Protesta contro il re thailandese Vajiralongkorn ad un hotel bavarese

Qualche settimana fa un piccolo gruppo di militanti ha lanciato una protesta contro il re thailandese Maha Vajiralongkorn, davanti ad un hotel bavarese, dove il Re vive.

I militanti, sia tedeschi che thailandesi, hanno proiettato messaggi sulla facciata del Grand Sonnenbichl Hotel, in uno dei quali si legge: “Perché la Thailandia ha bisogno di un re che vive in Germania?”. La protesta è stata ripetuta qualche settimana dopo davanti all’ambasciata thailandese a Berlino.

Athit Perawongmetha/Reuters

Nel giro di pochi minuti, le foto della protesta all’hotel bavarese ha riempito i media sociali in Thailandia che, è bene ricordarlo, è un paese dove la legge draconiana di lesa maestà impone sentenze di carcere fino a 15 anni a chiunque insultasse il monarca.

Il problema per il re è che una legge simili può funzionare solo finché i suoi sudditi continuano a considerare la monarchia con una certa riverenza. Suo padre, il compianto Re Bhumibol Adulyadei, poteva ancora vantar di essere un simbolo dell’unità nazionale. Ma Re Vajiralongkorn, re Rama X, non pare più godere di tale rispetto.

Non godendo di una comparabile legittimità, ha scelto di governare con l’intimidazione e la Thailandia è diventata un regno della paura.

Twitter. PixerHelper

Sin dalla sua ascesa al trono nel 2016,il re ha passato poco tempo nella sua patria preferendo molto chiaramente l’ambiente di Monaco. La costituzione thailandese affermava che il re debba nominare un reggente per presiedere alle funzioni reali quando viaggia all’estero. Ma lui se l’è fatta emendare per continuare a gestire il potere nelle sue mani quando è lontano. Di fatto governa la Thailandia mediante il controllo da remoto.

I membri della generazione più giovane rifiutano di accettare questa situazione e hanno espresso la propria frustrazione nei media sociali verso Vajiralongkorn, per qualunque cosa che fosse il blocco del traffico nelle ora di punta a causa di un corteo reale, oppure il suo bizzarro stile di vita. Molti criticano anche la sua indifferenza verso la pandemia del nuovo Coronavirus in Thailandia.

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Finora ha detto ben poco di questa pandemia. Ma quando fu costretto a tornare a Bangkok agli inizi di aprile per una cerimonia di commemorazione della fondazione della sua dinastia, Vajiralongkorn violò la serrata tornando a casa sulla linea aerea nazionale Thai Airways senza osservare le precauzioni della quarantena.

Quando scoppiò l’epidemia la compagnia aerea sospese tutti i voli verso l’Europa con l’eccezione di Monaco e Zurigo, le due città più vicine alle aree frequentate dal re.

Il viaggio di ritorno di Vajiralongkorn finanziato dalle tasse dei cittadini durò appena 24 ore accendendo la rabbia sui media sociali. L’hashtag #WhyDoWeNeedAKing, Perchéabbiamobisognodiunre balzò in cima agli hashtag di Twitter in Thailandia con oltre 1 milione di volte.

Le proteste in Germania si basano sul senso generale di rabbia e il repubblicanesimo sta guadagnando terreno.

L’immagine di Vajiralongkorn nn è stata neanche aiutata da una serie di scandali negli anni nel suo seguito, compresa le misteriose morti in prigione di suoi ex-aiutanti. Lo scorso anno, il giornale tedesco Bild rivelò che la sua terza moglie, Srirasmi, si trovava agli arresti domiciliari, cosa che spinse le autorità a bloccare l’accesso alla rete in Thailandia del giornale. I genitori di lei sono in carcere. Sineenat Wongvajirapakdi, che Vajiralongkorn elevò a concubina reale, fu disconosciuta qualche mese dopo e mandata in prigione. Dalla sua scomparsa non si sa alcuna informazione sulle sue condizioni. La sua mansione commissionata dal re è stata demolita. Ancora nessuno sa perché.

Vajiralongkorn fa quello che vuole senza alcuna preoccupazione per la legge.

Persino in modo più sinistro, le squadre della morte hanno preso di mira rifugiati antimonarchici che vivevano fuori del paese.

Tre di loro sono stati rapiti ed uccisi in Laos ed i loro corpi sono stati ritrovati galleggiare nel fiume Mekong. Non sono stati i primi a trovare questa fine. Qualche anno prima scomparvero due membri dell’opposizione. Uno non fu più visto e l’altro ricomparve da morto.

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Da importante critico della monarchia, il sottoscritto ha avuto intensa violenza online comprese le minacce di morte. Lo scorso anno uno sconosciuto attaccò il sottoscritto nella casa giapponese. La polizia giapponese sta ancora indagando sull’episodio ma le autorità si sono mosse con cautela coscienti del rischio che il caso possa turbare le relazioni tra Giappone e Thailandia.

Naturalmente non ci sono prove che leghino Vajiralongkorn ad alcuno di questi casi. Tuttavia si teme che il re abbia stabilito un grado di controllo senza precedenti sui militari, polizia e magistratura che fa sorger serie domande sul governo della legge e responsabilità del palazzo.

L’aiutante personale del re, generale Jakrapob Phiridej ha un tremendo potere personale. Il fratello Jirapob è nell’Ufficio di Soppressione del Crimine, una ramificazione potente della polizia ora sotto l’influenza del palazzo.

Vajiralongkorn ha anche nominato Paiboon Kumchaya, generale salito al ministero della giustizia, come assistente dell’Ufficio della Corona. Paiboon gioca un ruolo fondamentale nella magistratura. In passato ha dato legittimazione al processo penale contro i critici della monarchia.

Quando si mettono tutti insieme i pezzi si ha una rete che fa sì che polizia e militari e giudici rispondano solo al re.

In queste condizioni è impossibile immaginare che ci sia qualcuno che fornisca prove dei crimini contro i dissidenti.

La popolarità della monarchia thailandese è al minimo da sempre.

Vajiralongkorn non mostra interesse a rispondere al problema fiducioso chiaramente nei propri poteri e nel sostegno continuo di istituzioni potenti. Tuttavia la storia mondiale ci mostra che capi invincibili possono cadere a velocità impressionante quando i loro sostenitori perdono la fiducia.

Pavin Chachavalpongpun, Kyoto University, WP