati di pace con NDF

Il Governo Filippino e NDF hanno raggiunto l’accordo per un cessate il fuoco di sette giorni mentre i negoziati formali ricominciano la settimana prossimo in Norvegia nella speranza di portare a termine una guerriglia che dura ormai dagli anni 60. I precedenti colloqui terminarono nel 2004 quando NDF e PCF furono inclusi, grazie anche all’allora presidente Arroyo, nella lista delle organizzazioni terroristiche sia dagli Usa che dalla Comunità Europea. Attualmente la guerriglia comunista, che può contare su almeno 4000 persone, è attiva in 69 delle 80 province filippine, specie nelle zone più povere dove però ci sono grandi risorse naturali. Il conflitto ha generato almeno 40 mila morti ed ha impedito gli investimenti nello sfruttamento delle risorse naturali.
Il delegato di Aquino, Alexander Padilla, già avvocato difensore dei diritti umani, ha dichiarato: “la nostra proiezione più ottimistica è che si possa completare questo processo in diciotto mesi e che la pace sia raggiungibile in tre anni, se entrambi i lati sono attenti e sinceri nel portare a termine questa violenza senza senso.”
“Non chiediamo loro di capitolare o di arrendersi. Stiamo provando a trovare un accordo giusto, onorevole e eguale con CPP-NPA-NDF, ma ovviamente in accordo con la nostra costituzione e la nostra legge.” ha aggiunto Padilla.
Inoltre come misura di buona volontà, entrambi i campi di propria decisione dichiareranno un cessate il fuoco o cessazione di ostilità per tutta la settimana dei colloqui di pace.
Mella settimana dei colloqui si discuterà delle riforme socio economiche, politiche e costituzionali e la fine delle ostilità e la disposizione delle forze in campo con la formazione di gruppi di lavoro che affrontino i concetti, il meccanismo e i tempi.
“Speriamo che si abbiamo degli accordi sulle riforme da perseguire e che si possa procedere all’altro passo: discutere la fine delle ostilità e la disposizione delle forze.” ha detto Padilla che ha aggiunto che il comitato di monitoraggio unito si incontrerà per discutere alcuni aspetti dell’accordo Comprensivo sul Rispetto dei Diritti umani e la Legge Internazionale Umanitaria, il primo accordo raggiunto.


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