Quando esprimere la propria identità è reato, come si fa la pace?

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Non può più essere un reato esprimere la propria identità e la propria visione storica e culturale, anche se differente da quella costruita dallo stato thai.

Ma se ti ritrovi che a dirigere il paese c’è un gruppo di dinosauri o, per dirla con i Thailandesi, un gruppo di tartarughe millenarie, allora si deve lavorare più duramente e avere maggiore pazienza per mostrare a questi rappresentanti che sostenere ed esprimere la propria identità non rappresentano una minaccia alla Nazione Thailandese.

esprimere la propria identità malay musulmana in Thailandia

Non dovrebbe neanche essere una questione, per iniziare. Tuttavia quando migliaia di giovani Melayu si radunarono sulla spiaggia a Sai Buri, nella provincia di Pattani, proprio dopo alcuni giorni dal mese santo del Ramadan, i rappresentanti thai e quelli della sicurezza in particolare hanno proprio dato di matto.

Un anno dopo continuano a minacciare i militanti locali anche ora a due mesi dalla fine del Ramadan.

“La polizia thai mi informa con regolarità che stanno raccogliendo le prove e i testimoni per incriminare gli organizzatori dell’evento di Sai Buri di disturbo della quiete pubblica” ha detto Hasan Yamadibu, che milita nel CAP, Assemblea della pace della Società Civile. “Provano a farci ripensare sulla nostra lotta. Queste minacce non sono altro che lo sforzo per reprimere la libertà di espressione dei Malay di Patani”.

Al Ramadan di questo anno si rivedrà la stessa cosa: migliaia di giovani uomini malay vestiti negli abiti tradizionali, allegri, splendidi e orgogliosi, che si radunano per giurare uno di fronte all’altro che loro abbracceranno per sempre questa identità divina.

Per i Melayu del Sud Est Asiatico, essere Malay ed essere musulmano sono due lati della stessa moneta.

Cambiare la propria identità è molto simile all’abbandonare la propria religione. Sfortunatamente lo stato thai non lo ha mai capito, o avrebbe affossato tanto tempo fa la propria politica di assimilazione.

I Malay che pretendono di essere qualcosa che non sono vengono equiparati ad un venduto, una persona che tradisce i propri valori e integrità. In un momento di rapidi cambiamenti sociali dove le vecchie modalità di vedere e fare le cose cambiano velocemente per fare strada a nuove tendenze, nove mode, stili di vita e idee politiche, la gente delle province di frontiera più meridionali della Thailandia è nervosa.

I rappresentanti del governo perlustrano attraverso le lenti della sicurezza i cambiamenti sociali e le attività culturali. Gli incidenti nella regione di Patani hanno una connotazione differente a causa del conflitto e dell’insorgenza in corso che finora hanno preso la vita a 7300 persone da gennaio 2004 quando comparve una nuova generazione di combattenti dopo un decennio di relativa calma.

Al pari della generazione precedente di combattenti, l’attuale ondata di insorgenza abbraccia le stesse lamentele di sempre che sono essenzialmente centrate sulla soppressione della loro narrazione con una politica di assimilazione al picco del nazionalismo thai.

Nel passato, i governanti thai siamesi comprendevano che la loro relazione con i Malay era qualcosa da maneggiare con sensibilità e attenzione. Oggi sembra di essere ritornati indietro con l’attitudine dei rappresentanti thai da tutto o nulla verso i Malay di Patani. La gestione di queste relazioni richiede una certa sofisticatezza di un tipo che la burocrazia e i politici thai non sembrano possedere.

Gli sforzi di liberarsi dall’abbraccio siamese non sono cosa nuova. Ma molti qui hanno creduto che i Thai avessero sorpassato la linea rossa nel provare con forza a far ingoiare ai malay di Patani la propria politica di assimilazione.

Un giorno si usava la lingua madre delle scuole e nei luoghi pubblici. Il giorno seguente terminò improvvisamente tutto.

Si doveva parlare il Thai, non una qualunque parlata ma quella usata dai politici a Bangkok. E’ strano che non riescano a vedere l’arroganza delle loro azioni.

“Invece di sopprimere la nostra libertà di espressione, di abbracciare la nostra identità, lo stato thai deve sapere che diritti e libertà sono di grandissima importanza se si è seri nel voler trovare una soluzione politica ad una crisi politica” dice Muhammad Aladi Dengni, presidente del CAP.

Tutti gli sforzi della sicurezza e degli altri rappresentanti del governo nel reprimere gli sforzi di esprimere e riaffermare la propria identità mandano un segnale molto sbagliato e molto pericoloso. Non solo amareggia l’atmosfera complessiva tra lo stato e la minoranza malay, ma crea un impatto negativo sul processo di pace in corso tra governo e BRN che controlla virtualmente tutti i combattenti sul terreno.

Da mesi ormai, è sul tavolo del negoziato l’argomento della consultazione pubblica, PC, tra Thailandia e BRN, un processo in cui si danno degli input dai cittadini della regione ad entrambe le parti. Reprimere i giovani militanti Melayu perché mostrano la loro identità genera un clima di paura, in cui è probabile che la gente non esprime quello che ha in testa. Oppure il governo vuole una consultazione pubblica tiepida?

Il governo impiega sistematicamente le denunce strategiche contro la partecipazione pubblica per mettere la museruola ai critici. Ma quello che viviamo a Patani è molto più di una denuncia civile o una querela. Non è che una grave violazione della libertà di espressione. E la storia passato dice che potrebbe finire molto male per chi critica.

60 anni fa, il compianto capo spirituale Haji Sulong Toemeena criticava apertamente la gestione del governo del Lontano Meridione. Non invocava una nazione separata ma giustizia ed uguaglianza per la sua gente.

Haji Sulong paragonava le condizioni delle scuole pubbliche del Lontano Meridione a dei pollai, accusa che fece davvero arrabbiare il potere thai che definì questa critica al tradimento. Sono in molti a credere che questo aprì la strada al suo rapimento e alla scomparsa forzata.

Potrebbero ritornare nella regione di Patani queste stesse tattiche e attitudini dalla mano pesante verso chi abbraccia un insieme di narrazioni storiche e culturali differenti da quelle dello stato?

Guardando a ritroso, molti thai ammettono che il modo in cui il governo ha gestito Haji Sulong fu un grande errore.

La sua scomparsa continua a tormentare la regione di Patani perché fa parte della narrazione ed è punto di riferimento per i movimenti separatisti che ricordano ai Melayu di Patani che lo stato thai non è mai stato né equo né giusto verso la gente del Meridione di lingua malay della Thailandia.

Asmadee Bueheng di The Patani, ThaiPBSWorld

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