Quella giornata di maggio a Bangkok di 10 anni fa ed oltre

La Thailandia ricorda in questa giornata di maggio il decimo anniversario della repressione dei militari sui manifestanti delle magliette rosse con una dichiarazione di Thanathorn Juangroongruangkit, allontanato dalla politica proprio da quei generali che dieci anni fa comandarono la cruenta repressione e che ora sono al potere dopo elezioni contestate.

Sempre in una giornata di maggio ma del 1992 un’altra repressione dei militari provò ad impedire che un governo militare rimanesse in sella impunito.

Il Re Bhumibol riuscì a fermare la strage dei giovani e aprì la strada politica ad una svolta democratica che portò alla scrittura della Costituzione Popolare del 1997.

Reuters photo)

Thanathorn dice alla Reuters:

“Cammino per strada, la gente viene a chiedermi quando li guiderò per le strade. Credo che si possa prolungare la situazione ma non si può impedire che accada … Anche se non sarò io a guidarli troveranno un leader che li guiderà”

Nei due mesi di aprile e maggio 2010, proteste di strada tennero sotto scacco la capitale portando migliaia di persone dalla periferia della capitale e del paese nelle strade per difendere il risultato elettorale e la democrazia che vedeva i partiti legati all’ex premier Thaksin Shinawatra, cacciato dal golpe del 2006, ancora una volta vincenti.

Nella repressione che seguì oltre 90 persone morirono, in gran parte civili tra cui due giornalisti: Hiro Muramoto, giapponese, ed il nostro Fabio Polenghi. Morirono in tanti per mano dei cecchini, proprio come Fabio Polenghi, presi di mira persino dentro un tempio dichiarato zona di sicurezza.

I militari hanno sempre negato che si fosse trattato di uso eccessivo di forza, che erano legittimati a sparare, invitati dal governo di allora presieduto da un astro nascente della politica thai, Abhisit Vijjajjiva, il quale aveva al suo fianco quel Suthep che poi avrebbe guidato le manifestazioni di piazza contro il governo di Yingluck Shinawatra.

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Tuttora coloro che chiedono giustizia per quelle morti sono arrestati ed accusati dei crimini più assurdi.

La portavoce del governo militare in abiti civili dichiara:

“Tutto quello che accadde dieci anni fa è passato per il processo dei tribunali” e nessuno è stato mai condannato ma neanche sfiorato da accuse, Suthep e Abhisit compresi.

Payao Akkahad è la madre di una infermiera che durante la repressione del maggio 2010 accorse al tempio Wat Pathum Wanaram. Ancora oggi porta i fiori che pone di fronte ad una foto della miglia apposta sui cancelli del tempio, posto sotto le rotaie dello Skytrain da cui si videro militari camminare e sparare nel tempio dove c’erano i paramedici ed alcuni morti.

“Dobbiamo continuare a lottare per chiedere giustizia” dice la signora guardata a vista dalla polizia. “Devo farlo per la generazione più giovane e per i bambini”

E ricordare quello che è accaduto è necessario in questa “Guerra, la guerra della memoria. Il potere, l’elite vogliono farci dimenticare quello che è accaduto” dice Thanathorn che, dopo il divieto di fare politica di partito imposto a lui ed ad altri parlamentari del Future Forward, ha fondato un movimento analogo.

“Se non possiamo e fino a quando potremo stabilire una vera democrazia nel paese, non ci sarà mai modo di far rispondere i militari dei loro atti”.

Reuters

Come per la disinfezione del tempio, il coronavirus ha rappresentato anche un momento opportuno per i militari di bloccare il movimento democratico e studentesco del paese, chiuso in una legge del decreto di emergenza che vieta assembramenti e proclama il distanziamento sociale.

Fino a quando potrà andare avanti così mentre il paese naviga in cattive acque economiche sia per la crisi del COVID-19 che per la cattiva gestione di sei anni di militari al potere?

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